9c Art. 304 segg., 318, 443, 450 CC; 33 LPMA

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Estratto da Rivista ticinese di diritto II-2016 (III. Diritto di famiglia)

Misure di protezione del minore – avviso di pericolo – legittimazione al reclamo – capacità processuale del minore – nomina di curatore di rappresentanza – conflitto di interessi tra il genitore rappresentante e il minore

Il legale che vanta crediti nei confronti di un minore non è legittimato a chiedere misure di protezione ai sensi dell’art. 33 LPMA. Non è quindi parte nel procedimento davanti all’autorità di protezione, nemmeno se segnala una situazione di pericolo ai sensi dell’art. 443 CC.
Il genitore detentore dell’autorità parentale rappresenta il figlio minore e ne amministra i beni. In tale veste può concludere contratti e condurre procedimenti giudiziari, anche in proprio nome. L’autorità di protezione deve designare un curatore di rappresentanza al minore in presenza di conflitti di interesse, anche astratti, tra il genitore e il figlio minore.
Nella fattispecie non vi è un conflitto di interessi nella causa creditoria tra il legale e il minore, anche se il genitore aveva beneficiato di consulenze legali per questioni personali estranee al minore.
Il minore è erede in una successione complessa, con risvolti internazionali e che comprende svariati veicoli societari esteri. Il genitore suo rappresentante legale, pur non essendo erede, è beneficiario con il minore e terzi di un veicolo societario estero ed ha ricevuto dal defunto donazioni. Non si può quindi escludere un potenziale conflitto di interessi nell’ambito di tale successione e l’autorità di protezione deve esaminare in modo approfondito se non occorra designare al minore un curatore di rappresentanza.

CDP 7.4.2016 N. 9.2015.197

A. Dalla relazione tra B. ed A. è nata il … 2011 X., che il padre aveva riconosciuto il 23 agosto 2011. B., detentrice dell’autorità parentale sulla minore, ha inviato il 27 ottobre 2011 all’allora competente Commissione tutoria regionale (in seguito CTR) il formulario per l’inventario della sostanza della minore, indicando che quest’ultima non aveva reddito né sostanza. A., cittadino svizzero e … residente a …, coniugato con la cittadina W., è morto in un incidente il … 2011, senza lasciare testamento. Sue eredi legali sono la vedova e la figlia X.

B. Con istanza 5 dicembre 2011 S., si è rivolta alla CTR per ottenere la nomina di un curatore alla successione di A. ai sensi dell’art. 393 cifra 3 CC, al fine di aprire una cassetta di sicurezza intestata al defunto, dove si trovavano documenti indispensabili per perfezionare un’operazione commerciale urgente. La CTR ha nominato il 20 dicembre 2011 un curatore amministrativo alla successione fu A. ai sensi degli art. 393 cifra 3 e 418 CC, nella persona dell’avv. Y., al quale è stato dato l’incarico di presenziare con gli eredi e/o i loro rappresentanti all’apertura della cassetta di sicurezza n. xxx presso …, intestata ad A. Con decisione 22 dicembre 2011 la CTR ha completato la decisione di nomina del curatore, definendo con precisione le modalità di apertura della cassetta di sicurezza, segnatamente indicano di nomi delle persone che sarebbero state presenti. Il curatore avv. Y. ha presentato il 30 marzo 2012 il proprio rapporto finale, corredato dal suo brevetto notarile n. xxx del 23 dicembre 2011. La CTR ha revocato la curatela amministrativa ad hoc con decisione 24 aprile 2012, ha dato scarico al curatore e ne ha approvato la mercede.

C. Con istanza di misure a protezione del minore di data 18 settembre 2015 lo studio legale L. ha chiesto all’Autorità regionale di protezione (in seguito ARP) di istituire una misura di protezione ai sensi degli art. 306 e 315 CC in favore della minore X., per vigilare sull’esecuzione del mandato, riferendosi alle procedure giudiziarie in corso tra L. e la ex cliente minore. L’istante ha esposto di aver svolto importanti prestazioni legali in favore di X. dal 24 novembre 2011 al 5 settembre 2013, su mandato ricevuto dalla madre di questa, e di essere ora parte in diverse procedure giudiziarie avviate dopo la revoca del mandato. Nel corso di tali procedure, prosegue l’istante, il nuovo patrocinatore della minore ha evidenziato l’esistenza di un conflitto di interessi tra madre e figlia, ciò che impone l’adozione di misure di protezione in favore della minore per condurre la procedura giudiziaria. Il 29 settembre 2015 l’avv. Z., patrocinatore di X. nella causa giudiziaria OR.2015.95 pendente dal 7 maggio 2015 presso la Pretura, ha comunicato all’ARP di non ritenere necessaria la nomina di un curatore di rappresentanza. Lo studio legale L. ha sollecitato una decisione dell’ARP il 7, 14 e 16 ottobre 2015. Il 19 ottobre 2015, con risoluzione n. 880/2015, l’ARP, ha dichiarato irricevibile l’istanza 18 settembre 2015 e ha posto a carico dell’istante la tassa di giustizia di fr. 200.–. L’ARP ha ritenuto che l’istante non era legittimata a chiedere l’adozione di misure di protezione in favore della minore, non rientrando nel novero delle persone indicate dall’art. 33 LPMA.

