6t Art. 32 cpv. 2 LT; 212 cpv. 2 LIFD; 294, 316 CC; 24 Lfam

Pubblicazione: 
Estratto da Rivista ticinese di diritto I-2016 (III. Diritto di famiglia)

Deduzioni – attività lucrativa dei coniugi – presupposti – reddito dell’attività lucrativa – qualifica del compenso erogato ai genitori affidatari

Nella misura in cui eccede il rimborso delle spese da loro sostenute per il mantenimento del minore nella loro economia domestica, il compenso erogato ai genitori affidatari costituisce reddito dell’attività lucrativa. Ne consegue che i coniugi che vivono in comunione domestica hanno diritto alla deduzione per attività lucrativa dei coniugi.

 

CDT 30.7.2015 N. 80.2015.102/103

Riassunto dei fatti:

Il minorenne W. è stato collocato in affidamento presso la famiglia X. e Y.                                             
All’inizio del 2014, l’Ufficio del sostegno sociale e dell’inserimento (USSI) del Dipartimento della sanità e della socialità (DSS) del Canton Ticino ha rilasciato ai coniugi X.Y. un certificato di salario, dal quale risulta che, quale compenso per la famiglia affidataria, nel corso del 2013 ha versato loro un «rimborso spese» di fr. 14 400.– ed un «salario» di fr. 7200.–, per un totale di fr. 21 600.–.                                                                            
Nella dichiarazione fiscale 2013, i contribuenti hanno indicato l’importo di fr. 7200.– quale reddito dell’attività lucrativa indipendente della moglie. Hanno quindi chiesto la deduzione dello stesso importo quale deduzione dal reddito dell’attività lucrativa dei coniugi.

Notificando loro la tassazione IC/IFD 2013, con decisione dell’8 gennaio 2015, l’Ufficio circondariale di tassazione ha tuttavia qualificato l’importo di fr. 7200.– come «altri redditi» ed ha quindi negato la deduzione dello stesso importo, richiamandosi a «disposizioni emanate dall’amministrazione cantonale delle contribuzioni», secondo cui, «tenuto conto del fatto che l’in­dennità versata quale compenso per famiglia affidataria non è soggetta a trattenuta AVS, non viene considerata come salario o reddito da attività indipendente». Di conseguenza, «la stessa viene esposta come reddito d’altra fonte e non potrà quindi beneficiare della deduzione per doppio reddito dei coniugi».
I contribuenti hanno impugnato la suddetta decisione con reclamo, nel quale hanno ribadito che a loro avviso l’importo percepito costituisce reddito dell’attività lucrativa della moglie, per il fatto che «avere in affido un ragazzo comporta un lavoro e impegno molto elevato che viene svolto prevalentemente dalla moglie». Inoltre, i reclamanti hanno rilevato che l’indennizzo percepito «non è sufficiente per coprire tutte le spese supplementari e i costi che il ragazzo in affidamento da [loro] ha comportato».         
L’Ufficio di tassazione ha respinto il reclamo.                                                                                    
Con ricorso alla Camera di diritto tributario, X. postula nuovamente che il «contributo» di fr. 7200.– sia ammesso in deduzione o quale deduzione dal reddito dell’attività lucrativa dei coniugi oppure quale deduzione sociale per persona bisognosa a carico.

Diritto:

1.  1.1.  La prima questione da affrontare concerne la qualifica del reddito percepito dal ricorrente e dalla moglie quali genitori affidatari di W.

1.2.  1.2.1.  Per l’art. 294 CC, i genitori affilianti hanno diritto a un congruo compenso per le cure prestate, salvo deroghe convenute o risultanti con chiarezza dalle circostanze (cpv. 1). La gratuità è presunta ove trattasi di figli di stretti parenti o di figli accolti in vista d’adozione (cpv. 2).      
L’art. 316 cpv. 1 CC dispone che l’affiliante abbisogni di un’autorizzazione dell’autorità di protezione dei minori o di un altro ufficio del suo domicilio designato dal diritto cantonale e che soggiaccia alla loro vigilanza. Il Consiglio federale è incaricato di emanare norme esecutive (art. 316 cpv. 2 CC).
Il Consiglio federale ha adottato l’Ordinanza del 19 ottobre 1977 sull’accogli­mento di minori a scopo di affiliazione (OAMin; RS 221.222.338). L’art. 3 cpv. 2 lett. b OAMin riserva ai Cantoni di promuovere l’affiliazione, soprattutto approntando modelli di contratti di affiliazione e moduli per istanze e comunicazioni, adottando direttive relative alla determinazione dei compensi e distribuendo fogli d’istruzione su i diritti e i doveri dei genitori e dei genitori affilianti.

