Sentenze pubblicate sul BOA

Pubblicazione periodica di sentenze del Tribunale d'appello pubblicate sul Bollettino dell'Ordine degli Avvocati. Si annota come le sentenze del Tribunale d'appello siano a disposizione su richiesta scritta da indirizzare direttamente al Tribunale d'appello di Lugano, Via Pretorio 16. Per la spedizione sarà richiesto un contributo per le spese di cancelleria.

BOA N. 28, dicembre 2004

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Bollettino dell'Ordine degli Avvocati N. 28, dicembre 2004

Sentenza I CCA 23.1.2003 11.2000.5 (sentenza del Tribunale federale 5C.62/2003 18.12.2003)

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BOA N. 28, dicembre 2004

Divorzio - diritto transitorio in caso di rinvio dal Tribunale federale - ripartizione degli averi di vecchiaia - indennità adeguata - contributo di mantenimento in caso di matrimonio di lunga durata con lunga separazione - reddito : prestazione complementare AI e rimborso spese del figlio maggiorenne convivente - fabbisogno dei coniugi: debiti personali - indicizzazione - garanzie - art. 7b tit. fin. CC, 114, 122 cpv. 1, 124, 125 cpv. 1, 128, 132 cpv. 2 CC

Se il Tribunale federale ha annullato una sentenza di divorzio sotto l'imperio della legge previgente, rinviando l'incarto alla corte cantonale, questa decide dopo il 1° gennaio 2000 applicando la legge nuova.
La ripartizione degli averi di vecchiaia va esaminata prima del contributo di mantenimento. In caso di impossibilità di dividere gli averi di vecchiaia della previdenza professionale in caso di riscatto della prestazione di libero passaggio per l'avvio di un'attività indipendente l'altro coniuge ha diritto a un'indennità adeguata ai sensi dell'art. 124 cpv. 1 CC. Nella commisurazione dell'indennità adeguata il giudice del divorzio deve valutare secondo equità l'intera situazione economica delle parti tenendo in considerazione l'ammontare dell'eventuale importo riscosso, le necessità rispettive dei coniugi, la durata del matrimonio, l'età e le condizioni economiche dei coniugi, mentre un'eventuale colpa nella disunione non ha importanza.
Un matrimonio durato oltre 16 anni può definirsi di lunga durata e i coniugi hanno dunque il diritto di conservare, per principio, il tenore di vita avuto durante la comunione domestica. Un lungo periodo di separazione (altri 16 anni) deve nondimeno essere tenuta in considerazione.
Il reddito proveniente dalla prestazione complementare versata in aggiunta alla rendita d'invalidità non costituisce un reddito computabile ai fini del contributo di mantenimento e non allevia l'obbligo contributivo dell'altro coniuge. L'importo versato da un figlio maggiorenne convivente con il genitore per coprire i costi supplementari dell'economia domestica equivale a un rimborso spese e non è un reddito del genitore.
Il reddito determinante di un lavoratore in proprio non è per forza quello conseguito al momento del giudizio, ma quello medio, calcolato sull'arco di più anni, di regola almeno tre.
I debiti personali rientrano nel fabbisogno minimo di un coniuge solo se sono stati contratti con l'accordo dell'altro, nel comune interesse della famiglia e non possono essere ammessi quando sono stati contratti dopo la separazione. Il giudice civile deve procedere a una cauta stima dell'onere fiscale.
I contributi dovuti ai figli minorenni non sono prioritari rispetto al contributo per l'ex moglie e se l'attore non ha risorse sufficienti per versare quanto spetta agl uni e all'altra, tutti i contributi vanno ridotti in proporzione.
Il contributo alimentare dell'art. 125 CC è per principio limitato nel tempo, salvo che il coniuge beneficiario non possa recuperare la propria indipendenza economica. Tale è il caso quando il beneficiario, invalido e senza previdenza professionale, ha un'età (56 anni) che non gli consente più di costituirsi un secondo pilastro e di assicurare la copertura del fabbisogno minimo.
Il contributo di mantenimento in favore di un figlio maggiorenne agli studi non prevale sul contributo di mantenimento per l'ex coniuge.
Il debitore alimentare può essere tenuto a prestare garanzie (art. 132 cpv. 2 CC) solo in caso di ripetuto e significativo inadempimento di obblighi alimentari (pagamenti ritardati o mancati) o un concreto pericolo in tal senso. L'interessato deve inoltre avere mezzi sufficienti per prestare garanzia. Non può pertanto essere tenuto a prestare garanzia il debitore che non ha sostanza da dilapidare né attivi da costituire in garanzia, in assenza di qualsiasi dimostrazione di mancato pagamento o di pericolo di fuga.

Sentenza I CCA 21.10.2003 11.2002.109

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BOA N. 28, dicembre 2004

Misure di protezione dell'unione coniugale - ripartizione a metà dell'eccedenza - reddito : gratifica in titoli bloccati - fabbisogno : onere fiscale - non obbligo di ripresa dell'attività lucrativa per coniuge inattivo con più di 50 anni - abuso di diritto negato - art.2 cpv. 2, 163, 176, 125 CC

Spetta al coniuge che si oppone alla ripartizione a metà dell'eccedenza rendere verosimili i motivi per i quali essa non si giustifica, per esempio l'esistenza di un risparmio sul reddito familiare. Solo una volta stabilita l'inapplicabilità del criterio di ripartizione a metà dell'eccedenza il coniuge creditore del contributo deve sostanziare il proprio tenore di vita.
La gratifica ricevuta da un coniuge sotto forma di azioni va di principio conteggiata fra i redditi dell'interessato. Se ne può fare astrazione qualora i titoli siano bloccati per cinque anni e il proprietario non possa disporne.
L'onere fiscale va considerato nel fabbisogno minimo del rispettivo coniuge e non è una spesa separata da porre a carico dell'altro.
Non commette abuso di diritto il coniuge che ritira l'azione di separazione da lui stesso promosso e chiede il mantenimento nell'ambito delle misure protettrici dell'unione coniugale.

Sentenza I CCA 6.11.2003 11.2001.134

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BOA N. 28, dicembre 2004

Azione di divorzio - diritto transitorio - scioglimento dei rapporti patrimoniali tra i coniugi - ripartizione della previdenza professionale - pensionamento in corso di causa - contributo di mantenimento - matrimonio di lunga durata (40 anni) - reddito di indipendente - art. 116, 122, 125 cpv. 1 e 2 CC

Lo scioglimento del regime matrimoniale dei beni va esaminato prima delle controversie sui contributi di mantenimento. Quando tra i coniugi vige la separazione dei beni, al momento del divorzio vanno liquidati tutti i rapporti di dare e avere tra le parti, procedendo anche allo scioglimento delle comproprietà.
Il pensionamento di uno dei coniugi in pendenza di causa impedisce la ripartizione degli averi previdenziali.
Un matrimonio in cui la vita in comune è durata oltre 40 anni può definirsi di lunga durata e i coniugi hanno dunque il diritto di conservare per principio il tenore di vita avuto durante la comunione domestica.
Per accertare il reddito di un lavoratore indipendente occorre operare una media sull'arco di più anni, di regola almeno tre. In caso di durevole flessione delle entrate ci si può fondare sul risultato dell'ultimo anno. Il calcolo deve ancorarsi al bilancio e al conto perdite e profitti dell'azienda oppure, in mancanza di contabilità, ai dati che risultano dalle dichiarazioni fiscali, senza trascurare eventuali detrazioni straordinarie, deduzioni ingiustificate o consumi a scopo privato.

Sentenza I CCA 17.11.2003 (inc. 11.2003.141)

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Misure di protezione dell'unione coniugale - diffida ai debitori - principio di proporzionalità - mancanza di disponibilità a versare i contributi di mantenimento stabiliti in via supercautelare - art. 177 CC

La trattenuta di stipendio si giustifica quando il debitore alimentare rifiuta di attenersi al contributo di mantenimento stabilito in via supercautelare dal Pretore in corso di istruttoria e versa solo l'importo da lui ritenuto adeguato alle necessità del coniuge e dei figli.

Sentenza I CCA del 20.11.2003 (inc. n. 11.2001.132)

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BOA N. 28, dicembre 2004

Filiazione, modifica di contributo alimentare convenzionale - reddito ipotetico : licenziamento in seguito a procedura penale - partecipazione dei genitori al mantenimento del figlio - obbligo di estendere l'attività lucrativa - contributo speciale per spese straordinarie - retta di asilo nido - art. 286 cpv. 2 e 3, 276, 285 cpv. 1 CC

Un contributo convenzionale di fr. 600.-, pari alla metà del fabbisogno del figlio, pattuito quando i genitori convivevano e il padre aveva un reddito mensile di fr. 4800.-, può essere modificato dopo la separazione dei genitori e l'aumento del reddito paterno a fr. 6700.- mensili.
Il genitore che viene licenziato da un posto di lavoro dirigenziale per aver commesso un reato contro il patrimonio, prima ancora di firmare il contratto di mantenimento, subisce uno svantaggio oggettivo sul mercato del lavoro e non gli si può imputare un reddito ipotetico superiore a quello che consegue effettivamente lavorando con solerzia come indipendente. Pur con tutto le zelo e l'esperienza maturata come dirigente, infatti, il genitore incorso in un procedimento penale per reati contro il patrimonio ben difficilmente potrebbe guadagnare più di un impiegato di commercio qualificato.
Il genitore che ha ingenti debiti personali verso terzi (imposte arretrate e rimborso del danno causato al datore di lavoro) può far fronte a tali impegni solo dopo aver soddisfatto il suo obbligo di mantenimento nei confronti del figlio, che è prioritario. Non trovandosi in concreto in una situazione di particolare ristrettezza finanziaria, nel suo fabbisogno può essere inserito solo l'onere fiscale corrente.
Per sapere se il genitore affidatario che lavora a metà tempo può essere tenuto ad aumentare il proprio grado di occupazione si applicano per analogia i principi che fanno stato nel caso di genitori divorziati. Un genitore di 36 anni con un figlio di 6 anni non può essere obbligato a estendere la sua attività lucrativa e a lavorare a tempo pieno prima che il figlio abbia compiuto sedici anni. Il genitore che con le proprie entrate non riesce neppure a coprire il proprio fabbisogno minimo non può essere chiamato a contribuire finanziariamente al sostentamento del figlio.
I figli che hanno un padre in comune vantano nei confronti del medesimo un identico diritto alla copertura del fabbisogno in denaro. Le loro necessità finanziarie devono essere di conseguenza considerate separatamente dal fabbisogno del genitore comune e la somma a disposizione di quest'ultimo va ripartita proporzionalmente tra di loro.
Il contributo speciale di cui all'art. 286 cpv. CC presuppone bisogni del figlio imprevedibili e particolari, di natura transitoria, che non sono conosciuti o pronosticabili al momento in cui è fissata l'entità del contributo alimentare. Chi chiede un contributo speciale per spese straordinarie deve addurre l'esistenza e allegare elementi atti a sostanziarne la consistenza. La retta dell'asilo nido frequentato dal figlio non è una spesa straordinaria ma un costo che rientra nel fabbisogno ordinario del figlio.

Sentenza I CCA 26.11.2003 (inc. 11.2003.145)

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Esecuzione del mantenimento dopo il divorzio - diffida ai debitori - messa in pericolo delle pretese della creditrice - art. 132 cpv. 1 CC

La diffida ai debitori dell'obbligato alimentare (trattenuta di stipendio) deve rispettare il principio della proporzionalità e non si giustifica per un'omissione o un ritardo sporadico di corrispondere un singolo contributo periodico. I motivi per cui il debitore ha omesso o ritardato il pagamento non sono decisivi. Ai fini dell'art. 132 cpv. 1 CC non importa che il beneficiario necessiti del contributo, ma che la trascuranza dell'obbligo da parte del debitore appaia seria. Tale è il caso quando il debitore medesimo sostiene di essere impossibilitato durevolmente a far fronte al contributo.

Sentenza I CCA 28.11.2003 (inc. 11.2003.39)

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Misure cautelari in causa di divorzio - modifica delle circostanze : incuria e abbandono dello stabile attribuito in uso a un coniuge - art. 137 cpv. 2 CC

LO stato di abbandono in cui versa l'esterno dell'immobile attribuito in uso a un coniuge alcuni anni prima costituisce una circostanza nuova. L'incuria constatata rischia di danneggiare la proprietà dell'altro coniuge e giustifica la modifica dell'attribuzione. Un termine di quattro mesi per lasciare l'abitazione, calcolato dal giorno in cui il decreto non avrebbe più potuto essere impugnato (o fosse stato confermato), è adeguato, trattandosi di un coniuge che ha vissuto per anni nello stabile litigioso.

Sentenza I CCA 1.12.2003 (inc. 11.2003.147)

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Filiazione - diritto di visita - ricorso contro decisione provvisionale emanata dall'autorità di vigilanza in materia di tutele - art. 48 LTC (legge sull'organizzazione e la procedura in materia di tutele e curatele, RL 4.1.2.2)

Contro le decisioni provvisionali emanate dall'autorità di vigilanza in materia di tutele è dato appello entro 20 giorni alla Camera civile del Tribunale di appello.
La resistenza del genitore affidatario all'esercizio del diritto di visita non si confonde con l'esistenza di conflitti nelle relazioni personali tra i genitori e non giustifica, da sé sola, la limitazione del diritto di visita.

Sentenza I CCA 8.1.2004 11.2003.165

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Divorzio dopo separazione - misure provvisionali - nuovi mezzi di prova in appello - art. 138 cpv. 1, 137 cpv. 2 CC

Il nuovo art. 138 cpv. 1 CC consente di addurre nuovi mezzi di prova nelle cause di separazione o di divorzio, ma non si applica alle misure provvisionali né alle misure protettrici dell'unione coniugale.
In pendenza di divorzio il giudice decreta le necessarie misure provvisionali anche qualora l'azione faccia seguito a una sentenza di separazione per tempo indeterminato. In questa ipotesi le misure richieste devono imporsi già a un sommario esame, non essendo lecito scostarsi senza necessità da una sentenza di separazione con forza di giudicato

Sentenza I CCA 26.1.2004 11.2003.139

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Filiazione, relazioni personali con il figlio dato in affidamento per adozione - art. 274 cpv. 3 CC

Il diritto del genitore alle relazioni personali con il figlio si estingue dal momento in cui il figlio è stato collocato in vista di adozione. In circostanze straordinarie l'autorità tutoria può conferire un diritto di visita al genitore del figlio collocato in vista di adozione se ciò serve al bene del figlio.

Sentenza I CCA 5.2.2004 11.2002.87

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BOA N. 28, dicembre 2004

Cambiamento di nome - figlio minorenne di genitori non coniugati - legittimazione - conflitto di interessi del rappresentante legale - designazione di un curatore di rappresentanza - motivi gravi - art. 30 cpv. 1 CC, 306 cpv. 1, 392 n. 2 CC, 271 cpv. 3 CC

Un cambiamento di nome può essere chiesto solo dal diretto interessato. Il genitore rappresentante legale del figlio non è legittimato ad agire in suo nome, ma può presentare la richiesta per conto del figlio. Sulla richiesta hanno diritto di esprimersi le persone che portano lo stesso nome del richiedente e che hanno con quest'ultimo strette relazioni personali o economiche.
Il genitore può chiedere, per conto del figlio minorenne, che quest'ultimo assuma il proprio nome. Come rappresentante legale del figlio egli si trova in chiaro conflitto d'interessi e prima che l'autorità cambi nome al figlio è opportuno designare al minorenne un curatore di rappresentanza.
"Motivi gravi" ai sensi dell'art. 30 cpv. 1 CC ricorrono quando un figlio nato fuori dal matrimonio è posto sotto l'autorità parentale del padre e vive durevolmente con lui in comunione domestica. In tale ipotesi il figlio non è tenuto a dimostrare di essere vittima di pregiudizi seri e concreti.
Per il cambiamento di prenome vale invece la regola generale dell'art. 30 cpv. 1 CC e sono necessarie ragioni serie e fondate. Prima di autorizzare un cambiamento l'autorità deve procedere a una ponderazione d'interessi e sentire il figlio. Non costituisce un "motivo grave" il fatto che alla nascita del bambino la madre, cui competeva il diritto di scegliere il prenome, ha accettato la scelta compiuta dal personale dell'ospedale.

Sentenza I CCA 18.2.2004 11.2003.1

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Misure provvisionali in causa di stato - pensionamento anticipato per motivi di salute - fatti nuovi in appello - reddito ipotetico - reddito della sostanza - fabbisogno del figlio minorenne : cura e alloggio - art. 137 cpv. 2 CC, 376 segg., 419c cpv. 1 CPC, 321 cpv. 1 lett. b CPC, 423b cpv. 2 CPC

La facoltà di invocare fatti nuovi in appello riguarda solo le procedure ordinarie di merito, non quelle sommarie per l'emanazione di provvedimenti cautelari. In sede cautelare non incombe alla Camera civile di appello statuire come autorità di primo grado sulla base di fatti che il Pretore non poteva conoscere. Dandosi mutamenti apprezzabili, le misure provvisionali possono sempre essere adattate alle nuove esigenze (consid. 2).
Non si può imputare un reddito ipotetico superiore a quello effettivo al coniuge che ha reso verosimile l'avvenuto pensionamento anticipato per motivi di salute.
Va considerato nei redditi del coniuge proprietario il canone di locazione che l'inquilino ha compensato per investimenti da lui eseguiti nell'immobile, idonei ad aumentare la sostanza del proprietario (consid.. 5).
Il fabbisogno complessivo per un figlio minorenne previsto dalle raccomandazioni di Zurigo va stabilito tenendo conto delle circostanze concrete. Il genitore affidatario che lavora al 75% può accudire in natura al figlio nella misura del 25% e la posta per cura ed educazione va ridotta in conseguenza. Il costo dell'alloggio medio deve essere sostituito con quello effettivo, pari per un figlio unico al terzo dell'onere complessivo di alloggio.
Il giudice delle misure provvisionali può assumere prove di sua iniziativa (art. 419b cpv. 1 CPC) ma se lo fa dopo il dibattimento finale deve riaprire l'istruttoria e indire un nuovo dibattimento finale.

Sentenza I CCA 18.2.2004 11.2004.10

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BOA N. 28, dicembre 2004

Modifica di sentenza di divorzio - contributo di mantenimento per il figlio minorenne - legittimazione passiva del genitore convenuto - modifica delle circostanze - trattenuta di stipendio - procedura e legittimazione - art. 134 cpv. 2, 286 cpv. 2, 276 cpv. 3 CC, 132 cpv. 1, 291 CC, 4 cpv. 1 n. 1 b e 5 LAC, 368 cpv. 2 CPC

In una causa volta alla riduzione di un contributo alimentare per il figlio minorenne il debitore deve convenire il figlio medesimo o, tutt'al più, il genitore titolare dell'autorità parentale come sostituto processuale del minorenne.
Per valutare se fatti nuovi e rilevanti impongono una regolamentazione del contributo per il minorenne diversa rispetto a quella iniziale, è decisivo il confronto tra la situazione in cui si trova oggi il debitore del contributo e quella in cui si trovava al momento in cui ha firmato la convenzione sugli effetti accessori del divorzio.
La procedura applicabile alla trattenuta di stipendio ? in favore di figli minorenni o dell'ex coniuge ? è quella contenziosa di camera di consiglio, che culmina con sentenza.

Sentenza I CCA 19.2.2004 11.2003.105

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Misure di protezione dell'unione coniugale - convenzione stragiudiziale di mantenimento - modificazione - obbligo del coniuge inattivo di estendere l'attività lucrativa - fabbisogno: assicurazione complementare di malattia, mobili, debiti personali - art. 176 CC

I coniugi possono stipulare internamente convenzioni sui reciproci obblighi e diritti durante la loro separazione di fatto. Gli importi pattuiti possono essere oggetto di esecuzione forzata. In caso di liti sull'accordo, ogni coniuge può rivolgersi al giudice delle misure protettrici dell'unione coniugale, che deciderà tenendo conto delle circostanze poste alla base dell'accordo e dei mutamenti intervenuti nel frattempo, anche se non rilevanti o transitori.
Un coniuge separato da quattro anni, libero dalle cure e dall'educazione dei figli, deve di principio lavorare a tempo pieno. È verosimile che una donna di 53 anni, assente dal mondo del lavoro da 30 anni, con problemi di salute e senza formazione professionale aggiornata, ben difficilmente troverà un lavoro a tempo pieno che le consenta un reddito superiore a quello da lei ottenuto con diverse attività a tempo parziale. Non le si può rimproverare di non essersi mai iscritta ai ruoli della disoccupazione e di aver rinunciato a percepire indennità, da un lato perché le indennità di disoccupazione sono limitate nel tempo e dall'altro lato perché l'assicurazione contro la disoccupazione non è destinata a sgravare un coniuge dai propri obblighi di mantenimento.
In costanza di matrimonio i coniugi hanno diritto, di regola a un trattamento paritario anche sotto il profilo logistico. La rinuncia alle assicurazioni complementari di malattia non si giustifica quando la coppia non ha problemi economici, a maggior ragione quando l'interessato ha uno stato di salute relativamente fragile.
Il coniuge che rivendica un'indennità straordinaria per l'acquisto dei mobili necessari all'arredamento del suo nuovo alloggio deve rendere verosimile che l'altro coniuge ha rifiutato di dividere il contenuto dell'abitazione coniugale o che la divisione è a ogni modo impossibile. I debiti contratti unilateralmente da un coniuge non possono essere inseriti nel suo fabbisogno minimo.

Sentenza I CCA 23.2.2004 11.2001.72

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BOA N. 28, dicembre 2004

Misure provvisionali in causa di divorzio - modifica : effetti nel tempo - Fine del processo senza sentenza - dichiarazione di ritiro - art. 351, 352 CPC, 137 cpv. 2 CC

Una dichiarazione di ritiro deve essere indirizzata al giudice ed essere esplicita. Non costituisce dichiarazione di ritiro la presentazione di una domanda cautelare che si sovrappone a una procedura cautelare già pendente. Se la seconda domanda è infondata, il Pretore non può dichiararla senza oggetto, ma deve entrare nel merito e respingerla (consid. 5 e 6).
La modifica di una misura provvisionale ha di regola effetto solo per il futuro, anche se per ragioni di equità il giudice può far decorrere la modifica già dalla presentazione della domanda o da qualsiasi momento intermedio tra la presentazione dell'istanza e l'emanazione del decreto. Una retroattività più ampia è possibile solo in casi eccezionali. I contributi possono essere chiesti per l'anno precedente solo nell'ipotesi in cui il contributo di mantenimento sia fissato per la prima volta, non nei casi di modifica.

Sentenza I CCA 31.3.2004 11.2002.149

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BOA N. 28, dicembre 2004

Azione di separazione - contributo di mantenimento - metodo di calcolo - non comportamento abusivo - assegno famigliare di figlio di altre nozze - rapporto con le misure provvisionali - art. 118 cpv. 2, 176 cpv. 1 n. 1, 125 CC

Gli effetti della separazione sono disciplinati per analogia dalle disposizioni sulle misure protettrici dell'unione coniugale. Il calcolo dei contributi alimentari avviene quindi in base alla ripartizione dell'eccedenza mensile, di regola a metà tra i coniugi, ottenuta deducendo dal reddito familiare il fabbisogno dei coniugi e dei figli minorenni.
Il coniuge che si oppone al divorzio per tutta la durata del periodo di separazione previsto dall'art. 114 CC non commette per questo solo fatto abuso di diritto.
Nelle entrate della moglie da considerare per il calcolo del contributo di mantenimento a lei destinato non rientra l'assegno familiare che essa percepisce per un figlio avuto da un altro uomo, al cui sostentamento il marito non provvede.
Una sentenza di separazione ? o di divorzio ? non può rimettere in discussione le misure provvisionali adottate durante la causa, anche se esse beneficiano di una limitata forza di giudicato (consid. 4).

Sentenza I CCA 14.4.2004 11.2003.61

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Filiazione - relazioni personali del genitore non affidatario con il figlio in età scolastica - estensione del diritto di visita quindicinale e durante le vacanze scolastiche- art. 273 CC

Il rapporto del figlio con entrambi i genitori è essenziale e può svolgere un ruolo decisivo nella ricerca della propria identità del figlio. Tra due soluzioni ugualmente praticabili sull'estensione del diritto di visita quella più ampia deve quindi essere prioritaria, se non presenta svantaggi particolari. In presenza di un diritto di visita quindicinale che ha dato buona prova e in assenza di esigenze oggettive a favore dell'una o dell'altra soluzione, il diritto di visita va concesso a partire dal venerdì sera alle ore 18.00 e non solo dal sabato mattina alle ore 8.00.
Per quel che concerne le vacanze, la Camera considera abituale che il figlio in età scolastica (scuola dell'obbligo) trascorra dal genitore non affidatario una settimana a Natale, una settimana alternativamente a Pasqua o a carnevale e tre settimane durante le ferie estive. Non vi è motivo di ignorare oltre anche le vacanze scolastiche di Ognissanti (una settimana), che vanno quindi aggiunte ogni biennio. -> il Tribunale federale ha respinto il 16 agosto 2004 5C.111/2004 il ricorso per riforma interposto dal genitore affidatario.

Sentenza I CCA 28.4.2004 11.2002.136

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BOA N. 28, dicembre 2004

Misure di protezione dell'unione coniugale - adozione di misure provvisionali - retroattività del contributo - impossibilità di chiedere una provvigione per i costi della causa - art. 173 cpv. 3, 176 cpv. 1 n. 1 CC

Prima di fissare contributi retroattivi il giudice verifica che il coniuge debitore non abbia già adempiuto l'obbligo e che l'inattività del coniuge richiedente non costituisca una rinuncia ai contributi nel periodo che precede l'istanza.
L'ammissibilità di misure provvisionali nell'ambito della procedura di misure protettrici dell'unione coniugale è disciplinata dai Cantoni. Nel Cantone Ticino l'adozione di misure provvisionali esige tre requisiti cumulativi, ai sensi dell'art. 376 CPC: la verosimiglianza di un notevole pregiudizio, la necessità di procedere con urgenza e la parvenza di buon esito insita nell'azione di merito (consid. 4). Il coniuge che chiede già in via provvisionale l'assegnazione di contributi per il periodo precedente l'istanza deve di conseguenza rendere verosimili i requisiti dell'art. 376 CPC, in particolare il notevole pregiudizio e la necessità di procedere con urgenza.
Nell'ambito delle misure di protezione dell'unione coniugale un coniuge non può chiedere lo stanziamento anticipato di una provvigione per le spese di causa, ammissibile solo come misura provvisionale nella causa di stato. L'istante che in particolari circostanze non può finanziare nemmeno temporaneamente i costi del processo può chiedere al giudice di tenerne conto nel calcolo del contributo pecuniario per il suo mantenimento. I costi del procedimento rientrano infatti nei doveri di mantenimento giusta l'art. 163 CC.

