6c Art. 125 cpv. 1 CC

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Estratto da Rivista ticinese di diritto II-2016 (III. Diritto di famiglia)

Divorzio – contributo alimentare per il coniuge – fabbisogno minimo di un coniuge dopo il divorzio – spese mediche e farmaceutiche

Dopo il divorzio ogni coniuge ha diritto di mantenere – per quanto possibile – il tenore di vita raggiunto durante la comunione domestica, a meno che il divorzio sia pronunciato dopo una separazione di almeno dieci anni, nel qual caso fa stato il tenore di vita sostenuto durante la separazione. Il livello di vita raggiunto durante la comunione domestica è quello più recente tenuto dai coniugi, al quale si aggiungono le spese supplementari causate dall’esistenza di due economie domestiche separate (richiamo della giurisprudenza: consid. 7b).
In linea di principio i costi di cure mediche dovute a trattamenti ordinari (necessari, in corso o imminenti) non coperti dalla cassa malati vanno inseriti nel fabbisogno minimo, se dimostrati. Ciò vale anche per le spese farmaceutiche indispensabili non rimborsate dalla cassa malati o non coperte dalla franchigia annua e che rimangono a carico del paziente.

I CCA 15.3.2016 N. 11.2014.22

7. b) Il marito ribadisce che la moglie non può pretendere un contributo alimentare più alto di fr. 3636.– mensili, come quello definito a protezione dell’unione coniugale. Dimentica nondimeno che determinante è il più recente livello di vita sostenuto dai coniugi durante la comunione domestica, cui si aggiungono le spese supplementari causate dalla doppia economia domestica (DTF 135 III 160 consid. 4.3; sentenza del Tribunale federale 5A_332/2011 del 10 aprile 2012, consid. 3.1; analogamente: I CCA, sentenza inc. 11.2013.53 del 9 dicembre 2015, consid. 12b). Il fabbisogno minimo esposto nella procedura a tutela dell’unione coniugale davanti al tribunale sangallese corrispondeva già, invece, a quello dopo la separazione.
[…]

10. b) […] Ciò posto, in linea di principio i costi di cure mediche dovute a trattamenti ordinari (necessari, in corso o imminenti) non coperti dalla cassa malati vanno inseriti nel fabbisogno minimo, se dimostrati (DTF 129 III 242 consid. 4.2; sentenze del Tribunale federale 5A_991/2014 del 27 maggio 2015, consid. 2.1; 5A_914/2010 del 10 marzo 2011, consid. 5.2.1; 5A_664/2007 del 23 aprile 2008, consid. 2.2.1; 5P.233/2005 del 23 novembre 2005, consid. 3.4.3; 5C.282/2002 del 27 marzo 2003, consid. 4.3; 5C.296/2001 del 12 marzo 2002, consid. 2c/cc; 5C.157/2000 dell’11 agosto 2000, consid. 3b). Nel fabbisogno minimo vanno riconosciute altresì le spese farmaceutiche indispensabili non rimborsate dalla cassa malati o non coperte dalla franchigia annua e che rimangono a carico del paziente. Eventuali costi di automedicazione (come farmaci antidolorifici correnti o pomate cicatrizzanti) sono considerati invece spese per la salute già incluse nel minimo esistenziale del diritto esecutivo (DTF 129 III 242 consid. 4.2; sentenza del Tribunale federale 5A_664/2007 del 23 aprile 2008, consid. 2.2.1). Nel solco di tale giurisprudenza questa Camera include nel fabbisogno minimo di un coniuge le spese mediche che eccedono la franchigia della cassa malati e la partecipazione effettiva del paziente ai costi delle cure per trattamenti indispensabili, purché ricorrenti (RtiD II-2004 pag. 589 consid. 8c; I-2005 pag. 747 consid. 6e; I CCA, sentenze inc. 11.2011.128 del 16 aprile 2014, consid. 7c; inc. 11.2011.191 del 16 dicembre 2013, consid. 16a; inc. 11.2009.179 del 17 luglio 2013, consid. 3c; inc. 11.2011.58 dell’8 febbraio 2013, consid. 5c).