1.2.2.  Nel diritto cantonale, per l’art. 24 della Legge sul sostegno alle attività delle famiglie e di protezione dei minorenni (Legge per le famiglie) del 15 settembre 2003 (Lfam; RL 6.4.2.1), la famiglia affidataria ha diritto a un contributo ai sensi dell’art. 294 CC, corrisposto dallo Stato, che può esercitare eventuali regressi.      
Secondo l’art. 62 cpv. 1 del Regolamento del 20 dicembre 2005 della Legge per le famiglie (Rfam; RL 6.4.2.1.1), l’affidamento di minorenni a terzi è oggetto di una convenzione scritta stipulata preventivamente tra il rappresentante legale del minorenne, l’autorità tutoria (ora: autorità di protezione) o giudiziaria da una parte e la famiglia affidataria o il Centro educativo dall’altra.     
L’art. 62 cpv. 2 Rfam precisa che tale convenzione disciplina i diritti e doveri delle parti e comprende in particolare:

a)  il progetto educativo di affidamento;

b)  l’ammontare del compenso dovuto alla famiglia affidataria o della retta dovuta al Centro educativo, riservata la parte assunta dallo Stato poiché eccedente le capacità finanziarie dei genitori;

c)  chi si assume gli ulteriori costi di mantenimento (indumenti ecc.), i premi assicurativi, gli importi necessari per le vacanze ecc.;

d)  chi prende le decisioni relative alla vita scolastica, alle prestazioni sanitarie, all’educazione religiosa, alla frequentazione di attività extra-scolastiche e alle vacanze del minorenne;

e)  il disciplinamento delle relazioni personali;

f)   durata e possibilità di disdetta della convenzione stessa.

Per quanto attiene alle spese per il mantenimento del minorenne affidato, l’art. 67 cpv. 1 Rfam impone al Dipartimento di emanare raccomandazioni relative al compenso di cui all’art. 294 CC. Secondo l’art. 67 cpv. 2 Rfam, l’anticipo di cui all’art. 24 Lfam corrisponde agli importi di cui al cpv. 1 ed è versato dal­l’USSI, indipendentemente dal fatto che il collocamento sia stato deciso dal rappresentante legale del minorenne o da un’autorità tutoria (ora: autorità di protezione) o giudiziaria.

1.2.3.  Il DSS ha adottato delle Raccomandazioni relative al compenso dei genitori affilianti ai sensi dell’art. 294 CC. Nel periodo fiscale litigioso si applicavano le Raccomandazioni del 15 dicembre 2009, in vigore dal 1° gennaio 2010 (poi abrogate, con l’entrata in vigore, il 1° gennaio 2015, delle Raccomandazioni del 23 dicembre 2014 [RL 6.4.2.1.4]). L’art. 1 delle Raccomandazioni del 2009 prevede che, per le cure prestate, salvo deroghe convenute o risultanti con chiarezza dalle circostanze, i genitori affilianti (famiglia affidataria) hanno diritto al seguente compenso (mensile massimo):