Sentenza I CCA 3.5.2004 11.2003.121

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Misure di protezione dell'unione coniugale - dovere di assistenza del patrigno - fabbisogno del coniuge: mantenimento di un figlio minorenne nato prima del matrimonio - fabbisogno del figlio minorenne: retta di scuola privata - decorrenza del contributo di mantenimento - art. 176 cpv. 1 n. 1 CC, 278 cpv. 2 CC, 159 cpv. 3 CC

Il patrigno adempie il suo dovere di assistenza verso la moglie esonerandola, nella misura del necessario, dalla cura dell'economica domestica in modo che possa lavorare e procurarsi i mezzi per mantenere il figlio nato prima del matrimonio, oppure versando alla moglie il guadagno che essa ricaverebbe se fosse sgravata delle mansioni domestiche. Il marito che durante la quinquennale vita in comune ha permesso alla moglie di lavorare per mantenere il proprio figlio, il cui fabbisogno era coperto solo parzialmente dal contributo versato dall'altro genitore, e oltre a ciò provvedeva anche a coprire l'ammanco, finanziando le attività sportive e la retta della scuola privata frequentata dal ragazzo, non può pretendere di stralciare dal fabbisogno della moglie il mantenimento del figlio di lei nato prima del matrimonio.
I contributi di mantenimento previsti dall'art. 176 cpv. 1 n. 1 CC possono essere chiesti per il futuro e per l'anno precedente l'istanza. Prima di assegnare contributi retroattivi il giudice verifica che il coniuge debitore non abbia già adempiuto l'obbligo.

Sentenza I CCA 15.6.2004 11.2004.41

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Divorzio, contributo di mantenimento - durata del contributo - coniuge invalido - art. 125 cpv. 1 CC

L'assegnazione di prestazioni complementari non incide sull'obbligo contributivo del coniuge (consid. 5).
Il coniuge beneficiario di contributi alimentari non è di regola obbligato a consumare il proprio patrimonio per mantenersi se il debitore alimentare è in grado di versare il contributo senza intaccare la propria sostanza. Il consumo di sostanza può essere considerato, se del caso, dopo l'età pensionabile (consid. 6).

Sentenza I CCA 18.6.2004 11.2002.96

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BOA N. 28, dicembre 2004

Divorzio - scioglimento del regime matrimoniale : debiti per oneri processuali e ripetibili - restituzione di contributi provvisionali - dilazione di pagamento - indennità adeguata - contributo di mantenimento dopo divorzio - reddito ipotetico - trattenuta di stipendio - legittimazione a far valere il contributo di mantenimento per il figlio maggiorenne - art. 124, 125 CC, 205 cpv. 3, 129 cpv. 3 CC, 132 cpv. 1 CC, 218 cpv. 1, 277 cpv. 2 CC

Nella liquidazione dei rapporti patrimoniali si deve tenere conto dei crediti maturati da un coniuge verso l'altro per gli oneri processuali e le ripetibili stabiliti nel corso delle cause di stato (consid. 9d).
Il giudice del divorzio non può modificare retroattivamente misure provvisionali adottate in pendenza di causa nemmeno nel caso in cui un coniuge abbia sottaciuto di percepire una rendita d'invalidità. Spetta al coniuge debitore, nei 20 giorni dalla scoperta del documento decisivo, chiedere la restituzione in intero contro il decreto provvisionale (art. 346, 348 CPC). Se non lo fa, perde il diritto di chiedere il rimborso dei contributi provvisionali versati in eccesso (consid. 9e).
Il coniuge debitore della partecipazione all'aumento e della quota di plusvalore può chiedere una dilazione di pagamento se si trova in serie difficoltà di liquidità e la proroga può risolvere o attenuare i disagi. L'insolvente cronico che non può modificare la sua situazione non può pretendere una dilazione di pagamento (consid. 9g).
In un matrimonio di lunga durata (23 anni di vita comune) i coniugi hanno di principio il diritto di conservare il tenore di vita avuto durante la comunione domestica. Spetta al coniuge che chiede un contributo fornire al giudice gli elementi per rendere verosimile il suo tenore di vita durante la comunione domestica (consid. 12).
La trattenuta di stipendio decretata in via provvisionale durante la causa di stato decade per legge con il passaggio in giudicato della sentenza di merito e non è necessario che il giudice ne stabilisca la revoca (consid. 19).
Un genitore non è legittimato a far valere in giudizio in sostituzione del figlio maggiorenne pretese di mantenimento di quest'ultimo (consid. 20).

Sentenza I CCA 23.6.2004 11.2000.11

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BOA N. 28, dicembre 2004

Azione di separazione - nuove domande in appello - contributo di mantenimento : reddito ipotetico - fabbisogno: cure dentarie e mediche non coperte dall'assicurazione, spese di trasferta e spese professionali e di aggiornamento di medico ginecologo - contributo per le spese straordinarie del figlio - relazioni personali : estensione abituale del diritto di visita - art. 118 cpv. 2, 138 cpv. 1, 273, 286 cpv. 3 CC

Nuove domande di giudizio sono proponibili in appello solo se fondate su fatti o mezzi di prova nuovi e a condizione che siano presentate al più tardi con l'appello, rispettivamente con la risposta all'appello (consid. 1).
Durante la separazione il contributo di mantenimento si calcola secondo l'art. 176 cpv. 1 n. 1 CC, in base alla divisione a metà dell'eccedenza mensile rimanente dopo aver dedotto dal reddito familiare il fabbisogno dei figli minorenni e dei coniugi (consid. 4).
In presenza di un reddito familiare sufficiente per finanziare due economie domestiche separate, a un coniuge cui è affidato un figlio di età inferiore ai 16 anni non può essere imposta un'attività lucrativa a tempo pieno (consid. 5).
Il costo delle cure mediche e dentarie non coperte da un'assicurazione rientra nel fabbisogno minimo, a condizione che ne sia dimostrata la necessità, l'entità e il carattere duraturo (consid. 6e).
Per comune esperienza un medico ginecologo deve poter disporre di un veicolo proprio con il quale raggiungere l'istituto in cui opera. Nel suo fabbisogno minimo può quindi essere inserito l'onere per il leasing, l'assicurazione casco e l'imposta di circolazione del veicolo Audi A3 1.6 (consid. 8b).
Le spese professionali e di aggiornamento, come le spese di iscrizione, di viaggio e di alloggio per la partecipazione a simposi e convegni professionali, rientrano nel fabbisogno minimo, nella misura in cui sono documentate (consid. 8c).
Il fabbisogno in denaro del figlio comune dei coniugi va calcolato separatamente da quello dei genitori, mentre l'obbligo di mantenimento verso un figlio nato fuori dal matrimonio è un debito personale, al quale il genitore deve provvedere con la sua quota di eccedenza (consid. 8d).
Il contributo per le spese straordinarie del figlio richiede che questi abbia necessità transitorie e imprevedibili al momento in cui è fissato il contributo di mantenimento. Non è possibile chiedere in anticipo un'autorizzazione generale ad affrontare in futuro spese di entità imprecisata per il figlio di cui esigere poi il rimborso dall'altro genitore (consid. 9b).
Nel Cantone Ticino per ragazzi in età scolastica è da considerare abituale un diritto di visita consistente in: un fine settimana su due, dalle ore 18 del venerdì alle ore 18 della domenica, due settimane annue durante le vacanze scolastiche estive, una settimana annua durante le vacanze di Natale, una settimana annua alternativamente durante le vacanze scolastiche di Pasqua e carnevale e una settimana ogni biennio durante le vacanze scolastiche di Ognissanti (consid. 11).

Sentenza I CCA 5.7.2004 11.2003.80

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BOA N. 28, dicembre 2004

Filiazione - azione di mantenimento - capacità contributiva dei genitori - assegno integrativo e assegno di prima infanzia - indennità per ripetibili: valore litigioso e criteri di calcolo - art. 276, 285 cpv. 1 CC, 150 CPC

L'assegno integrativo e quello di prima infanzia non vanno dedotti dal contributo di mantenimento. Per sapere se un genitore ha diritto a questo tipo di assegni l'autorità deve prima conoscere l'ammontare del contributo alimentare per il figlio. Il giudice civile fissa prima il contributo per il figlio e solo in seguito l'autorità amministrativa deciderà se erogare assegni integrativi o assegni di prima infanzia (consid. 5)
Il genitore affidatario è tenuto a lavorare al 50% dal momento in cui il figlio ha compiuto 10 anni e al 100% dal momento in cui compie 16 anni. Ogni genitore deve contribuire economicamente al mantenimento del figlio in proporzione alla rispettiva disponibilità finanziaria (consid. 6, 9). Caso concreto di applicazione.
L'azione di mantenimento è un procedimento civile di natura pecuniaria. Il valore litigioso determinante per il calcolo delle ripetibili si ottiene capitalizzando il contributo di mantenimento per il figlio secondo le tavole Stauffer/Schätzle (in concreto fr. 294'469.?). Criteri per il calcolo delle ripetibili quando l'onorario secondo tariffa risulta esorbitante rispetto all'opera svolta concretamente dal legale (applicazione della cosiddetta formula di moderazione; consid. 11).

Sentenza I CCA 20.7.2004 11.2002.47

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BOA N. 28, dicembre 2004

Misure provvisionali in causa di stato - provvigione ad litem - contributo di mantenimento dopo il divorzio - contributo per il figlio diventato maggiorenne in corso di causa - art. 125, 137 cpv. 2 CC, 419c CPC

Dopo un matrimonio di lunga durata (12 anni di vita comune) ogni coniuge ha di principio diritto di conservare il tenore di vita avuto durante la comunione domestica. Il coniuge che con la propria attività lucrativa copre l'equivalente del livello di vita precedente non può pretendere un contributo di mantenimento dall'altro coniuge (consid. 4).
I contributi per il coniuge e per i figli minorenni sono disciplinati dalle misure provvisionali o dalla sentenza di separazione fino al passaggio in giudicato degli effetti del divorzio. Diventano senza oggetto i contributi in favore del figlio che diventa maggiorenne quando le prestazioni in suo favore non sono state ancora decise nel merito.
Il figlio minorenne che lavora e vive in comunione domestica con un genitore è tenuto di principio a partecipare al proprio mantenimento con al massimo un terzo del suo guadagno, salvo casi di particolare ristrettezza finanziaria. Dopo la maggiore età il figlio deve partecipare al proprio mantenimento con tutto il suo guadagno.

Sentenza I CCA 2.8.2004 11.2002.64

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BOA N. 28, dicembre 2004

Filiazione - contributo di mantenimento : assegni familiari - art. 285
cpv. 2 CC - contributi di mantenimento in pendenza di divorzio o di misure protettrici dell'unione coniugale - fabbisogno : leasing dell'automobile - art. 137 cpv. 2, 176 cpv. 1 n. 1 CC

I contributi alimentari stabiliti secondo le raccomandazioni dell'Ufficio della gioventù e dell'orientamento professionale del Canton Zurigo comprendono già le eventuali prestazioni di terzi in favore di minorenni (assegni familiari, rendite complementari AVS o AI, rendite da casse pensioni, da assicurazioni contro gli infortuni o contro la responsabilità civile, ecc.).
Si può inserire nel fabbisogno mensile di un coniuge la quota mensile per il leasing dell'automobile se il veicolo serve per la professione, se non è un modello inutilmente costoso e se il coniuge utilizzatore non avrebbe potuto procurarselo facendo capo ai risparmi.

Sentenza I CCA 3.8.2004 11.2002.63

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BOA N. 28, dicembre 2004

Divorzio - ripartizione della previdenza professionale - adeguato mantenimento dopo un matrimonio di lunga durata - nuovi documenti in appello - sostanza : reddito presumibile e suo consumo - art. 122, 125 CC, 419b cpv. 1 CPC, 423a cpv. 1 CPC

Il giudice del divorzio applica il principio inquisitorio alla ripartizione della previdenza professionale e di conseguenza attestati relativi alla previdenza professionale possono essere acquisiti agli atti nella procedura di appello anche dopo il termine previsto dall'art. 423a cpv. 1 CPC (consid. 1)
Dopo un matrimonio di lunga durata (vita in comune durata 14 anni) entrambi i coniugi hanno di principio il diritto di conservare il tenore di vita avuto durante la comunione domestica, nel quale è da comprendere anche "un'adeguata previdenza per la vecchiaia" (consid. 3).
Dopo il 1° gennaio 2004 il reddito presunto della sostanza mobiliare non può essere ritenuto superiore al 2% (consid. 5c).
L'ex coniuge creditore di contributi alimentari non ha di regola l'obbligo di intaccare la sua sostanza per provvedere al suo mantenimento se l'ex coniuge debitore può versare la prestazione senza far capo alla propria sostanza. Il consumo della sostanza può essere prospettabile dopo il pensionamento (consid. 9).

Sentenza ICCA 12.8.2004 11.2003.113

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BOA N. 28, dicembre 2004

Divorzio - liquidazione del regime matrimoniale - compenso tra beni propri e acquisti per investimenti negli immobili di un coniuge - commisurazione del contributo di mantenimento dopo un matrimonio di lunga durata - debito mantenimento e previdenza per la vecchiaia - art. 125 cpv. 1, 197 cpv. 2 n. 2 , 207 cpv. 2, 209 cpv. 3 CC

Il diritto al compenso (proporzionale) tra beni propri e acquisti di un coniuge presuppone un investimento a carico - rispettivamente a favore - di beni di pertinenza del medesimo coniuge. Gli investimenti eseguiti da un coniuge in un immobile appartenente a terzi non danno diritto a compenso. Per calcolare il diritto al compenso è necessario conoscere non solo l'importo del contributo di una massa patrimoniale all'altra, ma anche il valore del bene al momento dell'investimento e al momento della liquidazione del regime. Le opere di ristrutturazione eseguite personalmente da un coniuge per la massa dei beni propri (casa di vacanza ricevuta dai genitori) sono da considerare acquisti, con la conseguenza che la sua massa degli acquisti ha un credito verso la massa dei beni propri pari al valore del lavoro prestato. Il lavoro prestato da amici non è gratuito quando è stato retribuito con controprestazioni (vitto e denaro) e fonda esso pure un credito della massa degli acquisti nei confronti della massa dei beni propri (consid. 4).
Un matrimonio in cui la vita comune è durata 26 anni può essere definito di lunga durata. I coniugi hanno dunque il diritto di conservare per principio il tenore di vita avuto durante la comunione domestica. Dopo lo scioglimento del matrimonio il contributo di mantenimento non trova più il suo fondamento nell'art. 163 CC (principio della ripartizione a metà dell'eccedenza) ma nell'art. 125 CC (debito mantenimento). Se le risorse sono insufficienti a mantenere il tenore di vita precedente a causa dei costi causati dalle due economie domestiche separate, il creditore del contributo ha diritto a un tenore di vita analogo a quello del creditore (consid. 8f e 12).

Sentenza I CCA 12.8.2004 11.2003.114

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BOA N. 28, dicembre 2004

Misure provvisionali in procedura di appello contro la sentenza di divorzio - decorrenza del contributo di mantenimento stabilito dopo il divorzio - modifica delle misure provvisionali - art. 137 cpv. 2 CC, 163, 126 cpv. 1, 285 cpv. 2 lett. e CPC

Se la sentenza di divorzio non fissa la data d'inizio del contributo di mantenimento, l'obbligo decorre dal passaggio in giudicato della sentenza di divorzio o, in caso di passaggio in giudicato parziale, dal passaggio in giudicato del dispositivo sul contributo di mantenimento. La facoltà di fissare l'inizio dell'obbligo di mantenimento dal passaggio in giudicato parziale della sentenza di divorzio spetta al giudice del merito e non al giudice delle misure provvisionali, adito da una parte per regolare il contributo durante la procedura di appello (consid. 5; precisazione della giurisprudenza).
Il contributo di mantenimento provvisionale decretato dopo lo scioglimento del matrimonio, nella procedura di appello sulle conseguenze accessorie del divorzio, è di regola calcolato secondo i principi dell'art. 163 CC, vale a dire ripartendo a metà l'eccedenza, a meno che sia altamente verosimile il rifiuto di un contributo di mantenimento nel merito (consid. 7, precisazione della giurisprudenza).

Sentenza I CCA 30.8.2004 11.2004.89

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BOA N. 28, dicembre 2004

Misure di protezione dell'unione coniugale - filiazione - assistenza nel mantenimento dei figli nati prima del matrimonio - art. 176, 278 cpv. 2 CC, 159 cpv. 3 CC

Il coniuge che accetta di accogliere nella propria economica domestica i figli dell'altro coniuge nati prima del matrimonio si impegna per legge ad assistere a titolo sussidiario il genitore nel loro mantenimento. Tale dovere non cade con la sospensione dell'economica domestica comune, ma esiste per tutta la durata del matrimonio. Una volta sospesa la vita comune l'obbligo del patrigno consiste nel dovere di aiutare finanziariamente la moglie se costei non è in grado di mantenere sé stessa, dovendo provvedere al fabbisogno del proprio figlio (dedotti il contributo versato dal padre biologico, gli assegni familiari, le rendite di assicurazioni sociali e simili, risarcimenti e prestazioni analoghe). In concreto, il fabbisogno minimo della moglie comprende anche tutto il fabbisogno in denaro del figlio rimasto scoperto (consid. 9).

Sentenza I CCA 13.9.2004 11.2004.71

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BOA N. 28, dicembre 2004

Divorzio su richiesta comune - rimedio di diritto - non per supposto cambiamento delle circostanze - art. 149 cpv. 1 CC, 134 CC

Un supposto cambiamento di circostanze (trasferimento del genitore affidatario e del figlio all'estero) non rientra nei motivi per i quali può essere impugnata una sentenza di divorzio su richiesta comune.

Sentenza I CCA 14.9.2004 11.2003.126

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BOA N. 28, dicembre 2004

Misure di protezione dell'unione coniugale - audizione del figlio - contributo per il figlio minorenne - assegno familiare della Confederazione - art. 176 cpv. 1 n. 1 CC, 144 cpv. 2 CC

Prima di emanare misure di protezione dell'unione coniugale il Pretore deve sentire personalmente i figli minorenni in età scolastica, o farli sentire da un terzo da lui incaricato, anche se sussiste litigio solo sui contributi di mantenimento. L'audizione del figlio è una norma essenziale di procedura del diritto di famiglia (consid. 3).
Nel calcolo del fabbisogno di un figlio minorenne, il giudice applica la tabella delle raccomandazioni edite dall'Ufficio della gioventù e dell'orientamento professionale del Canton Zurigo relativa al periodo cui si riferisce il contributo alimentare (consid. 7 a). Il fabbisogno medio in denaro previsto dalle citate raccomandazioni comprende già gli assegni familiari, le prestazioni complementari AVS o AI, le rendite da casse pensioni, da assicurazioni infortuni o contro la responsabilità civile e analoghe. Se il genitore debitore percepisce dalla Confederazione o dalle sue aziende un assegno per il figlio superiore a quello del diritto cantonale (in concreto fr. 324.- invece di fr. 183.-), il contributo di mantenimento per il figlio comprende l'assegno effettivamente versato (consid. 7c).

Sentenza I CCA 23.9.2004 11.2004.94

Pubblicazione: 
BOA N. 28, dicembre 2004

Filiazione - relazioni personali - compiti del curatore educativo per il diritto di visita - competenza della commissione tutoria - azione di divorzio promossa posteriormente alla procedura tutelare - requisiti formali per la domanda di assistenza giudiziaria - art. 315 a cpv. 3, 133 cpv. 1, 308 CC, 15 cpv. 1 Lag

La disciplina del diritto di visita rientra nelle "misure a protezione del figlio" quando è direttamente legata alla figura del curatore educativo. In questi casi la commissione tutoria rimane quindi competente per statuire anche dopo l'avvio di una causa di divorzio (consid. 3).
La creazione di una nuova unione sentimentale del genitore affidatario non basta, da sé sola, per escludere l'altro genitore dalle relazioni personali con il figlio. Non è proponibile, a beneficio di una malintesa tranquillità, eliminare il conflitto di affetti in cui si dibatte il bambino allontanandolo da una figura di riferimento come è quella del padre (consid. 10).
Il curatore incaricato di sorvegliare le relazioni personali con il figlio deve fare in modo che queste si svolgano conformemente alle decisioni dell'autorità, regolando se del caso le modalità pratiche. Nei limiti del suo incarico deve attivarsi di sua iniziativa e tutti gli interessati devono rispettarne le indicazioni, anche se per i genitori ciò costituisce una restrizione dell'autorità parentale. Tra i suoi compiti il curatore ha quello di instaurare, per quanto possibile, un rapporto di fiducia tra tutte le parti in causa, soprattutto in caso di conflitti tra i genitori. La sfiducia soggettiva di una parte non giustifica la rimozione di un curatore educativo al quale va riconosciuta la capacità di organizzare in modo proficuo le relazioni personali tra padre e figlio (consid. 12).
Il beneficio dell'assistenza giudiziaria concesso in prima sede non vale automaticamente davanti all'autorità di ricorso e il richiedente deve presentare formale domanda in sede di ricorso, producendo i documenti atti a rendere verosimile la propria situazione di ristrettezza (consid. 13b). L'assenza del formulario per l'assistenza giudiziaria e di ogni documentazione sulla situazione finanziaria della parte comporta il rifiuto del beneficio.

BOA N. 26, dicembre 2003

Pubblicazione: 
Bollettino dell'Ordine degli Avvocati N. 26, dicembre 2003

Sentenza I CCA 2.10.2002 (inc. n. 11.2001.141)

Pubblicazione: 
BOA N. 26, dicembre 2003

Completazione di sentenza di divorzio - diritto applicabile - liquidazione del regime dei beni - art. 120 cpv. 1, 129, 135, 181 segg.CC, 7a cpv. 3, 7b cpv. 1 e 2 tit. fin. CC

La completazione di una sentenza di divorzio lacunosa ha per oggetto questioni che il giudice del divorzio non ha regolato e per le quali fa stato il nuovo diritto del divorzio.
La completazione di una sentenza di divorzio lacunosa continua a essere ammessa nel nuovo diritto del divorzio, nei limiti stabiliti dalla giurisprudenza relativa al diritto previgente (DTF inedita del 7.11.2001 in re B, 5C.207/2001 consid. 2)
La sentenza di divorzio che presenta una lacuna può essere completata. È il caso quando il giudice del divorzio ha omesso - per svista, errore di diritto o ignoranza di un fatto - di decidere una questione su cui avrebbe dovuto statuire d'ufficio o su richiesta di parte.
In materia di liquidazione del regime dei beni non è possibile adeguare la sentenza di divorzio a circostanze intervenute dopo il suo passaggio in giudicato.
Una clausola convenzionale secondo cui uno dei coniugi è incaricato di vendere un immobile e di versare una quota del ricavo all'altro non presenta lacune. Ritardi e remore del coniuge incaricato della vendita di attivarsi per la conclusione del contratto possono essere superate chiedendo nelle vie esecutive civili cantonali l'adempimento dell'obbligo, se del caso da altre persone, a spese dell'obbligato (art. 502 CPC).

Sentenza I CCA 24.10.2002 (inc. 11.1998.186)

Pubblicazione: 
BOA N. 26, dicembre 2003

Divorzio internazionale - competenza del giudice svizzero per l'affidamento dei figli minori residenti negli USA e le relazioni personali - procedura : audizione dei minori - contributo di mantenimento per l'ex coniuge - contributo di mantenimento per i figli - diritto applicabile - art. 125 cpv. 2, 133 cpv. 1, 144 cpv. 2 285 CC, 59, 63 cpv. 2, 83 cpv. 1, 85 LDIP, Convenzione dell'Aia sulla legge applicabile alle obbligazioni alimentari (RS.0.211.213.01)

Il giudice svizzero del divorzio è competente per statuire sulla sorte dei figli minori residenti negli Stati Uniti d'America, Stato estraneo alla Convenzione dell'Aia concernente la competenza delle autorità e la legge applicabile in materia di protezione dei minorenni (RS.0211.231.01; cfr. SJ 121/1999 I pag. 224 consid. 3a/bb).
Si può prescindere dall'audizione per commissione rogatoria dei figli minori residenti all'estero qualora tale misura non sia esperibile in tempo ragionevole (in concreto: attesa di oltre un anno).
Non vi sono prestazioni di uscita della previdenza professionale quando i coniugi non hanno mai conseguito redditi da attività lucrativa superiori al minimo previsto dalla Legge sulla previdenza professionale. Può dunque essere lasciato indeciso, nella fattispecie, il quesito di sapere se al riguardo è applicabile il diritto del divorzio o quello al quale soggiace l'istituto di previdenza.
Il coniuge che durante il matrimonio ha sempre lavorato per mantenere la famiglia, mentre l'altro era inattivo o lo coadiuvava saltuariamente, non può pretendere da quest'ultimo un contributo di mantenimento dopo il divorzio.
In fattispecie internazionale l'obbligo di mantenimento è regolato dalla Convenzione dell'Aia applicabile alle obbligazioni alimentari (RS.0.211.213.01). Il diritto svizzero si applica tuttavia nei casi in cui il creditore e il debitore sono entrambi cittadini svizzeri e il debitore dimora abitualmente in Svizzera.

Sentenza I CCA 29.10.2002 (inc. 11.2002.81)

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BOA N. 26, dicembre 2003

Modifica di sentenza di divorzio - riduzione del contributo di mantenimento per il figlio minore - procedura - portata della massima ufficiale e del principio inquisitorio - dovere di assistenza del nuovo coniuge del debitore alimentare - art. 7a cpv. 3 tit. fin. CC, 134 cpv. 2, 279, 285 e 286 cpv. 2 CC

La modifica di un contributo di mantenimento in favore del figlio minore è retta dal nuovo diritto del divorzio. Sono quindi applicabili le norme di procedura prescritte dall'art. 279 CC.
Il principio inquisitorio non esonera la parte dall'obbligo di collaborare all'accertamento dei fatti decisivi per il giudizio. Il debitore che si è risposato e chiede la riduzione del contributo di mantenimento del figlio minore deve dunque fornire dati non solo sulla sua situazione, ma anche su quella della nuova moglie (reddito e spese), tenuta ad assisterlo nell'adempimento dei suoi obblighi alimentari.

Sentenza I CCA 4.11.2002 (inc. 11.2002.23)

Pubblicazione: 
BOA N. 26, dicembre 2003

Modifica di sentenza di divorzio - interpretazione e applicazione di una convenzione sugli effetti del divorzio - natura giuridica della convenzione - documenti nuovi in appello - art. 153v CC, 138 cpv. 1 CC, 321, 322 lett. a, 423b cpv. 2 CC

Nuovi documenti in appello non sono proponibili in una causa di modifica della sentenza di divorzio, tanto meno oltre quattro mesi dopo l'introduzione del ricorso. L'art. 322 lett. a CPC non conferisce alla Camera civile di appello la facoltà di assumere nuova documentazione d'ufficio in cause non soggette al principio inquisitorio.
Una convenzione sugli effetti del divorzio, secondo il Tribunale federale, diviene dopo la sua omologazione da parte del giudice parte integrante della sentenza di divorzio, con la quale acquisisce forza di giudicato (DTF del 9.5.2001 in re B, 5C.281/2000 consid. 3 con richiami). Trattandosi tuttavia di delucidare una condizione relativa a questione lasciata alla libera disponibilità delle parti (contributo di mantenimento per l'ex coniuge) si applicano gli stessi criteri interpretativi sviluppati nell'ambito contrattuale, sia nel vecchio che nel nuovo diritto del divorzio. La vera e concorde volontà delle parti (art. 18 CO) è dunque decisiva. Se non si può accertarla, occorre determinare il senso che in buona fede le parti potevano ragionevolmente attribuire alle espressioni usate (cfr. DTF 127 III 475 consid. 1b).
Portata di una clausola secondo la quale il contributo sarà proporzionalmente ridotto qualora l'ammontare complessivo delle entrate dopo il pensionamento fosse inferiore all'ultimo stipendio percepito.