D. Lo studio legale L. è insorto contro la predetta decisione con reclamo del 18 novembre 2015. Lo studio legale rimprovera in sostanza all’ARP di aver erroneamente applicato il diritto, per non aver disposto misure di protezione della minore dopo un circostanziato avviso ai sensi dell’art. 443 CC, dal quale risultava l’esistenza di un conflitto di interessi tra madre e figlia per la conduzione della causa giudiziaria avviata dalla minore il 7 maggio 2015 per ottenere il disconoscimento del debito relativo alle prestazioni professionali dell’istante. Il 4 dicembre 2015 la reclamante ha prodotto spontaneamente alla Camera copia della risposta alla domanda riconvenzionale nella causa OR.2015.95, mettendo a disposizione tutti i documenti menzionati nell’allegato. L’ARP ha comunicato il 2 febbraio 2016 di non presentare osservazioni al reclamo. L’avv. Z., in nome di X., ha prodotto il 19 febbraio 2016 copia della replica con risposta riconvenzionale. Il 1° marzo 2016 la reclamante ha prodotto copia dell’ordinanza emanata il 15 febbraio 2016 dal Pretore, nella citata vertenza.

E. La giudice supplente, delegata all’istruzione, ha respinto il 22 marzo 2016 le richieste di nuove prove del 4 dicembre 2015, 16 febbraio 2016 e 1° marzo 2016, disponendo l’acquisizione agli atti dell’incarto dell’allora CTR, aperto il 5 dicembre 2011 e chiuso il 24 aprile 2012.

Considerato in diritto:

1. Si pone dapprima il quesito della legittimazione a presentare reclamo della L. La decisione deve essere comunicata alle persone che partecipano al procedimento di prima istanza (art. 450 cpv. 2 n. 1; Reusser, BSK Erwachsenenschutz, Basilea 2012, ad 450b n. 10); si tratta dunque in primo luogo della persona interessata, nel caso di una persona minorenne i genitori, e a dipendenza della materia anche il curatore. In ogni caso, sono considerate parti anche tutte le altre persone che hanno di fatto (tatsächlich) partecipato al procedimento di prima istanza presso l’Autorità di protezione o alle quali è stata almeno notificata una sua decisione (Schmid, Erwachsenenschutz Kommentar, Zurigo/San Gallo 2010, ad 450 n. 20-21; Steck, BSK Erwachsenenschutz, ad 450 n. 29-30; Steck, CommFam Protection de l’adulte, ad art. 450 n. 22).

La reclamante si è rivolta il 18 settembre 2015 all’ARP per ottenere la nomina di un curatore di rappresentanza alla minore nella causa di disconoscimento di debito avviata da questa nei suoi confronti. La circostanza non è tuttavia determinante per il riconoscimento della qualità di parte. La richiesta di provvedimenti in favore di una persona che pare bisognosa d’aiuto non fonda necessariamente lo status di partecipante al procedimento (cfr. Rosch, Das neue Erwachsenenschutzrecht, Basilea 2011, ad 443 CC n. 2; Steck, Das neue Erwachsenenschutzrecht, ad 450 CC n. 10). La dottrina riconosce una legittimità ricorsuale ai sensi dell’art. 450 cpv. 2 n. 1 CC anche a chi ha, di fatto (tatsächlich), partecipato al procedimento di prima istanza presso l’Autorità di protezione. Ora, l’ARP ha notificato allo studio legale qui reclamante la decisione 19 ottobre 2015, ciò che è sufficiente a legittimarlo al reclamo.

2. Nella sua decisione del 19 ottobre 2015 l’ARP ha ritenuto irricevibile l’istanza 18 settembre 2015 dello studio legale poiché esso non rientrava nel novero delle persone elencate all’art. 33 LPMA e legittimate a chiedere interventi di misure di protezione ai sensi degli art. 306 segg. e 315 CC.