•   affidamento intra-familiare (nonni):          fr.        990.–

•   affidamento extra-familiare:                    fr.       1800.–

•   affidamento professionale e S.O.S.:         fr.       2250.–

1.3.  Per lungo tempo, la questione dell’assoggettamento ai contributi sociali del compenso per le cure prestate dai genitori affilianti è stata controversa, poiché in alcuni casi il compenso era qualificato reddito di un’attività dipendente ed in altri reddito proveniente da un’attività lucrativa indipendente. Due sentenze del Tribunale federale, rispettivamente del 2004 e del 2006, hanno chiarito che, in principio, l’attività viene considerata dipendente (Mösch Payot, Rechtsstellung der Pflegeeltern: Rechtsfragen um vertrags- und sozialversicherungsrechtliche Rechte und Pflichten der Pflegeeltern, in ZKE [Zeitschrift für Kindes- und Erwachsenenschutz] 2011, p. 86 s.; inoltre: Anderer, Das Pflegegeld in der Dauerfamilienpflege und die sozialversicherungsrechtliche Rechtsstellung der Pflegeeltern, Zurigo 2012, n. 328 ss., p. 117 ss., con riferimento alle sentenze del Tribunale federale delle assicurazioni dell’8 ottobre 2004, n. H 74/04, e del 4 aprile 2006, n. H 134/05).      
Per quanto concerne la commisurazione del salario determinante soggetto ai contributi sociali, non vi rientrano in particolare le indennità per spese generali (art. 9 cpv. 1 seconda frase dell’Ordinanza del 31 ottobre 1947 sull’assicurazio­ne per la vecchiaia e per i superstiti [OAVS; RS 831.101]). Sottostà pertanto ai contributi solo quella parte del compenso per i genitori affilianti, che remunera la loro attività lucrativa. Ne è invece escluso l’indennizzo dei costi per il mantenimento del minorenne (vitto, spese sanitarie, alloggio ecc.; cfr. Mösch Payot, op. cit., p. 95).

1.4.  Nell’intento di salvaguardare l’unità e la coerenza dell’ordinamento giuridico, dovrebbero essere evitati punti di vista differenti fra autorità fiscali e casse di compensazione AVS, a meno che ciò non sia imposto da ragioni imperative (DTF 134 V 297 consid. 2.3; DTF 103 V 1 consid. 2c; ZAK 1989, p. 148 consid. 2c, sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni H 49/02 del 19 novembre 2002, consid. 4.2).       
Le autorità fiscali cantonali seguono in generale il descritto ragionamento proposto dalla giurisprudenza e dalla prassi in materia di contributi sociali. 
Nel Canton Zurigo, per esempio, una circolare dell’Ufficio per i giovani, concordata con le autorità fiscali e delle assicurazioni sociali, stabilisce che tutti i compensi per le cure prestate dai genitori affilianti costituiscono reddito imponibile e devono essere indicati nella dichiarazione fiscale come reddito dell’atti­vità lucrativa accessoria o principale. Dalle indennità ricevute i genitori affilianti possono tuttavia dedurre un importo forfetario (intorno ai 10 000 franchi all’an­no), che corrisponde all’indennizzo delle spese necessarie (vitto, alloggio, abiti, scarpe e biancheria). Deduzioni più elevate sono possibili, ma in tal caso devono essere comprovate e documentate tutte le spese (Zürcher Steuerbuch I, n. 16/302, cap. 1 e 2).     
Anche nel Canton San Gallo, il compenso in discussione viene considerato reddito dell’attività lucrativa. Se i genitori affilianti svolgono la loro attività privatamente, cioè senza la mediazione di un’organizzazione o di una terza persona e senza contratto di affiliazione con l’autorità comunale, si considerano indipendenti; in caso, contrario, in particolare se sono retribuiti da un’organizzazione o da un’autorità comunale, sono considerati dipendenti. L’indennizzo per i costi diretti (vitto e alloggio, quota delle spese dell’economia domestica, abbigliamento, ecc.) non rientra nel reddito dell’attività lucrativa. Se il compenso è forfetario, e quindi non distingue fra le sue componenti, è ammessa una deduzione forfetaria (fra 700 e 800 franchi al mese) per i costi diretti per il figlio. I genitori affilianti hanno diritto anche alla deduzione forfetaria per spese professionali (cfr. St. Galler Steuerbuch 29 n. 10).                     

Anche il fisco bernese reputa imponibile solo quella parte del compenso per i genitori affidatari, che remunera il lavoro prestato, mentre qualifica come rifusione di spese non imponibile la componente versata a copertura delle spese sopportate (vitto, alloggio, cura ecc.). Una deduzione forfetaria annua (da 9000 a 17 000 franchi, a dipendenza del tempo trascorso dal minore presso la famiglia affidataria) è ugualmente prevista (TaxInfo, Pflegeentschädigungen).                   