Sentenza I CCA 14.11.2002 (inc. 11.2002.95*)

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BOA N. 26, dicembre 2003

Filiazione - misure di protezione del figlio - curatela per l'esercizio del diritto di visita - competenza territoriale dell'autorità tutoria - procedura : rappresentanza in sede amministrativa, principio inquisitorio, diritto di essere sentito e audizione personale - art. 29 cpv. 2 Cost, 307 ss., 308 cpv. 2, 314 n. 1, 315 cpv. 2 CCS, 23 L sull'organizzazione e la procedura in materia di tutele e curatele (LTC)

Il principio inquisitorio non impone al giudice di assumere non meglio precisate "prove a disposizione" offerte dalle parti, quando gli atti di causa sono sufficienti per statuire.
Davanti alle autorità amministrative, come l'autorità di vigilanza sulle tutele, non si richiedono al procuratore delle parti particolari requisiti (art. 15 LPamm, cui rinvia l'art. 21 LTC). Le parti possono agire personalmente in giudizio e nulla impedisce a una parte di informarsi o di consultarsi con una persona cognita di diritto, né di firmare essa medesima - assumendosene le responsabilità - quanto un avvocato scrive.
Il diritto cantonale sulla procedura in materia di tutele e curatele garantisce alla persona direttamente toccata dalla misura il diritto di essere sentita personalmente (art. 23 cpv. 2 LTC). Si può prescindere dall'audizione personale solo per ragioni mediche o eccezionali, a protezione di interessi pubblici o privati prevalenti o di un'istruttoria in corso. La violazione può a ogni modo essere sanata davanti a un'autorità di ricorso munita di pieno potere cognitivo in fatto e in diritto (art. 23 cpv. 2 e cpv. 5 prima frase LTC). L'autorità di ricorso non è tenuta a indire una nuova audizione personale quando i genitori sono comparsi personalmente davanti alla Commissione tutoria, anche se uno di essi ha abbandonato anzitempo l'aula e l'altro ha rifiutato di firmare il verbale.
Trattandosi di istituire una curatela per agevolare il diritto di visita - già concesso - dei nonni, si può prescindere dall'audizione del figlio minorenne (9 anni), che è già stato ascoltato in modo approfondito nella procedura intesa alla concessione del diritto di visita.
Le autorità tutorie del luogo di dimora del minore sono competenti per emanare misure di protezione qualora il figlio viva presso genitori affilianti o altrimenti fuori dalla comunione domestica dei genitori. In caso di cambiamento di domicilio della madre (titolare dell'autorità parentale) restano competenti le autorità del domicilio dove continua a vivere il figlio in custodia di terzi (art. 315 cpv. 2 CC).
L'istituzione di una curatela per la vigilanza delle relazioni personali è indicata in presenza di conflittualità nociva all'interesse del figlio tra i genitori e i nonni ai quali è stato concesso il diritto di visita. Le difficoltà nell'esercizio del diritto di visita e la decisione unilaterale dei genitori di troncare ogni contatto tra il figlio e i nonni denotano una flagrante incapacità di dialogo e di sopportazione nell'interesse del figlio e rendono indispensabile una curatela ai sensi dell'art. 308 cpv. 2 CC.

*, pubblicata in RDAT I-2003 pag. 166

Sentenza I CCA 26.11.2002 (inc. 11.2002.102*)

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BOA N. 26, dicembre 2003

Interdizione per infermità di mente - procedura : assunzione di perizia psichiatrica - art. 369, 374 cpv. 1 CC

L'interdizione per infermità o debolezza di mente richiede per diritto federale l'allestimento di una relazione peritale. Deve essere annullata l'interdizione pronunciata senza che l'interdicendo sia stato esaminato da periti.
L'esecuzione di una perizia psichiatrica non lede la libertà personale e può essere ordinata anche contro la volontà del soggetto, qualora l'autorità abbia seri dubbi sullo stato mentale di costui. L'esecuzione forzata della perizia consiste nel temporaneo ricovero in un istituto.
Non ha diritto a ripetibili il ricorrente che si è sottratto alla perizia ordinata dall'autorità di vigilanza sulle tutele, salvo dolersi poi in appello che non sono stati compiuti gli accertamenti indispensabili sul suo stato di salute mentale.

* pubblicata in RDAT I-2003 pag. 166

Sentenza I CCA 27.11.2002 (inc. 11.2002.18*)

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BOA N. 26, dicembre 2003

Curatela combinata di rappresentanza e amministrativa - diritto transitorio - competenza territoriale - requisiti per la pronuncia di una misura tutelare - art. 396 cpv. 1 CC

L'autorità tutoria interviene a giusta ragione con misure tutelari a protezione di una persona anziana che vive in situazione di grave degrado igienico (incontinenza, abiti sporchi e trasandati, fetore intollerabile della persona, abitazione sporca e senza igiene) e che ha accumulato debiti. La misura tutelare deve legittimarsi in base alla situazione del momento in cui l'autorità decide e non su quanto avvenuto in passato. Il trasferimento della persona interessata in una casa per anziani nel corso dell'istruttoria richiede di aggiornare le informazioni sulla sua situazione personale e finanziaria prima di poter emanare una decisione di curatela combinata.

* pubblicata in RDAT I-2003 pag. 181

Sentenza I CCA 9.12.2002 (inc. n. 11.2002.126)

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BOA N. 26, dicembre 2003

Interdizione per debolezza di mente - scompensi psicotici con violenze a terzi - art. 369, 370, 373, 393, 420 CC

L'interdicendo è legittimato a ricorrere contro la pronuncia dell'interdizione. Qualora insorga personalmente contro una decisione a lui sfavorevole, è sufficiente che le domande di giudizio e i motivi di impugnazione si desumano dall'insieme dell'esposto.
Merita conferma l'interdizione di una persona affetta da schizofrenia paranoide a decorso episodico che durante le fasi di scompenso psicotico non è in grado di provvedere ai propri interessi, richiede assistenza per la sua tendenza a fughe senza meta in paesi lontani e mette in pericolo l'altrui sicurezza, aggredendo fisicamente chi reputa tramare ai suoi danni., Una modifica del provvedimento può entrare in linea di conto solo qualora l'interessato dia prova di regolarità e costanza nei periodi di lucidità per prevenire le fasi di scompenso psichico con le terapie adeguate e dimostri con i fatti il cambiamento prossimale e professionale.

Sentenza I CCA 11.12.2002 (inc. 11.2002.122)

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BOA N. 26, dicembre 2003

Adozione senza il consenso del genitore - genitore interdetto di ignota dimora - notifica della decisione al rappresentante del genitore - esercizio di un diritto altamente personale - conseguenze di una notificazione irregolare della decisione - art. 19 cpv. 2, 265c CC, 14 LPamm, 120 cpv. 1, 121 cpv. 1 lett. e, 123 cpv. 2 CPC

Il ricorrente non può completare i motivi del suo appello dopo la scadenza del termine di impugnazione (Rep. 1968 pag. 70).
Il genitore interdetto capace di discernimento può esercitare da sé solo, in giudizio, diritti altamente personali come la contestazione del collocamento in vista di adozione del proprio figlio, anche contro il parere del tutore.
La decisione con la quale l'autorità tutoria decide di collocare in vista di adozione un bambino senza il consenso del genitore deve essere notificata non solo al tutore del genitore interdetto, ma anche personalmente a quest'ultimo.
Qualora il genitore risulti di ignota dimora, la notificazione della decisione non può avvenire al domicilio della madre di costui, ma deve avvenire con pubblicazione sul Foglio ufficiale del Cantone Ticino.
Il destinatario di una decisione notificata irregolarmente può impugnarla anche dopo la scadenza del termine di ricorso. Il termine decorre dal momento in cui il destinatario ha potuto rendersi conto dell'irregolarità e rimediarvi, dando prova di diligenza (sentenza della I CCA 7.3.2002 in re Z.).

Sentenza I CCA 13.12.2002 (inc. 11.2000.104)

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BOA N. 26, dicembre 2003

Competenza dei tribunali svizzeri per completare una sentenza di divorzio straniera - ex coniugi domiciliati in Svizzera - mancata costituzione in giudizio all'estero - sentenza estera parziale, liquidazione del regime matrimoniale - art. 54 cpv. 1 lett. a, 59, 60, 64 cpv. 1 LDIP, 120 CC

Il tribunale svizzero del domicilio di ex coniugi bosniaci divorziati all'estero è competente per completare la sentenza di divorzio straniera, e applica il diritto svizzero alla liquidazione del regime dei beni.
La sentenza di divorzio con la quale il tribunale bosniaco competente ha sciolto il matrimonio, senza statuire su eventuali contributi di mantenimento né sulla liquidazione del regime matrimoniale è parziale e va assimilata a un giudizio lacunoso.
La mancata costituzione in giudizio della parte convenuta davanti al tribunale bosniaco del divorzio non configura un'implicita rinuncia alle pretese in liquidazione del regime matrimoniale, che non è stato oggetto del giudizio estero.

Sentenza I CCA 23.12.2002 (inc. 11.2002.53)

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BOA N. 26, dicembre 2003

Matrimonio - regime matrimoniale della comunione dei beni - iscrizione a registro fondiario del trapasso in proprietà comune - decesso di un coniuge - indennità per ripetibili - valore litigioso - art. 224, 665 cpv. 3, 963 cpv. 2 CC, 150 CPC

Alla firma di una convenzione matrimoniale con la quale i coniugi adottano il regime della comunione dei beni i fondi proprietà dell'uno o dell'altro coniuge diventano per legge proprietà comune. L'iscrizione del trapasso a registro fondiario ha solo effetto dichiarativo e ogni coniuge ha il diritto di ottenerlo a semplice richiesta.
Qualora l'ufficiale del registro fondiario respinga la richiesta senza che l'interessato la impugni, la richiesta di iscrizione non può essere presentata una seconda volta sulla base degli stessi documenti giustificativi. Il coniuge che richiede la propria iscrizione come proprietario comune dei fondi ancora intestati in proprietà esclusiva all'altro deve promuovere una causa giudiziaria per far accertare il proprio diritto.
La morte del coniuge al quale sono intestati i fondi non impedisce l'azione di accertamento e l'iscrizione di un trapasso in proprietà comune per effetto di una convenzione matrimoniale può essere chiesta anche dopo lo scioglimento del regime per morte di uno dei coniugi.
Nella determinazione del valore litigioso il giudice può scostarsi dal valore indicato dalle parti solo se lo stesso è manifestamente inattendibile. Tale è il caso quando l'attore indica un valore di fr. 500'000.- e nel contempo produce documenti dai quali emerge un valore di stima dei fondi litigiosi di fr. 1'400'000.-. Calcolo concreto delle ripetibili spettanti alla parte vittoriosa.

Sentenza I CCA 30.12.2002 (inc. 11.2002.2)

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BOA N. 26, dicembre 2003

Modifica di sentenza di divorzio - affidamento del figlio minore - audizione del figlio - perizia medico-psicologica sullo stato di salute del figlio - criteri per l'affidamento di un giovane sedicenne: influenza della volontà - diritto di visita - contributo di mantenimento a carico del genitore non affidatario - dovere di assistenza del nuovo coniuge - art. 134 cpv. 1, 159 cpv. 3, 273 cpv. 1, 276 cpv. 2, 285, 286 cpv. 2 CC

Non è necessaria una perizia medico-psicologica sul figlio adolescente che ha scelto di andare a vivere con il padre anziché con la madre, quando il giovane è stato sentito da uno specialista, che non ritiene utile una psicoterapia.
Il desiderio espresso dall'adolescente sul proprio affidamento, unito al trasferimento effettivo del suo domicilio, configura un fatto nuovo importante per la modifica della sentenza di divorzio.
Criteri per l'affidamento di un figlio adolescente quando entrambi i genitori sono idonei e lavorano a tempo pieno. Rilevanza della volontà del figlio, sedicenne al momento dell'emanazione del giudizio, liberamente espressa.
Il trasferimento dell'autorità parentale dall'uno all'altro genitore è una modifica rilevante della situazione, che giustifica di principio l'obbligo del genitore non più affidatario di contribuire al mantenimento del figlio.
Quando le disponibilità dei genitori, sommate, sono sufficienti per coprire il fabbisogno del figlio minorenne, è superfluo accertare la situazione economica del nuovo marito della madre e della nuova moglie del padre, il cui dovere di assistenza è sussidiario rispetto all'obbligo alimentare dei genitori. Il fabbisogno in denaro del figlio tra i genitori deve essere ripartito tra di loro in proporzione della rispettiva disponibilità finanziaria (fabbisogno in denaro del figlio x disponibilità del genitore : disponibilità sommata dei genitori).
Con una disponibilità totale mensile dei genitori di fr. 2'830.- e un fabbisogno del figlio di fr. 1920.- il genitore che ha una disponibilità mensile di fr. 260.- sul proprio fabbisogno partecipa al mantenimento del figlio con un contributo mensile di fr. 175.- (arrotondati).
Il ricorso introdotto prima che il Pretore statuisca su una domanda di interpretazione non è irricevibile per il solo fatto di essere presentato prima che il termine di impugnazione cominci a decorrere (art. 335 CPC).

Sentenza I CCA 7.1.2003 (inc. 11.2002.133)

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BOA N. 26, dicembre 2003

Modifica di misure a protezione dell'unione coniugale - fabbisogno del coniuge debitore - cambiamento di alloggio - art. 179 cpv. 1 CC

In condizioni finanziarie disagiate un coniuge non può pretendere di inserire nel proprio fabbisogno un costo per l'alloggio superiore a quello che avrebbe se abitasse da solo. I maggiori oneri per un locale supplementare destinato all'esercizio del diritto di visita con i figli rientrano se del caso nel fabbisogno dei figli e non in quello del genitore.

Sentenza I CCA 13.1.2003 (inc. 11.2002.74)

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BOA N. 26, dicembre 2003

Cambiamento di nome di figlio di genitori non coniugati - audizioni del genitore e del figlio - motivi per rinunciare all'audizione - art. 30 cpv. 1 CC, 12 della Convenzione dell'ONU sui diritti del fanciullo, 424a cpv. 3 CPC

Si giustifica, in via eccezionale e su preavviso di esperti, di rinunciare all'audizione dei figli (10 e 8 anni) per i quali è chiesto il cambiamento del nome quando il grave dissidio tra i genitori ha determinato nei figli un intenso conflitto di lealtà nei loro confronti.
Il genitore che rappresenta legalmente i figli e che ha avuto occasione di far valere le proprie argomentazioni davanti a due autorità munite di pieno potere cognitivo in fatto e in diritto non può pretendere di comparire personalmente o di esprimersi oralmente davanti alla Camera.
La differenza di cognome nel nucleo familiare e gli inconvenienti pratici che essa può portare non bastano da sé soli a giustificare una modifica del cognome. Neppure la separazione dei genitori e la stabilità del nuovo nucleo familiare formato dal genitore affidatario con una terza persona giustificano un cambiamento di nome. Il cambiamento di nome presuppone che portando il cognome attuale i ragazzi patiscano gravi pregiudizi d'ordine sociale, psichico, morale o spirituale, dei quali nel caso concreto nulla si evince dagli atti.

Sentenza I CCA 29.1.2003 (inc. 11.2001.33)

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BOA N. 26, dicembre 2003

Misure a protezione dell'unione coniugale - nuove prove in appello - portata della massima ufficiale - apprezzamento anticipato delle prove - art. 322 lett. b CPC, 176 CC

Anche in questioni relative ai figli, rette dal principio inquisitorio e dalla massima ufficiale, non è consentito alle parti produrre in modo informe documentazione che esse avrebbero potuto produrre in precedenza.
Il reddito determinante di un lavoratore indipendente è quello medio, calcolato sull'arco di più anni (Rep. 1995 pag. 141), di regola tre, in modo da considerare le fluttuazioni che si possono verificare nell'andamento di una ditta individuale. Si può tenere conto del risultato dell'ultimo anno solo in caso di durevole flessione delle entrate. Il calcolo del reddito deve ancorarsi al bilancio e al conto perdite e profitti dell'azienda, oppure, non esistendo contabilità, ai dati che risultano dalle dichiarazioni fiscali, tenendo conto di eventuali detrazioni straordinarie, deduzioni ingiustificate e consumi privati.
Nel valutare il reddito di un indipendente occorre tenere conto dei consumi privati occulti, ma non si può prescindere da una spesa effettiva aziendale (leasing dell'autovettura) , riscontrabile nella contabilità della ditta.
I debiti possono essere considerati nel fabbisogno della famiglia solo se contratti nell'interesse della famiglia stessa e con l'accordo dell'altro coniuge, a condizione che sia garantito il fabbisogno minimo complessivo di tutti i suoi membri (DTF 127 III 292 consid. 2a/bb, Rep. 1994 pag. 302).
Se il reddito coniugale non è sufficiente per coprire il fabbisogno dei beneficiari tutti i contributi vanno ridotti in proporzione. Il contributo per i figli non è prioritario rispetto a quello per il coniuge.

Sentenza I CCA 4.2.2003 (inc. 11.2002.30)

Pubblicazione: 
BOA N. 26, dicembre 2003

Misure di protezione dell'unione coniugale - contributo di mantenimento per il figlio minorenne - principio inquisitorio illimitato - istruttoria minima sul reddito e il fabbisogno di entrambi i genitori - art. 176 cpv. 3, 285 CC, 326 lett. a, 419b cpv. 4 CPC

I coniugi possono regolare di comune accordo le condizioni della vita separata. Il Pretore deve nondimeno accertare, prima di omologare la loro proposta sul contributo di mantenimento per un figlio minorenne, il reddito e il fabbisogno di entrambi i genitori. Se egli constata l'insufficienza dei dati enunciati genericamente dalle parti, deve indagare di sua iniziativa sulle entrate e sulla sostanza di loro, così come sul rispettivo fabbisogno minimo (cfr. cfr. anche DTF 127 III 72 consid. 3). Il giudice che disattende la massima ufficiale e il principio inquisitorio del diritto federale nella loro sostanza viola norme essenziali di procedura. Il dispositivo sul contributo di mantenimento del figlio emanato senza che siano stati accertati i dati essenziali per valutare la situazione economica dei genitori va di conseguenza annullato e gli atti rinviati al primo giudice affinché esegua l'istruttoria.

Sentenza I CCA 6.2.2003 (inc. 11.2002.116)

Pubblicazione: 
BOA N. 26, dicembre 2003

Interdizione - capacità processuale del rappresentante provvisorio - proporzionalità della misura tutelare - tutela volontaria - art. 369 cpv. 1 , 386 cpv. 1 CC, 372 art. 64 cpv. 1 CPC

Il rappresentante "provvisorio" dell'interdicendo non rientra tra le persone elencate dall'art. 64 cpv. 1 CPC che detengono una rappresentanza legale. Egli ha nondimeno sostanzialmente le medesime competenze di un tutore ed è quindi abilitato a ricorrere contro la pronuncia dell'interdizione in nome del suo rappresentato.
La misura tutelare non può giustificarsi solo guardando al passato, ma deve legittimarsi in base alla situazione del momento in cui l'autorità decide.
La domanda di tutela volontaria presentata da una persona capace di discernimento prevale sulle altre cause di interdizione, salvo che essa sia stata presentata su pressione di terzi o per mero opportunismo.

Sentenza I CCA 6.2.2003 (inc. 11.2002.143)

Pubblicazione: 
BOA N. 26, dicembre 2003

Modifica di sentenza di divorzio - contributo per i figli minorenni - procedura semplificata - intimazione degli atti giudiziari - notifica nelle vie edittali - sanzione di notifica irregolare - art. 134 cpv. 2, 285, 286, 279 CC, art. 419 cpv. 3, 425 segg. CPC, 122, 123 cpv. 2 CPC

La procedura per la modifica di una sentenza di divorzio sul contributo alimentare per il figlio minorenne è quella semplificata degli art, 425 segg. CPC e non quella ordinaria. Il termine per presentare appello e per la risposta è dunque di 10 giorni, non interrotto dalle ferie giudiziarie. La sentenza emanata dal giudice seguendo la procedura ordinaria non è nulla e può essere annullata solo se a causa della procedura diversa le parti hanno subito un pregiudizio riparabile solo con l'annullamento della sentenza impugnata.
La notifica di un atto giudiziario mediante pubblicazione sul Foglio ufficiale del Cantone Ticino (cosiddetta notifica nelle vie edittali) è una soluzione estrema (DTF 112 III 8 consid. 4 secondo paragrafo), alla quale il giudice procede solo in caso eccezionale. La parte attrice deve giustificare di aver eseguito senza successo le indagini che si potevano da lei richiedere per conoscere l'esatto indirizzo del convenuto o l'inutilità delle ricerche.
La generica indicazione del domicilio del convenuto limitata alla città di residenza (X Y, Milano) non è sufficiente. La parte attrice deve fornire al giudice indicazioni più precise, in particolare l'esatto recapito (art. 165 cpv. 2 lett. b CPC) o dimostrare di aver intrapreso senza successo le ricerche per accertare il recapito del destinatario. La notifica nelle vie edittali avvenuta quando la parte attrice aveva un contatto con il convenuto (nel caso concreto l'ex coniuge esercitava il diritto di visita), che non si era reso irreperibile, deve essere dichiarata nulla quando ciò ha provocato la preclusione del convenuto e l'emanazione di una sentenza senza che egli abbia potuto esprimersi.

Sentenza I CCA 12.2.2003 (inc. 11.2002.117)

Pubblicazione: 
BOA N. 26, dicembre 2003

Misure di protezione dell'unione coniugale - reddito : indennità di disoccupazione e prestazioni di assistenza - fabbisogno: alloggio per persona sola - ammanco: ripartizione proporzionale del contributo - diffida ai debitori - art. 176, 144 cpv. 2, 177 CC

Le indennità di disoccupazione percepite da un coniuge sono un suo reddito e devono essere considerate per il calcolo del contributo alimentare. Non rientrano per contro nel reddito le prestazioni versate dall'Ufficio assistenza che superano l'importo delle indennità di disoccupazione e che costituiscono versamenti dalla pubblica assistenza.
Ai fini del calcolo del contributo alimentare l'onere di alloggio determinante non è la spesa effettiva, ma la spesa che l'interessato avrebbe se abitasse da solo. In una situazione economica disagiata (coniugi entrambi disoccupati da anni e a carico dell'assistenza pubblica) un onere di alloggio di fr. 1550.- mensili per una persona sola è eccessivo e deve essere ricondotto a fr. 905.-, pari a quanto speso dall'altro coniuge.
Se il reddito coniugale non è sufficiente per coprire il fabbisogno di tutta la famiglia, al debitore va lasciato il fabbisogno minimo (DTF 123 III 1, consid. bb, confermato in DTF 126 III 356 consid. bb) e i contributi per gli altri membri della famiglia vanno ridotti in proporzione, il contributo per il figlio minorenne non avendo la priorità su quello per il coniuge (per il calcolo particolareggiato, vedere http://www.divorzio.ch, caso di giurisprudenza n. 77).
La diffida ai debitori (trattenuta di stipendio o delle indennità di disoccupazione) deve garantire il pagamento dei contributi a scadenze regolari. Il provvedimento è pertanto giustificato quando il debitore alimentare ammette di non aver fatto fronte ai suoi obblighi di mantenimento a causa della precaria situazione economica.

Sentenza I CCA 17.3.2003 (inc. 11.2002.140)

Pubblicazione: 
BOA N. 26, dicembre 2003

Divorzio - contributo di mantenimento - coniuge con autonomia finanziaria - assegno familiare in aggiunta al contributo per il figlio minorenne - scioglimento del regime : riscatto di assicurazione sulla vita - art. 125 cpv. 2, 285 cpv. 2, 197, 204 cpv. 2 CC

Il coniuge che durante il matrimonio ha lavorato a tempo parziale (10-20%) e che con un lavoro al 60-70% copre ampiamente le proprie esigenze, compresa la ricostituzione di un'adeguata previdenza professionale, non può pretendere un contributo di mantenimento dopo il divorzio, neppure se ha superato i 45 anni di età e deve occuparsi di un figlio minorenne.
Quando il contributo di mantenimento versato dal genitore non affidatario copre integralmente il fabbisogno del figlio non è ammissibile il cumulo di assegno familiare e contributo.
In mancanza di prove circa l'appartenenza a un'altra massa dei beni, il capitale versato a uno dei coniugi durante il regime in riscatto di un'assicurazione è da considerare un acquisto. Il relativo importo non può essere inserito tra gli acquisti se è stato consumato prima della litispendenza dell'azione di divorzio.

Sentenza I CCA 18.3.2003 (inc. 11.2002.111)

Pubblicazione: 
BOA N. 26, dicembre 2003

Azione di separazione - modifica di misure cautelari - sospensione del contributo alimentare - decorrenza retroattiva della modifica - irreperibilità del beneficiario - art. 137 cpv. 2 CC

Un decreto cautelare che modifica un assetto provvisionale vigente ha effetto solo per il futuro. Per ragioni di equità il giudice può nondimeno far decorrere la modifica già dalla presentazione dell'istanza (o in qualsiasi momento intermedio fra la presentazione dell'istanza e l'emanazione del decreto). Una retroattività più ampia è ammessa solo in casi eccezionali. Motivi eccezionali di equità sono dati quando il beneficiario delle prestazioni si rende irreperibile e risulta di ignota dimora.

Sentenza I CCA 8.4.2003 (inc. 11.2003.36)

Pubblicazione: 
BOA N. 26, dicembre 2003

Misure di protezione dell'unione coniugale - contributo scalare per il figlio minorenne : età determinante - ripartizione tra i genitori del contributo per i figli - art. 276, 285 cpv. 1 CC

La scalarità del contributo di mantenimento non subentra dal momento in cui il figlio compie 7 anni ma dal raggiungimento del settimo anno di età. Trattandosi di un bambino nato il 3 ottobre 1996, il contributo scalare scatta quindi dall'ottobre del 2002.
Il genitore che non riesce a coprire con il suo guadagno il proprio fabbisogno minimo non può essere chiamato a contribuire in denaro alle necessità dei figli.