3. La reclamante, dopo aver rievocato gli estremi della controversia che la oppone alla minore per l’incasso delle prestazioni professionali, rimprovera all’ARP di non aver considerato che la sua istanza 18 settembre 2015 era un avviso ai sensi dell’art. 443 CC e che quindi non poteva dichiararla irricevibile in base a una disposizione legale cantonale senza violare il diritto federale. A maggior ragione quando l’avviso in questione conteneva circostanziate indicazioni sull’esistenza di un conflitto di interessi tra madre e figlia nella conduzione delle vertenze giudiziarie con la precedente patrocinatrice legale.

4. Un minore ha capacità di parte fin dalla nascita ma fino a che non abbia la capacità processuale il suo rappresentante legale agisce in suo nome (art. 304 CC; sentenza del Tribunale federale destinata a pubblicazione 5A_984/2014 del 3 dicembre 2015, consid. 3.2 e rif. citati). Il genitore detentore dell’autorità parentale amministra i beni del figlio minore ai sensi dell’art. 318 cpv. 1 CC e in tale ambito può condurre procedimenti giudiziari, anche in nome proprio (Meier/Stettler, Droit de la filiation, 5a ed., 2014, N. 956 pag. 633, Basler Komm. ZGB-I, 5a ed., Schwenzer/Cottier, N. 10 ad art. 318; Breitschmid, Minderjährige Erben, in successivo 2/2013 pag. 91). Il potere di amministrazione decade tuttavia ai sensi dell’art. 306 cpv. 2 CC quando esiste un conflitto di interessi tra il genitore rappresentante legale e il figlio, nel quale caso l’autorità di protezione deve nominare un curatore al minore giusta l’art. 306 cpv. 3 CC (Meier/Stettler, op. cit., N. 939 pag. 624; Breitschmid, op. cit., pag. 93). L’esistenza di un conflitto di interessi si determina in modo astratto e non concreto (Basler Kommentar, ZGB-I, Schwenzer/Cottier, N. 4 ad art. 306). Un possibile conflitto di interessi si verifica per esempio quando genitore e figlio sono entrambi membri di una comunione ereditaria ((Basler Kommentar, ZGB-I, Schwenzer/Cottier, N. 11 ad art. 318; Breitschmid, op. cit., pag. 93).

5. È indiscusso che B. ha sulla figlia X. (2011) l’autorità parentale. La curatela amministrativa decisa dall’allora CTR in favore della successione fu A. è stata revocata non appena adempiuto il compito per il quale si era resa necessaria, ossia l’apertura di una cassetta di sicurezza intestata al defunto. Lo studio legale ha informato l’ARP, competente all’epoca, di quanto intrapreso nell’interesse della cliente minore nell’ambito della successione paterna il 9 agosto 2013 (doc. E ARP), ma non risulta che l’ARP abbia preso misure di protezione della minore, in particolare che abbia nominato un curatore per la tutela dei suoi interessi.
B. ha incaricato lo studio legale reclamante di tutelare gli interessi della figlia minore nella successione paterna dal 24 novembre 2011 e nella sua veste di rappresentante legale ha firmato il 15 maggio 2013 un contratto di mandato (doc. D ARP) tra X. e lo studio legale reclamante, concordando le modalità di retribuzione per l’attività processuale ed extraprocessuale. La madre ha poi revocato il mandato l’11 settembre 2013. Dalla documentazione prodotta con l’istanza 18 settembre 2015 risulta che lo studio legale qui reclamante procede in via esecutiva nei confronti della minore per ottenere il pagamento di fr. 365 640.95 per le sue prestazioni professionali fornite nell’ambito della successione fu A. (doc. B, F, G). B. ha in seguito conferito mandato all’avv. Z. di rappresentare in giudizio la figlia nella vertenza con il precedente patrocinatore. Nella sentenza del 13 aprile 2015 inc. N. 14.2014.257 la Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale d’appello ha ritenuto valido il contratto di mandato sottoscritto il 15 maggio 2013 dalla madre in rappresentanza della minore, in quanto non esisteva un conflitto di interesse tra di loro. B. non era infatti erede di A., morto senza lasciare testamento, e non era quindi in conflitto di interessi con la figlia X., erede legale del defunto, quando ha incaricato lo studio legale qui reclamante di tutelare gli interessi della minore nella successione paterna (doc. E, consid. 6.2).

