BOA N. 28, dicembre 2004

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Bollettino dell'Ordine degli Avvocati N. 28, dicembre 2004

Sentenza I CCA 23.1.2003 11.2000.5 (sentenza del Tribunale federale 5C.62/2003 18.12.2003)

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BOA N. 28, dicembre 2004

Divorzio - diritto transitorio in caso di rinvio dal Tribunale federale - ripartizione degli averi di vecchiaia - indennità adeguata - contributo di mantenimento in caso di matrimonio di lunga durata con lunga separazione - reddito : prestazione complementare AI e rimborso spese del figlio maggiorenne convivente - fabbisogno dei coniugi: debiti personali - indicizzazione - garanzie - art. 7b tit. fin. CC, 114, 122 cpv. 1, 124, 125 cpv. 1, 128, 132 cpv. 2 CC

Se il Tribunale federale ha annullato una sentenza di divorzio sotto l'imperio della legge previgente, rinviando l'incarto alla corte cantonale, questa decide dopo il 1° gennaio 2000 applicando la legge nuova.
La ripartizione degli averi di vecchiaia va esaminata prima del contributo di mantenimento. In caso di impossibilità di dividere gli averi di vecchiaia della previdenza professionale in caso di riscatto della prestazione di libero passaggio per l'avvio di un'attività indipendente l'altro coniuge ha diritto a un'indennità adeguata ai sensi dell'art. 124 cpv. 1 CC. Nella commisurazione dell'indennità adeguata il giudice del divorzio deve valutare secondo equità l'intera situazione economica delle parti tenendo in considerazione l'ammontare dell'eventuale importo riscosso, le necessità rispettive dei coniugi, la durata del matrimonio, l'età e le condizioni economiche dei coniugi, mentre un'eventuale colpa nella disunione non ha importanza.
Un matrimonio durato oltre 16 anni può definirsi di lunga durata e i coniugi hanno dunque il diritto di conservare, per principio, il tenore di vita avuto durante la comunione domestica. Un lungo periodo di separazione (altri 16 anni) deve nondimeno essere tenuta in considerazione.
Il reddito proveniente dalla prestazione complementare versata in aggiunta alla rendita d'invalidità non costituisce un reddito computabile ai fini del contributo di mantenimento e non allevia l'obbligo contributivo dell'altro coniuge. L'importo versato da un figlio maggiorenne convivente con il genitore per coprire i costi supplementari dell'economia domestica equivale a un rimborso spese e non è un reddito del genitore.
Il reddito determinante di un lavoratore in proprio non è per forza quello conseguito al momento del giudizio, ma quello medio, calcolato sull'arco di più anni, di regola almeno tre.
I debiti personali rientrano nel fabbisogno minimo di un coniuge solo se sono stati contratti con l'accordo dell'altro, nel comune interesse della famiglia e non possono essere ammessi quando sono stati contratti dopo la separazione. Il giudice civile deve procedere a una cauta stima dell'onere fiscale.
I contributi dovuti ai figli minorenni non sono prioritari rispetto al contributo per l'ex moglie e se l'attore non ha risorse sufficienti per versare quanto spetta agl uni e all'altra, tutti i contributi vanno ridotti in proporzione.
Il contributo alimentare dell'art. 125 CC è per principio limitato nel tempo, salvo che il coniuge beneficiario non possa recuperare la propria indipendenza economica. Tale è il caso quando il beneficiario, invalido e senza previdenza professionale, ha un'età (56 anni) che non gli consente più di costituirsi un secondo pilastro e di assicurare la copertura del fabbisogno minimo.
Il contributo di mantenimento in favore di un figlio maggiorenne agli studi non prevale sul contributo di mantenimento per l'ex coniuge.
Il debitore alimentare può essere tenuto a prestare garanzie (art. 132 cpv. 2 CC) solo in caso di ripetuto e significativo inadempimento di obblighi alimentari (pagamenti ritardati o mancati) o un concreto pericolo in tal senso. L'interessato deve inoltre avere mezzi sufficienti per prestare garanzia. Non può pertanto essere tenuto a prestare garanzia il debitore che non ha sostanza da dilapidare né attivi da costituire in garanzia, in assenza di qualsiasi dimostrazione di mancato pagamento o di pericolo di fuga.

Sentenza I CCA 21.10.2003 11.2002.109

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BOA N. 28, dicembre 2004

Misure di protezione dell'unione coniugale - ripartizione a metà dell'eccedenza - reddito : gratifica in titoli bloccati - fabbisogno : onere fiscale - non obbligo di ripresa dell'attività lucrativa per coniuge inattivo con più di 50 anni - abuso di diritto negato - art.2 cpv. 2, 163, 176, 125 CC

Spetta al coniuge che si oppone alla ripartizione a metà dell'eccedenza rendere verosimili i motivi per i quali essa non si giustifica, per esempio l'esistenza di un risparmio sul reddito familiare. Solo una volta stabilita l'inapplicabilità del criterio di ripartizione a metà dell'eccedenza il coniuge creditore del contributo deve sostanziare il proprio tenore di vita.
La gratifica ricevuta da un coniuge sotto forma di azioni va di principio conteggiata fra i redditi dell'interessato. Se ne può fare astrazione qualora i titoli siano bloccati per cinque anni e il proprietario non possa disporne.
L'onere fiscale va considerato nel fabbisogno minimo del rispettivo coniuge e non è una spesa separata da porre a carico dell'altro.
Non commette abuso di diritto il coniuge che ritira l'azione di separazione da lui stesso promosso e chiede il mantenimento nell'ambito delle misure protettrici dell'unione coniugale.