Sentenza I CCA 14.4.2003 (inc. 11.2001.119)

Pubblicazione: 
BOA N. 26, dicembre 2003

Divorzio - nuovi mezzi di prova in appello - rilevanze delle nuove prove - contributo di mantenimento dopo il divorzio - matrimonio di lunga durata - rilevanza del tenore di vita durante la comunione domestica - reddito di indipendente - fabbisogno : premio di assicurazione sulla vita - art. 138 cpv. 1 CC, 423b cpv. 2 CPC, art. 125 cpv. 2 CC

Nuovi mezzi di prova sono di principio ammissibili in appello. Essi devono comunque essere rilevanti per il giudizio (cosiddetto "apprezzamento anticipato delle prove").
In un matrimonio di lunga durata (convivenza durata 16 anni) il coniuge ha diritto di vedersi riconoscere l'equivalente del tenore di vita avuto durante l'economia domestica.
Il premio di un'assicurazione che ha carattere previdenziale può di principio essere incluso nel fabbisogno minimo.

Sentenza I CCA 14.4.2003 (inc. 11.2002.115)

Pubblicazione: 
BOA N. 26, dicembre 2003

Interdizione - istanza di ripristino dell'autorità parentale sul figlio maggiorenne - modifica della misura nell'interesse dell'interdetto - art. 385 cpv. 2 CC

La massima ufficiale e il principio inquisitorio, applicabili nel diritto di tutela, non impongono all'autorità di assumere mezzi di prova che non appaiano decisivi a un apprezzamento anticipato delle prove.
I genitori non hanno un diritto automatico al ripristino della loro autorità parentale e l'autorità tutoria deve verificare che tale misura sia nell'interesse dell'interdetto. L'idoneità del genitore e le cure personali da lui prestate al figlio non sono i soli elementi da considerare per il ripristino dell'autorità parentale.

Sentenza I CCA 22.4.2003 (inc. 11.2003.37)

Pubblicazione: 
BOA N. 26, dicembre 2003

Misure di protezione dell'unione coniugale - contributo per il figlio minorenne - portata del principio inquisitorio - onere di allegazione del genitore - mezzi di prova nuovi per fatti nuovi - art. 280 CC

Il genitore che intende ottenere una riduzione del contributo da lui dovuto per un figlio minorenne deve sostanziare per quanto possibile le proprie allegazioni, informare il giudice dei fatti a propria conoscenza e indicare i mezzi di prova disponibili (DTF 128 III 413 consid. 3.2.1). Non può quindi produrre in appello nuovi documenti su fatti nuovi che non sono stati discussi davanti al Pretore. Le nuove circostanze possono essere fatte valere nell'ambito di un'istanza per modifica delle misure cautelari adottate.

Sentenza I CCA 25.4.2003 (inc. 11.2002.4) - (Sentenza 5.5.2003 inc. 11.2003.49)

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BOA N. 26, dicembre 2003

Misure di protezione del figlio - relazioni personali - decisione che ordina l'allestimento di una perizia - natura della decisione - art. 44 LPamm, 21 della legge sull'organizzazione e la procedura in materia di tutele e curatele dell'8.3.1999, 424 cpv. 2 CPC

La decisione con cui l'autorità tutoria conferisce incarico a un perito per assumere prove è una decisione "incidentale" , che può essere impugnata all'autorità di vigilanza solo se provoca al ricorrente un danno "non altrimenti riparabile" (art. 44 LPamm, alla quale rinviano l' art. 21 della legge sull'organizzazione e la procedura in materia di tutele e curatele e l'art. 424 cpv. 2 CPC). Le decisioni dell'autorità di vigilanza sono impugnabili solo con appello e nella procedura civile ticinese la decisione con cui un giudice dispone l'assunzione di prove è una semplice ordinanza (art. 182 CPC), come tale inappellabile. La risoluzione dell'autorità tutoria sull'istruttoria non può quindi formare oggetto di appello davanti alla Camera civile.

Sentenza I CCA 30.4.2003 (inc. 11.2003.12)

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BOA N. 26, dicembre 2003

Divorzio - affidamento del figlio - preferenze espresse dal giovane - separazione di fratelli - scioglimento del regime matrimoniale - equa indennità per la previdenza professionale - art. 133 cpv. 2, 205, 124 CC

Il punto di vista del ragazzo è importante, ma qualora esprima un anelito a una maggior libertà o a maggiori vantaggi materiali non prevale sul criterio del bene del figlio, in particolare quando il giovane vive da sette anni con la madre e la sorella, e quest'ultima si oppone al proprio affidamento al padre.
Nel diritto ticinese lo scioglimento del regime dei beni non è retto dal principio inquisitorio, che non è imposto dal diritto federale nemmeno dopo l'entrata in vigore del nuovo diritto del divorzio. Il coniuge che chiede lo scioglimento del regime matrimoniale deve quindi documentare le sue allegazioni e permettere di individuare con chiarezza i beni cui si riferisce, tanto più se si tratta di immobili.
Non si può pretendere da un coniuge diventato invalido, senza sostanza e con redditi pari alla rendita di invalidità, il versamento di un'indennità per l'impossibilità di dividere le prestazioni d'uscita della previdenza professionale, se ciò intacca il suo fabbisogno minimo.
-> il Tribunale federale ha respinto il ricorso per riforma il 1.9.2003 5C.131/2003

Sentenza I CCA 6.2.2003 (inc. 11.2002.143)

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BOA N. 26, dicembre 2003

Modifica di sentenza di divorzio - contributo per i figli minorenni - procedura semplificata - intimazione degli atti giudiziari - notifica nelle vie edittali - sanzione di notifica irregolare - art. 134 cpv. 2, 285, 286, 279 CC, art. 419 cpv. 3, 425 segg. CPC, 122, 123 cpv. 2 CPC

La procedura per la modifica di una sentenza di divorzio sul contributo alimentare per il figlio minorenne è quella semplificata degli art, 425 segg. CPC e non quella ordinaria. Il termine per presentare appello e per la risposta è dunque di 10 giorni, non interrotto dalle ferie giudiziarie. La sentenza emanata dal giudice seguendo la procedura ordinaria non è nulla e può essere annullata solo se a causa della procedura diversa le parti hanno subito un pregiudizio riparabile solo con l'annullamento della sentenza impugnata.
La notifica di un atto giudiziario mediante pubblicazione sul Foglio ufficiale del Cantone Ticino (cosiddetta notifica nelle vie edittali) è una soluzione estrema (DTF 112 III 8 consid. 4 secondo paragrafo), alla quale il giudice procede solo in caso eccezionale. La parte attrice deve giustificare di aver eseguito senza successo le indagini che si potevano da lei richiedere per conoscere l'esatto indirizzo del convenuto o l'inutilità delle ricerche.
La generica indicazione del domicilio del convenuto limitata alla città di residenza (X Y, Milano) non è sufficiente. La parte attrice deve fornire al giudice indicazioni più precise, in particolare l'esatto recapito (art. 165 cpv. 2 lett. b CPC) o dimostrare di aver intrapreso senza successo le ricerche per accertare il recapito del destinatario. La notifica nelle vie edittali avvenuta quando la parte attrice aveva un contatto con il convenuto (nel caso concreto l'ex coniuge esercitava il diritto di visita), che non si era reso irreperibile, deve essere dichiarata nulla quando ciò ha provocato la preclusione del convenuto e l'emanazione di una sentenza senza che egli abbia potuto esprimersi.

Sentenza I CCA 2.6.2003 (inc. 11.2002.54)

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BOA N. 26, dicembre 2003

Azione di divorzio unilaterale - rottura del vincolo matrimoniale - truffa matrimoniale - circostanze soggettive - contenuto delle conclusioni - art. 115 CC, 139 CC, 280 CPC

Nelle conclusioni di causa le parti possono trarre ulteriori deduzioni giuridiche dalle risultanze istruttorie, anche se non si erano pronunciate sul tema durante lo scambio degli allegati. Sui fatti che motivano la causa di divorzio, del resto, il giudice può indagare di sua iniziativa anche in assenza di allegazioni delle parti e ne tiene conto d'ufficio se emergono dall'istruttoria.
La truffa matrimoniale presuppone che un coniuge inganni l'altro per ottenere un permesso di dimora o conseguire altri vantaggi, per esempio di ordine patrimoniale. Non può prevalersi di una truffa matrimoniale il coniuge che conosceva la situazione amministrativa dell'altro coniuge, straniero.
Circostanze oggettive quali la mancata vita in comune dei coniugi, la nascita di un figlio della moglie da un altro uomo, il comportamento processuale della moglie nella causa di disconoscimento di paternità avviata dal marito e le relazioni sentimentali allacciate da entrambi i coniugi con altri sono insufficienti per accordare il divorzio sulla base dell'art. 115 CC se l'attore nemmeno indica quale reazione mentale e/o emotiva gli rende soggettivamente insopportabile il mantenimento del vincolo giuridico del matrimonio fino alla scadenza del termine quadriennale di separazione.

Sentenza I CCA 6.6.2003 (inc. 11.2003.53)

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BOA N. 26, dicembre 2003

Azione di separazione - contributo di mantenimento - reddito ipotetico del coniuge attivo a tempo parziale durante l'unione coniugale - influenza dello stato di salute e dell'età (59 anni) - fabbisogno : maggiorazione del 20% - art. 118 cpv. 2, 163, 176 CC

Il giudice può fondarsi su un reddito ipotetico superiore a quello effettivamente conseguito da un coniuge se quest'ultimo ha la concreta e ragionevole possibilità di ottenere entrate superiori. Occorre sapere se il guadagno dell'interessato è adeguato o se, tenuto conto dell'età, della formazione e dello stato di salute, oltre che della situazione in cui si trova il mercato del lavoro, l'interessato possa ottenere un maggior reddito estendendo la sua attività o assumendo lavori meglio rimunerati (DTF 128 III 5 consid. 4a con rinvii). Non si può pretendere da una persona di oltre 54 anni, senza formazione specifica, affetta da numerose malattie (limitazioni articolari, forte depressione nervosa, ipertensione arteriosa) che le causano un'incapacità lucrativa di lunga durata superiore al 50% l'estensione dell'attività di addetta alle pulizie, con un guadagno effettivo di fr. 1500.- mensili.
Il coniuge debitore di una rendita non deve essere ridotto a vivere con il minimo vitale allargato del diritto esecutivo (sentenza del Tribunale federale del 20.12.2002 in re X, consid. 5.2.2, pubblicata in FamPra.ch 2003 pag. 428) ma nel caso di ristrettezze economiche non si giustifica di riconoscere in modo schematico una maggiorazione forfetaria del fabbisogno (sentenza 5C.238/2000 dell'8.12.2000 in re O., consid. 3 non pubblicato in DTF 127 III 65; Gloor/Spycher, Basler Kommentar, 2a ed., n. 19 ad art. 125 con rif.).
Non commette abuso di diritto il coniuge che in un primo tempo introduce con il coniuge una domanda di divorzio su richiesta comune e poi, sempre concordemente con il coniuge, tramuta l'azione di divorzio pendente in una domanda di separazione.
Il coniuge che si oppone alla ripartizione a metà dell'eccedenza deve allegare e rendere verosimile che il contributo alimentare comporta una sorta di liquidazione anticipata del patrimonio coniugale o permette all'altro coniuge di beneficiare di un tenore di vita superiore a quello avuto durante la comunione domestica.

Sentenza I CCA 13.8.2003 (inc. 11.1999.126)

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BOA N. 26, dicembre 2003

Divorzio - Contributo di mantenimento per il coniuge - matrimonio di lunga durata - mantenimento del tenore di vita precedente per entrambi i coniugi - reddito: non indennità versata dal figlio maggiorenne convivente - contributo per il figlio minorenne che diventa maggiorenne in corso di causa - art. 125 cpv. 1 CC

Dopo un matrimonio in cui la vita comune è durata 19 anni, entrambi i coniugi hanno per principio diritto a conservare il tenore di vita avuto durante la comunione domestica.
Non rientrano nei redditi del genitore i contributi versati dal figlio maggiorenne convivente per il rimborso dei costi supplementari dell'economia domestica causati dalla coabitazione. Nemmeno liberalità discrezionali del figlio maggiorenne al genitore possono essere equiparati a redditi di quest'ultimo.
Il coniuge che ha 52 anni e che lavora quattro giorni alla settimana come venditrice e addetta alle pulizie, in buona salute e senza oneri di educazione di figli minorenni, può ragionevolmente estendere la propria attività e lavorare a tempo pieno.
Il riconoscimento di un supplemento del 20% sul fabbisogno minimo non ha portata pratica quando ai coniugi deve essere garantito come "debito mantenimento" il tenore di vita avuto prima della separazione.
Fino al passaggio in giudicato degli effetti del divorzio i contributi di mantenimento per moglie e figli continuano a essere disciplinati dall'assetto provvisionale. Se al momento in cui il figlio diventa maggiorenne i contributi di mantenimento non sono ancora stati decisi nel merito, un giudizio al riguardo non può più intervenire.

Sentenza I CCA 14.8.2003 (inc. 11.2003.95 e 11.2003.96)

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BOA N. 26, dicembre 2003

Modifica di misure a protezione dell'unione coniugale - reddito ipotetico di coniuge disoccupato da anni - decisione sulla domanda di assistenza giudiziaria - art. 179 cpv. 1 CC, 5 e 14 Lag, 340 lett. a CPC

Il coniuge quarantenne, in buona salute, con un diploma di impiegato di commercio e che ha lavorato nel settore bancario fino al 1996 e come autista fino al 2000, non può limitarsi a produrre statistiche sulle perdite occupazioni e sulla percentuale di disoccupati per fasce di età per ottenere la soppressione dei contributi alimentari stabiliti a suo carico. Il solo fatto di aver rispettato le disposizioni dell'Ufficio disoccupazione non è sufficiente per rendere verosimile di aver intrapreso quanto si poteva ragionevolmente pretendere da lui per trovare un'occupazione che gli consentisse di onorare gli impegni familiari.
La procedura in materia di assistenza giudiziaria non si confonde con il merito (art. 5 Lag). La circostanza che il Pretore non abbia statuito sulla domanda di assistenza giudiziaria non giustifica una modifica del dispositivo sugli oneri processuali e non costituisce un motivo di revisione ai sensi dell'art. 340 lett. a CPC. Per ottenere la decisione è sufficiente sollecitare il giudice.

Sentenza I CCA 24.7.2003 (inc. 11.2003.81)

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BOA N. 26, dicembre 2003

Misure di protezione dell'unione coniugale - relazioni personali con i figli - omessa audizione dei figli - contributo alimentare per il figlio : onere di alloggio - provvigione ad litem - art. 144, 273 cpv. 1 CC, 326 lett. a CPC

La legge non prevede un'età fissa dalla quale il giudice sia obbligato a interpellare e ascoltare i minorenni quando sono in discussione le relazioni personali con il genitore non affidatario. Tra i 7 e i 12 anni l'opportunità dell'audizione va apprezzata in funzione dello sviluppo del figlio e delle circostanze concrete. In mancanza di motivi gravi che si oppongono all'audizione di due fratelli di 7 e 10 anni l'omissione di tale formalità è una violazione di norme essenziali di procedura. Il dispositivo sul diritto di visita va dunque annullato e l'incarto rinviato al Pretore affinché proceda all'audizione, se del caso incaricando uno specialista.
Il fabbisogno medio delle raccomandazioni di Zurigo può essere adattato alle condizioni locali (in concreto canone di locazione favorevole). Determinazione dell'onere di alloggio per due fratelli nella fascia di età compresa tra i 7 e i 12 anni (7/12 complessivi della pigione pagata dal genitore con cui vivono; 1/3 più 1/4, Empfehlungen zur Bemessung von Unterhaltsbeiträgen für Kinder, Zurigo 2000, pag. 13 in alto).
Nell'ambito di misure a protezione dell'unione coniugale una parte può essere tenuta a finanziare le spese legali e giudiziarie dell'altra con la ripartizione degli oneri processuali. Non vi è base legale per obbligare un coniuge ad anticipare all'altro le spese legali e giudiziarie (I CCA, sentenze del 16.8.2002 e del 30.7.2002, massima pubblicata nel Bollettino dell'Ordine degli avvocati n. 24, 2002, pag. 12).

Sentenza I CCA 25.6.2003 (inc. 11.2003.23)

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BOA N. 26, dicembre 2003

Misure di protezione dell'unione coniugale - modifica del contributo di mantenimento - reddito ipotetico del coniuge liberato dalle cure del figlio minorenne, ricoverato in istituto - periodo di adattamento - art. 179 CC

Il collocamento del figlio minorenne come interno in un istituto (Centro psico-educativo) rappresenta un cambiamento rilevante delle circostanze nell'ottica di una modifica delle misure protettrici dell'unione coniugale. Al coniuge quarantaduenne in buona salute, che in precedenza aveva interrotto l'attività di cameriera per occuparsi del figlio minorenne, affetto da disturbi caratteriali, può essere imposto di riprendere un'attività lucrativa all'80% dopo l'internamento del ragazzo in un istituto.
Il giudice che computa a un coniuge un reddito ipotetico (o si scosta dalle uscite effettivamente constatate) deve concedergli un lasso di tempo adeguato per modificare la propria situazione. Il criterio decisivo per stabilire il periodo di adattamento è la prevedibilità del cambiamento, un reddito ipotetico retroattivo essendo di principio escluso (sentenza del Tribunale federale 5P.95/2003 del 28.4.2003 consid. 2.3).

Sentenza I CCA 25.7.2003 (inc. 11.2002.58)

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BOA N. 26, dicembre 2003

Matrimonio - rimborso di anticipi assistenziali versati a un coniuge dallo Stato - surrogazione - diritto di regresso dello Stato nei confronti dell'altro coniuge - art. 163 CC, 110 CO, 37 Las (RL 6.4.11.1)

Le prestazioni assistenziali assegnate a uno dei coniugi devono essere restituite allo Stato dall'altro, nella misura o alle condizioni alle quali costui vi è obbligato secondo il Codice civile (art. 37 della legge sull'assistenza sociale, Las, RS 6.4.11.1). Per esercitare il diritto di regresso e ottenere da un coniuge il rimborso delle prestazioni assistenziali versate all'altro, lo Stato deve dimostrare che al momento in cui ha stanziato l'aiuto assistenziale il coniuge a cui chiede il rimborso era tenuto, in base al diritto matrimoniale, a contribuire al sostentamento di colui che è stato assistito.
Il coniuge che ha rimborsato allo Stato gli anticipi assistenziali ed è quindi surrogato nel credito verso colui che è stato assistito può chiedere a quest'ultimo la rifusione di quanto versato alle stesse condizioni del creditore originario. Deve dunque dimostrare che egli avrebbe dovuto sopperire alle esigenze dell'assistito secondo il diritto matrimoniale e che la situazione finanziaria del debitore è nel frattempo migliorata, tanto che questi si trova in condizioni di vita sufficientemente agiate (RDAT I-2002, pag. 202 n. 13).

Sentenza I CCA 28.7.2003 (inc. 11.2001.138)

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BOA N. 26, dicembre 2003

Modifica di sentenza di divorzio - presupposti - acquiescenza della parte convenuta - art. 153v, 158v CC, 352 CPC

Conclusa la procedura di divorzio gli ex coniugi possono liberamente disporre delle reciproche pretese patrimoniali e accordarsi sulla modifica di un contributo alimentare senza che occorra l'omologazione del giudice. Il Pretore che in una causa di modifica della sentenza di divorzio constata l'acquiescenza della parte convenuta alla petizione non può statuire nel merito ma deve prendere atto dell'acquiescenza e stralciare la causa dai ruoli.

Sentenza I CCA 4.9.2003 (inc. 11.2002.45)

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BOA N. 26, dicembre 2003

Misure cautelari in causa di divorzio - modifica delle circostanze: reinserimento professionale di casalinga - capacità lucrativa ridotta per nascita di un figlio da un altro uomo - art. 137 cpv. 2, 125 cpv. 1 CC

Il coniuge che al momento dell'introduzione della causa di divorzio ha 38 anni deve prepararsi al reinserimento professionale a tempo pieno al compimento dei 16 anni del figlio a lei affidato. Dopo il compimento dei 16 anni del figlio comune non può prevalersi della nascita di un figlio da un altro uomo e dall'impedimento al lavoro che ne deriva per continuare a ricevere un contributo di mantenimento dal marito. La nascita del figlio, in simili circostanze, non è un pregiudizio economico derivante dal matrimonio (cfr. DTF 4P.470/2002 del 22 maggio 2003, consid. 2.2).

BOA N. 24, dicembre 2002

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Bollettino dell'Ordine degli Avvocati N. 24, dicembre 2002

Sentenza I CCA 12.12.2001 (inc. 11.2000.149)

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BOA N. 24, dicembre 2002

Divorzio - contributo di mantenimento - matrimonio di breve durata -pregiudizio economico senza nesso causale con il matrimonio - art. 116, 125 CC

La questione di sapere se un divorzio debba essere accolto in base alla domanda dell'uno o dell'altro coniuge ha perso - dopo l'entrata in vigore del nuovo diritto del divorzio - ogni portata pratica (art. 116 CC).
Un matrimonio in cui la comunione domestica è durata meno di cinque anni è di breve durata. Decisiva à la durata della convivenza, non quella del vincolo coniugale.
Il coniuge che durante la vita in comune ha sempre lavorato come indipendente non può prevalersi del principio della solidarietà tra i coniugi per pretendere un contributo di mantenimento dall'altro, se tra le sue asserite difficoltà finanziarie e il matrimonio non vi è alcun nesso causale. Nel nuovo diritto del divorzio il principio della solidarietà entra in considerazione solo se lo scioglimento del matrimonio priva uno dei coniugi della facoltà di sopperire al proprio debito mantenimento, vale a dire quando la difficoltà economica è riconducibile al matrimonio stesso. Tale non è il caso per il marito il cui precario stato di salute esisteva già prima del matrimonio.

Sentenza I CCA 28.1.2002 (inc. 11.2001.114)

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BOA N. 24, dicembre 2002

Filiazione - rapporti personali - genitore affetto da turbe psichiche e da tossicodipendenza - diritto di visita sorvegliato - art. 273, 274, 314 n. 1 CC

La creazione di una nuova famiglia da parte del genitore affidatario non basta per escludere l'altro genitore dalle relazioni personali con il figlio. Il minorenne deve poter confrontare l'immagine che si è costruito del genitore con la realtà.
Il rapporto del figlio con entrambi i genitori è essenziale (DTF 127 III 298 consid., 4a in fondo). In presenza di una malattia psichica del genitore non affidatario, che in passato ha avuto episodi aggressivi anche se non nei confronti del figlio, è adeguato un diritto di visita sorvegliato in ambiente protetto, con l'istituzione di una curatela educativa per monitorare il riavvicinamento progressivo tra genitore e figlio.

Sentenza I CCA 13.2.2002 (inc. 11.2001.00120)

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BOA N. 24, dicembre 2002

Azione di mantenimento - contributo alimentare dovuto al figlio minorenne - capacità lavorativa del genitore: reddito ipotetico - tossicodipendente senza formazione professionale - art. 285 cpv. 1 CC

Non si può imputare un reddito ipotetico fittizio a un genitore tossicodipendente, senza formazione professionale, da anni a carico della pubblica assistenza e che non ha mai lavorato se non qualche mese nell'ambito di un programmi di reinserimento professionale, fallito per ricaduta nella tossicodipendenza.
L'azione di mantenimento non deve servire per riscuotere dall'ente pubblico anticipi di alimenti che sono in realtà prestazioni di assistenza. Non vi è spazio per contributi di mantenimento nei periodi in cui il genitore riceveva prestazioni assistenziali, che non costituiscono reddito ai fini dei contributi alimentari.

Sentenza I CCA 16.2.2002 (inc. 11.2001.143)

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BOA N. 24, dicembre 2002

Misure a protezione dell'unione coniugale - notifica degli atti giudiziari - intimazione al recapito postale noto della parte - art. 120, 122, 123 cpv. 2, 124 cpv. 1 CPC, 175 CC

La notificazione per posta raccomandata degli atti giudiziari al domicilio noto di una parte si reputa avvenuta validamente se il destinatario non ritira l'invio entro il settimo e ultimo giorno di giacenza presso l'ufficio postale. Non vi è quindi motivo di ripetere l'intimazione per via edittale. Una simile notificazione, irrita, è nulla solo se ha causato pregiudizio al destinatario, ciò che non è il caso quando questi appella tempestivamente.
L'autorizzazione a vivere separati prevista dall'art. 175 CC è giustificata in caso di serie minacce al coniuge.

Sentenza I CCA 8.3.2002 (inc. 11.2002.00014)

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BOA N. 24, dicembre 2002

Misure a protezione dell'unione coniugale - contributo di mantenimento - reddito determinante di un lavoratore dipendente - salario netto al momento del giudizio - art. 176 CC

Il criterio di calcolare il reddito del debitore alimentare sulla media degli ultimi tre anni si applica solo nel caso di lavoratori indipendenti (DTF inedita del 17.10.2000 in re M, 5P.351/2000). Per un lavoratore dipendente è decisivo - di regola - il salario netto conseguito al momento del giudizio, salvo il caso in cui vada considerato il reddito ipotetico superiore che l'interessato potrebbe concretamente ottenere dando prova di buona volontà.
Spetta al coniuge che si prevale di una diminuzione del reddito per malattia duratura rendere verosimile l'impedimento al lavoro e le sue conseguenze.

Sentenza I CCA 27.3.2002 (inc. 11.2002.00016)

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BOA N. 24, dicembre 2002

Misure provvisionali in causa di separazione - determinazione del contributo di mantenimento - art. 137 cpv. 2, 125 CC

Il contributo a favore di un coniuge si determina, durante una causa di stato, secondo le norme sul mantenimento della famiglia previste dal diritto matrimoniale e non secondo quelle contenute nel diritto del divorzio. Il coniuge che lavora a tempo pieno ha diritto di mantenere durante la causa il tenore di vita precedente e gli deve essere riconosciuto un contributo sulla base della ripartizione a metà delle eccedenze anche se dopo il divorzio nulla gli sarebbe dovuto. Non commette abuso di diritto il coniuge che rifiuta di divorziare prima del quadriennio di separazione previsto dall'art. 114 CC.

Sentenza I CCA 10.4.2002 (inc. 11.2000.125)

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BOA N. 24, dicembre 2002

Modifica di sentenza di divorzio - riduzione di contributo di mantenimento ai sensi dell'art. 151 cpv. 1 vCC - miglioramento del reddito della beneficiaria - prova del tenore di vita garantito dal contributo - art. 153 vCC

L'obbligato alimentare che vuole ottenere la soppressione, rispettivamente la riduzione del contributo di mantenimento all'ex coniuge pattuito sulla base dell'art. 151 cpv. 1 vCC, deve dimostrare non solo che la situazione economica della beneficiaria è migliorata, ma anche quale era il tenore di vita garantito dalla prestazione. Non è sufficiente provare che la beneficiaria può ora coprire con i propri mezzi il proprio mantenimento.
-> il Tribunale federale ha respinto il 10 luglio 2002 il ricorso per riforma dell'attore (la sentenza si può trovare sul sito www.bger.ch, giurisprudenza recente, 5C.120/2002).

