10c Art. 170 CC; 150 segg., 319 lett. b) n. 2 CPC

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Estratto da Rivista ticinese di diritto I-2015 (III. Diritto di famiglia)

Domanda d’informazione fra coniugi

Spetta alla parte istante decidere se fondare la propria domanda d’informazione sul diritto materiale (art. 170 CC) oppure sul diritto processuale (art. 150 segg. CPC).
Viola il diritto federale la prassi cantonale secondo cui la domanda d’informazione posta nel quadro di una procedura di divorzio già pendente è per forza da considerarsi di natura processuale.

TF 28.7.2014 N. 5A_635/2013

3.4. I diritti d’informazione materiale e processuale spettano alla parte cumulativamente. La scelta della forma nella quale chiedere informazioni è di esclusiva pertinenza della parte: la parte e soltanto la parte decide se fondare la propria domanda sul diritto materiale (art. 170 CC) oppure sul diritto processuale degli art. 150 segg. CPC (Tarkan Göksu, Wieviel Einkommen, welches Vermögen – Auskunfts- und Editionspflichten von Ehegatten und Dritten, in: Der neue Familienprozess, 2012, pag. 112). Determinare quale delle due forme debba trovare applicazione nel caso concreto dipende pertanto dalle circostanze del singolo caso (sentenza 5A_421/2013 cit. consid. 1.2.3).

4. 4.1. La giurisprudenza cantonale alla quale si richiama il Presidente della III Camera civile del Tribunale di appello (v. Rep. 1999 pag. 145 consid. 2; FamPra.ch 2000 pag. 141 consid. 2) appare difficilmente compatibile con i principi suesposti. Per accertare quale diritto (materiale o processuale) la parte istante abbia inteso far valere, è riduttivo limitarsi ad esaminare se la domanda d’informazione venga o meno ad inserirsi in una procedura di merito già in corso. È semplicistico adottare l’assioma: la domanda è posta nel quadro di un processo di merito già pendente, dunque essa è di mera natura processuale. Può essere vero che in un processo già pendente, la domanda sarà di regola formulata mediante offerta di prova e solo eccezionalmente mediante istanza indipendente (Rolf Vetterli, in FamKommentar Scheidung, vol. I, 2a ed. 2011, n. 4 prima degli art. 175-179 CC). Decisivo è e rimane tuttavia l’approccio adottato dalla parte che formula una tale richiesta: se la parte medesima si limita ad un richiamo di informazioni e/o di documenti, come previsto dalla procedura applicabile, allora si è in presenza di una semplice domanda processuale ai sensi (ora) degli art. 150 segg. CPC; se, invece, la parte fonda espressamente la propria richiesta sull’art. 170 CC, esprimendo in tal modo la propria intenzione di avvalersi di una facoltà che le concede il diritto materiale, allora la domanda assume portata propria. Qualsiasi altra soluzione – e, segnatamente, quella ritenuta dal Presidente della III Camera civile del Tribunale di appello – è meccanica e contraddice l’esigenza di fondare la sussunzione sulle circostanze della fattispecie concreta. Inoltre, essa appare incompatibile con la natura materiale del diritto all’informazione incorporato nell’art. 170 CC. All’esito pratico, la soluzione qui criticata ha due effetti inconciliabili con una tale natura: in primo luogo, essa limita il momento durante il quale si può formulare una tale istanza ai momenti che stabiliva la procedura civile cantonale per la formulazione di offerte e domande di prova, il che non è compatibile con il principio che vuole che una tale domanda possa essere inoltrata in qualsiasi momento fino a quando perdura il matrimonio (Hausheer/Reusser/Geiser, Berner Kommentar, 1999, n. 6 e 11 ad art. 170 CC; Deschenaux/Steinauer/Baddeley, Les effets du mariage, 2a ed. 2009, n. 264), fatto salvo il divieto di manifesto abuso del proprio diritto (Deschenaux/Steinauer/Baddeley, op. cit., n. 265 e 272). In secondo luogo, impedisce che un’istanza formulata nel quadro di una procedura di divorzio possa concludersi con una decisione finale, e soprattutto con una decisione partecipe della forza di cosa giudicata, poiché un’istanza inoltrata in una procedura di divorzio già pendente non potrà mai sfociare in una tale decisione. Da questo punto di vista, il diritto processuale cantonale diviene un impedimento ed un limite all’applicazione del prevalente diritto federale, come rettamente osserva la ricorrente: in altre parole, la prassi ticinese preclude alla parte istante – di fatto – l’esercizio del diritto materiale scaturente dall’art. 170 CC nel quadro di una procedura di divorzio.

4.2. Sia infine rilevato, di passaggio, che la dottrina richiamata dal Presidente della III Camera civile del Tribunale di appello non appare pertinente. Schwander parla unicamente della massima inquisitoria, rispettivamente della competenza territoriale (Ivo Schwander, in Basler Kommentar, Zivilgesetzbuch, vol. I, 4a ed. 2010, n. 18 e 19 ad art. 170 CC). Van de Graaf, dal canto suo, non fa che rinviare al testo di Schwander (Beatrice Van De Graaf, in ZPO Kurzkommentar, 2a ed. 2014, n. 9 ad art. 271 CPC).

5. 5.1. Applicando le considerazioni che precedono alla fattispecie concreta, va constatato in primo luogo che parte istante pretende di avere fatto scelta chiara. Sebbene la domanda d’informazione si situi nel quadro più ampio di un processo di divorzio, a più riprese ella sottolinea avanti al Tribunale federale che la propria istanza è fondata sull’art. 170 CC. Alla sua lettura, l’istanza presentata al Pretore in data 9 novembre 2012 fornisce diversi spunti per un’interpretazione nel senso della ricorrente: non solo vi è fatto esplicito riferimento, nella denominazione medesima, all’art. 170 cpv. 2 CC, ma anche la motivazione appare incentrata sull’art. 170 CC.

5.2. Attribuendo aprioristicamente alla decisione pretorile con la quale l’istanza era stata dichiarata tardiva il carattere di disposizione ordinatoria processuale, dunque suscettibile di essere impugnata mediante reclamo unicamente quando vi sia rischio di un pregiudizio difficilmente riparabile (art. 319 lett. b n. 2 CPC), la decisione impugnata viola il diritto federale. Sarebbe stato preciso dovere dell’autorità inferiore, al contrario, esaminare l’istanza 9 novembre 2012 al fine di stabilire se, nelle intenzioni dell’istante qui ricorrente, essa avesse carattere indipendente o meno.

6. 6.1. Il ricorso va pertanto accolto e la sentenza impugnata annullata, senza che occorra esaminare la fondatezza delle altre censure sollevate dalla ricorrente. Confrontato con una decisione di inammissibilità del gravame cantonale, il Tribunale federale non può tuttavia entrare nel merito dell’istanza – come inammissibilmente postulato dalla ricorrente con le sue conclusioni riformatorie –, ma deve limitarsi a rinviare la causa all’autorità inferiore per riesame e nuova decisione (DTF 138 III 46 consid. 1.2). L’autorità inferiore dovrà in un primo tempo decidere se l’istanza in questione sia da considerarsi fondata sull’art. 170 CC oppure una semplice domanda processuale d’informazione ed edizione di documenti; qualora dovesse giungere alla prima conclusione, dovrà allora constatare che la relativa decisione pretorile era finale, e dovrà – se le altre condizioni di ammissibilità sono adempiute – esaminare il gravame cantonale nel merito. L’autorità inferiore rivedrà inoltre la messa a carico delle spese della procedura precedente.

 

 

CC 1907 RS 210

Codice civile svizzero, del 10 dicembre 1907