Sentenza I CCA 6.11.2003 11.2001.134

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Azione di divorzio - diritto transitorio - scioglimento dei rapporti patrimoniali tra i coniugi - ripartizione della previdenza professionale - pensionamento in corso di causa - contributo di mantenimento - matrimonio di lunga durata (40 anni) - reddito di indipendente - art. 116, 122, 125 cpv. 1 e 2 CC

Lo scioglimento del regime matrimoniale dei beni va esaminato prima delle controversie sui contributi di mantenimento. Quando tra i coniugi vige la separazione dei beni, al momento del divorzio vanno liquidati tutti i rapporti di dare e avere tra le parti, procedendo anche allo scioglimento delle comproprietà.
Il pensionamento di uno dei coniugi in pendenza di causa impedisce la ripartizione degli averi previdenziali.
Un matrimonio in cui la vita in comune è durata oltre 40 anni può definirsi di lunga durata e i coniugi hanno dunque il diritto di conservare per principio il tenore di vita avuto durante la comunione domestica.
Per accertare il reddito di un lavoratore indipendente occorre operare una media sull'arco di più anni, di regola almeno tre. In caso di durevole flessione delle entrate ci si può fondare sul risultato dell'ultimo anno. Il calcolo deve ancorarsi al bilancio e al conto perdite e profitti dell'azienda oppure, in mancanza di contabilità, ai dati che risultano dalle dichiarazioni fiscali, senza trascurare eventuali detrazioni straordinarie, deduzioni ingiustificate o consumi a scopo privato.

Sentenza I CCA 17.11.2003 (inc. 11.2003.141)

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Misure di protezione dell'unione coniugale - diffida ai debitori - principio di proporzionalità - mancanza di disponibilità a versare i contributi di mantenimento stabiliti in via supercautelare - art. 177 CC

La trattenuta di stipendio si giustifica quando il debitore alimentare rifiuta di attenersi al contributo di mantenimento stabilito in via supercautelare dal Pretore in corso di istruttoria e versa solo l'importo da lui ritenuto adeguato alle necessità del coniuge e dei figli.

Sentenza I CCA del 20.11.2003 (inc. n. 11.2001.132)

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Filiazione, modifica di contributo alimentare convenzionale - reddito ipotetico : licenziamento in seguito a procedura penale - partecipazione dei genitori al mantenimento del figlio - obbligo di estendere l'attività lucrativa - contributo speciale per spese straordinarie - retta di asilo nido - art. 286 cpv. 2 e 3, 276, 285 cpv. 1 CC

Un contributo convenzionale di fr. 600.-, pari alla metà del fabbisogno del figlio, pattuito quando i genitori convivevano e il padre aveva un reddito mensile di fr. 4800.-, può essere modificato dopo la separazione dei genitori e l'aumento del reddito paterno a fr. 6700.- mensili.
Il genitore che viene licenziato da un posto di lavoro dirigenziale per aver commesso un reato contro il patrimonio, prima ancora di firmare il contratto di mantenimento, subisce uno svantaggio oggettivo sul mercato del lavoro e non gli si può imputare un reddito ipotetico superiore a quello che consegue effettivamente lavorando con solerzia come indipendente. Pur con tutto le zelo e l'esperienza maturata come dirigente, infatti, il genitore incorso in un procedimento penale per reati contro il patrimonio ben difficilmente potrebbe guadagnare più di un impiegato di commercio qualificato.
Il genitore che ha ingenti debiti personali verso terzi (imposte arretrate e rimborso del danno causato al datore di lavoro) può far fronte a tali impegni solo dopo aver soddisfatto il suo obbligo di mantenimento nei confronti del figlio, che è prioritario. Non trovandosi in concreto in una situazione di particolare ristrettezza finanziaria, nel suo fabbisogno può essere inserito solo l'onere fiscale corrente.
Per sapere se il genitore affidatario che lavora a metà tempo può essere tenuto ad aumentare il proprio grado di occupazione si applicano per analogia i principi che fanno stato nel caso di genitori divorziati. Un genitore di 36 anni con un figlio di 6 anni non può essere obbligato a estendere la sua attività lucrativa e a lavorare a tempo pieno prima che il figlio abbia compiuto sedici anni. Il genitore che con le proprie entrate non riesce neppure a coprire il proprio fabbisogno minimo non può essere chiamato a contribuire finanziariamente al sostentamento del figlio.
I figli che hanno un padre in comune vantano nei confronti del medesimo un identico diritto alla copertura del fabbisogno in denaro. Le loro necessità finanziarie devono essere di conseguenza considerate separatamente dal fabbisogno del genitore comune e la somma a disposizione di quest'ultimo va ripartita proporzionalmente tra di loro.
Il contributo speciale di cui all'art. 286 cpv. CC presuppone bisogni del figlio imprevedibili e particolari, di natura transitoria, che non sono conosciuti o pronosticabili al momento in cui è fissata l'entità del contributo alimentare. Chi chiede un contributo speciale per spese straordinarie deve addurre l'esistenza e allegare elementi atti a sostanziarne la consistenza. La retta dell'asilo nido frequentato dal figlio non è una spesa straordinaria ma un costo che rientra nel fabbisogno ordinario del figlio.

Sentenza I CCA 26.11.2003 (inc. 11.2003.145)

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Esecuzione del mantenimento dopo il divorzio - diffida ai debitori - messa in pericolo delle pretese della creditrice - art. 132 cpv. 1 CC

La diffida ai debitori dell'obbligato alimentare (trattenuta di stipendio) deve rispettare il principio della proporzionalità e non si giustifica per un'omissione o un ritardo sporadico di corrispondere un singolo contributo periodico. I motivi per cui il debitore ha omesso o ritardato il pagamento non sono decisivi. Ai fini dell'art. 132 cpv. 1 CC non importa che il beneficiario necessiti del contributo, ma che la trascuranza dell'obbligo da parte del debitore appaia seria. Tale è il caso quando il debitore medesimo sostiene di essere impossibilitato durevolmente a far fronte al contributo.

Sentenza I CCA 28.11.2003 (inc. 11.2003.39)

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Misure cautelari in causa di divorzio - modifica delle circostanze : incuria e abbandono dello stabile attribuito in uso a un coniuge - art. 137 cpv. 2 CC

LO stato di abbandono in cui versa l'esterno dell'immobile attribuito in uso a un coniuge alcuni anni prima costituisce una circostanza nuova. L'incuria constatata rischia di danneggiare la proprietà dell'altro coniuge e giustifica la modifica dell'attribuzione. Un termine di quattro mesi per lasciare l'abitazione, calcolato dal giorno in cui il decreto non avrebbe più potuto essere impugnato (o fosse stato confermato), è adeguato, trattandosi di un coniuge che ha vissuto per anni nello stabile litigioso.