Sentenza I CCA 15.5.2002 (inc. 11.2001.00086)

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BOA N. 24, dicembre 2002

Modifica di sentenza di divorzio - soppressione in via provvisionale - requisiti - riduzione del reddito del debitore alimentare in seguito a suo pensionamento anticipato - reddito del nuovo coniuge - art. 137 cpv. 2, 153 vCC

Per ottenere la soppressione già in via provvisionale del contributo alimentare dovuto all'ex coniuge, l'obbligato alimentare deve rendere verosimile che la sua situazione economica non permette ragionevolmente di continuare a versare la rendita per la durata del processo.
In caso di nuovo matrimonio, il coniuge dell'obbligato alimentare ha il dovere di assisterlo nell'adempimento dei suoi doveri contributivi verso l'ex coniuge o i figli.
Per un lavoratore indipendente il reddito da considerare non è quello constatato al momento del giudizio, ma quello medio, conseguito sull'arco di più anni, di regola almeno tre. L'importo si stabilisce in base al bilancio e al conto perdite e profitti dell'azienda, oppure, non esistendo contabilità, ai dati che risultano dalle dichiarazioni fiscali.
Non rende verosimile una diminuzione del reddito determinante l'obbligato alimentare che si limita a fornire i dati dell'ultima tassazione.

Sentenza I CCA 18.6.2002 (inc. 11.2002.39)

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BOA N. 24, dicembre 2002

Misure provvisionali in azione di separazione - attribuzione dell'abitazione coniugale - liquidazione parziale del regime dei beni - diritto di abitazione per un periodo limitato - art. 169 cpv. 2, 121 CC

L'art. 121 CC non concede la possibilità di trasferire la proprietà dell'immobile in caso di divorzio. L'interesse preponderante all'assegnazione della casa può essere fatto valere solo nel caso di scioglimento di una comproprietà (art. 205 cpv.2 CC) e non è quindi applicabile quando l'immobile è in proprietà di uno solo dei coniugi.

Sentenza I CCA 4.7.2002 (inc. 11.2001.00071)

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BOA N. 24, dicembre 2002

Azione di separazione - contributo di mantenimento - reddito ipotetico del coniuge attivo a tempo parziale durante l'unione coniugale - art. 118 cpv. 2, 163, 176 CC

Il contributo alimentare tra coniugi durante la separazione si calcola in base al principio del riparto dell'eccedenza - di regola a metà - una volta dedotto dal reddito familiare il fabbisogni dei coniugi e dei figli.
Da una moglie quarantunenne, attiva durante l'unione coniugale solo a titolo saltuario (qualche ora settimanale di pulizie) e libera dalle cure di figli minorenni si può pretendere un'estensione dell'attività lucrativa. Una persona con la sola licenza di scuola elementare e senza diploma professionale, inabile ai lavori pesanti nella misura del 50% per problemi di salute, ha scarse prospettive di reinserimento professionale, salvo in professioni per le quali non è richiesta una formazione specifica. Le si può calcolare quindi un reddito ipotetico pari a quello reperibile come collaboratrice domestica.
Una limitazione del contributo alimentare fino all'età del pensionamento richiede che il giudice possa eseguire un pronostico attendibile sulle rendite pensionistiche dei coniugi a quel momento.

Sentenza I CCA 5.7.2002 (inc. 11.2001.31)

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BOA N. 24, dicembre 2002

Divorzio - contributo di mantenimento per il coniuge e per il figlio minorenne - matrimonio di lunga durata - reddito della beneficiaria : rendita d'invalidità parziale per lacune contributive - criteri di commisurazione del contributo : debito mantenimento - sorte dei contributi provvisionali versati in eccesso - estensione della domanda di contributo in appello - art. 125, 133 cpv. 1, 138 cpv. 1 , 285 cpv. 1 CC, 289 cpv. 1 CC, art. 2 cpv. 1 e 2 lett. a LPC

In presenza di un matrimonio di lunga durata (convivenza di undici anni) il coniuge ha diritto di conservare, per principio, il tenore di vita avuto a suo tempo durante la comunione domestica. Non ha serie prospettive di reddito la donna quarantenne (classe 1961), invalida al 70% per disturbi fisici e psichici che durante la convivenza ha lavorato saltuariamente e per il resto si è occupata della casa e dell'educazione del figlio.
Rilevanza del versamento di rendite arretrate dell'assicurazione invalidità sui contributi provvisionali versati alla beneficiaria durante la causa di divorzio. Un decreto cautelare non può essere rimesso in discussione nell'ambito di una successiva azione di merito (DTF 127 III 498 consid. 3a, 500 consid. 3b/aa e 502 consid. 3b/bb con riferimenti). Eventuali contributi provvisionali versati in eccesso non vanno restituiti, ma possono essere computati nel calcolo del contributo di mantenimento dopo il divorzio.
Nel calcolo del contributo alimentare ai sensi dell'art. 125 CC si deve considerare il reddito della sostanza, considerando un tasso medio presunto del 3%.
Il contributo di mantenimento a norma dell'art. 125 CC si determina senza tenere conto delle prestazioni complementari all'AVS/AI (RS 831.30), che sono sussidiarie alle pensioni alimentari del diritto di famiglia. L'autorità amministrativa decide se erogare prestazioni complementari dopo che il giudice civile ha fissato il contributo di mantenimento a norma dell'art. 125 CC (cfr. DTF 128 III 257).
In una famiglia che viveva ai limiti del minimo esistenziale il contributo di mantenimento non può eccedere la copertura del fabbisogno minimo del coniuge beneficiario.
Commisurazione del contributo di mantenimento del figlio minorenne che frequenta come interno un istituto e che rientra dalla madre i fine settimana e le vacanze.
Nuove domande davanti all'autorità cantonale superiore ai sensi dell'art. 138 cpv. 1 CC devono essere fondate su "fatti o mezzi di prova nuovi". Ciò non è il caso quando la parte chiede l'estensione della durata del contributo di mantenimento senza alcuna motivazione.

Sentenza I CCA 11.7.2002 (inc. 11.2001.00095)

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BOA N. 24, dicembre 2002

Misure a protezione dell'unione coniugale - contributo alimentare - determinazione del fabbisogno : minimo per genitori monoparentali con obblighi di mantenimento - figlio maggiorenne - art. 137, 176 CC

Il genitore cui sono affidati figli minorenni ha diritto di vedersi riconoscere nel fabbisogno il minimo esistenziale per "genitori monoparentali con obblighi di mantenimento" di fr. 1250.- (cfr. tabella dei minimi di esistenza agli effetti del diritto esecutivo, versione in vigore dal 1° gennaio 2001, FU 2/2001 del 5 gennaio 2001, pag. 74 nel mezzo).
Le spese straordinarie per l'alloggio, proprietà di entrambi i coniugi, non rientrano nel fabbisogno corrente della famiglia, in cui vanno inseriti - oltre agli interessi e agli eventuali ammortamenti ipotecari - i costi di amministrazione e di manutenzione ordinaria dell'immobile.
Il fabbisogno di un figlio minorenne si determina in base alle raccomandazioni pubblicate dall'Ufficio della gioventù e dell'orientamento professionale del Canton Zurigo, adattate al singolo caso. Trattandosi di una famiglia con reddito mensile di circa fr. 20'000.-, non entra in linea di conto una riduzione del fabbisogno.
Il giudice delle misure a protezione dell'unione coniugale è competente a occuparsi del contributo di mantenimento dei coniugi e dei figli minorenni, a esclusione di quello per il figlio maggiorenne (I CCA, sentenza del 22 gennaio 2002, incarto M., consid. 5 ). Può estendere la durata del contributo oltre la maggiore età del giovane, a condizione che la domanda sia stata presentata quando questi non aveva ancora 18 anni.
Il fabbisogno di un figlio maggiorenne agli studi si determina - come per i maggiorenni in genere - sulla base dei criteri per il calcolo dei minimi esistenziali ai fini del diritto esecutivo.

Sentenza I CCA 30.7.2002 (inc. 11.2001.88)

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BOA N. 24, dicembre 2002

Misure a protezione dell'unione coniugale - provvigione per le spese di causa - art. 159, 163 CC

Nelle misure a protezione dell'unione coniugale non è consentito produrre nuovi mezzi di prova in appello. L'art. 138 cpv. 1 CC, ripreso dall'art. 423b cpv. 2 CC, concerne solo le cause di divorzio o di separazione, escluse le misure provvisionali e quelle a protezione dell'unione coniugale.
L'obbligo di anticipare una determinata somma al coniuge che non ha i mezzi per sostenere le spese legali di una separazione legale o di un divorzio (provvigione ad litem) costituisce una misura provvisionale a norma dell'art. 137 cpv. 2 CC, applicabile solo alle cause di divorzio o di separazione. Nelle misure di protezione dell'unione coniugale il giudice decide con la sentenza finale chi è chiamato a sopportare le spese e in che proporzione. Non è data una base legale per condannare un coniuge ad anticipare le spese legali e giudiziarie dell'altro.
In una procedura a protezione dell'unione coniugale laboriosa, il giudice può tenere conto delle peculiarità del caso nel calcolo del contributo pecuniario (art. 176 cpv. 1 n. 1 CC) che l'istante chiede per il proprio mantenimento.

Sentenza I CCA 7.8.2002 (inc. 11.2002.59)

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BOA N. 24, dicembre 2002

Misure a protezione dell'unione coniugale - fabbisogno : premio per l'assicurazione sulla vita e premio per la copertura delle spese di ospedalizzazione in camera privata - art. 176 CC

In presenza di una situazione finanziaria che lo consente, può essere incluso nel fabbisogno il premio per l'assicurazione sulla vita stipulata come ammortamento indiretto del debito ipotecario gravante l'immobile di cui i coniugi sono comproprietari.
Nella procedura applicabile alle misure di protezione dell'unione coniugale non è possibile invocare fatti nuovi. Modificandosi le circostanze, ogni coniuge può chiedere al Pretore di modificare le misure di protezione dell'unione coniugale in vigore.
Il premio per la copertura delle spese di ospedalizzazione in camera privata non rientra nel novero delle assicurazioni strettamente necessarie (RDAT 1999-I pag. 204), ma tale costo può essere incluso nel fabbisogno se corrisponde al tenore di vita precedente e i mezzi finanziari a disposizione dei coniugi sono sufficienti.

Sentenza I CCA 9.8.2002 (inc. 11.2001.124)

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BOA N. 24, dicembre 2002

Divorzio - contributo di mantenimento - reinserimento professionale - reddito di indipendente - scioglimento del regime matrimoniale : oneri latenti dell'immobile - art. 125 cpv. 1, 214 cpv. 1 CC

La moglie cinquantaduenne, in buona salute e con una formazione professionale, che si è separata dopo una convivenza durata 23 anni, difficilmente potrà ricollocarsi con profitto nel mondo del lavoro.
Il reddito di un indipendente non si determina in base a quello effettivamente conseguito al momento del giudizio, ma in base alla media di più anni, di regola almeno tre. Fanno stato il bilancio e il conto perdite e profitti dell'azienda, oppure, non esistendo contabilità, i dati delle dichiarazioni fiscali.
Per lo scioglimento del regime matrimoniale è decisivo il valore dei beni al momento della liquidazione, cioè il giorno in cui è emanata la sentenza di divorzio. Gli oneri fiscali a carico di un immobile e che potrebbero realizzarsi in futuro (oneri latenti) devono di principio essere considerati (cfr. DTF 125 III 54 consid. 2a). Spetta alla parte che se ne prevale documentare chiaramente il calcolo degli oneri latenti gravanti l'immobile (in particolare l'imposta ticinese sugli utili immobiliari).

Sentenza I CCA 12.8.2002 (inc. 11.2001.92)

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BOA N. 24, dicembre 2002

Misure di protezione dell'unione coniugale - contributo di mantenimento - reddito: indennità per lavoro notturno e festivo - fabbisogno: onere di alloggio, mantenimento di animale domestico - ripartizione dei risparmi - art. 172 cpv. 3, 176 cpv. 1 n. 2 CC

Nella valutazione della capacità contributiva di un coniuge si deve fare riferimento - di principio - al guadagno effettivo, inclusi i supplementi che sembrano ragionevolmente esigibili. Le indennità per lavoro festivo e notturno devono quindi essere considerate se appaiono ricorrenti.
Dopo la separazione di fatto i coniugi hanno diritto al medesimo tenore di vita e - di principio - a un trattamento paritario anche sotto il profilo logistico, indipendentemente da un'eventuale convivenza con una terza persona adulta. Eventuali sacrifici e risparmi devono essere ripartiti tra entrambi. Un coniuge non può pretendere dall'altro un contributo alimentare che gli permetta di conservare per sé solo l'alloggio precedentemente occupato da entrambi.
Nella nozione di supplemento ai minimi esecutivi (FU 2/2001 del 5.1.2001 p. 74 e s.) e nel fabbisogno allargato definito dal Tribunale federale non rientra la voce di spesa relativa al mantenimento del cane, anche se l'animale è stato acquistato a scopo terapeutico e su consiglio del medico.
Il giudice delle misure protettrici dell'unione coniugale può prendere solo i provvedimenti previsti dalla legge, nei quali non rientra la suddivisione anticipata della sostanza coniugale.

Sentenza I CCA 16.8.2002 (inc. 11.2001.91)

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BOA N. 24, dicembre 2002

Misure di protezione dell'unione coniugale - contributo di mantenimento - capacità lucrativa del coniuge - restrizione della facoltà di disporre : deposito di azioni di SA - art. 176, 178 cpv. 1 CC

A un coniuge cinquantaduenne, senza formazione professionale e che ha lavorato come venditrice a tempo pieno nell'azienda di famiglia non può essere imputato un reddito superiore a quello di fr. 2000.- netti che conseguiva prima di essere licenziata, a maggior ragione se corrisponde a quello versato alla persona assunta per sostituirla.
Il dispositivo della sentenza che obbliga un coniuge ad assumere "il pagamento diretto di tutti gli oneri legati all'abitazione (onere ipotecario, spese, assicurazioni ecc.) e all'economia domestica" oltre al contributo alimentare è generico e non consente di determinare quali oneri siano a carico dell'obbligato. Vi sono infatti costi legati all'economia domestica (telefono, elettricità, gas e telefono) che sono già compresi nel minimo esistenziale del diritto esecutivo (Rep. 1995 pag. 141, 1994 pag. 298 consid. 5) e che sono quindi già considerati nel contributo alimentare. L'onere per l'alloggio, inoltre, rientra nel fabbisogno minimo di ogni coniuge e non è una spesa separata da mettere a carico dell'altro.
Informazioni contraddittorie fornite dal coniuge azionista di una SA sul luogo in cui si trovano le azioni di sua proprietà costituiscono un serio indizio di messa in pericolo dei diritti dell'altro coniuge e giustificano una restrizione della facoltà di disporre nel senso di depositare le azioni presso la Pretura.

Sentenza I CCA 16.8.2002 (inc. 11.2002.80)

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BOA N. 24, dicembre 2002

Misure di protezione dell'unione coniugale - modifica del contributo di mantenimento stabilito per transazione tra i coniugi - art. 179 cpv. 1 CC, 352 CPC

I coniugi possono regolare convenzionalmente con una transazione la questione del contributo alimentare dovuto a uno di essi.
Nel Cantone Ticino una transazione, che mette direttamente fine alla lite, può essere rimessa in discussione solo con un'azione ordinaria (Rep. 1992 pag. 203 consid. 2; v. anche DTF 124 II 12 consid. 3b). Lasciato indeciso in concreto il quesito di sapere se nell'ambito di una protezione dell'unione coniugale anche una transazione possa essere modificata alle condizioni previste dall'art. 179 cpv. 1 CC.
La parte che rivendica un'indennità per ripetibili, compensata dal Pretore, deve indicare in sede di appello la cifra pretesa. La formulazione "congrue ripetibili" non adempie le esigenze minime dell'art. 309 cpv. 2 lett. e CPC e comporta l'irricevibilità della domanda.

Sentenza I CCA 21.8.2002 (inc. 11.2001.00109)

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BOA N. 24, dicembre 2002

Misure provvisionali di stato - unico giudizio sul merito e sulle misure provvisionali - divorzio - contributo di mantenimento - prestazioni complementari AVS/AI - coniuge 58enne attiva parzialmente - art. 125 cpv. 2 CC

Qualora il Pretore statuisca contemporaneamente, con la stessa decisione, sul merito dell'azione e su di una domanda cautelare, il dispositivo che riguarda quest'ultima è appellabile nel termine usuale di 10 giorni previsto per le procedure sommarie (Rep. 1994 387).
Dopo un matrimonio trentennale, a una casalinga cinquantottenne, attiva durante la convivenza con lavori saltuari, non può essere calcolato un reddito ipotetico superiore a quello di fr. 1300.- netti mensili che consegue come ausiliaria aiuto di cucina a tempo parziale. Il suo reinserimento nel mondo professionale, dimostrato anche dalle vane ricerche di un altro posto di lavoro, appare improbabile in considerazione dell'età, della scarsa esperienza professionale e della vetustà del diploma professionale conseguito quasi quarant'anni prima.
Il tassista indipendente che dopo il pensionamento disporrà di una rendita di vecchiaia AVS, insufficiente a coprire i propri bisogni, non sarà più in grado di versare un contributo di mantenimento alla ex moglie dopo l'età ordinaria di pensionamento. Il contributo di mantenimento deve quindi essere limitato a quest'ultima data.
Le prestazioni complementari all'assicurazione per la vecchiaia, i superstiti e l'invalidità (LPC) sono sussidiarie e sono stanziate solo se il reddito determinante è inferiore alle spese riconosciute all'assicurato. Il giudice civile fissa il contributo di mantenimento ai sensi dell'art. 125 CC e poi l'autorità amministrativa decide se erogare prestazioni complementari. Queste ultime non rientrano nei redditi delle parti e non incidono quindi sull'obbligo contributivo del marito.

Sentenza I CCA 9.9.2002 (inc. 11.2002.60)

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BOA N. 24, dicembre 2002

Divorzio - misure provvisionali - fabbisogno del figlio minorenne : raccomandazioni dell'Ufficio della gioventù e dell'orientamento professionale del Canton Zurigo (weitere Kosten) - art. 137 cpv. 2 CC

L'entità del fabbisogno di un figlio minorenne deve essere stabilita per intero. La riduzione lineare dei fabbisogni previsti dalle raccomandazioni dell'Ufficio della gioventù e dell'orientamento professionale del Canton Zurigo non si giustifica più, perché le cifre figuranti nella tabella dell'edizione 2000 fanno riferimento al costo delle economie domestiche su scala nazionale, in base a valori statisticamente medio-bassi.
Il giudice può adattare le singole poste del fabbisogno per adattarle alle circostanze del caso concreto (per esempio frequentazione di una scuola privata, locazione favorevole, vitto preso a scuola, riduzione degli "altri costi" per il minor tempo libero a disposizione di un convittore, cfr. ZBJV 2002 pag. 30)
Se il reddito coniugale è insufficiente per coprire il fabbisogno dei beneficiari, tutti i contributi vanno ridotti in proporzione, perché l'uno non è prioritario all'altro (consid. 11 con rinvii).

Sentenza I CCA 11.9.2002 (inc. 11.2001.111)

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BOA N. 24, dicembre 2002

Misure di protezione dell'unione coniugale - fabbisogno : onere di alloggio, figlio minorenne - reddito ipotetico del coniuge inattivo durante la vita in comune - art. 176 CC

Difficoltà di reinserimento nel mondo del lavoro dopo quindici anni di attività domestica non consentono di imputare a una moglie dell'età di 49 anni un reddito ipotetico per un'attività lucrativa a tempo pieno, anche se essa non deve occuparsi del figlio minorenne, affidato al padre. Ammesso in concreto un reddito mensile netto di fr. 1200.-, corrispondente a un'attività di venditrice a metà tempo. Il coniuge convenuto in causa che offre un determinato importo a titolo di contributo alimentare per il coniuge istante è acquiescente in tale misura (art. 352 CPC) e il giudice non può stabilire un importo inferiore.

Sentenza I CCA 3.10.2002 (inc. 11.2002.110)

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BOA N. 24, dicembre 2002

Esecuzione del mantenimento dopo il divorzio - diffida ai debitori - messa in pericolo delle pretese della creditrice - art. 132 CC

La diffida ai debitori dell'obbligato alimentare deve rispettare il principio di proporzionalità e non si giustifica per un semplice ritardo nei pagamenti. Lo stato di insolvenza del debitore, fallito, mette tuttavia seriamente in pericolo le pretese della creditrice e non consente una prognosi positiva per il versamento puntuale dei contributi alimentari, ridotti unilateralmente dal debitore proprio a causa delle sue difficoltà economiche.

Sentenza I CCA 18.10.2002 (inc. 11.2001.130 e 136)

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BOA N. 24, dicembre 2002

Divorzio - contributo di mantenimento - obbligo di reinserimento professionale dopo un matrimonio di lunga durata - determinazione del contributo sulla base del tenore di vita avuto durante la vita comune - fabbisogno necessario per garantire il tenore di vita : alloggio, autovettura - art. 125 cpv. 1 CC

Il coniuge che si è occupato dell'economia domestica e dei figli ha diritto di conservare dopo il divorzio un tenore di vita analogo a quello di cui godeva durante la vita comune, durata più di dieci anni (matrimonio di lunga durata).
Obbligo di reinserimento professionale che si può esigere da un coniuge quarantottenne, in buona salute, senza più impegni per l'educazione e la cura di figli minorenni, diplomata docente di scuola dell'infanzia 30 anni orsono ma che non ha mai esercitato tale professione e ha intrapreso dopo la separazione attività di impiegata ausiliaria e come amministratrice di uno stabile di appartamenti. In queste circostanze l'interessata può essere tenuta a svolgere un'attività lucrativa che le procuri un reddito di almeno fr. 1800.- netti mensili e non può accontentarsi di ricevere solo fr. 1200.- mensili netti.
Nella determinazione del contributo di mantenimento si deve accertare, per quanto possibile, il tenore di vita dei coniugi durante la vita comune e calcolare poi su tale base l'importo dovuto.
Il contributo di mantenimento non è destinato a garantire al beneficiario un tenore di vita più elevato di quello avuto durante la vita comune. L'ex coniuge non può quindi pretendere di vedersi riconoscere per sé solo la casa monofamiliare di 6 locali, cucina e tripli servizi nella quale viveva durante la comunione domestica l'intera famiglia di 4 persone.
Un coniuge non può pretendere di inserire nel proprio fabbisogno l'ammortamento (DTF 127 III 293 consid. 3b) e gli eventuali interessi per un debito contratto allo scopo di soddisfare le pretese dell'ex coniuge in liquidazione del regime dei beni.
Il coniuge che durante la vita comune ha sempre avuto a disposizione un'autovettura può inserire nel suo fabbisogno i relativi costi d'uso (imposta di circolazione, quota sociale TCS, assicurazione) anche se il mezzo non serve per scopi professionali. Il costo del carburante rientra invece nel fabbisogno minimo (se non vi sono scopi professionali) e il leasing è un costo di finanziamento, destinato ad aumentare la sostanza dell'interessata.
I costi per i giornali non rientrano nella nozione di supplemento ai minimi esecutivi né in quella di fabbisogno "allargato" definita dalla giurisprudenza.

BOA N. 22, dicembre 2001

Pubblicazione: 
Bollettino dell'Ordine degli Avvocati N. 22, dicembre 2001

Sentenza I CCA 2.8.2000 11.99.28*

Pubblicazione: 
BOA N. 22, dicembre 2001

Divorzio dopo separazione - misure provvisionali in modifica della sentenza di separazione durante la causa di divorzio - reddito di un indipendente - concubinato del beneficiario - art. 137 cpv. 2. CC

*Sentenza confermata dal Tribunale federale il 17.10.2000, 5P.351/2000 (disponibile sul sito www.bger.ch, giurisprudenza dal 2000, indicando il numero di riferimento)

Anche nel nuovo diritto del divorzio è possibile emanare misure provvisionali nell'ambito di un divorzio successivo a una sentenza di separazione, se appaiono urgenti e indispensabili
In sede provvisionale la soppressione del contributo alimentare per il coniuge che vive in concubinato si giustifica solo se il beneficiario rifiuta informazioni sulle proprie condizioni economiche o può provvedere da sé al proprio mantenimento, o perché mantenuto dal convivente o perché ha altri redditi.
Trattandosi di un indipendente, il guadagno decisivo non è quello conseguito al momento del giudizio, ma quello medio, ritratto sull'arco di più anni. Il reddito del titolare di un'azienda non si identifica con i prelevamenti privati dalla ditta, ma con l'utile conseguito, indipendentemente dal fatto che sia stato prelevato o reinvestito.
La soccombenza della controparte implica, se del caso, il diritto di vedersi assegnare ripetibili (art. 150 CPC) ma non fonda di per sé il diritto di ottenere una provvigione per le spese di causa. Questa va attribuita al coniuge richiedente solo se questi non ha i mezzi per sostenere le spese legali di una separazione o di un divorzio.

Sentenza I CCA 4.12.2000 11.99.35

Pubblicazione: 
BOA N. 22, dicembre 2001

Modifica di una sentenza di separazione - contributo alimentare per il coniuge - criteri per la sua determinazione - fabbisogno: alloggio, assistenza a parenti, onere fiscale, assicurazioni domestiche - art. 163 CC

La modifica di contributi alimentari per il coniuge separato o divorziato continua a essere soggetta al diritto pregresso, ma la procedura è retta dal nuovo diritto.
Non vi è più motivo, dopo l'entrata in vigore della legge italiana sul divorzio, di trattare i coniugi italiani differentemente da quelli svizzeri nell'ambito della separazione.
I contributi per il coniuge fissati in una causa di separazione possono non solo essere ridotti, ma anche aumentati.
La metodica per il calcolo del contributo alimentare di diritto federale, va applicata d'ufficio (DTF 114 II 31 consid. 7, Rep. 1994 pag. 297) e il giudice può di conseguenza stralciare le poste che non rientrano nella nozione di fabbisogno.
L'onere di alloggio di un proprietario non si identifica con i soli interessi ipotecari, perché si deve tenere conto delle spese di manutenzione e di riscaldamento (consid. 6d).
L'obbligo di assistenza verso parenti ai sensi dell'art. 328 CC non è prioritario rispetto all'obbligo di mantenimento verso il coniuge e i figli minorenni (consid. 7d; Hausheer/Spycher, n. 8.43, pag. 453).
Nel fabbisogno del debitore alimentare possono essere inseriti i premi delle assicurazioni obbligatorie e delle assicurazioni private o sociali facoltative necessarie all'economia domestica o all'attività professionale di uno dei coniugi. Rientrano quindi nel fabbisogno, trattandosi di una famiglia con buon tenore di vita, i premi comprovati per l'assicurazione giuridica e per l'assicurazione infortuni (consid. 7).
L'obbligo di mantenimento nei confronti del coniuge è prioritario rispetto a quello eventuale nei confronti di un figlio maggiorenne (Hausheer/Spycher, Handbuch des Unterhaltsrechts, Berna 1997, pag. 448 n. 8.31; I CCA sentenza del 15 marzo 1999 P. c. P.)
Il fabbisogno del figlio minorenne non rientra in quello del genitore affidatario, ma è una posta separata nel calcolo del contributo alimentare (I CCA, sentenza del 27.9.2000 R. c. R.).
La modifica di una sentenza di separazione esplica i suoi effetti, come quella di una sentenza di divorzio, dal momento della presentazione della domanda.
Nel fabbisogno di un coniuge devono essere considerati gli oneri fiscali (DTF 121 III 49 consid. 1c, 118 II 97 consid. 4b/cc).