Le autorità di tassazione del Canton Svitto hanno a loro volta pubblicato una circolare sull’imposizione dei genitori affilianti. Anche in questo caso, tutte le prestazioni sono soggette all’imposta sul reddito, come reddito dell’attività lucrativa dipendente o indipendente, dedotte le spese forfetarie (circa 10 000 franchi all’anno). Se i contribuenti fanno valere spese che eccedono il forfait, devono provare e documentare singolarmente tutte le spese. Se i genitori affilianti sono coniugati e non separati, hanno diritto alla deduzione dal reddito dell’atti­vità dei coniugi. Sono per contro escluse le deduzioni sociali: quella per figli a carico, per il fatto che il rapporto con i figli in affido non è assimilabile al rapporto di filiazione; quella per persona bisognosa a carico, perché il compenso ricevuto copre il fabbisogno per il sostentamento del minore (Merkblatt Besteuerung von Pflegeeltern, del 4 dicembre 2008).                  

La prassi delle autorità fiscali grigionesi è simile. Anche qui il reddito è considerato provenire da attività lucrativa indipendente o dipendente, a seconda del fatto che il contratto sia stato concluso con gli stessi genitori naturali piuttosto che con un’organizzazione o un’autorità di protezione. Se la prestazione percepita dai genitori affidatari non distingue fra le sue componenti, essi hanno diritto di dedurre un importo forfetario (fr. 780 al mese a partire dal 2011) corrispondente alle spese dirette per il figlio (vitto e alloggio, economia domestica, ecc.). Il genitore affiliante ha poi diritto alla deduzione forfetaria per spese professionali (Praxisfestlegung, Einkünfte aus Kinderbetreuung / Pflegekostenbeiträge / Tagesmütter).                     

L’amministrazione cantonale delle contribuzioni del Canton Argovia ha pubblicato una circolare (Merkblatt Einkünfte aus Kinderbetreuung, del 17 giugno 2002, stato: 1.1.2015), nella quale qualifica come reddito dell’attività lucrativa dipendente ogni prestazione relativa al rapporto di lavoro fondato sull’affido di un minore. Per tener conto delle spese di alloggio, di vitto, di abbigliamento, di lavanderia ecc., si possono tuttavia dedurre quali spese professionali dei costi forfetari, che crescono con l’età del minore (da fr. 3240.– all’anno, per minori di sei anni, a fr. 6480.– all’anno, per maggiori di 13 anni). Anche qui è possibile dimostrare di avere avuto spese effettive superiori, portandone i giustificativi. Se l’attività è svolta a titolo indipendente, la deduzione forfetaria è più elevata. 
Il fisco del Canton Soletta considera la remunerazione dei genitori affidatari reddito dell’attività lucrativa indipendente ed ammette una deduzione forfetaria massima di 900 franchi al mese, che corrisponde all’indennizzo delle spese da loro sostenute (Veranlagungshandbuch für die natürliche Personen, stato 1.1.2015, cap. I.5.5.1, p. 27).          
Secondo l’amministrazione fiscale del Canton Zugo, compensi per genitori affilianti che non eccedono i 12 000 franchi si considerano indennizzo di spese e non sono pertanto imponibili. Al disopra di tale importo, sono ritenuti reddito del­l’attività lucrativa indipendente di carattere accessorio (Steuerbuch ZG, cap. 22.10.2).

1.5.  Come si evince tanto dalla giurisprudenza e dalla prassi in materia di contributi AVS/AI quanto dalla prassi delle autorità fiscali cantonali, nella misura in cui eccede il rimborso delle spese da loro sostenute per il mantenimento del minore nella loro economia domestica, il compenso erogato ai genitori affidatari costituisce reddito dell’attività lucrativa. Nella maggior parte dei casi, per il fatto che il lavoro si svolge sulla base di un contratto, concluso con l’autorità di protezione, che contiene precise istruzioni e che prevede anche una vigilanza del­l’autorità, si tratterà di reddito dell’attività lucrativa dipendente.  
Lo stesso USSI ha rilasciato alla famiglia del ricorrente un vero e proprio «certificato di salario», nel quale ha suddiviso il compenso erogato (fr. 1800.– al mese, cioè fr. 21 600.– annui) in una componente qualificata come «rimborso spese» (fr. 14 400.–) ed una definita come «salario» (fr. 7200.–).