Sentenza I CCA 1.12.2003 (inc. 11.2003.147)

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Filiazione - diritto di visita - ricorso contro decisione provvisionale emanata dall'autorità di vigilanza in materia di tutele - art. 48 LTC (legge sull'organizzazione e la procedura in materia di tutele e curatele, RL 4.1.2.2)

Contro le decisioni provvisionali emanate dall'autorità di vigilanza in materia di tutele è dato appello entro 20 giorni alla Camera civile del Tribunale di appello.
La resistenza del genitore affidatario all'esercizio del diritto di visita non si confonde con l'esistenza di conflitti nelle relazioni personali tra i genitori e non giustifica, da sé sola, la limitazione del diritto di visita.

Sentenza I CCA 8.1.2004 11.2003.165

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Divorzio dopo separazione - misure provvisionali - nuovi mezzi di prova in appello - art. 138 cpv. 1, 137 cpv. 2 CC

Il nuovo art. 138 cpv. 1 CC consente di addurre nuovi mezzi di prova nelle cause di separazione o di divorzio, ma non si applica alle misure provvisionali né alle misure protettrici dell'unione coniugale.
In pendenza di divorzio il giudice decreta le necessarie misure provvisionali anche qualora l'azione faccia seguito a una sentenza di separazione per tempo indeterminato. In questa ipotesi le misure richieste devono imporsi già a un sommario esame, non essendo lecito scostarsi senza necessità da una sentenza di separazione con forza di giudicato

Sentenza I CCA 26.1.2004 11.2003.139

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Filiazione, relazioni personali con il figlio dato in affidamento per adozione - art. 274 cpv. 3 CC

Il diritto del genitore alle relazioni personali con il figlio si estingue dal momento in cui il figlio è stato collocato in vista di adozione. In circostanze straordinarie l'autorità tutoria può conferire un diritto di visita al genitore del figlio collocato in vista di adozione se ciò serve al bene del figlio.

Sentenza I CCA 5.2.2004 11.2002.87

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Cambiamento di nome - figlio minorenne di genitori non coniugati - legittimazione - conflitto di interessi del rappresentante legale - designazione di un curatore di rappresentanza - motivi gravi - art. 30 cpv. 1 CC, 306 cpv. 1, 392 n. 2 CC, 271 cpv. 3 CC

Un cambiamento di nome può essere chiesto solo dal diretto interessato. Il genitore rappresentante legale del figlio non è legittimato ad agire in suo nome, ma può presentare la richiesta per conto del figlio. Sulla richiesta hanno diritto di esprimersi le persone che portano lo stesso nome del richiedente e che hanno con quest'ultimo strette relazioni personali o economiche.
Il genitore può chiedere, per conto del figlio minorenne, che quest'ultimo assuma il proprio nome. Come rappresentante legale del figlio egli si trova in chiaro conflitto d'interessi e prima che l'autorità cambi nome al figlio è opportuno designare al minorenne un curatore di rappresentanza.
"Motivi gravi" ai sensi dell'art. 30 cpv. 1 CC ricorrono quando un figlio nato fuori dal matrimonio è posto sotto l'autorità parentale del padre e vive durevolmente con lui in comunione domestica. In tale ipotesi il figlio non è tenuto a dimostrare di essere vittima di pregiudizi seri e concreti.
Per il cambiamento di prenome vale invece la regola generale dell'art. 30 cpv. 1 CC e sono necessarie ragioni serie e fondate. Prima di autorizzare un cambiamento l'autorità deve procedere a una ponderazione d'interessi e sentire il figlio. Non costituisce un "motivo grave" il fatto che alla nascita del bambino la madre, cui competeva il diritto di scegliere il prenome, ha accettato la scelta compiuta dal personale dell'ospedale.

Sentenza I CCA 18.2.2004 11.2003.1

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Misure provvisionali in causa di stato - pensionamento anticipato per motivi di salute - fatti nuovi in appello - reddito ipotetico - reddito della sostanza - fabbisogno del figlio minorenne : cura e alloggio - art. 137 cpv. 2 CC, 376 segg., 419c cpv. 1 CPC, 321 cpv. 1 lett. b CPC, 423b cpv. 2 CPC

La facoltà di invocare fatti nuovi in appello riguarda solo le procedure ordinarie di merito, non quelle sommarie per l'emanazione di provvedimenti cautelari. In sede cautelare non incombe alla Camera civile di appello statuire come autorità di primo grado sulla base di fatti che il Pretore non poteva conoscere. Dandosi mutamenti apprezzabili, le misure provvisionali possono sempre essere adattate alle nuove esigenze (consid. 2).
Non si può imputare un reddito ipotetico superiore a quello effettivo al coniuge che ha reso verosimile l'avvenuto pensionamento anticipato per motivi di salute.
Va considerato nei redditi del coniuge proprietario il canone di locazione che l'inquilino ha compensato per investimenti da lui eseguiti nell'immobile, idonei ad aumentare la sostanza del proprietario (consid.. 5).
Il fabbisogno complessivo per un figlio minorenne previsto dalle raccomandazioni di Zurigo va stabilito tenendo conto delle circostanze concrete. Il genitore affidatario che lavora al 75% può accudire in natura al figlio nella misura del 25% e la posta per cura ed educazione va ridotta in conseguenza. Il costo dell'alloggio medio deve essere sostituito con quello effettivo, pari per un figlio unico al terzo dell'onere complessivo di alloggio.
Il giudice delle misure provvisionali può assumere prove di sua iniziativa (art. 419b cpv. 1 CPC) ma se lo fa dopo il dibattimento finale deve riaprire l'istruttoria e indire un nuovo dibattimento finale.