Sentenza I CCA 28.12.2000 11.98.50

Pubblicazione: 
BOA N. 22, dicembre 2001

Stato civile - trascrizione di un matrimonio estero nel registro delle famiglie - art. 45 cpv. 1 LDIP

Un matrimonio estero è riconosciuto in Svizzera se è stato contratto validamente secondo la legge del luogo di celebrazione. Su una nave in acque internazionali, il luogo di celebrazione si identifica anzitutto con il diritto di bandiera. Deve considerarsi valido un matrimonio inefficace secondo la legge del luogo di celebrazione, ma riconosciuto dalla legge del domicilio o della cittadinanza di uno degli sposi? Questione lasciata indecisa.

Sentenza I CCA 11.1.2001 11.99.130

Pubblicazione: 
BOA N. 22, dicembre 2001

Misure provvisionali in causa di stato - modifica - fabbisogno: spese di trasferta, pranzi fuori casa, debiti per acquisto di mobili - apprezzamento anticipato delle prove - art. 137 cpv. 2 CC, 322 lett. b CPC

Chi rivendica l'inserimento nel proprio fabbisogno di una spesa professionale per le trasferte dal domicilio al posto di lavoro deve rendere verosimile, tanto più dandosi contestazioni, la necessità di usare un veicolo proprio. La libera scelta del domicilio trova i suoi limiti nella disponibilità del bilancio familiare e non può prevalere su quanto il coniuge e i figli necessitano per il loro sostentamento.
Le spese di sostentamento, compreso il vitto, sono già considerate nell'importo minimo di base del diritto esecutivo. Il supplemento per pranzi fuori casa non copre quindi le spese effettive, ma solo il maggior costo rispetto ai pranzi consumati a casa.
Nel debito mantenimento della famiglia deve essere considerato l'onere di un coniuge per arredare un alloggio proprio, se non è possibile rimediare a tale esigenza dividendo l'inventario domestico. Il coniuge che rivendica l'inserimento nel proprio fabbisogno delle rate mensili del debito asseritamente contratto per l'acquisto di mobili deve rendere verosimile di aver chiesto invano all'altro la divisione del mobilio.
Non si giustifica in sede cautelare l'istruttoria sull'attività lucrativa di un coniuge quando l'istanza di modifica dell'assetto cautelare inoltrata dall'altro coniuge è fondata sulla diminuzione del reddito dell'istante e non accenna a modificazioni di rilievo nella situazione del beneficiario.

Sentenza I CCA 3.2.2001 11.2001.17

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BOA N. 22, dicembre 2001

Contributi di mantenimento per figlio maggiorenne - seconda formazione professionale - art. 277 cpv. 2 CC

Il figlio maggiorenne che dopo aver concluso l'apprendistato di elettricista due anni dopo la maggiore età decide di intraprendere una seconda formazione (maturità professionale), il cui piano di studi non è ancora delineato nemmeno nelle grandi linee, non può pretendere dal genitore un contributo di mantenimento.

Sentenza I CCA 8.2.2001 11.2000.156

Pubblicazione: 
BOA N. 22, dicembre 2001

Misure di protezione dell'unione coniugale - procedura - fatti e mezzi di prova nuovi in appello - art. 176 segg. CC, 368 cpv. 2, 321 cpv. 1 lett. b, 423b cpv. 2 CPC

Il giudice statuisce con sentenza su un'istanza di misure a protezione dell'unione coniugale, che sono trattate con la procedura contenziosa di camera di consiglio.
In materia di contributi alimentari tra coniugi il diritto federale non impone l'applicazione del principio inquisitorio. Al riguardo la procedura ticinese prevede anzi la massima dispositiva e il principio attitatorio.
L'entrata in vigore, il 1° gennaio 2000, del nuovo diritto del divorzio non ha modificato la procedura applicabile alle misure di protezione dell'unione coniugale. L'art. 423b cpv. 2 CPC, che prevede l'ammissibilità in appello di fatti nuovi, nuovi mezzi di prova e nuove conclusioni "alle condizioni previste dall'art. 138 CC", si applica solo alle cause di divorzio, di separazione personale, di nullità del matrimonio e di modifica della sentenza di divorzio o di separazione (art.423a cpv. 1 CPC).
L'art. 419b CPC, che riprende l'abrogato art. 420 vCPC, consente al giudice di assumere prove d'ufficio, ma a sua discrezione. Non spetta al giudice, infatti, supplire a deficienze probatorie delle parti, tanto meno in appello.

Sentenza I CCA 6.9.2001 11.2001.78, sentenza 19.2.2001 11.99.150

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BOA N. 22, dicembre 2001

Azione di modifica di sentenza di divorzio - modifica provvisionale in pendenza di causa - art. 137, 153v, 163 CC

La ripartizione delle eccedenze si riferisce alla fissazione di contributi tra persone ancora sposate e il cui obbligo di mantenimento è retto dall'art. 163 CC. Non trova quindi applicazione trattandosi di valutare l'eventuale riduzione già in via cautelare di un contributo di mantenimento fondato sull'art. 151 vCC.
Una rendita di indigenza o un contributo di mantenimento può essere ridotto o soppresso già in via cautelare, in condizioni straordinarie e a titolo eccezionale (DTF 118 II 228 in basso). Simili circostanze si ravvisano quando il peggioramento delle sue condizioni economiche impedisce al debitore di erogare le prestazioni senza trovarsi in gravi difficoltà, mentre il creditore può ragionevolmente sopportare la riduzione o la soppressione. Ciò può presentarsi anche nel caso di un miglioramento delle condizioni economiche in cui versa la beneficiaria, qualora il pagamento della prestazione alimentare lasci al debitore solo il minimo esistenziale o poco più mentre la beneficiaria si ritrova già a prima vista con un agio considerevole, grazie al miglioramento (cfr. I CCA 19.2.2001 in re P. consid. 4).

Sentenza I CCA 4.5.2001 11.99.96

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BOA N. 22, dicembre 2001

Azione unilaterale di divorzio - durata della separazione - art. 114 CC

Il fatto che i coniugi si siano per anni ignorati a vicenda entro le mure di casa non può essere equiparato a una separazione di fatto quadriennale, che consentirebbe il divorzio ai sensi dell'art. 114 CC.

AZIONE UNILATERALE DI DIVORZIO - GRAVI MOTIVI - ART. 115 CC
Non sussistono gravi motivi qualora gli asseriti maltrattamenti genericamente invocati dalla moglie non abbiano trovato riscontro negli atti di causa.

DOMANDA RICONVENZIONALE DI SEPARAZIONE - ART. 116 CC
L'art. 116 CC non si applica quando l'azione principale tende al divorzio e la riconvenzione alla separazione.

EFFETTI DELLA SEPARAZIONE - ART. 118 CC
Gli effetti accessori della separazione sono disciplinati per analogia dalle disposizioni sulle misure protettrici dell'unione coniugale.
L'affidamento dei figli al genitore straniero che vuole rientrare in patria e portare con sé i figli cresciuti in Svizzera, contro la loro volontà, non corrisponde all'interesse dei minorenni. Restrizioni territoriali del diritto di visita concesso al padre sono opportune quando in precedenza costui ha trasferito all'estero i figli, senza tenere conto della loro opinione e impedendo loro contatti con la madre.
Ove il reddito - anche ipotetico - del debitore alimentare gli consenta solo di coprire il proprio fabbisogno, non vi è spazio per porre a suo carico contributi (fittizi) di mantenimento ch'egli non sarebbe in grado di corrispondere.

Sentenza I CCA 9.5.2001 11.2000.93

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BOA N. 22, dicembre 2001

Filiazione, azione di mantenimento - procedura: rispetto della massima ufficiale del principio inquisitorio - accertamenti da eseguire - art. 285 CC

Il giudice che statuisce su un contributo di mantenimento in favore di un minorenne deve verificare la reale e attuale situazione delle parti. Qualora il fascicolo processuale sia lacunoso, il giudice non può limitarsi a constatare l'insufficienza delle prove offerte, ma deve indagare di sua iniziativa sul reddito e la sostanza attuale dei genitori e sul rispettivo fabbisogno minimo (cfr. DTF 127 III 72 consid. 3).
Non compete alla Camera civile di appello sopperire alla più totale carenza probatoria e istruire essa medesima una causa per la prima volta, sostituendosi al giudice naturale (cfr. anche Rep. 1997 pag. 120 consid. 8, 1996 pag. 125 consid. 8, 1981 pag. 81 consid. 4b). La disattenzione della massima ufficiale e del principio inquisitorio da parte del giudice di prima istanza configura una violazione di norme essenziali di procedura. Il dispositivo sul contributo alimentare deve dunque essere annullato, con rinvio degli atti al primo giudice affinché esegua l'istruttoria.
L'istruttoria necessaria per il calcolo del contributo di mantenimento deve avere per oggetto le condizioni finanziarie dei genitori e del figlio al momento del giudizio. Il giudice deve esigere i documenti utili a chiarire le entrate effettive e il patrimonio, come pure i fabbisogni minimi del padre e della madre, accertando anche l'ammontare dell'assegno familiare riscosso in concreto. In seguito il giudice verificherà se all'uno o all'altro genitore vada imputato un reddito ipotetico, tenuto conto della relativa formazione, dell'età, del tempo a disposizione, dello stato di salute e del mercato dell'impiego. Per il calcolo dei fabbisogni dei genitori, egli prenderà in considerazione i minimi esistenziali del diritto esecutivo, e per stabilire quello in denaro del figlio si fonderà sulle raccomandazioni edite dall'Ufficio della gioventù e dell'orientamento professionale del Canton Zurigo nel gennaio del 2000 (in: Rep. 1999 pag. 372).

Sentenza I CCA 22.5.2001 11.2000.67

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BOA N. 22, dicembre 2001

Fondazione - modifica dell'organizzazione - legittimazione a ricorrere - art. 85 CC, 43 LPAMM

Le decisioni emanate dal Dipartimento delle istituzioni in materia di fondazioni sono impugnabili con ricorso entro 20 giorni alla Camera civile di appello.
Le persone che sono private delle loro funzioni in seguito alla decisione presa dall'ultima autorità cantonale sono legittimate a ricorrere per quel che concerne la modifica dell'organismo di una fondazione.
Un nuovo sistema di nomina del consiglio di fondazione che non è sorretto da alcun interesse al mantenimento del fine o alla conservazione del patrimonio della fondazione non adempie i requisiti dell'art. 85 CC.

Sentenza I CCA 28.5.2001 11.2000.94

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BOA N. 22, dicembre 2001

Matrimonio - obbligo di informazione: portata ed estensione in una causa di protezione dell'unione coniugale - domanda di edizione da terzi - art. 170 CC, 182 CPC

Il giudice decide liberamente sulle offerte di prova, anche non contestate, dovendo limitare l'istruttoria all'accertamento dei fatti rilevanti. Il giudice deve verificare d'ufficio i presupposti di una domanda di informazione ai sensi dell'art. 170 CC.
Prima di procedere all'edizione di numerosa documentazione bancaria da terzi si giustifica di dare al coniuge un congruo termine per illustrare la sua situazione finanziaria ai sensi dell'art. 170 cpv. 1 CC, nel rispetto del principio della proporzionalità. Sulla domanda di edizione da terzi il giudice può statuire successivamente, in particolare quando la documentazione fornita dal coniuge si rivela incompleta o poco chiara.

Sentenza I CCA 29.5.2001 11.2000.79

Pubblicazione: 
BOA N. 22, dicembre 2001

Misure provvisionali in causa di stato - relazioni personali tra il genitore non affidatario e il figlio - audizione del figlio e rilevanza del suo parere - art. 137 cpv. 2, 133 cpv. 1, 144 cpv. 2 e 273 cpv 1 CC

L'allestimento di una perizia pedopsichiatrica e di un'indagine del servizio psicosociale sono di principio ammissibili in una causa relativa ai figli minorenni, governata dal principio inquisitorio illimitato e dalla massima ufficiale. Non vi è tuttavia spazio per una perizia pedopsichiatrica, per di più in procedura provvisionale, quando la figlia dodicenne ha manifestato al Pretore in modo chiaro i propri desideri sui rapporti personali con il padre e non vi sono sintomi di disfunzione familiare.
I desideri espressi da un figlio adolescente liberamente e senza influenze di terzi legittimano una restrizione alla prassi abituale nel Cantone Ticino per la concessione del diritto di visita, specie se sorretti da ragioni oggettive, come carenze qualitative nelle relazioni con il genitore.

Sentenza I CCA 31.5.2001 11.99.142

Pubblicazione: 
BOA N. 22, dicembre 2001

Divorzio - attribuzione dell'autorità parentale su un figlio minorenne - contributo di mantenimento per il figlio: rendita completiva AI - art. 133 cpv. 1, 285 cpv. 2 CC

Criteri per l'affidamento di un figlio di 11 anni, in presenza di genitori con pari capacità educative, sostanziale identica disponibilità di tempo e pari situazione logistica. Rilevanza delle preferenze espresse dal ragazzo nel corso della sua audizione.
Le rendite di assicurazione sociale versate per il mantenimento del figlio sono di principio versate in aggiunta al contributo. Non vi è motivo di scostarsi da tale regola quando il fabbisogno in denaro del figlio non è coperto dalle prestazioni dei genitori.

Sentenza I CCA 6.7.2001 11.2001.81

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BOA N. 22, dicembre 2001

Filiazione, azione di modifica del contributo di mantenimento - reddito ipotetico del debitore alimentare - prestazioni in natura del genitore affidatario, assegno integrativo - art. 286 cpv. 2 CC

Qualora il genitore affidatario (studente a tempo pieno) non sia in grado di assicurare al figlio prestazioni in natura e di contribuire in denaro al suo mantenimento, il fabbisogno del figlio secondo le raccomandazioni dell'Ufficio per la gioventù e la consulenza professionale di Zurigo non deve essere decurtato della posta per la cura e l'educazione.

Sentenza I CCA 16.7.2001 11.2000.127

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BOA N. 22, dicembre 2001

Divorzio: modifica di sentenza o completazione di sentenza lacunosa? art. 153 VCC

L'estensione nel tempo di una rendita di indigenza accordata per un periodo limitato equivale a un aumento della prestazione ed è quindi esclusa per legge.
La sentenza di divorzio che regolava in modo esauriente la questione del contributo alimentare per l'ex coniuge non è lacunosa e non vi è quindi motivo per completarla.
L'ex coniuge che si discosta dalla liquidazione del regime dei beni stabilita dal Pretore (in concreto: acquisto della casa coniugale, che doveva invece essere alienata per finanziare la sua previdenza) e aggrava in tal modo la propria situazione di ristrettezza non può chiedere in seguito la completazione della sentenza di divorzio. L'ex coniuge non può essere chiamato a subire le conseguenze dell'imprevidenza dell'attrice.

Sentenza I CCA 26.7.2001 11.2001.60

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BOA N. 22, dicembre 2001

Divorzio su richiesta comune - convenzione sulle conseguenze accessorie omologata dal giudice - contestazione in appello per asserito errore sul contributo di mantenimento - art. 111, 140 cpv. 2, 138 cpv. 1 CC, 423b cpv. 2 CPC

Nel nuovo diritto del divorzio i coniugi hanno la facoltà di revocare il loro accordo fino alla conferma scritta inviata al giudice dopo il periodo di riflessione di due mesi. Dopo di allora la convenzione è vincolante e non può essere rescissa unilateralmente, anche se alle parti rimane la possibilità di chiedere al giudice di non omologarla invocando vizi della volontà o una notevole e imprevista mutazione delle circostanze o adducendo che l'accordo non rispetta i requisiti degli art. 140 cpv. 2 e 141 cpv. 3 CC.
L'ex coniuge che impugna la convenzione sul contributo di mantenimento invocando un errore deve provare che il vizio della volontà è essenziale ai sensi degli art. 23 e 24 CO. Nell'ambito delle convenzioni sugli effetti del divorzio, le norme sul vizio del consenso si applicano con riserbo e l'errore non può essere invocato su punti litigiosi e incerti che costituivano l'oggetto dell'accordo. L'ignoranza delle norme legali sul contributo di mantenimento è un errore sui motivi, che non inficia la validità della convenzione.
Il giudice deve verificare l'omologabilità della convenzione sugli effetti del divorzio, ma non è tenuto a indagare su eventuali vizi del consenso come se vigesse il principio inquisitorio. Nel nuovo diritto del divorzio, inoltre, il giudice può rifiutare l'omologazione di una convenzione solo in presenza di casi manifestamente iniqui, dopo un esame dell'insieme della convenzione e non delle sue singole clausole, qualora sia manifesta la sproporzione tra la soluzione adottata nella convenzione e la probabile decisione che egli avrebbe preso in assenza di accordo.

Sentenza I CCA 2.8.2001 11.2001.53

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BOA N. 22, dicembre 2001

Misure cautelari in causa di divorzio - modifica delle circostanze: insorgenza di un'inabilità lavorativa per malattia - reddito: verosimiglianza dell'incapacità lavorativa - art. 137 cpv. 2 CC

L'accertamento di patologie che comportino l'inabilità lavorativa di un coniuge richiede, di principio, un esame specialistico. In un procedimento provvisionale, improntato alla sommarietà, il giudice statuisce sulla base della verosimiglianza e l'esecuzione di una perizia deve dunque essere riservata al merito (DTF 126 III 260 consid. 4b con richiami)
A un esame di mera apparenza rende verosimile la propria inabilità lavorativa il coniuge che presenta un certificato medico particolareggiato, nel quale viene precisata l'incapacità lavorativa, confermato dalla deposizione del medico curante. In circostanze simili, all'interessato non può essere imputato un reddito ipotetico.

Sentenza I CCA 3.8.2001 11.2001.4

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BOA N. 22, dicembre 2001

Misure di protezione dell'unione coniugale - determinazione del contributo di mantenimento: obbligo di un coniuge di riprendere (o di estendere) l'attività lucrativa? - condizioni per computare un reddito ipotetico al coniuge inattivo - ripartizione dell'eccedenza - art. 163, 176 CC

Per ammettere uno stato di incapacità lavorativa di un coniuge occorre, anche a un sommario esame come quello che disciplina le misure a protezione dell'unione coniugale, che il certificato medico prodotto agli atti indichi una diagnosi concreta (un'indicazione del tipo "causa malattia" è insufficiente), la terapia eventuale e le prospettive di guarigione.
In caso di separazione durevole, il coniuge inattivo può essere tenuto, secondo le circostanze, a intraprendere un lavoro retribuito se ciò può essergli ragionevolmente imposto e appare possibile dal profilo economico. Qualora il reddito complessivo dei coniugi copra senza problemi le necessità della famiglia, lasciando un buon margine di eccedenza, non si può imporre al genitore cui sono affidati figli di età inferiore ai 16 anni la ricerca di un lavoro a tempo pieno.
Per principio l'eventuale eccedenza che risulta una volta dedotto dal reddito globale dei coniugi il fabbisogno minimo di entrambi e quello dei figli va diviso a metà (DTF 114 II 28 consid. 4). Si giustifica una deroga a tale principio solo ove il fabbisogno dei figli non sia sottratto dal reddito globale dei coniugi (DTF 125 III 8, prassi estranea alla giurisprudenza della Camera) oppure sia stato reso verosimile che i coniugi non destinavano, durante la vita in comune, la totalità dei redditi al mantenimento della famiglia (DTF 119 II 317 consid. 4b).
La giurisprudenza della I Camera civile del Tribunale di appello calcola l'eventuale eccedenza da ripartire tra i coniugi deducendo dal reddito globale dei coniugi il fabbisogno minimo di entrambi e quello dei figli minori, determinato sulla base delle Raccomandazioni dell'Ufficio per la gioventù e la formazione professionale del Canton Zurigo. Non vi è quindi motivo per derogare al principio della ripartizione a metà dell'eccedenza.

Sentenza I CCA 10.8.2001 11.99.111

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BOA N. 22, dicembre 2001

Divorzio - procedura: documenti nuovi in appello e audizione dei figli - contributi di mantenimento per l'ex coniuge e i figli minorenni - reddito determinante per il calcolo dei contributi alimentari - fabbisogno: supplemento del 20% - art. 125 cpv. 1, 138 cpv. 2, 144 cpv. 2, 285 e 286 cpv. 3 CC

Il principio inquisitorio illimitato non esonera il genitore dal sostanziare i fatti a sua conoscenza né impone al giudice di rimediare alla più totale insufficienza istruttoria per quel che concerne il contributo alimentare.
Ove siano litigiosi in appello i contributi alimentari per i figli minorenni, costoro devono essere sentiti solo se l'obbligo di mantenimento dipende dalle loro inclinazioni e dagli interessi scolastici o professionale, ciò che non è il caso in mancanza di progetti per le future scelte professionali, vista la giovane età dei figli (12, 10 e 4 anni).
Al genitore che ha lasciato di sua iniziativa un posto di lavoro in Svizzera, dove viveva con la famiglia, per trasferirsi in Italia in corso di causa, senza dare informazioni attendibili sulla sua attività lucrativa, deve essere computato come reddito ipotetico l'importo che avrebbe continuato a conseguire mantenendo il posto di lavoro. Il suo fabbisogno (ipotetico) deve del pari essere calcolato sulla base delle necessità che egli avrebbe avuto continuando a vivere in Svizzera.
Il supplemento del 20% sul fabbisogno minimo non si applica per il calcolo dei contributi alimentari in favore dei figli minorenni.
Gli assegni familiari incassati dal genitore affidatario sono destinati al mantenimento dei figli e non sono un suo reddito.
La richiesta di un contributo speciale per il figlio minorenne ai sensi dell'art. 286 cpv. 3 CC (spese straordinarie) esige che i bisogni straordinari e imprevisti siano addotti e documentati.
Il limite superiore del "contributo di mantenimento adeguato" è posto dal tenore di vita durante il matrimonio, mentre quello inferiore è costituito dal fabbisogno minimo del coniuge creditore, nei limiti delle capacità contributive del debitore. Trattandosi di una famiglia con modeste disponibilità già durante il matrimonio, alla moglie (1967) che si occupa di tre figli di 12, 10 e 4 anni deve essere riconosciuto un contributo di mantenimento fino al momento in cui riprenderà un'attività lucrativa a tempo parziale che le consentirà di coprire il proprio fabbisogno.
In presenza di un ammanco, i contributi di mantenimento per l'ex coniuge e i figli minorenni devono essere ridotti in proporzione, per restare nei limiti delle disponibilità finanziarie del debitore.

Sentenza I CCA 14.8.2001 11.2001.30

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BOA N. 22, dicembre 2001

Misure di protezione dell'unione coniugale - modifica del contributo di mantenimento convenuto tra i coniugi - art. 163, 176 cpv. 1 n. 1, 179 CC

In assenza di modifiche della situazione economica dell'uno o dell'altro coniuge non vi è motivo di sopprimere o di ridurre il contributo alimentare - concordato dai coniugi e omologato dal giudice - in applicazione analogica dell'art. 125 cpv. 1 CC, secondo il quale ogni coniuge dopo il divorzio deve nella misura del possibile far fronte in modo autonomo al proprio sostentamento.
L'obbligo reciproco di mantenimento previsto dall'art. 163 CC sussiste per tutta la durata del matrimonio e non cessa durante la sospensione dell'economia domestica. Il coniuge giovane e senza figli che lavora a tempo pieno adempie nella misura delle proprie forze l'obbligo di mantenimento della famiglia a suo carico.

Sentenza 6.9.2001 11.2001.21

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BOA N. 22, dicembre 2001

Divorzio - contributo di mantenimento - reddito ipotetico: ripresa di un'attività lucrativa - art. 125 cpv. 2 CC

Si può ragionevolmente pretendere da una donna di 44 anni, senza formazione professionale e invalida al 50%, che non ha più oneri di educazione e cura verso i figli e che ha sempre lavorato come ausiliaria di pulizia durante il matrimonio di lunga durata (27 anni, di cui 17 di convivenza), l'esercizio di un'attività lucrativa che frutti almeno fr. 1000.- mensili

Sentenza I CCA 26.9.2001 11.2000.16

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BOA N. 22, dicembre 2001

Misure provvisionali in causa di divorzio - affidamento del figlio minorenne - collocamento in istituto e istituzione di una curatela educativa - contributo di mantenimento: influsso dei rapporti personali tra genitore e figlio - art. 137, 285 cpv. 1, 308, 310 CC

Il rifiuto del figlio minorenne di intrattenere relazioni personali con il genitore non affidatario giustifica una riduzione del contributo di mantenimento solo in presenza di un comportamento abusivo del figlio o del genitore affidatario. Ciò non è il caso quando il rifiuto è dovuto a fattori evolutivi del giovane, posto in una situazione di separazione conflittuale dei genitori, che non hanno ancora definito i problemi economici e non sono in grado di scindere il loro litigio dal ruolo di genitori.

Sentenza I CCA 27.9.2001 11.2000.35

Pubblicazione: 
BOA N. 22, dicembre 2001

Misure di protezione dell'unione coniugale - mantenimento: ripartizione dell'eccedenza - relazioni personali con il genitore non affidatario - contributo di mantenimento - diffida ai debitori - art. 163, 176 cpv. 1, 273 cpv. 1, 177, 179 cpv. 2 CC

Nuovi documenti prodotti da una parte in appello possono essere considerati nella misura in cui si tratta di determinare i contributi destinati ai figli minorenni.
Il desiderio dei figli di non avere contatti personali con il genitore non affidatario deve essere rispettato, in particolare quando risponde, secondo gli accertamenti degli specialisti, al bisogno di recuperare l'equilibrio psichico scosso da un comportamento aggressivo del genitore.
Si può derogare al principio del riparto paritario dell'eccedenza se ciò conduce a una tesaurizzazione del contributo alimentare o a una divisione anticipata della sostanza coniugale. Nel Cantone Ticino, dove la prassi calcola il fabbisogno del figlio separatamente da quello del genitore, sulla base delle raccomandazioni di Zurigo (e quindi in modo più generoso di quanto previsto dal minimo del diritto esecutivo), non vi è motivo di derogare al principio della ripartizione a metà dell'eccedenza.
Il genitore affidatario che si occupa, in virtù della ripartizione dei ruoli adottata con il matrimonio, della cura e dell'educazione dei figli, non può essere tenuto a riprendere un'attività lucrativa a metà tempo al momento della separazione di fatto, qualora sia stato assente da anni dal mondo del lavoro e si occupi di tre figli, traumatizzati dalla separazione in corso, il minore dei quali ha 9 anni.
Il supplemento del 20% in aggiunta al fabbisogno minimo non entra in considerazione per il calcolo dei contributi di mantenimento provvisionali, né per le misure protettrici dell'unione coniugale.
La provvigione ad litem è per principio destinata a coprire spese future, non a rimunerare prestazioni già eseguite. L'obbligo di prestare la provvigione si limita ai casi in cui i mezzi di offesa e di difesa del richiedente non appaiono sprovvisti di buon esito fin dall'inizio.