6. La reclamante non sostiene di rientrare nel novero delle persone alle quali l’art. 33 LPMA conferisce la legittimazione a chiedere misure di protezione in favore del minore. Essa è lo studio legale che ha ricevuto mandato dalla madre della minore per rappresentarla nell’ambito della successione paterna nel periodo dal 24 novembre 2011 al 5 settembre 2013. Tanto bastava all’ARP per dichiarare irricevibile l’istanza di misure di protezione in favore della minore del 18 settembre 2015. In questa sede la reclamante afferma che l’ARP avrebbe comunque dovuto esaminare d’ufficio l’istanza alla stregua di un avviso di situazione di pericolo ai sensi dell’art. 443 CC. L’osservazione è corretta, ma non le giova. Chi segnala una situazione di pericolo all’autorità di protezione, infatti, non ha la qualità di parte al procedimento e non ha pertanto diritto di essere informato sull’apertura di una procedura e sulle decisioni dell’autorità (FamKomm Erwachsenenschutz, Steck, Art. 443 N. 12-13, Art. 450 N. 23).

7. Con la propria istanza 18 settembre 2015 la reclamante chiedeva di designare alla minore un curatore di rappresentanza per la conduzione della causa di disconoscimento del debito avviata il 7 maggio 2015 (inc. OR.2015.95 della Pretura). A suo dire, infatti, la madre della minore aveva un atteggiamento di astio nei confronti del precedente studio legale, ciò che rallentava il raggiungimento di un’intesa, a pregiudizio anche della minore. In quella causa X., rappresentata da un avvocato incaricato il 2 giugno 2014 dalla propria rappresentante legale (doc. H ARP), ha sostenuto che lo studio legale precedente aveva fornito prestazioni professionali anche alla madre prima della revoca dello stesso, l’11 settembre 2013. Come rilevato dalla CEF, la madre della minore ha invero ammesso di aver beneficiato di alcune prestazioni dello studio legale, di entità trascurabile (4.25 ore a fronte delle 1167.40 ore fatturate dallo studio legale). A prima vista non si vede dunque dove risieda il conflitto di interesse tra madre e figlia nell’ambito della causa OR.2015.95. La madre della minore, infatti, potrà rifondere alla figlia, qualora fosse respinta la petizione, la modica parte di onorario a lei relativa.

8. Altra è invece la situazione per quel che concerne il conflitto di interessi tra madre e figlia nella successione di A. Il defunto era un imprenditore con interessi finanziari diversificati e proprietario economico di beni (appartamenti di lusso, imbarcazioni, opere d’arte, automobili da collezione, ecc.) in parte detenuti tramite veicoli societari in diversi Stati europei ed extraeuropei. A. era cittadino … e svizzero con residenza a …, era ancora sposato con una cittadina …, ancorché in fase di divorzio, e aveva interessi commerciali internazionali (…, ecc.). B. non è erede legale né testamentaria del defunto e a prima vista non parrebbero esservi conflitti di interessi tra madre e figlia, che invece è una delle eredi legali. Tuttavia B. è beneficiaria economica al 20% di un veicolo societario con sede nel …, la Fondazione F., unitamente alla figlia X., beneficiaria al 30%, e ad altre persone (cfr. Doc. E, lettera 9 agosto 2013). B. pare inoltre aver beneficiato di liberalità in vita di A. Tra le eredi legali (figlia e vedova del defunto) era anche controversa l’appartenenza della Fondazione F. alla successione di A. Non si può dunque escludere un conflitto di interessi, anche solo astratto (cfr. consid. 4), tra le beneficiarie della Fondazione F., B. e X., e tra l’erede legale e legittimaria e la madre che ha avuto donazioni dal defunto. Tanto basta per esaminare se non sia necessario adottare misure di protezione della minore (curatela di rappresentanza ai sensi dell’art. 306 cpv. 3 CC per la successione paterna) e/o del suo patrimonio (ai sensi dell’art. 324 CC).

9. A prescindere dall’esito del reclamo, l’ARP dovrà quindi esaminare in modo approfondito la questione e decidere al riguardo. È necessario in particolare aggiornare l’inventario dei beni della minore, chiarire se essa non incorra rischi di natura fiscale, vista la complessità internazionale della successione paterna nella quale figurano numerosi veicoli societari esteri, e appurare che quanto sinora già ricevuto sia stato dichiarato alle competenti autorità fiscali. La reclamante non sarà evidentemente parte in tale procedimento e l’ARP non le dovrà pertanto comunicare informazioni né consentirle l’accesso agli atti e tantomeno notificarle le decisioni che emanerà, salvo che la riguardino direttamente (cfr. consid. 6).

10. In conclusione, quindi, il reclamo deve essere respinto e la decisione impugnata confermata. Tasse e spese di giustizia seguono la soccombenza e sono quindi poste a carico della reclamante.