Sentenza I CCA 18.2.2004 11.2004.10

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Modifica di sentenza di divorzio - contributo di mantenimento per il figlio minorenne - legittimazione passiva del genitore convenuto - modifica delle circostanze - trattenuta di stipendio - procedura e legittimazione - art. 134 cpv. 2, 286 cpv. 2, 276 cpv. 3 CC, 132 cpv. 1, 291 CC, 4 cpv. 1 n. 1 b e 5 LAC, 368 cpv. 2 CPC

In una causa volta alla riduzione di un contributo alimentare per il figlio minorenne il debitore deve convenire il figlio medesimo o, tutt'al più, il genitore titolare dell'autorità parentale come sostituto processuale del minorenne.
Per valutare se fatti nuovi e rilevanti impongono una regolamentazione del contributo per il minorenne diversa rispetto a quella iniziale, è decisivo il confronto tra la situazione in cui si trova oggi il debitore del contributo e quella in cui si trovava al momento in cui ha firmato la convenzione sugli effetti accessori del divorzio.
La procedura applicabile alla trattenuta di stipendio ? in favore di figli minorenni o dell'ex coniuge ? è quella contenziosa di camera di consiglio, che culmina con sentenza.

Sentenza I CCA 19.2.2004 11.2003.105

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Misure di protezione dell'unione coniugale - convenzione stragiudiziale di mantenimento - modificazione - obbligo del coniuge inattivo di estendere l'attività lucrativa - fabbisogno: assicurazione complementare di malattia, mobili, debiti personali - art. 176 CC

I coniugi possono stipulare internamente convenzioni sui reciproci obblighi e diritti durante la loro separazione di fatto. Gli importi pattuiti possono essere oggetto di esecuzione forzata. In caso di liti sull'accordo, ogni coniuge può rivolgersi al giudice delle misure protettrici dell'unione coniugale, che deciderà tenendo conto delle circostanze poste alla base dell'accordo e dei mutamenti intervenuti nel frattempo, anche se non rilevanti o transitori.
Un coniuge separato da quattro anni, libero dalle cure e dall'educazione dei figli, deve di principio lavorare a tempo pieno. È verosimile che una donna di 53 anni, assente dal mondo del lavoro da 30 anni, con problemi di salute e senza formazione professionale aggiornata, ben difficilmente troverà un lavoro a tempo pieno che le consenta un reddito superiore a quello da lei ottenuto con diverse attività a tempo parziale. Non le si può rimproverare di non essersi mai iscritta ai ruoli della disoccupazione e di aver rinunciato a percepire indennità, da un lato perché le indennità di disoccupazione sono limitate nel tempo e dall'altro lato perché l'assicurazione contro la disoccupazione non è destinata a sgravare un coniuge dai propri obblighi di mantenimento.
In costanza di matrimonio i coniugi hanno diritto, di regola a un trattamento paritario anche sotto il profilo logistico. La rinuncia alle assicurazioni complementari di malattia non si giustifica quando la coppia non ha problemi economici, a maggior ragione quando l'interessato ha uno stato di salute relativamente fragile.
Il coniuge che rivendica un'indennità straordinaria per l'acquisto dei mobili necessari all'arredamento del suo nuovo alloggio deve rendere verosimile che l'altro coniuge ha rifiutato di dividere il contenuto dell'abitazione coniugale o che la divisione è a ogni modo impossibile. I debiti contratti unilateralmente da un coniuge non possono essere inseriti nel suo fabbisogno minimo.

Sentenza I CCA 23.2.2004 11.2001.72

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Misure provvisionali in causa di divorzio - modifica : effetti nel tempo - Fine del processo senza sentenza - dichiarazione di ritiro - art. 351, 352 CPC, 137 cpv. 2 CC

Una dichiarazione di ritiro deve essere indirizzata al giudice ed essere esplicita. Non costituisce dichiarazione di ritiro la presentazione di una domanda cautelare che si sovrappone a una procedura cautelare già pendente. Se la seconda domanda è infondata, il Pretore non può dichiararla senza oggetto, ma deve entrare nel merito e respingerla (consid. 5 e 6).
La modifica di una misura provvisionale ha di regola effetto solo per il futuro, anche se per ragioni di equità il giudice può far decorrere la modifica già dalla presentazione della domanda o da qualsiasi momento intermedio tra la presentazione dell'istanza e l'emanazione del decreto. Una retroattività più ampia è possibile solo in casi eccezionali. I contributi possono essere chiesti per l'anno precedente solo nell'ipotesi in cui il contributo di mantenimento sia fissato per la prima volta, non nei casi di modifica.

Sentenza I CCA 31.3.2004 11.2002.149

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Azione di separazione - contributo di mantenimento - metodo di calcolo - non comportamento abusivo - assegno famigliare di figlio di altre nozze - rapporto con le misure provvisionali - art. 118 cpv. 2, 176 cpv. 1 n. 1, 125 CC

Gli effetti della separazione sono disciplinati per analogia dalle disposizioni sulle misure protettrici dell'unione coniugale. Il calcolo dei contributi alimentari avviene quindi in base alla ripartizione dell'eccedenza mensile, di regola a metà tra i coniugi, ottenuta deducendo dal reddito familiare il fabbisogno dei coniugi e dei figli minorenni.
Il coniuge che si oppone al divorzio per tutta la durata del periodo di separazione previsto dall'art. 114 CC non commette per questo solo fatto abuso di diritto.
Nelle entrate della moglie da considerare per il calcolo del contributo di mantenimento a lei destinato non rientra l'assegno familiare che essa percepisce per un figlio avuto da un altro uomo, al cui sostentamento il marito non provvede.
Una sentenza di separazione ? o di divorzio ? non può rimettere in discussione le misure provvisionali adottate durante la causa, anche se esse beneficiano di una limitata forza di giudicato (consid. 4).