Sentenza I CCA 3.10.2001 11.2001.77

Pubblicazione: 
BOA N. 22, dicembre 2001

Matrimonio - obbligo di informazione: portata ed estensione in vista di una causa di stato - art. 170 cpv. 1 CC

L'istanza autonoma intesa all'ottenimento di informazioni è trattata con la procedura contenziosa di camera di consiglio (art. 301 segg. CPC, cui rinvia l'art. 4 n. 4 LAC combinato con l'art. 5), nella quale il giudice statuisce con sentenza impugnabile davanti alla Camera civile di appello entro 10 giorni (art. 370 cpv. 1 e 2 CPC; Rep. 1997 pag. 123 consid. 2).
Il diritto di informazione del coniuge si giustifica già in vista di un'azione di divorzio, di separazione o di una procedura a protezione dell'unione coniugale o in prospettiva di negoziare una convenzione sugli effetti della separazione o del divorzio.
Ai fini della liquidazione del regime matrimoniale la sola conoscenza della situazione attuale è insufficiente; la raccolta di elementi sull'evoluzione del patrimonio immobiliare e mobiliare dell'altro coniuge può essere giustificata, in particolare quando il patrimonio è costituito di numerosi immobili, partecipazioni societarie e crediti verso terzi.

Sentenza I CCA 5.10.2001 11.2000.143

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BOA N. 22, dicembre 2001

Fondazione - modifica dell'organizzazione di poca importanza - art. 85, 86 CC

Anche una modifica di poca importanza dell'atto statutario, destinata ad assicurare una razionale amministrazione senza cambiamenti essenziali, deve essere sorretta da un interesse degno di protezione. Essa deve permettere alla fondazione di adempiere i propri compiti in modo più efficace e non deve pregiudicare i diritti di terzi. Non è al riguardo sufficiente il desiderio della maggioranza del consiglio di fondazione, motivato da generici bisogni di efficacia, senza che sia stato evocato alcun episodio concreto.

Sentenza I CCA 11.10.2001 11.2001.99

Pubblicazione: 
BOA N. 22, dicembre 2001

Misure di protezione dell'unione coniugale - criteri di determinazione del fabbisogno del debitore e dei figli minorenni nel calcolo del contributo di mantenimento dei figli - art. 173, 285 CC

Il supplemento per pasti fuori casa previsto dal diritto esecutivo (cfr. F. U. 2/2001 pag. 74) non si identifica con le spese effettive, ma copre il maggior costo rispetto ai pasti consumati a casa. Non vi è dunque motivo per ridurre il minimo di base del diritto esecutivo, nel quale è compreso il vitto.
L'obbligo del debitore alimentare è limitato dalla disponibilità che rimane dopo aver dedotto dal reddito il fabbisogno personale, anche nei confronti del figlio minorenne (DTF 127 III consid. 2c con richiami di giurisprudenza; Wullschleger, in: Praxiskommentar Scheidungsrecht, Basilea 2000, n. 40 ad art. 285 CC). In situazione di ammanco i contributi di mantenimento devono pertanto essere ridotti in proporzione all'effettiva disponibilità del debitore.

Sentenza I CCA 17.10.2001 11.2001.79

Pubblicazione: 
BOA N. 22, dicembre 2001

Divorzio contributo di mantenimento per l'ex coniuge dopo un matrimonio di lunga durata - contributo di mantenimento per il figlio - fabbisogno rilevanza di un diritto di visita particolarmente esteso - art. 125 cpv. 1, 133, 285 CC

Il fabbisogno del figlio minorenne si determina, per consolidata prassi ticinese, in base alle raccomandazioni dell'Ufficio per la gioventù del Canton Zurigo, con i necessari correttivi e adattamenti alla singola fattispecie, ossia alla situazione logistica ed economica dei genitori (Rep. 1998 pag. 175, 1994 pag. 298 consid. 5).
Nel calcolo del contributo di mantenimento devono essere considerati solo i fabbisogni dei genitori e dei figli minorenni (Rep. 1997 pag. 115 n. 21). La presenza nell'economia domestica di un fratello maggiorenne non giustifica che il figlio minorenne sia considerato "uno di due figli" ai sensi delle citate raccomandazioni.
I fabbisogni considerati nella nuova versione delle raccomandazioni non sono più commisurati al costo della vita nella sola area urbana di Zurigo, ma si riferiscono e a valori medi nazionali. Il reddito familiare si situa sotto la media svizzera, tanto che gli importi esposti sono consigliati soprattutto per le famiglie di situazione finanziaria modesta. Non vi sono motivi, in concreto, per ridurre linearmente e in modo acritico gli importi consigliati.
La partecipazione del genitore non affidatario alle cure del figlio deve essere considerata nel calcolo del contributo alimentare (art. 285 cpv. 1 in fine CC). Un diritto di visita più ampio dell'usuale, che solleva il genitore affidatario in modo sensibile dalla propria parte di prestazioni per cura ed educazione, può giustificare una riduzione del contributo di mantenimento. Un ampio diritto di visita comporta la diminuzione delle spese correnti, come il vitto, ma lascia invariati i costi fissi a carico del genitore affidatario, in particolare quelli per l'alloggio, l'abbigliamento, le assicurazioni e gli altri costi accessori. Le spese inerenti a un diritto di visita usuale, come i costi di una bibita o il biglietto di un cinema, sono di principio a carico del genitore non affidatario.
In un matrimonio di lunga durata (separazione dopo 19 anni di unione coniugale) il coniuge quarantacinquenne che aveva lasciato la propria attività lucrativa per occuparsi dell'economia domestica e dei figli e che ha ripreso un'attività di ausiliaria a metà tempo dopo la separazione, può essere tenuto a svolgere un'attività lucrativa a tempo pieno solo dopo che il figlio minore a lei affidato avrà raggiunto il sedicesimo anno di età.
I coniugi sono responsabili della ripartizione dei compiti concordata durante il matrimonio e uno di loro può quindi essere obbligato a versare un contributo di mantenimento fino a che l'altro non avrà potuto riacquistare la propria autonomia finanziaria (cfr. DTF 127 III 135 consid. 2a con rif.).

Sentenza I CCA 18.10.2001 11.2001.97

Pubblicazione: 
BOA N. 22, dicembre 2001

Misure provvisionali di divorzio - modifica in seguito a peggioramento della situazione economica del debitore - reddito ipotetico di un coniuge ultrasessantenne - art. 137 cpv. 2 CC

Non sono dati i presupposti per imputare un reddito ipotetico a un coniuge ultrasessantenne, collocato in prepensionamento dal datore di lavoro, che esaurisce il diritto ad indennità di disoccupazione e non trova un lavoro a causa dell'età.
È notorio che una persona di età superiore a 60 anni non ha più apprezzabili possibilità di reinserirsi come dipendente nel mondo professionale.
Il supplemento del 20% in aggiunta al fabbisogno minimo non entra in considerazione al fine di contributi provvisionali (DTF del 28 marzo 2000, 5P.65/2000, con rinvio a DTF 123 III 1, 121 III 49, 297).

Sentenza I CCA 25.10.2001 11.2001.15

Pubblicazione: 
BOA N. 22, dicembre 2001

Divorzio su domanda unilaterale - separazione quadriennale - contributo di mantenimento: criteri in caso di matrimonio di lunga durata - reddito della sostanza - art. 114, 125 cpv. 1 CC

Il coniuge che prova una separazione quadriennale ha un diritto assoluto a ottenere il divorzio, al quale non possono opporsi né il giudice né il coniuge.
Non si può esigere da un coniuge di 55 anni, senza formazione e che si è sempre occupato dell'economia domestica e dei figli, che inizi un'attività lucrativa dopo il divorzio, quando al momento della separazione i coniugi erano sposati da 19 anni.
Nel calcolo dell'eventuale contributo occorre considerare il reddito della sostanza del creditore alimentare. Questi non è però tenuto di principio a consumare il capitale per far fronte al suo mantenimento, specie quando il debitore può versare una rendita senza intaccare il proprio capitale. Il consumo della sostanza è prospettabile, a determinate condizioni, dopo il raggiungimento dell'età pensionabile.
Per il calcolo del "contributo di mantenimento adeguato" (art. 125 cpv. 1 CC) il limite superiore è costituito dal tenore di vita avuto durante il matrimonio, mentre quello inferiore è posto dal fabbisogno minimo del coniuge creditore, nella misura delle capacità contributive del debitore.
L'azione di divorzio promossa dopo una separazione legale è un'azione indipendente e il calcolo del contributo di mantenimento dopo lo scioglimento del matrimonio si fonda sui criteri oggettivi posti dall'art. 125 cpv. 2 CC. I contenuti della convenzione di separazione sul contributo alimentare non sono pertanto decisivi.
In materia di pretese patrimoniali tra i coniugi vige il principio dispositivo. Il giudice del divorzio deve esaminare se il coniuge è in grado di provvedere da sé al proprio mantenimento adeguato e deve finanche opporsi d'ufficio alla rinuncia alla rendita, se il coniuge cade nel bisogno e finisce a carico dell'assistenza pubblica (cfr. Rep. 1987 pag. 87).

Sentenza I CCA 14.11.2001 11.2001.98

Pubblicazione: 
BOA N. 22, dicembre 2001

Modifica di misure cautelari di stato - reddito della sostanza - valore locativo di un immobile occupato dall'altro coniuge - data di decorrenza della modifica - art. 137 cpv. 2 CC

Il valore locativo corrisponde alla mercede che il proprietario potrebbe richiedere locando il proprio immobile a un terzo. Esso corrisponde alla pigione che il contribuente dovrebbe pagare per l'uso di un bene equivalente. Si tratta di un valore fiscale, puramente teorico. In quanto tale esso non può venire inserito nel reddito di un coniuge, in particolare quando l'immobile di sua proprietà è occupato dall'altro coniuge senza versamento di un corrispettivo. Diverso sarebbe il caso se il coniuge proprietario occupasse per sua comodità un alloggio con valore locativo di gran lunga superiore agli oneri ipotecari (Spycher, Unterhaltsleistungen bei Scheidung: Grundlagen und Bemessungsmethoden, Berna 1996, pag. 86 con rinvii.)
La modifica di una misura cautelare dispiega i suoi effetti solo per il futuro. Per motivi di equità il giudice può far decorrere la modifica dalla data di presentazione dell'istanza (o da qualsiasi momento intermedio tra l'istanza e l'emanazione del decreto).Una retroattività più ampia può entrare eccezionalmente in linea di conto solo per motivi gravi o impellenti ragioni di equità.

BOA N. 21, maggio 2001

Pubblicazione: 
Bollettino dell'Ordine degli Avvocati N. 21, maggio 2001

Sentenza I CCA 2.2.2000 nella causa 11.98.149 R. c. DL X. (RDAT II-2000 n. 70 pag. 260)

Pubblicazione: 
BOA N. 21, maggio 2001

Tutele – sostituzione del tutore per inimicizia con il pupillo – Art. 384, 420, 443 cpv. 1 CC

Non vanno poste esigenze troppo elevate sulla capacità di discernimento del pupillo, qualora questi intenda esercitare diritti inerenti alla personalità o contestare decisioni del tutore, rispettivamente della Delegazione tutoria.
In procedure relative a diritti strettamente legati alla personalità l'interessato ha il diritto di farsi assistere da un legale.
La totale mancanza di collaborazione tra il tutore e il pupillo, manifestatasi con l'assenza di contatti, le divergenze inconciliabili sulla scelta del lavoro e del luogo di residenza del pupillo, il rifiuto del tutore di pagare le prestazioni di medici in favore del pupillo e di consentire a quest'ultimo di consultare gli atti tutori assistito da un legale di sua fiducia, giustificano la sostituzione del tutore.
La Delegazione tutoria, autorità giudicante nei ricorsi promossi dal pupillo contro le decisioni del tutore (art. 420 cpv. 1 CC), non è parte in lite sulla dimissione del tutore e non ha pertanto la legittimazione a ricorrere contro la decisione dell'autorità di vigilanza sulle tutele e curatele.

Sentenza I CCA 3.2.2000 nella causa M. c. M. 11.98.111 (FamPra.ch 2001 pag. 148)

Pubblicazione: 
BOA N. 21, maggio 2001

Filiazione - mantenimento del figlio maggiorenne, ripartizione tra i genitori – Art. 159 cpv. 3, 276, 277 cpv. 2, 278 cpv. 2 CC

I genitori assumono i costi del mantenimento di un figlio maggiorenne in proporzione alle rispettive possibilità economiche. Non si può pretendere un contributo in denaro da un genitore che non svolge un'attività lucrativa e che non è (più) in grado, per motivi di età o di salute, di reinserirsi professionalmente. Non vi sono motivi per imporre una partecipazione in denaro del patrigno o della matrigna quando il contributo in denaro di un genitore è sufficiente per garantire al figlio maggiorenne la copertura del suo fabbisogno.

Sentenza I CCA 14.3.2000 nella causa DL V. c. Z., 11.99.135 (RDAT II-2000 n. 1 pag. 1)

Pubblicazione: 
BOA N. 21, maggio 2001

Interdizione per infermità di mente di persona anziana incapace di discernimento e ricoverata in una casa per anziani – Procedura, violazione del diritto di essere sentito, perizia psichiatrica - art. 369, 374 cpv. 2 CC

L'autorità di vigilanza può respingere un'istanza di interdizione senza procedere all'allestimento di una perizia psichiatrica, che è indispensabile solo per la pronuncia della misura.
Nella scelta della misura tutelare appropriata al singolo caso l'autorità deve attenersi ai principi di proporzionalità e di sussidiarietà. Prima di pronunciare l'interdizione, occorre quindi valutare se non entri in linea di conto una misura meno incisiva, che consente di ottenere il risultato idoneo con minore limitazione della libertà personale.
La misura dell'interdizione appare inadeguata alla situazione concreta di una persona anziana inferma di mente, ricoverata in un istituto e che riceve cure ed assistenza dal personale della casa di cura e dai parenti, che filtrano ogni suo contatto con l'esterno.

Sentenza I CCA 22.3.2000 nella causa DL M. c. Di S. 11.99.95 (RDAT II-2000 n. 69 pag. 251)

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BOA N. 21, maggio 2001

Interdizione per abuso di bevande alcoliche e prodigalità - principio di proporzionalità - curatela volontaria, inabilitazione - art. 369, 370, 395 CC

La procedura di interdizione essendo governata per diritto federale dal principio inquisitorio, è possibile produrre nuovi documenti in appello e il giudice delegato può procedere all'audizione delle parti e a un complemento di istruttoria.
La curatela volontaria decade con la revoca del consenso alla misura concesso a suo tempo dall'interessato.
Se la persona bisognosa di protezione, già sottoposta a curatela volontaria (art. 394 CC), rifiuta di continuare a collaborare con il curatore e chiede la revoca della misura, ma non è in grado di gestire i propri redditi a causa di disturbi della personalità, l'inabilitazione non è una misura di protezione sufficiente. L'inabilitazione, anche nella sua forma combinata (art. 395 cpv. 1 e cpv. 2 CC) non consente infatti l'amministrazione permanente dei redditi da parte dell'assistente. L'unica soluzione per assicurare una corretta gestione delle entrate e per impedire che la persona bisognosa di protezione impieghi i suoi redditi in modo contrario ai propri interessi rimane la pronuncia dell'interdizione.
La tutela limitando in modo rilevante la libertà personale dell'interessato, questi può essere messo al beneficio dell'assistenza giudiziaria, da un lato perché l'appello non era sprovvisto di ogni possibilità di successo e dall'altro perché le difficoltà di esprimersi dell'appellante richiedevano l'intervento di un legale.

Sentenza I CCA 20.4.2000 nella causa C. c. C. 11.98.57*

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BOA N. 21, maggio 2001

Divorzio: azione unilaterale dopo sospensione della vita comune - diritto transitorio: inizio di decorrenza del termine per il computo dei quattro anni di separazione - Equa indennità per la mancata ripartizione della previdenza professionale - Obbligo di mantenimento dopo il divorzio: matrimonio di breve durata senza figli - Art. 114, 124, 125 CC, 7b cpv. 2 tit. fin. CC

Nelle cause di divorzio avviate prima del 1° gennaio 2000 un coniuge può formulare una domanda di divorzio fondata sull'art. 114 CC se la sospensione della vita in comune si è verificata almeno quattro anni prima dell'entrata in vigore del nuovo diritto del divorzio.
L'indennità adeguata dopo il sopraggiungere di un caso di previdenza ai sensi dell'art. 124 CC richiede che l'uno o l'altro dei coniugi formuli pretese al riguardo.
Un coniuge in età avanzata (60 anni), titolare di una rendita intera d'invalidità già al momento del matrimonio, non può essere obbligato a intraprendere un'attività lavorativa. Non gli può quindi essere calcolato un reddito ipotetico in aggiunta alla rendita d'invalidità. Una brevissima convivenza coniugale, durata quattro mesi, non giustifica una solidarietà dopo il divorzio verso il coniuge, invalido, le cui lacune previdenziali sono indipendenti dal matrimonio e derivano da una tardiva affiliazione alle assicurazioni sociali svizzere.

Si rende attenti che dal 1. giugno 2004 la durata del periodo di separazione è stata portata da quattro a due anni (ndr).

* (FamPra.ch 2001 pag. 99, Rep.; la sentenza con la quale il Tribunale federale ha respinto il ricorso per riforma è parzialmente pubblicata in DTF 126 III 401)

Sentenza I CCA 10.6.2000 nella causa B. c. B. 11.98.193

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BOA N. 21, maggio 2001

Modifica di sentenza di divorzio - sospensione in via cautelare del contributo alimentare per l'ex coniuge - diritto transitorio - procedura applicabile - art. 153 vCC, 137 cpv. 2 CC, 7a cpv. 3 tit. fin. CC, 138 cpv. 1 CC

La modifica di una sentenza di divorzio, per quel che concerne il contributo dovuto all'ex coniuge, soggiace al diritto applicabile prima della modifica legislativa entrata in vigore il 1° gennaio 2000 dal profilo sostanziale, mentre gli aspetti procedurali sono disciplinati dalla legge nuova.
L'adozione di eventuali misure provvisionali è retta dall'art. 137 cpv. 2 CC.
In presenza di una chiara situazione di insolvenza del debitore, il giudice può sospendere in via cautelare l'obbligo alimentare.

Sentenza I CCA 28.6.2000 nella causa K. P. c. P. 11.2000.19 (FamPra.ch 2001 pag. 127)

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BOA N. 21, maggio 2001

Misure provvisionali in causa di stato – divieto di nova in appello – art. 137 cpv. 2, 138 cpv. 1 CC, 321 cpv. 1 lett. b, 419c, 423b cpv. 3 CPC

La possibilità di invocare in appello fatti e mezzi di prova nuovi, introdotta dall'art. 138 cpv. 1 CC, riguarda le cause di merito e non si estende alle misure provvisionali, se ciò non è previsto dai singoli codici di procedura cantonali.
Le modifiche introdotte il 4 febbraio 2000 nel Codice di procedura civile ticinese non derogano, per quanto riguarda le misure provvisionali nelle cause di stato, al divieto di nova in appello (art. 321 cpv. 1 CPC).
In materia di pretese patrimoniali tra i coniugi vige il principio dispositivo ed incombe alle parti rendere verosimili nelle forme e nei tempi previsti dal codice di procedura civile i fatti su cui fondano le loro pretese (Rep. 1995 pag. 227, 1987 pag. 195). Il nuovo diritto del divorzio non ha modificato tale principio e non spetta al giudice, né in prima sede né tanto meno in appello, supplire alle deficienze delle parti compiendo accertamenti d'ufficio in fattispecie che non vedono coinvolti figli minorenni.

Sentenza I CCA 30.6.2000 nella causa CM 11.2000.46 (pubblicazione prevista in RDAT, Rep.)

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BOA N. 21, maggio 2001

Amministrazione della tutela, vendita di un fondo a trattative private, determinazione del prezzo minimo - art. 404 cpv. 3 CC

Non è nell'interesse del tutelato la fissazione di un prezzo minimo maggiorato del 30% rispetto a quello determinato dalla perizia, quando risulti che lo stabile, offerto in vendita al prezzo fissato dall'autorità di vigilanza, non ha trovato acquirenti e che il valore determinato dal perito corrisponde al valore commerciale, realizzabile in una libera e normale contrattazione.

Sentenza I CCA 12.7.2000 nella causa P. c. S. 11.99.147 (pubblicazione prevista in RDAT, Rep.)

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BOA N. 21, maggio 2001

Filiazione - Misure di protezione del figlio - Privazione dell'autorità parentale - divieto di intrattenere relazioni - autorità tutoria competente - 307, 310, 311, 314, 315 CC

La competenza per ordinare misure secondo gli art. 307 segg. CC spetta all'autorità tutoria del luogo in cui il figlio ha il proprio domicilio all'apertura del procedimento. Eventuali inattività delle Delegazioni tutorie, come pure diatribe personali insorte con membri o segretari di tali delegazioni vanno risolte nelle forme e nei modi previsti dal diritto amministrativo, non derogando a norme di competenza previste dall'ordinamento civile federale.
Se il bene del figlio è adeguatamente tutelato con l'affidamento a terzi, l'incapacità di autonomia del genitore non giustifica (ancora) una privazione dell'autorità parentale

Sentenza I CCA 25.7.2000 nella causa M. c. M. 11.99.102

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BOA N. 21, maggio 2001

Modifica di sentenza di divorzio – diritto transitorio – misure provvisionali – procedura - appello adesivo - art. 137 cpv. 2, 134 cpv. 2 CC, 7a cpv. 3 tit. fin. CC, 419c cpv. 4 CPC

Sentenza I CCA 31.7.2000 nella causa S. c. S. 11.2000.73 (pubblicazione prevista in FamPra.ch 2001, Rep.)

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BOA N. 21, maggio 2001

Modifica di sentenza di divorzio sull'autorità parentale pendente il 1° gennaio 2000 – diritto transitorio – misure provvisionali – competenza del giudice civile adito – ricevibilità dell'appello presentato dal legale di una persona defunta in corso di causa – art. 157 vCC, 134 cpv. 3 CC, 7a cpv. 3 tit. fin. CC

Il ricorso presentato da un legale in nome di una persona deceduta in corso di causa è manifestamente irricevibile.
In una causa già pendente il 1° gennaio 2000 la competenza del giudice civile per modificare una sentenza di divorzio sull'autorità parentale continua a sussistere.
Il diritto di essere sentito del figlio è rispettato quando il giudice statuisce sulla base di una perizia psichiatrica nel corso della quale l'esperto ha proceduto a un esame congiunto della nonna materna, della madre e del figlio (affetto da gravi turbe psichiche).

Sentenza I CCA 8.8.2000 nella causa C. c. C. 11.2000.70

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BOA N. 21, maggio 2001

Modifica di sentenza di divorzio – contributo alimentare per il figlio minorenne – procedura applicabile - art. 134 cpv.2, 279, 281 e 284 CC

Dal 1.1.2000 la modifica di sentenza di divorzio è retta, per quel che concerne il contributo alimentare per i figli, dall'art. 134 cpv. 2 CC e sono pertanto applicabili le norme di procedura prescritte dall'art. 279 CC.
Il giudice può emanare misure provvisionali applicando per analogia gli art. 281 e 284 CC; nel dubbio deve essere mantenuta la disciplina adottata dal giudice del divorzio

Sentenza I CCA 8.8.2000 nella causa v. G. c. v. G. 11.2000.38 (pubblicazione prevista in FamPra.ch 2001, Rep.)

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BOA N. 21, maggio 2001

Misure provvisionali in causa di stato – affidamento dei figli: criteri, audizione dei minori – misure di protezione del figlio: assistenza nell'educazione – art. 137 cpv. 2, 144 cpv. 3, 307 cpv. 3 e 315a CC

Per l'affidamento dei figli in via provvisionale il criterio decisivo nel nuovo diritto del divorzio, come in quello previgente, rimane l'interesse dei figli, tenuto conto di tutte le circostanze importanti per il loro bene.
Se non sono state rese verosimili inidoneità dell'uno o dell'altro genitore, si giustifica di affidare in via provvisionale tre bambini (9, 8 e 3 anni) alla madre, che se ne è sempre occupata senza esercitare attività lucrativa, quando il padre esercita un'attività lucrativa fuori casa a tempo pieno e non propone soluzioni alternative e la madre dimostra maggiore disponibilità del marito ad adeguare le proprie esigenze nell'interesse dei figli.
L'audizione dei figli prevista dall'art. 144 cpv. 3 CC deve avvenire già nel corso della procedura provvisionale, qualora siano prevedibili cambiamenti di rilievo della loro situazione.
Il giudice può decidere, come misura a protezione dei figli ai sensi dell'art. 307 cpv. 2 CC, di incaricare una persona con formazione specialistica affinché coadiuvi il genitore affidatario nei suoi compiti educativi.

Sentenza I CCA 10.8.2000 nella causa M. c. B. 11.2000.72 (pubblicazione prevista in FamPra.ch 2001, Rep.)

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BOA N. 21, maggio 2001

Filiazione - diritto alle relazioni personali - compiti del curatore educativo - art. 308 cpv. 2, 314 n. 1 CC

L'istituzione di una curatela educativa munita di speciali poteri, con lo scopo di coordinare e verificare l'esercizio delle visite, si giustifica quando i genitori non sono riusciti a raggiungere una soluzione durevole dopo quattro anni di procedure.
Il curatore può essere incaricato di sorvegliare lo svolgimento del diritto di visita stabilito dall'autorità e di regolarne le modalità pratiche.
Prima di statuire sul diritto di visita, l'autorità deve sentire il minorenne.

Sentenza I CCA 5.9.2000 nella causa 11.98.153 H. c. H.

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BOA N. 21, maggio 2001

Modifica di sentenza di divorzio - contributo alimentare per l'ex coniuge - diritto transitorio - procedura applicabile: nuovi documenti in appello - art. 153 vCC, 7a cpv. 3 tit. fin. CC, 138 cpv. 1 CC

La modifica di una sentenza di divorzio, per quel che concerne il contributo dovuto all'ex coniuge, soggiace al diritto applicabile prima della modifica legislativa entrata in vigore il 1° gennaio 2000 dal profilo sostanziale, mentre gli aspetti procedurali sono disciplinati dalla legge nuova.
L'esibizione di nuovi documenti in appello è di principio ammissibile.
L'art. 153 cpv. 2 vCC si applica alle rendite assegnate a norma dell'art. 151 cpv. 1 vCC a titolo di contributo alimentare, ma non a quelle destinate a compensare la perdita di aspettative in seguito al divorzio.
La richiesta di soppressione di un contributo alimentare implica la possibilità per il giudice di ridurre semplicemente l'ammontare della rendita, senza riguardo alla circostanza che l'attore non abbia cifrato la sua pretesa o non abbia formulato conclusioni subordinate.

Sentenza I CCA 6.9.2000 nella causa P. 11.2000.84*

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BOA N. 21, maggio 2001

Adozione del figlio del coniuge – durata del matrimonio - art. 264a cpv. 3 CC

Un coniuge può adottare il figlio dell'altro solo dopo cinque anni di matrimonio. Il termine di cinque anni si calcola dalla data effettiva del matrimonio, senza tenere in considerazione la convivenza. Non vi è motivo di interpretare il chiaro testo dell'art. 264a cpv. 3 CC, tantomeno quando il figlio da adottare non è vissuto in comunione domestica con l'adottante.