In queste circostanze, si fatica a comprendere come l’autorità di tassazione, rifacendosi peraltro a non meglio precisate «disposizioni interne della Divisione delle contribuzioni» (comunque non pubblicate), possa sostenere che il compenso versato dall’USSI alla famiglia del ricorrente non costituisca reddito dell’atti­vità lucrativa ma che vada imposto a titolo di «altri redditi». L’argomentazione, secondo cui la qualifica di reddito dell’attività lucrativa sarebbe esclusa per il fatto che l’indennità non è soggetta ai contributi AVS/AI (cfr. la decisione di tassazione dell’8 gennaio 2015), non tiene evidentemente conto delle sentenze del Tribunale federale precedentemente citate, come pure della prassi delle casse di compensazione AVS (cfr. anche le Direttive sul salario determinante nel­l’AVS/AI e nelle IPG dell’Ufficio federale delle assicurazioni sociali, n. 4147 ss.).

1.6.  In conclusione, perlomeno nella misura in cui eccede l’indennizzo delle spese per il mantenimento del minore, stabilite forfetariamente dallo stesso USSI in fr. 14 400.– (fr. 1200 al mese), il compenso percepito dall’insorgente e dalla moglie costituisce reddito dell’attività lucrativa dipendente.

2.  2.1.  Secondo il ricorrente, dall’importo di fr. 7200.–, considerato reddito imponibile, dovrebbe essere dedotto lo stesso ammontare, o a titolo di deduzione per l’attività lucrativa dei coniugi – qualora il reddito fosse qualificato come reddito dell’attività lucrativa – oppure mediante il riconoscimento di una deduzione sociale per persona bisognosa a carico.    
Stabilito che il compenso litigioso si considera reddito dell’attività lucrativa, si può verificare se siano dati i presupposti per il riconoscimento della deduzione per coniugi con doppio reddito.

2.2.  2.2.1.  Secondo l’art. 32 cpv. 2 LT, se i coniugi vivono in comunione domestica, è concessa una deduzione di fr. 7700.– dal reddito lavorativo che uno dei coniugi consegue indipendentemente dalla professione, dal commercio o dal­l’impresa dell’altro; una deduzione analoga è concessa quando uno dei coniugi collabora in modo determinante alla professione, al commercio o all’im­presa dell’altro.         
Diversa la formulazione scelta dal legislatore federale. L’art. 212 cpv. 2 LIFD (nella versione in vigore dal 1° gennaio 2008, applicabile al presente caso) dispone, infatti, che se i coniugi vivono in comunione domestica e ambedue esercitano un’attività lucrativa, dal reddito lavorativo più basso è dedotto il 50 per cento, ma almeno 8100 e al massimo 13 400 franchi. Sono considerati reddito lavorativo i proventi imponibili da attività lucrativa dipendente o indipendente, dopo le deduzioni di cui agli articoli 26–31 e le deduzioni generali di cui all’ar­ticolo 33 capoverso 1 lettere d-f. Se uno dei coniugi collabora in modo determinante alla professione, al commercio o all’impresa dell’altro o in caso di attività lucrativa indipendente comune, a ogni coniuge viene attribuita la metà del reddito lavorativo comune. Una diversa ripartizione deve essere dimostrata dai coniugi.

2.2.2.  La nuova formulazione dell’art. 212 cpv. 2 LIFD è frutto di una recente modifica della legge federale sull’imposta federale diretta. Con la modifica del 6 ottobre 2006 (Misure immediate nell’ambito dell’imposizione dei coniugi), infatti, il legislatore federale ha voluto tener conto di una discriminazione fiscale incostituzionale dei coniugi con doppio reddito rispetto ai concubini che conseguono lo stesso reddito complessivo. Questa discriminazione tocca in particolare le coppie sposate del ceto medio e alto, in cui entrambi i coniugi partecipano in modo determinante al conseguimento di un reddito familiare lordo compreso tra 80 000 e 500 000 franchi. Per agire in modo mirato e rapido, il governo federale ha prospettato l’adozione di una misura immediata di facile attuazione: accanto a un aumento moderato della deduzione per attività lucrativa di entrambi i coniugi è prospettata una deduzione applicabile a tutte le coppie sposate sotto forma di deduzione sociale. Questo approccio permette di migliorare la situazione fiscale delle coppie sposate a doppio reddito senza causare disparità urtanti tra l’imposizione di queste coppie e quella delle coppie sposate a reddito unico (cfr. Messaggio n. 06.037 del 17 maggio 2006 sulle misure immediate nel­l’ambito dell’imposizione dei coniugi, in: FF 2006 p. 4087-4129, p. 4088).     
La LIFD è stata dunque modificata non solo introducendo una deduzione sociale di 2500 franchi per i coniugi che vivono in comunione domestica (art. 213 cpv. 1 lett. c LIFD), ma anche aumentando la deduzione dal reddito dell’attività lavorativa di entrambi i coniugi.