Sentenza I CCA 14.4.2004 11.2003.61

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Filiazione - relazioni personali del genitore non affidatario con il figlio in età scolastica - estensione del diritto di visita quindicinale e durante le vacanze scolastiche- art. 273 CC

Il rapporto del figlio con entrambi i genitori è essenziale e può svolgere un ruolo decisivo nella ricerca della propria identità del figlio. Tra due soluzioni ugualmente praticabili sull'estensione del diritto di visita quella più ampia deve quindi essere prioritaria, se non presenta svantaggi particolari. In presenza di un diritto di visita quindicinale che ha dato buona prova e in assenza di esigenze oggettive a favore dell'una o dell'altra soluzione, il diritto di visita va concesso a partire dal venerdì sera alle ore 18.00 e non solo dal sabato mattina alle ore 8.00.
Per quel che concerne le vacanze, la Camera considera abituale che il figlio in età scolastica (scuola dell'obbligo) trascorra dal genitore non affidatario una settimana a Natale, una settimana alternativamente a Pasqua o a carnevale e tre settimane durante le ferie estive. Non vi è motivo di ignorare oltre anche le vacanze scolastiche di Ognissanti (una settimana), che vanno quindi aggiunte ogni biennio. -> il Tribunale federale ha respinto il 16 agosto 2004 5C.111/2004 il ricorso per riforma interposto dal genitore affidatario.

Sentenza I CCA 28.4.2004 11.2002.136

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Misure di protezione dell'unione coniugale - adozione di misure provvisionali - retroattività del contributo - impossibilità di chiedere una provvigione per i costi della causa - art. 173 cpv. 3, 176 cpv. 1 n. 1 CC

Prima di fissare contributi retroattivi il giudice verifica che il coniuge debitore non abbia già adempiuto l'obbligo e che l'inattività del coniuge richiedente non costituisca una rinuncia ai contributi nel periodo che precede l'istanza.
L'ammissibilità di misure provvisionali nell'ambito della procedura di misure protettrici dell'unione coniugale è disciplinata dai Cantoni. Nel Cantone Ticino l'adozione di misure provvisionali esige tre requisiti cumulativi, ai sensi dell'art. 376 CPC: la verosimiglianza di un notevole pregiudizio, la necessità di procedere con urgenza e la parvenza di buon esito insita nell'azione di merito (consid. 4). Il coniuge che chiede già in via provvisionale l'assegnazione di contributi per il periodo precedente l'istanza deve di conseguenza rendere verosimili i requisiti dell'art. 376 CPC, in particolare il notevole pregiudizio e la necessità di procedere con urgenza.
Nell'ambito delle misure di protezione dell'unione coniugale un coniuge non può chiedere lo stanziamento anticipato di una provvigione per le spese di causa, ammissibile solo come misura provvisionale nella causa di stato. L'istante che in particolari circostanze non può finanziare nemmeno temporaneamente i costi del processo può chiedere al giudice di tenerne conto nel calcolo del contributo pecuniario per il suo mantenimento. I costi del procedimento rientrano infatti nei doveri di mantenimento giusta l'art. 163 CC.

Sentenza I CCA 3.5.2004 11.2003.121

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Misure di protezione dell'unione coniugale - dovere di assistenza del patrigno - fabbisogno del coniuge: mantenimento di un figlio minorenne nato prima del matrimonio - fabbisogno del figlio minorenne: retta di scuola privata - decorrenza del contributo di mantenimento - art. 176 cpv. 1 n. 1 CC, 278 cpv. 2 CC, 159 cpv. 3 CC

Il patrigno adempie il suo dovere di assistenza verso la moglie esonerandola, nella misura del necessario, dalla cura dell'economica domestica in modo che possa lavorare e procurarsi i mezzi per mantenere il figlio nato prima del matrimonio, oppure versando alla moglie il guadagno che essa ricaverebbe se fosse sgravata delle mansioni domestiche. Il marito che durante la quinquennale vita in comune ha permesso alla moglie di lavorare per mantenere il proprio figlio, il cui fabbisogno era coperto solo parzialmente dal contributo versato dall'altro genitore, e oltre a ciò provvedeva anche a coprire l'ammanco, finanziando le attività sportive e la retta della scuola privata frequentata dal ragazzo, non può pretendere di stralciare dal fabbisogno della moglie il mantenimento del figlio di lei nato prima del matrimonio.
I contributi di mantenimento previsti dall'art. 176 cpv. 1 n. 1 CC possono essere chiesti per il futuro e per l'anno precedente l'istanza. Prima di assegnare contributi retroattivi il giudice verifica che il coniuge debitore non abbia già adempiuto l'obbligo.

Sentenza I CCA 15.6.2004 11.2004.41

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Divorzio, contributo di mantenimento - durata del contributo - coniuge invalido - art. 125 cpv. 1 CC

L'assegnazione di prestazioni complementari non incide sull'obbligo contributivo del coniuge (consid. 5).
Il coniuge beneficiario di contributi alimentari non è di regola obbligato a consumare il proprio patrimonio per mantenersi se il debitore alimentare è in grado di versare il contributo senza intaccare la propria sostanza. Il consumo di sostanza può essere considerato, se del caso, dopo l'età pensionabile (consid. 6).

Sentenza I CCA 18.6.2004 11.2002.96

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Divorzio - scioglimento del regime matrimoniale : debiti per oneri processuali e ripetibili - restituzione di contributi provvisionali - dilazione di pagamento - indennità adeguata - contributo di mantenimento dopo divorzio - reddito ipotetico - trattenuta di stipendio - legittimazione a far valere il contributo di mantenimento per il figlio maggiorenne - art. 124, 125 CC, 205 cpv. 3, 129 cpv. 3 CC, 132 cpv. 1 CC, 218 cpv. 1, 277 cpv. 2 CC

