79 Art. 22 segg. LFLP; 122 CC

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Estratto da Rivista ticinese di diritto II-2014 (III. Diritto di famiglia)

Divorzio – accredito straordinario di un importo unico da parte del datore di lavoro dell’ex marito durante il matrimonio – importo dell’avere di previdenza acquisito durante il matrimonio soggetto a divisione

L’importo accreditato dall’allora datore di lavoro all’ex marito il 1° luglio 2002 in costanza di matrimonio (28 maggio 1999) a seguito del passaggio dal sistema delle prestazioni a quello misto dei primati e al fine di recuperare la prestazione di vecchiaia ideale secondo il vecchio sistema va considerato interamente quale prestazione divisibile tra ex coniugi a seguito del divorzio (19 agosto 2011 crescita in giudicato del principio del divorzio) acquisita durante il matrimonio.
Non va per contro seguita la tesi dell’ex marito secondo cui tale somma andrebbe computata almeno nella misura di 15/18 (15=1999-1984 anno in cui è iniziato l’assoggettamento alla previdenza professionale) nel calcolo dell’avere presente al momento del matrimonio, e sia quindi da dedurre, unitamente agli interessi, dalla prestazione presente al divorzio, con l’argomentazione in sintesi che tale versamento straordinario riguarda per la maggior parte contributi maturati prima del matrimonio  – si sarebbe segnatamente in presenza di una rivalutazione dei contributi già versati dal 1984 – e che trattasi, con riferimento all’art. 22 cpv. 3 LFLP, di riscatto effettuato tramite mezzi propri nel senso che tale somma sarebbe stata destinata a risarcire una perdita di un bene proprio e costituirebbe quindi bene sostitutivo giusta l’art. 198 cifra 4 CC. In effetti si tratta inequivocabilmente di versamento finanziato ed effettuato dal datore di lavoro e non dall’assicurato medesimo, motivo per cui non torna applicabile l’art. 22 cpv. 3 LFLP. Inoltre non va operata alcuna deduzione dall’avere presente al momento del divorzio in caso di versamenti di capitali che non costituiscono beni propri del lavoratore e che vengono versati dopo la celebrazione del matrimonio, anche se dipendenti da capitale accumulato prima del matrimonio.
Infine, ai fini del calcolo della prestazione da dividere, l’avere esistente al momento del matrimonio dev’essere aumentato degli interessi maturati sino al divorzio, l’avere al momento del matrimonio e i suoi interessi non soggiacendo a divisione ma spettando esclusivamente al coniuge che ne è titolare.

TCA 20.2.2014 N. 34.2013.1

 2.4.3. […] Come accennato (sopra consid. 2.2), giusta l’art. 22 cpv. 2 LFLP la prestazione da dividere ai sensi dell’art. 122 CC corrisponde alla differenza tra gli averi previdenziali esistenti al momento del divorzio e quelli esistenti al momento del matrimonio aumentati degli interessi dovuti sino al divorzio. A norma dell’art. 22 cpv. 3 LFLP le parti di un versamento unico finanziato durante il matrimonio da uno dei coniugi con beni che nel regime matrimoniale della partecipazione agli acquisti sarebbero beni propri (art. 198 CC) devono essere dedotte, con gli interessi, dalla prestazione da dividere. Questa regola si applica a tutti i coniugi, indipendentemente dal regime matrimoniale da essi adottato (Geiser/Senti, in Schneider/Geiser/Gächter (ed.) Commentaire LPP et LFLP, 2010, ad art. 22 n. 41 pag. 1585).
L’art. 22 cpv. 3 LFLP – e quindi la distinzione secondo l’origine dei beni utilizzati per il versamento, ossia per il riacquisto con consecutivo aumento della prestazione d’uscita – si applica se il versamento è effettuato dall’assicurato (lavoratore), ritenuto che in tal caso il riacquisto realizzato con beni equivalenti ad acquisti nel regime matrimoniale legale rientra negli importi da dividere ex art. 122 CC e deve pertanto essere ripartito tra i coniugi in caso di divorzio (Schneider/Bruchez, La prévoyance professionnelle et le divorce, in SVZ 2000 pag. 254).

Nel caso concreto si tratta inequivocabilmente di versamento finanziato ed effettuato, in data 1. luglio 2002, dal datore di lavoro (cfr. doc. M; cfr. sentenza ICCA 8 ottobre 2012 e sentenza pretorile 7 aprile 2011 citate sopra al consid. 1.1) e non dall’assicurato medesimo, motivo per cui non torna applicabile l’art. 22 cpv. 3 LFLP e ciò contrariamente all’erroneo assunto dall’ex marito che, nelle more della presente procedura, ha sostenuto che si ha a che fare con versamento finanziato con fondi propri con l’argomento, assai curioso e privo di fondamento giuridico, che tale versamento era destinato a risarcire una perdita che concerneva i beni propri. Al proposito basti ricordare che, prima del realizzarsi di un caso di previdenza o di libero passaggio e quindi dell’insorgere di un diritto a prestazioni (le quali per altro, nella misura in cui percepite dall’inizio sino allo scioglimento del regime, rientrano nel novero degli acquisti giusta l’art. 197 cpv. e lett. 2 CC; sul punto cfr. Deschenaux/Steinauer/Baddeley, Les effets du mariage, 2000, § 14 n. 1069 pag. 432, n. 1090 segg. pagg. 445seg.), gli averi di vecchiaia del 2° pilastro in quanto mere aspettative sono irrilevanti dal profilo del regime matrimoniale dei beni l’assicurato non avendo su di essi alcun diritto di disposizione (sul punto Riemer, Berufliche Vorsorge und eheliches Vermögensrecht, in SZS 1997 pagg. 106 segg., 108, 113). Del resto versamenti del datore di lavoro non costituiscono donazioni, ossia beni pervenuti a titolo gratuito ex art. 198 cifra 2 CC, e soggiacciono quindi a divisione (Stauffer, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum Sozialversicherungsrecht. Die berufliche Vorsorge, 2013, ad art 22 pag. 374).