* (pubblicazione prevista in FamPra.ch, Rep.; il ricorso per riforma è stato respinto dal Tribunale federale il 9 novembre 2000)

Sentenza I CCA 8.9.2000 nella causa Z. c. G. 11.2000.83 (pubblicazione prevista in FamPra.ch 2001, RDAT e Rep.)

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BOA N. 21, maggio 2001

Cambiamento del nome, diritto di essere sentito del padre non coniugato - termine per presentare appello in caso di mancata notificazione della decisione - art. 15a cpv. 2 LAC, 30 cpv. 1 CC

La competenza per concedere il cambiamento di cognome a norma dell'art. 30 cpv. 1 CC è stata delegata nel Cantone Ticino dal governo al Dipartimento delle istituzioni e più in particolare alla Divisione degli interni.
L'audizione del padre non coniugato che ha un cognome diverso da quello del figlio sembrerebbe imporsi secondo la giurisprudenza del Tribunale federale (DTF 124 III 49), tanto più che dal 1° gennaio 2000 il genitore senza autorità parentale ha il diritto di essere informato sugli avvenimenti importanti sopraggiunti nella vita del figlio (art. 275a cpv. 1 CC).
L'insorgente al quale non è stata notificata una decisione ha il diritto di impugnarla anche dopo la scadenza del termine stabilito dalla legge, a condizione che si informi sollecitamente sui rimedi giuridici e, ottenuti i necessari ragguagli, agisca con tempestività (DTF 111 Ia 283).
Colui che attende quattro mesi prima di reagire non può impugnare una decisione dopo la scadenza del termine.
Il termine di un anno previsto dall'art. 30 cpv. 3 CC per l'azione in contestazione del cambiamento di cognome non riguarda la procedura di appello contro un'autorizzazione di cambiamento del cognome.

Sentenza I CCA 26.9.2000 nella causa P. c. C. 11.99.140

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BOA N. 21, maggio 2001

Modifica di di sentenza di divorzio, misure provvisionali - diritto transitorio - fabbisogno del debitore alimentare - procedura - art. 134 cpv. 2 , 279, 281, 285, 286 cpv. 2 CC

La modifica del contributo alimentare per un figlio minorenne è retta dopo il 1° gennaio 2000 dall'art. 134 cpv. 2 CC, che rinvia agli art. 285 e 286 cpv. 2 CC. Sono quindi applicabili le norme di procedura prescritte dall'art. 279 CC per l'azione di mantenimento.
Il nuovo diritto del divorzio non apporta novità per quel che concerne le misure provvisionali, che possono essere emanate ove appaiano urgenti e indispensabili, in analogia a quanto prevedono gli art. 281 segg. CC.
Il debitore di un contributo alimentare in favore di un figlio minorenne non può pretendere di vedersi garantire il 120% del fabbisogno minimo.

Sentenza I CCA 12.10.2000 nella causa A. c. A. 11.98.135

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BOA N. 21, maggio 2001

Misure provvisionali in causa di stato – modifica dell'assetto cautelare – appello adesivo – requisiti di motivazione di un decreto cautelare - art. 137 cpv. 2 CC, 285 cpv. 2 CPC

Il principio inquisitorio non esonera una parte dal sostanziare le proprie allegazioni (DTF 123 III 329 in fondo). Il diritto federale non ha mai imposto l'applicazione del principio inquisitorio in materia di rapporti patrimoniali tra i coniugi (SJ 1996 pag. 451 consid. 2a). Un simile obbligo non è stato introdotto dal diritto cantonale o dal nuovo diritto del divorzio.
Un decreto cautelare è sufficientemente motivato quando la parte soccombente può rendersi conto dei motivi per cui il giudice ha deciso in un senso piuttosto che in un altro, in modo da capire perché le sue argomentazioni non sono state condivise e valutare con conoscenza di causa se portare il litigio all'autorità superiore. Nella misura in cui il Pretore espone le ragioni che lo hanno indotto a considerare come reddito le somme pervenute a uno dei coniugi, non vi è carenza di motivazione, tanto più in un giudizio meramente sommario.
Il beneficio dell'assistenza giudiziaria può essere concesso solo al coniuge che non ha i mezzi per far fronte a una causa di stato e che non può ottenere dall'altro coniuge un'adeguata provvigione ad litem. È in grado di provvedere alla causa con le proprie risorse il coniuge che dispone, oltre a risparmi di fr. 8'000.–, di un veicolo e che non ha reso verosimile di averne necessità in una città (Berna) notoriamente provvista di efficienti mezzi pubblici di trasporto.
L'applicazione del nuovo diritto del divorzio alle cause pendenti comporta anche l'applicazione delle nuove norme di procedura (art. 515a cpv. 1 CPC). L'appello adesivo essendo ormai escluso in sede provvisionale (art. 419c cpv. 4 CPC), il ricorso presentato prima dell'entrata in vigore del nuovo diritto deve essere dichiarato irricevibile.

Sentenza I CCA 3.11.2000 nella causa A. c. A. 11.99.119

Pubblicazione: 
BOA N. 21, maggio 2001

Divorzio - scioglimento dei rapporti giuridici sorti tra i coniugi - mandato - art. 195 CC, 397, 398 CO

Nell'ambito del divorzio devono essere sciolti anche i rapporti giuridici tra i coniugi risultanti da un mandato ai sensi dell'art. 195 CC. Il coniuge mandatario è tenuto all'esecuzione conforme, fedele e diligente dell'affare conferitogli e deve rendere conto del suo operato al coniuge mandante. Spetta quindi al mandatario dimostrare il corretto adempimento dell'incarico.
Il coniuge che ha sottoscritto prima del matrimonio una convenzione di separazione dei beni, senza escludere dalla stessa i mobili acquistati dai coniugi quando vivevano in concubinato, non può pretendere di sciogliere al momento del divorzio la società semplice sorta durante il concubinato.

BOA N. 18, dicembre 1999

Pubblicazione: 
Bollettino dell'Ordine degli Avvocati N. 18, dicembre 1999

Sentenza I CCA 20.1.1999 nella causa G. c. G., inc. n. 11.97.102

Pubblicazione: 
BOA N. 18, dicembre 1999

Divorzio – Liquidazione del regime matrimoniale - Partecipazione al plusvalore tra masse diverse - 209 cpv. 3 CC

Se gli ammortamenti del debito ipotecario gravante un immobile sono avvenuti mediante lo stipendio di un coniuge - e quindi con acquisti - la massa degli acquisti dell'interessato ha diritto a un compenso verso la massa dei beni propri (Deschenaux/Steinauer, Le nouveau droit matrimonial, Berna 1987, § 20 B IV pag. 260 e 261, § 24 B III, pag. 320 e 321).
Nel concetto di "conservazione dei beni (art. 209 cpv. 3 CC) sono compresi i lavori di grande importanza, ad esclusione di semplici lavori di manutenzione (Deschenaux/Steinauer, op. cit., pag. 341 con riferimenti dottrinali)

Sentenza I CCA 2.2.1999 nella causa B. c. B., inc. n. 11.98.183

Pubblicazione: 
BOA N. 18, dicembre 1999

Misure provvisionali in causa di stato - Fabbisogno; alloggio in proprietà, spese di manutenzione - art. 145 CC

Nel costo dell'alloggio in proprietà va considerata la manutenzione ordinaria (Hausheer/Spycher, in: Handbuch des Unterhaltsrechts, Berna 1997, n. 2.33 pag. 79), ma non quella straordinaria (in concreto: risanamento dell'impianto di riscaldamento).

Sentenza I CCA 4.2.1999 nella causa M. c. M., inc. n. 11.98.198

Pubblicazione: 
BOA N. 18, dicembre 1999

Misure provvisionali in causa di stato - Fabbisogno: assicurazioni correnti - art. 145 cpv. 2 CC

Le assicurazioni correnti (domestiche, contro la responsabilità civile o - in genere - a beneficio della famiglia) vanno ammesse nel fabbisogno del coniuge tenuto al pagamento dei premi (DTF 114 II 395 consid. 4c; Bühler/Spühler, Berner Kommentar, Ergänzungsband 1991, n. 162 ad art. 145 CC). Se la copertura assicurativa esiste, in mancanza di elementi il giudice valuta il costo presunto con cauto apprezzamento.

Sentenza I CCA 8.2.1999 nella causa A. c. A., inc. n. 11.99.15

Pubblicazione: 
BOA N. 18, dicembre 1999

Misure provvisionali in causa di stato - Domanda di informazione sotto forma di edizione di documenti bancari - Opposizione della banca - Art. 145, 170 CC, 211 cpv. 2 CPC

Il fatto che la moglie abbia chiesto l'edizione di documentazione bancaria relativa al marito alla discussione orale, senza rispettare la forma scritta prescritta dall'art. 211 cpv. 2 CPC, non comporta la nullità del decreto di edizione emanato dal Pretore, se all'istituto bancario è stata concessa la possibilità di esprimersi sulla domanda. In sede di edizione la banca può contestare solo i requisiti del provvedimento per quanto la riguardano direttamente. Essa può fondare la sua opposizione sull'eccezione di prescrizione (art. 962 CO) e sull'obbligo di mantenere il segreto bancario. Non può invece proporre argomentazioni che mettano in dubbio o neghino i presupposti dell'edizione per quanto concerne le parti, la banca non avendo veste di interveniente al processo (Rep. 1991 pag. 480 seg.)

Sentenze I CCA 12.2.1999 nella causa T. c. T., inc. n. 11.98.54; 14.4.1999 nella causa S.c. S., inc. n. 11.97.196

Pubblicazione: 
BOA N. 18, dicembre 1999

Misure provvisionali di divorzio, fabbisogno, convivenza con figlio maggiorenne - Art. 145, 163 CC

In pendenza di causa ogni coniuge ha il diritto di mantenere lo stesso tenore di vita avuto durante la comunione domestica (DTF 114 II 26 e 302 consid. 3a) o - se non altro - lo stesso tenore di vita che ha l'altro coniuge. Per conservare tale livello esistenziale il coniuge che convive con un figlio maggiorenne non deve far capo al figlio, se non nella misura in cui determinate spese (vitto e alloggio) siano causate dal figlio stesso. Questi dovrà provvedere, in altri termini, alla differenza tra la pigione riconosciuta al genitore con lui convivente e il canone di locazione effettivo, come pure alla differenza tra il minimo esistenziale riconosciuto al genitore e le spese di vitto effettive. Che il coniuge convivente assuma tali maggiori costi pagandoli con la propria quota di eccedenza non riguarda l'altro coniuge, il quale può impiegare a sua volta la propria metà eccedenza come meglio crede.
Nel fabbisogno minimo di un coniuge va incluso solo quanto si riferisce al coniuge personalmente. I figli maggiorenni e autosufficienti devono provvedere autonomamente, da parte loro, a coprire i maggiori costi dovuti alla loro presenza, senza che ciò interessi necessariamente il giudice del divorzio. Incomberà ai figli, in specie, assumere la differenza tra il fabbisogno mensile della madre ( per sé sola) e il fabbisogno complessivo dell'economia domestica comune. Essi sono liberi, del resto, di andare ad abitare da soli ove ciò non dovesse rispondere alle loro esigenze. Resta il fatto che il genitore non ha nei loro confronti alcuna pretesa derivante dal diritto matrimoniale.

Sentenza I CCA 16.03.1999

Pubblicazione: 
BOA N. 18, dicembre 1999

Presa in considerazione e valutazione di determinati beni patrimoniali quale base di calcolo per il diritto al compenso - art. 209 cpv. 3 CC; 87 cpv. 1, 322 lett. a CPC

La natura proporzionale del diritto al compenso ai sensi dell'art. 209 CC implica necessariamente la conoscenza sia del valore iniziale del bene considerato sia del suo valore al momento della liquidazione del regime. Le conseguenze dell'assenza di indicazioni, rispettivamente di prove su questi elementi indispensabili vanno a scapito di chi fa valere un diritto al compenso (DTF 125 III 1, consid. 3).
Il giudice applica il diritto - segnatamente quello federale - d'ufficio (art. 87 cpv. 1 CPC) e può di conseguenza accogliere domande fondate sul diritto civile federale unicamente se le condizioni poste da tale diritto sono adempiute.
L'art. 322 lett. a CPC, che consente alla Camera civile di appello di ordinare d'ufficio una perizia, costituisce una semplice facoltà, senza obbligo, e non deve servire a supplire alle negligenze delle parti.

Sentenza I CCA 16.3.1999 nella causa G. c. G. *

Pubblicazione: 
BOA N. 18, dicembre 1999

Divorzio - Scioglimento del regime matrimoniale - compenso proporzionale tra le masse di un coniuge per investimenti apportati in un immobile - Art. 209 cpv. 3 CC

La prestazione lavorativa di un coniuge, nella misura in cui ha apportato un aumento di valore di un bene, giustifica un compenso tra la massa a cui appartiene il bene (in concreto quella dei beni propri) e la massa degli acquisti.
Per il calcolo del diritto proporzionale al compenso sono determinanti il valore iniziale del bene oggetto della miglioria, il valore dell'investimento (ottenuto sommando al valore iniziale dei beni il costo dei lavori e l'eventuale contributo lavorativo dell'uno o dell'altro coniuge) e il valore del bene al momento dello scioglimento del regime.
Nel diritto ticinese lo scioglimento del regime dei beni non è retto dal principio inquisitorio, né l'applicazione di tale principio è imposta dal diritto federale. L'onere di provare la consistenza degli acquisti di un coniuge e l'eventuale aumento su cui vantare pretese incombe a chi intende prevalersene.
Se i coniugi hanno concentrato l'istruttoria sull'aumento di valore degli investimenti, in particolare versando agli atti referti di parte, senza avvedersi che tale dato, preso isolatamente, non consente di calcolare il compenso tra le masse, non spetta al giudice far esperire una perizia giudiziaria al riguardo.

*-> il ricorso per riforma e il ricorso di diritto pubblico sono stati respinti il 29 giugno 1999 dal Tribunale federale.

Sentenza I CCA 31.3.1999, inc. n. 11.97.167 nella causa P. c. P.

Pubblicazione: 
BOA N. 18, dicembre 1999

Fabbisogno dell'obbligato alimentare - contributi a figlio maggiorenne agli studi - Art. 153, 277 cpv. 2 CC

Il sostentamento dell'ex coniuge è preponderante rispetto a quello di un figlio maggiorenne agli studi, di modo che l'obbligato alimentare deve dapprima erogare la pensione alimentare all'ex coniuge e solo in seguito eventualmente contribuire al mantenimento dei figli divenuti maggiorenni.

Sentenza I CCA 14.4.1999 nella causa S. c. S., inc. n. 11.97.196

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BOA N. 18, dicembre 1999

Divorzio - Capacità lucrativa

La valutazione della capacità lucrativa di un assicurato da parte della Cassa disoccupazione, apprezzata in base all'ultimo stipendio, non è decisiva (I CCA, sentenza del 14.12.1998 nella causa S., consid. 14). Determinante è il reddito che la persona può conseguire dando prova di buona volontà, tenuto conto della sua formazione professionale, dell'età, del tempo a disposizione, dello stato di salute e del mercato dell'impiego (Hausheer/Spycheer, Handbuch des Unterhaltsrechts, Berna 1997, pag. 48 n. 152 seg.)

Sentenza I CCA 14. 4.1999 nella causa S. c. S., inc. n. 11.97.196

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BOA N. 18, dicembre 1999

Divorzio - Reddito determinante - tredicesima - gratifica

Se la tredicesima è aleatoria non può considerarsi alla stregua di un reddito cui il dipendente ha diritto. Tutt'al più può assimilarsi a una gratifica, la quale va però computata nel reddito solo se è elargita abitualmente (Bühler/Spühler, BK, 3a ed., n. 265 ad art. 156 CC).

Sentenza I CCA 20.4.1999 inc. n. 11.99.44 nella causa C. c. C.

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BOA N. 18, dicembre 1999

Misure provvisionali in causa di stato - Edizione di documenti di società terze - art. 145 cpv. 2, 206, 207, 211 CPC

L'emanazione di misure provvisionali avviene nel quadro di un procedimento sommario (art. 376 cpv. 2 lett. d CPC) in esito a un giudizio di mera verosimiglianza (DTF 118 II 380 consid. 3b). L'istruttoria provvisionale non deve confondersi con quella di merito e l'assunzione delle prove deve limitarsi a mezzi che, già di primo acchito, appaiono pertinenti e rilevanti ai fini della decisione.
È ammissibile l'edizione di documenti da società terze che si identificano economicamente con uno dei coniugi, perché in tal caso il dualismo tra persona fisica e giuridica appare un espediente di mera forma oltre il quale l'interessato cela i suoi redditi effettivi. L'identità economica è verosimile se agli atti figura una lista manoscritta redatta dal coniuge al quale vengono richieste le informazioni e nella quale sono elencate diverse società indicate come "nostra società".

Sentenza I CCA 29.4.1999 nella causa Dell'A. c. Dell'A., inc. n. 11.98.130

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BOA N. 18, dicembre 1999

Misure provvisionali in causa di stato: contributi di mantenimento per figli maggiorenni agli studi – Art. 145 cpv. 2 CC

Ai fini dell'art. 145 cpv. 2 CC va considerato nel fabbisogno familiare soltanto quello personale dei coniugi e dei figli minorenni comuni. In circostanze particolari il giudice delle misure provvisionali può fissare un contributo di mantenimento anche dopo la maggiore età del figlio. Tale è il caso quando il figlio, ancora minorenne, sia prossimo al compimento dei 18 anni e si trovi in una formazione professionale di durata determinata, oppure quanto il contributo per il figlio maggiorenne sia già fissato in una convenzione omologata dal giudice o ancora – più semplicemente – quando i coniugi sono d'accordo che il contributo in questione sia inserito nel fabbisogno della famiglia. Mancando tali premesse, un coniuge non può far valere in suo nome la pretesa del figlio maggiorenne. Incomberà a quest'ultimo rivendicare personalmente il contributo, giusta l'art. 277 cpv. 2 CC, nei confronti del genitore renitente.

Sentenza I CCA 11.5.1999, nella causa St. c. St., inc. n. 11.98.74

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BOA N. 18, dicembre 1999

Misure provvisionali in causa di stato - Reddito della sostanza - art. 145 cpv. 2 CC

Il reddito coniugale comprende anche quello dei beni mobili e immobili (Hausheer/Spycher, Handbuch des UNterhaltsrechts, Berna 1997, pag. 44 n. 01.40). Fanno eccezione i casi in cui, durante la vita in comune, i coniugi non destinassero l'insieme dei loro redditi al mantenimento, ma ne riservassero alcuni ad altri scopi (per esempio al risparmio). In simile ipotesi un coniuge non può pretendere tutt'a un tratto - contro la volontà dell'altro - che tali redditi siano impiegati anch'essi per il mantenimento, a meno che quelli precedentemente destinati a tal fine non bastino più per finanziarie due economie domestiche separate (cfr. DTF 116 II 113 consid. 3b; Rep. 1992 pag. 238 consid. 2). Qualora un coniuge sostenga che durante la vita in comune parte del reddito coniugale non era destinato al fabbisogno della famiglia, ma ad altri scopi, gli incombe di rendere verosimile l'affermazione.

Sentenza I CCA 11.5.1999 nella causa St. c. St., inc. n. 11.98.74

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BOA N. 18, dicembre 1999

Misure provvisionali in causa di divorzio - fabbisogno: spese per alloggio in proprietà - art. 145 cpv. 2, 163 CC

Dopo la fine della vita in comune ogni coniuge sopporta i costi del proprio alloggio. Alla stessa stregua di un coniuge che conduce in locazione un appartamento troppo caro per le sue sole necessità, con il risultato che deve provvedere da sé solo alla differenza tra la pigione riconosciuta dal giudice e quella effettiva, appare giusto che anche il coniuge proprietario provveda da sé solo al pagamento degli oneri ipotecari eccedenti quanto riconosciuto come ragionevole dal Pretore. Durante una causa di stato nessuno dei due coniugi può chiedere contributi all'altro per conseguire un tenore di vita più elevato di quello avuto durante la vita in comune (DTF 118 II 376 consid. 20b, 115 II 424 consid. 3). Un coniuge non può dunque pretendere che l'altro gli sovvenzioni per sé solo un'abitazione occupata in precedenza da due persone.

Sentenza I CCA 1.6.1999 nella causa D'A. c. D'A., inc. n. 11.97.172

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BOA N. 18, dicembre 1999

Misure provvisionali, modifica di sentenza di separazione nell'ambito della successiva causa di divorzio

Misure provvisionali sono possibili anche quando l'azione di divorzio fa seguito a una sentenza di separazione per tempo indeterminato (art. 147 cpv. 1 CC), nel senso che non occorre promuovere causa per far modificare la sentenza di separazione. Occorre però che le misure provvisionali si impongano già a un sommario esame, non essendo lecito scostarsi senza necessità da una sentenza - come quella di separazione - con forza di giudicato (Hausheer/Geiser in: Kommentar zum Schweizerischen Privatrecht, ZGB I, Basilea 1996, n. 3 ad art. 145 CC).

Sentenza I CCA 1.6.1999 nella causa D'A. c. D'A., inc. n. 11.97.172

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BOA N. 18, dicembre 1999

Misure provvisionali in causa di stato - Fabbisogno: mantenimento di figlio nato fuori dal matrimonio, di figlio nato nel matrimonio e del coniuge - Ripartizione tra i beneficiari

Il genitore tenuto al mantenimento di un figlio adulterino perde, ove non abbia mezzi sufficienti per onorare l'obbligo di mantenimento, sia la quota a libera disposizione (art. 164 CC) sia gli eventuali contributi straordinari dell'art. 165 CC (consid. 2c). Se ciò ancora non basta, il coniuge di tale debitore deve tollerare che il contributo di quest'ultimo alla famiglia sia ridotto (Bräm in: Zürcher Kommentar, n. 143 ad art. 159 CC; Hausheer/Reusser/Geiser, Kommentar zum Eherecht, Berna 1988, n. 42 ad art. 159 CC).
I figli di un medesimo genitore, siano essi nati nel matrimonio o fuori dal matrimonio, hanno diritto nei confronti di tale genitore a un uguale livello di vita (DTF 120 II 285 consid. 3, 116 II 110 consid. 4).
I contributi per il coniuge e per i figli minorenni non sono prioritari l'uno sull'altro e se i mezzi del genitore tenuto al mantenimento non sono sufficienti a coprire tutti i suoi obblighi alimentari, rimane solo la possibilità di ridurre tutte le somme in proporzione.

Sentenza I CCA 30.7.1999 nella causa J. c. J., inc. n. 11.98.96

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BOA N. 18, dicembre 1999

Modifica di contributi provvisionali - Calcolo in caso di sopravvenuta maggiore età di uno dei figli - Art. 145 cpv. 2, 277 cpv. 2 e 278 cpv. 2 CC

Se ricorrono le premesse di una modifica, il giudice deve adattare i contributi provvisionali alle mutate circostanze, inserendo nel calcolo i nuovi elementi. Non può limitarsi ad accertare che un elemento è cambiato, senza trarre conclusioni.

Sentenza I CCA 23.8.1999. inc. n. 11.99.69*

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BOA N. 18, dicembre 1999

Filiazione – diritto alle relazioni personali – restrizioni all'esercizio del diritto di visita – Art. 273 cpv. 1 CC

Una restrizione al diritto di visita, in concreto l'obbligo per i genitori di partecipare periodicamente a colloqui presso il centro d'incontro, si giustifica solo se è necessario proteggere il figlio da comportamenti inadeguati dell'uno o dell'altro genitore. La mancanza di dialogo e l'accesa conflittualità dei genitori non sono sufficienti, in assenza di ripercussioni sul figlio, per imporre loro di presentarsi periodicamente al centro d'incontro per colloqui intesi a ridurre i conflitti.

*nella causa V. c. S. (il Tribunale federale ha dichiarato inammissibile il 14 ottobre 1999, per carenza di requisiti formali, il ricorso di diritto pubblico presentato dal genitore, cfr. DTF 118 Ia 473 consid. 2 e 3)

Sentenza I CCA 10.9.1999 nella causa K. c. K., inc. n. 11.98.132

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BOA N. 18, dicembre 1999

Misure a protezione dell'unione coniugale - determinazione del contributo di mantenimento: ripartizione dei ruoli durante il matrimonio - art. 173 cpv. 1 CC

Nella determinazione dell'obbligo contributivo occorre tenere conto del riparto dei ruoli adottato dai coniugi durante il matrimonio. Se un coniuge esercita un'attività lucrativa, mentre l'altro si occupa dell'economia domestica, incombe al primo assumere le spese dell'unione coniugale (Hasenböhler, in: Kommentar zum Schweizerischen Privatrecht, ZGB I, n. 7 ad art. 173).

Sentenza I CCA 22.9.1999 nella causa B. c. B., inc. n. 11.98.95

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BOA N. 18, dicembre 1999

Filiazione – diritto alle relazioni personali – regolamentazione del diritto di visita relativo a un ragazzo in età scolastica - estensione: vacanze scolastiche

Il diritto di visita deve essere determinato nel modo oggettivamente più preciso possibile, all'occorrenza anche d'ufficio.
Per principio il diritto di visita a ragazzi in età scolastica comprende - nel Ticino - un fine settimana su due, oltre alcune settimane durante le vacanze (per il resto della Svizzera v. DTF 123 III 450 consid. 3a con rinvio a Schwenzer, Basler Kommentar, n. 14 ad art. 273). La prassi giudiziaria ticinese concede, come minimo, due settimane durante le sole vacanze estive, oltre una settimana alternativamente a Natale e Pasqua. Considerato che il diritto di visita tende viepiù a estendersi per il bene del figlio, tanto che nella Svizzera Romanda il genitore non affidatario ottiene - di regola - un diritto di visita pari alla metà di tutte le vacanze scolastiche (DTF 123 III 450 consid. 3a), in un caso in cui non si impongono restrizioni per il bene del figlio appare giustificato fissare un diritto di visita che comprenda almeno una settimana durante le vacanze scolastiche di Natale, una settimana alternativamente a Pasqua o carnevale e tre settimane durante le vacanze estive.

Sentenza I CCA 11.10.1999, ricorrente E., inc. n. 11.99.128

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BOA N. 18, dicembre 1999

Appello in materia tutelare - requisiti minimi - art. 309 cpv. 5 CPC

Nel caso in cui un tutelato insorge personalmente contro una decisione a lui sfavorevole, le esigenze formali dell'appello vanno per certi versi attenuate, essendo sufficiente che le richieste di giudizio e i motivi dell'impugnazione possano desumersi dall'insieme del ricorso (Geiser, in: Kommentar zum Schweizerischen Privatrecht, ZGB/2, n. 41 ad art. 420).
Irricevibilità di un appello in materia tutelare che si esaurisce in una dichiarazione di ricorso, senza motivazione.