Nella liquidazione dei rapporti patrimoniali si deve tenere conto dei crediti maturati da un coniuge verso l'altro per gli oneri processuali e le ripetibili stabiliti nel corso delle cause di stato (consid. 9d).
Il giudice del divorzio non può modificare retroattivamente misure provvisionali adottate in pendenza di causa nemmeno nel caso in cui un coniuge abbia sottaciuto di percepire una rendita d'invalidità. Spetta al coniuge debitore, nei 20 giorni dalla scoperta del documento decisivo, chiedere la restituzione in intero contro il decreto provvisionale (art. 346, 348 CPC). Se non lo fa, perde il diritto di chiedere il rimborso dei contributi provvisionali versati in eccesso (consid. 9e).
Il coniuge debitore della partecipazione all'aumento e della quota di plusvalore può chiedere una dilazione di pagamento se si trova in serie difficoltà di liquidità e la proroga può risolvere o attenuare i disagi. L'insolvente cronico che non può modificare la sua situazione non può pretendere una dilazione di pagamento (consid. 9g).
In un matrimonio di lunga durata (23 anni di vita comune) i coniugi hanno di principio il diritto di conservare il tenore di vita avuto durante la comunione domestica. Spetta al coniuge che chiede un contributo fornire al giudice gli elementi per rendere verosimile il suo tenore di vita durante la comunione domestica (consid. 12).
La trattenuta di stipendio decretata in via provvisionale durante la causa di stato decade per legge con il passaggio in giudicato della sentenza di merito e non è necessario che il giudice ne stabilisca la revoca (consid. 19).
Un genitore non è legittimato a far valere in giudizio in sostituzione del figlio maggiorenne pretese di mantenimento di quest'ultimo (consid. 20).

Sentenza I CCA 23.6.2004 11.2000.11

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BOA N. 28, dicembre 2004

Azione di separazione - nuove domande in appello - contributo di mantenimento : reddito ipotetico - fabbisogno: cure dentarie e mediche non coperte dall'assicurazione, spese di trasferta e spese professionali e di aggiornamento di medico ginecologo - contributo per le spese straordinarie del figlio - relazioni personali : estensione abituale del diritto di visita - art. 118 cpv. 2, 138 cpv. 1, 273, 286 cpv. 3 CC

Nuove domande di giudizio sono proponibili in appello solo se fondate su fatti o mezzi di prova nuovi e a condizione che siano presentate al più tardi con l'appello, rispettivamente con la risposta all'appello (consid. 1).
Durante la separazione il contributo di mantenimento si calcola secondo l'art. 176 cpv. 1 n. 1 CC, in base alla divisione a metà dell'eccedenza mensile rimanente dopo aver dedotto dal reddito familiare il fabbisogno dei figli minorenni e dei coniugi (consid. 4).
In presenza di un reddito familiare sufficiente per finanziare due economie domestiche separate, a un coniuge cui è affidato un figlio di età inferiore ai 16 anni non può essere imposta un'attività lucrativa a tempo pieno (consid. 5).
Il costo delle cure mediche e dentarie non coperte da un'assicurazione rientra nel fabbisogno minimo, a condizione che ne sia dimostrata la necessità, l'entità e il carattere duraturo (consid. 6e).
Per comune esperienza un medico ginecologo deve poter disporre di un veicolo proprio con il quale raggiungere l'istituto in cui opera. Nel suo fabbisogno minimo può quindi essere inserito l'onere per il leasing, l'assicurazione casco e l'imposta di circolazione del veicolo Audi A3 1.6 (consid. 8b).
Le spese professionali e di aggiornamento, come le spese di iscrizione, di viaggio e di alloggio per la partecipazione a simposi e convegni professionali, rientrano nel fabbisogno minimo, nella misura in cui sono documentate (consid. 8c).
Il fabbisogno in denaro del figlio comune dei coniugi va calcolato separatamente da quello dei genitori, mentre l'obbligo di mantenimento verso un figlio nato fuori dal matrimonio è un debito personale, al quale il genitore deve provvedere con la sua quota di eccedenza (consid. 8d).
Il contributo per le spese straordinarie del figlio richiede che questi abbia necessità transitorie e imprevedibili al momento in cui è fissato il contributo di mantenimento. Non è possibile chiedere in anticipo un'autorizzazione generale ad affrontare in futuro spese di entità imprecisata per il figlio di cui esigere poi il rimborso dall'altro genitore (consid. 9b).
Nel Cantone Ticino per ragazzi in età scolastica è da considerare abituale un diritto di visita consistente in: un fine settimana su due, dalle ore 18 del venerdì alle ore 18 della domenica, due settimane annue durante le vacanze scolastiche estive, una settimana annua durante le vacanze di Natale, una settimana annua alternativamente durante le vacanze scolastiche di Pasqua e carnevale e una settimana ogni biennio durante le vacanze scolastiche di Ognissanti (consid. 11).

Sentenza I CCA 5.7.2004 11.2003.80

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BOA N. 28, dicembre 2004

Filiazione - azione di mantenimento - capacità contributiva dei genitori - assegno integrativo e assegno di prima infanzia - indennità per ripetibili: valore litigioso e criteri di calcolo - art. 276, 285 cpv. 1 CC, 150 CPC

L'assegno integrativo e quello di prima infanzia non vanno dedotti dal contributo di mantenimento. Per sapere se un genitore ha diritto a questo tipo di assegni l'autorità deve prima conoscere l'ammontare del contributo alimentare per il figlio. Il giudice civile fissa prima il contributo per il figlio e solo in seguito l'autorità amministrativa deciderà se erogare assegni integrativi o assegni di prima infanzia (consid. 5)
Il genitore affidatario è tenuto a lavorare al 50% dal momento in cui il figlio ha compiuto 10 anni e al 100% dal momento in cui compie 16 anni. Ogni genitore deve contribuire economicamente al mantenimento del figlio in proporzione alla rispettiva disponibilità finanziaria (consid. 6, 9). Caso concreto di applicazione.
L'azione di mantenimento è un procedimento civile di natura pecuniaria. Il valore litigioso determinante per il calcolo delle ripetibili si ottiene capitalizzando il contributo di mantenimento per il figlio secondo le tavole Stauffer/Schätzle (in concreto fr. 294'469.?). Criteri per il calcolo delle ripetibili quando l'onorario secondo tariffa risulta esorbitante rispetto all'opera svolta concretamente dal legale (applicazione della cosiddetta formula di moderazione; consid. 11).