2.2.3.  In materia di imposta federale diretta, l’Amministrazione federale delle contribuzioni ha emanato delle direttive per la concessione della deduzione in esame. Esse permettono di concludere, per quanto qui di interesse, che si definisce reddito da attività lucrativa la totalità del reddito di un contribuente derivante da un’attività lucrativa dipendente e indipendente, principale e accessoria in base alla dichiarazione d’imposta (Circolare n. 30 del 21 dicembre 2010 sul­l’imposizione dei coniugi e della famiglia, par. 9.2).          
Persino le indennità per perdita di guadagno in caso di interruzione temporanea dell’attività lucrativa (servizio militare e civile, assicurazione maternità, indennità giornaliere dell’assicurazione contro la disoccupazione, contro le malattie e gli infortuni) sono parificate al reddito da attività lucrativa (circolare cit., par. 9.2; cfr. anche Zigerlig/Jud, in: Zweifel/Athanas [a cura di], Kommentar zum Schweizerischen Steuerrecht, vol. I/2a, 2a ediz., Basilea, 2008, n. 37a ad art. 33 LIFD, p. 551).        
La giurisprudenza del Tribunale federale esclude la deduzione quando uno dei due coniugi non consegue un reddito da un’attività lucrativa, ma per esempio un reddito della sostanza (cfr. p. es. il caso della locazione di appartamenti arredati, considerato semplice amministrazione della sostanza privata, in ASA 63 p. 657 = RDAF 1995 p. 326).

2.3.  In considerazione della qualifica del provento in discussione quale reddito dell’attività lucrativa, i presupposti per il riconoscimento della deduzione sono ammessi, come riconosce peraltro espressamente la già citata circolare dell’amministrazione delle contribuzioni del Canton Svitto (Merkblatt Besteuerung von Pflegeeltern, del 4 dicembre 2008, cap. 2.4).       
Poiché la circolare dell’AFC ritiene sufficiente anche l’esercizio di un’attività lucrativa accessoria, vi rientra infatti anche quella della moglie del ricorrente.            
Il reddito proveniente dall’attività in discussione ammonta a fr. 7200.– ed è quindi inferiore all’ammontare minimo della deduzione per doppio reddito dei coniugi per l’IFD (fr. 8100.–) ed a quello massimo per l’IC (fr. 7700.–).        
La deduzione ammessa, per entrambe le imposte, ammonta conseguentemente a fr. 7200.– e compensa di fatto il reddito dichiarato.                
2.4.  In queste circostanze, può esser lasciata aperta la questione dell’ammissibi­lità di una deduzione per persona bisognosa a carico, nell’ambito della tassazione dei genitori affidatari, anche se dovrebbe essere escluso che un minore si possa considerare indigente, quando i genitori affilianti percepiscono un compenso mensile che supera il minimo vitale.   
La questione sollevata dall’insorgente, con la pretesa che si tenga conto delle spese «supplementari» che avrebbe affrontato per il mantenimento del figlio in affido, potrebbe peraltro essere esaminata sotto un altro punto di vista. Ci si potrebbe cioè chiedere se i costi in questione non rientrino a loro volta fra le spese professionali, che possono essere dedotte dal compenso spettante ai genitori affidatari. Come visto, infatti, la prassi delle autorità fiscali cantonali prevede perlopiù una deduzione forfetaria, per considerare la quota parte del compenso che in effetti si limita ad indennizzare i genitori affidatari, ma ammette poi la facoltà, per il contribuente di dedurre un importo superiore, portando la prova e la documentazione di tutti i costi sostenuti effettivamente (v. supra, consid. 1.4).         
A tal fine, occorrerebbe peraltro anche esaminare la convenzione con cui le parti hanno disciplinato i rispettivi diritti e doveri secondo l’art. 62 Rfam.
Come già accennato, non è tuttavia necessario approfondire il tema, visto che la deduzione per doppio reddito ha già compensato il reddito imponibile.

CC 1907      RS 210

Codice civile svizzero, del 10 dicembre 1907