In DTF 133 V 25 il TFA (ora TF) – confermando la giurisprudenza non pubblicata di cui alla STFA B 18/01 del 14 maggio 2002 relativa a bonifici occasionali effettuati dall’istituto di previdenza a favore di assicurati e legati a guadagni straordinari in capitale – ha posto il principio secondo cui anche fondi liberi che sono stati versati a un assicurato durante il matrimonio a seguito di una liquidazione dell’istituto di previdenza non fanno parte della prestazione di uscita al momento della contrazione del matrimonio e questo anche se l’entità della prestazione di libero passaggio, in parte acquisita prima del matrimonio, costituisce la base di calcolo per la ripartizione dei fondi liberi in occasione della liquidazione. I fondi liberi versati all’assicurato durante il matrimonio soggiacciono in un tal caso integralmente alla divisione.
Se da un lato in suddetta sentenza (consid. 3.3.5) il TFA sembrerebbe aver lasciato aperta l’eventualità – riferita sempre a versamenti di fondi liberi e non fatta oggetto di ulteriore approfondimento giurisprudenziale – di distinguere tra periodi prima e dopo il matrimonio a dipendenza della chiave adottata per la ripartizione dei fondi liberi, d’altro lato la dottrina maggioritaria come pure la giurisprudenza di alcuni Cantoni ritiene che versamenti (sul conto previdenziale) effettuati dal datore di lavoro durante il matrimonio – ma anche accrediti, a seguito di guadagni straordinari, decisi ed eseguiti dall’istituto di previdenza durante il matrimonio (STFA B 18/01 del 14 maggio 2002) – a favore del lavoratore vanno interamente divisi in caso di divorzio (Geiser, Le nouveau droit du divorce et les droits en matière de prévoyance professionnelle, in Pfister-Liechti (éd.), De l’ancien au nouveau droit du divorce, 1999, pag. 71; idem, Neuere Rechtsprechung zum Eherecht, in AJP 2009 pag. 65; Schneider/Bruchez, cit., CEDIDAC 41, pag. 227; Idem, cit., SVZ 2000 pag. 254; Moser, Die betriebliche Personalvorsorge als Führungsaufgabe; in SZS 2002 pag. 7; Schwengler, Vorsorgeausgleich bei Scheidung aus sozialversicherungsrechtlicher Sicht, in ZBJV 2010. pag. 104 seg.; vedi anche Geiser/Senti, cit., ad art 22 n. 40; Sutter/Freiburghaus, Kommentar zum neuen Scheidungsrecht, 1999, ad art. 122/141-142, n. 42 pag. 212; Baumann/Lauterburg, in FamPra.ch 2004 pag. 963; Pichonnaz/Rumo-Jungo, Enfant et Divorce, 2006, pag. 259; sentenza del 17 agosto 2004 del Tribunale cantonale di Basilea Campagna, riportata in FamPra.ch 2004 pagg. 956 segg., 962; sentenza BV 59663 del 29 gennaio 2009 del Tribunale amministrativo del Canton Berna, Sezione del diritto delle assicurazioni sociali, consid. 5.2).
Sia Schwengler (cit., pag. 104) che Geiser (cit., AJP, pag. 66) giudicano addirittura inammissibile, in caso di versamenti unici del datore di lavoro o dell’istituto di previdenza, distinguere tra periodi prima e dopo il matrimonio (per una diversa opinione riferita al versamento di fondi liberi cfr. Sandoz, Prévoyance professionnelle et divorce, in Pichonnaz/Rumo-Jungo, Le droit du divorce: questions actuelles et besoin de réforme, 2007, pagg. 35segg., pag. 56, nonché Fankhauser, in FamPra.ch 2007 pag. 139segg.).

L’intera considerazione, in dottrina e nella suevocata giurisprudenza cantonale, ai fini della divisione giusta gli artt. 122 CC e 22 e segg. LFLP, quale capitale presente al momento del divorzio di un versamento effettuato durante il matrimonio non dal lavoratore, risulta d’altronde pure il criterio adottato nella prassi nel settore previdenziale a cui il perito LPP e consulente di C. fa riferimento nell’esporre la propria opinione (cfr. sopra consid. 2.4.1) e consistente nel non operare deduzione alcuna dall’avere presente al momento del divorzio in caso di versamenti di capitali che non costituiscono beni propri del lavoratore e che vengono versati dopo la celebrazione del matrimonio, anche se dipendenti da capitale accumulato prima del matrimonio.

 

LFLP 1993 RS 831.42

Legge federale sul libero passaggio nella previdenza professionale per la vecchiaia, i superstiti e l’invalidità
(Legge sul libero passaggio, LFLP), del 17 dicembre 1993