Sentenza I CCA 20.7.2004 11.2002.47

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BOA N. 28, dicembre 2004

Misure provvisionali in causa di stato - provvigione ad litem - contributo di mantenimento dopo il divorzio - contributo per il figlio diventato maggiorenne in corso di causa - art. 125, 137 cpv. 2 CC, 419c CPC

Dopo un matrimonio di lunga durata (12 anni di vita comune) ogni coniuge ha di principio diritto di conservare il tenore di vita avuto durante la comunione domestica. Il coniuge che con la propria attività lucrativa copre l'equivalente del livello di vita precedente non può pretendere un contributo di mantenimento dall'altro coniuge (consid. 4).
I contributi per il coniuge e per i figli minorenni sono disciplinati dalle misure provvisionali o dalla sentenza di separazione fino al passaggio in giudicato degli effetti del divorzio. Diventano senza oggetto i contributi in favore del figlio che diventa maggiorenne quando le prestazioni in suo favore non sono state ancora decise nel merito.
Il figlio minorenne che lavora e vive in comunione domestica con un genitore è tenuto di principio a partecipare al proprio mantenimento con al massimo un terzo del suo guadagno, salvo casi di particolare ristrettezza finanziaria. Dopo la maggiore età il figlio deve partecipare al proprio mantenimento con tutto il suo guadagno.

Sentenza I CCA 2.8.2004 11.2002.64

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BOA N. 28, dicembre 2004

Filiazione - contributo di mantenimento : assegni familiari - art. 285
cpv. 2 CC - contributi di mantenimento in pendenza di divorzio o di misure protettrici dell'unione coniugale - fabbisogno : leasing dell'automobile - art. 137 cpv. 2, 176 cpv. 1 n. 1 CC

I contributi alimentari stabiliti secondo le raccomandazioni dell'Ufficio della gioventù e dell'orientamento professionale del Canton Zurigo comprendono già le eventuali prestazioni di terzi in favore di minorenni (assegni familiari, rendite complementari AVS o AI, rendite da casse pensioni, da assicurazioni contro gli infortuni o contro la responsabilità civile, ecc.).
Si può inserire nel fabbisogno mensile di un coniuge la quota mensile per il leasing dell'automobile se il veicolo serve per la professione, se non è un modello inutilmente costoso e se il coniuge utilizzatore non avrebbe potuto procurarselo facendo capo ai risparmi.

Sentenza I CCA 3.8.2004 11.2002.63

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BOA N. 28, dicembre 2004

Divorzio - ripartizione della previdenza professionale - adeguato mantenimento dopo un matrimonio di lunga durata - nuovi documenti in appello - sostanza : reddito presumibile e suo consumo - art. 122, 125 CC, 419b cpv. 1 CPC, 423a cpv. 1 CPC

Il giudice del divorzio applica il principio inquisitorio alla ripartizione della previdenza professionale e di conseguenza attestati relativi alla previdenza professionale possono essere acquisiti agli atti nella procedura di appello anche dopo il termine previsto dall'art. 423a cpv. 1 CPC (consid. 1)
Dopo un matrimonio di lunga durata (vita in comune durata 14 anni) entrambi i coniugi hanno di principio il diritto di conservare il tenore di vita avuto durante la comunione domestica, nel quale è da comprendere anche "un'adeguata previdenza per la vecchiaia" (consid. 3).
Dopo il 1° gennaio 2004 il reddito presunto della sostanza mobiliare non può essere ritenuto superiore al 2% (consid. 5c).
L'ex coniuge creditore di contributi alimentari non ha di regola l'obbligo di intaccare la sua sostanza per provvedere al suo mantenimento se l'ex coniuge debitore può versare la prestazione senza far capo alla propria sostanza. Il consumo della sostanza può essere prospettabile dopo il pensionamento (consid. 9).

Sentenza ICCA 12.8.2004 11.2003.113

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BOA N. 28, dicembre 2004

Divorzio - liquidazione del regime matrimoniale - compenso tra beni propri e acquisti per investimenti negli immobili di un coniuge - commisurazione del contributo di mantenimento dopo un matrimonio di lunga durata - debito mantenimento e previdenza per la vecchiaia - art. 125 cpv. 1, 197 cpv. 2 n. 2 , 207 cpv. 2, 209 cpv. 3 CC

Il diritto al compenso (proporzionale) tra beni propri e acquisti di un coniuge presuppone un investimento a carico - rispettivamente a favore - di beni di pertinenza del medesimo coniuge. Gli investimenti eseguiti da un coniuge in un immobile appartenente a terzi non danno diritto a compenso. Per calcolare il diritto al compenso è necessario conoscere non solo l'importo del contributo di una massa patrimoniale all'altra, ma anche il valore del bene al momento dell'investimento e al momento della liquidazione del regime. Le opere di ristrutturazione eseguite personalmente da un coniuge per la massa dei beni propri (casa di vacanza ricevuta dai genitori) sono da considerare acquisti, con la conseguenza che la sua massa degli acquisti ha un credito verso la massa dei beni propri pari al valore del lavoro prestato. Il lavoro prestato da amici non è gratuito quando è stato retribuito con controprestazioni (vitto e denaro) e fonda esso pure un credito della massa degli acquisti nei confronti della massa dei beni propri (consid. 4).
Un matrimonio in cui la vita comune è durata 26 anni può essere definito di lunga durata. I coniugi hanno dunque il diritto di conservare per principio il tenore di vita avuto durante la comunione domestica. Dopo lo scioglimento del matrimonio il contributo di mantenimento non trova più il suo fondamento nell'art. 163 CC (principio della ripartizione a metà dell'eccedenza) ma nell'art. 125 CC (debito mantenimento). Se le risorse sono insufficienti a mantenere il tenore di vita precedente a causa dei costi causati dalle due economie domestiche separate, il creditore del contributo ha diritto a un tenore di vita analogo a quello del creditore (consid. 8f e 12).

Sentenza I CCA 12.8.2004 11.2003.114

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BOA N. 28, dicembre 2004

Misure provvisionali in procedura di appello contro la sentenza di divorzio - decorrenza del contributo di mantenimento stabilito dopo il divorzio - modifica delle misure provvisionali - art. 137 cpv. 2 CC, 163, 126 cpv. 1, 285 cpv. 2 lett. e CPC

Se la sentenza di divorzio non fissa la data d'inizio del contributo di mantenimento, l'obbligo decorre dal passaggio in giudicato della sentenza di divorzio o, in caso di passaggio in giudicato parziale, dal passaggio in giudicato del dispositivo sul contributo di mantenimento. La facoltà di fissare l'inizio dell'obbligo di mantenimento dal passaggio in giudicato parziale della sentenza di divorzio spetta al giudice del merito e non al giudice delle misure provvisionali, adito da una parte per regolare il contributo durante la procedura di appello (consid. 5; precisazione della giurisprudenza).
Il contributo di mantenimento provvisionale decretato dopo lo scioglimento del matrimonio, nella procedura di appello sulle conseguenze accessorie del divorzio, è di regola calcolato secondo i principi dell'art. 163 CC, vale a dire ripartendo a metà l'eccedenza, a meno che sia altamente verosimile il rifiuto di un contributo di mantenimento nel merito (consid. 7, precisazione della giurisprudenza).

Sentenza I CCA 30.8.2004 11.2004.89

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BOA N. 28, dicembre 2004

Misure di protezione dell'unione coniugale - filiazione - assistenza nel mantenimento dei figli nati prima del matrimonio - art. 176, 278 cpv. 2 CC, 159 cpv. 3 CC

Il coniuge che accetta di accogliere nella propria economica domestica i figli dell'altro coniuge nati prima del matrimonio si impegna per legge ad assistere a titolo sussidiario il genitore nel loro mantenimento. Tale dovere non cade con la sospensione dell'economica domestica comune, ma esiste per tutta la durata del matrimonio. Una volta sospesa la vita comune l'obbligo del patrigno consiste nel dovere di aiutare finanziariamente la moglie se costei non è in grado di mantenere sé stessa, dovendo provvedere al fabbisogno del proprio figlio (dedotti il contributo versato dal padre biologico, gli assegni familiari, le rendite di assicurazioni sociali e simili, risarcimenti e prestazioni analoghe). In concreto, il fabbisogno minimo della moglie comprende anche tutto il fabbisogno in denaro del figlio rimasto scoperto (consid. 9).

Sentenza I CCA 13.9.2004 11.2004.71

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BOA N. 28, dicembre 2004

Divorzio su richiesta comune - rimedio di diritto - non per supposto cambiamento delle circostanze - art. 149 cpv. 1 CC, 134 CC

Un supposto cambiamento di circostanze (trasferimento del genitore affidatario e del figlio all'estero) non rientra nei motivi per i quali può essere impugnata una sentenza di divorzio su richiesta comune.

Sentenza I CCA 14.9.2004 11.2003.126

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BOA N. 28, dicembre 2004

Misure di protezione dell'unione coniugale - audizione del figlio - contributo per il figlio minorenne - assegno familiare della Confederazione - art. 176 cpv. 1 n. 1 CC, 144 cpv. 2 CC

Prima di emanare misure di protezione dell'unione coniugale il Pretore deve sentire personalmente i figli minorenni in età scolastica, o farli sentire da un terzo da lui incaricato, anche se sussiste litigio solo sui contributi di mantenimento. L'audizione del figlio è una norma essenziale di procedura del diritto di famiglia (consid. 3).
Nel calcolo del fabbisogno di un figlio minorenne, il giudice applica la tabella delle raccomandazioni edite dall'Ufficio della gioventù e dell'orientamento professionale del Canton Zurigo relativa al periodo cui si riferisce il contributo alimentare (consid. 7 a). Il fabbisogno medio in denaro previsto dalle citate raccomandazioni comprende già gli assegni familiari, le prestazioni complementari AVS o AI, le rendite da casse pensioni, da assicurazioni infortuni o contro la responsabilità civile e analoghe. Se il genitore debitore percepisce dalla Confederazione o dalle sue aziende un assegno per il figlio superiore a quello del diritto cantonale (in concreto fr. 324.- invece di fr. 183.-), il contributo di mantenimento per il figlio comprende l'assegno effettivamente versato (consid. 7c).

Sentenza I CCA 23.9.2004 11.2004.94

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BOA N. 28, dicembre 2004

Filiazione - relazioni personali - compiti del curatore educativo per il diritto di visita - competenza della commissione tutoria - azione di divorzio promossa posteriormente alla procedura tutelare - requisiti formali per la domanda di assistenza giudiziaria - art. 315 a cpv. 3, 133 cpv. 1, 308 CC, 15 cpv. 1 Lag

La disciplina del diritto di visita rientra nelle "misure a protezione del figlio" quando è direttamente legata alla figura del curatore educativo. In questi casi la commissione tutoria rimane quindi competente per statuire anche dopo l'avvio di una causa di divorzio (consid. 3).
La creazione di una nuova unione sentimentale del genitore affidatario non basta, da sé sola, per escludere l'altro genitore dalle relazioni personali con il figlio. Non è proponibile, a beneficio di una malintesa tranquillità, eliminare il conflitto di affetti in cui si dibatte il bambino allontanandolo da una figura di riferimento come è quella del padre (consid. 10).
Il curatore incaricato di sorvegliare le relazioni personali con il figlio deve fare in modo che queste si svolgano conformemente alle decisioni dell'autorità, regolando se del caso le modalità pratiche. Nei limiti del suo incarico deve attivarsi di sua iniziativa e tutti gli interessati devono rispettarne le indicazioni, anche se per i genitori ciò costituisce una restrizione dell'autorità parentale. Tra i suoi compiti il curatore ha quello di instaurare, per quanto possibile, un rapporto di fiducia tra tutte le parti in causa, soprattutto in caso di conflitti tra i genitori. La sfiducia soggettiva di una parte non giustifica la rimozione di un curatore educativo al quale va riconosciuta la capacità di organizzare in modo proficuo le relazioni personali tra padre e figlio (consid. 12).
Il beneficio dell'assistenza giudiziaria concesso in prima sede non vale automaticamente davanti all'autorità di ricorso e il richiedente deve presentare formale domanda in sede di ricorso, producendo i documenti atti a rendere verosimile la propria situazione di ristrettezza (consid. 13b). L'assenza del formulario per l'assistenza giudiziaria e di ogni documentazione sulla situazione finanziaria della parte comporta il rifiuto del beneficio.