10c Art. 405 cpv. 2, 425 CC; 266i CO

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Estratto da Rivista ticinese di diritto II-2016 (III. Diritto di famiglia)

Inserimento nell’inventario e nei rendiconti del curatelato di crediti contestati

Il fatto che un credito sia contestato – nella specie trattasi di mensilità di pigione già anticipate dal curatelato (nel frattempo defunto) e non ancora trascorse – non esime il curatore dal farne menzione nell’inventario e nelle rendicontazioni successive, considerato per altro che la contestazione del credito o la sua messa in esecuzione possono far parte delle attribuzioni del curatore medesimo. Ciò benché tale menzione implichi un aumento degli attivi e possa dunque comportare, per gli eredi, un aumento delle imposte successorie dovute.
Le conseguenze fiscali di tale credito vanno semmai discusse dagli eredi con le autorità fiscali.

CDP 14.12.2015 N. 9.2014.216

A. Con decisione del 29 maggio 2013 (ris. n. 230/2013) l’Autorità regionale di protezione (in seguito Autorità di protezione) ha istituito in favore di X. una curatela di rappresentanza con gestione patrimoniale (art. 394 in relazione con l’art. 395 CC). Quale curatore è stato nominato il signor C.

B. X. è deceduta a Z. in data … 2014.

C. Con tre decisioni separate, datate 15 settembre 2014, l’Autorità di protezione ha approvato l’inventario iniziale della curatela (ris. n. 116/14), approvato il rendiconto finanziario 2013 (1.5-31.12.2013, ris. n. 412/14), approvato il rendiconto finanziario 2014 (1.1-13.3.2014) e chiuso la curatela a seguito del decesso dell’interessata (ris. n. 413/14).

D. Con reclamo del 14 ottobre 2014 Y. – sorella ed erede della curatelata – è insorta contro le tre suddette risoluzioni. L’insorgente critica le «modalità di assunzione, di verifica e di controllo del movimento finanziario che fin dall’origine comportava un patrimonio complessivo di oltre mezzo milione di CHF» (reclamo, pag. 1). Ella contesta il fatto che il patrimonio della defunta attestato nei rendiconti comprenda degli attivi che sono in realtà inesistenti e derivano da operazioni dubbie operate dal signor S., proprietario di un appartamento affittato da X. pochi giorni prima dell’istituzione della misura di protezione. La reclamante afferma che quanto operato da S. è attualmente al vaglio degli inquirenti in quanto si dubita che questi abbia «superato il livello della legalità» (reclamo, pag. 2). L’insorgente ritiene che, visto quanto sopra, la rendicontazione finanziaria sia ben lungi dal poter essere considerata conclusa, e che sino alla fine delle indagini non sia possibile «tirar delle definitive conclusioni per una formale richiesta finale» (reclamo, pag. 2). Postula pertanto che la decisione sul reclamo venga tenuta in sospeso per qualche tempo.
[…]

Considerato in diritto:

[…] 2. Nella motivazione della decisione di approvazione dell’inventario del 1° maggio 2013 (ris. n. 116/14), l’Autorità di protezione ha riferito che il medesimo riportava attivi per l’ammontare di fr. 520 151.97 e passivi per fr. 1144.–, ovvero una sostanza netta di fr. 519 007.97.
L’inventario contemplava, fra gli attivi – e meglio, alla voce «beni mobili diversi (crediti, oggetti di valore, ecc.)», l’indicazione di fr. 170 000.– quale anticipo di 7 anni di affitto e per il tinteggio dell’ente locato, oltre a fr. 45 000.– per il mobilio del medesimo. Entrambe le somme (complessivamente, fr. 215 000.–) erano state corrisposte a S.; nelle osservazioni all’inventario, si rilevava come tali importi fossero documentati dal contratto di locazione e da annotazioni della curatelata medesima.

Il rendiconto finanziario concernente il periodo 1° maggio – 31 dicembre 2013, contemplava l’importo di fr. 154 000.– per «affitto anticipato …» e fr. 45 000.– per «mobilio».

Il rendiconto finanziario concernente il periodo 1° gennaio – 13 marzo 2014, contemplava l’importo di fr. 148 000.– per «affitto anticipato …» e ancora fr. 45 000.– per «mobilio».

Entrambi sono stati approvati dall’Autorità di protezione (ris. n. 412/14 e 413/14).

3. Nel suo reclamo, Y. critica l’operato del curatore e dell’Autorità di protezione. Mette in dubbio che il contratto di locazione sia stato sottoscritto dalla sorella con la debita consapevolezza. Sottolinea come sia inabituale un pagamento dei canoni di locazione anticipato per tutta la durata del contratto (ovvero 7 anni). La reclamante riferisce che da documenti ricevuti dagli inquirenti, «ai piedi delle ricevute» dei versamenti bancari operati dalla sorella per versare anticipatamente i canoni di locazioni a S., «risultano delle annotazioni manoscritte» dalle quali si evince che quest’ultimo avrebbe restituito alla curatelata l’importo di fr. 113 000.– (reclamo, pag. 2). Secondo la reclamante, è grave che di queste presunte restituzioni di averi il curatore non abbia mai fatto accenno, e che non siano comparse nei rapporti contabili (reclamo, pag. 2). Ritiene «troppo facile e molto superficiale» registrare nel patrimonio della curatelata «fr. 170 000.– per un credito (verso chi?) ed un ulteriore attivo di fr. 45 000.– per ‹mobilio› pagato ‹a S.›!» (reclamo, pag. 2). Tale situazione «non solo ha disciolto un patrimonio di oltre 200 000.– franchi, ma provoca un ulteriore onere all’erede per oltre 20 000.– franchi di imposte di successione a carico della sorella per questi attivi tutt’altro che reali» (reclamo, pag. 2).

La reclamante non ritiene corretto che venga registrato «nel bilancio iniziale, in quello intermedio e in quello finale» un credito di fr. 150 000.– «senza che all’insorgere del credito e alla chiusura della curatela ne sia stata appurata l’effettiva esistenza rispettivamente la solvibilità del creditore» (replica, pag. 1). Secondo l’insorgente, «mettere all’attivo di un bilancio un credito di cui non si è appurata la minima possibilità di riscossione è abbastanza grave», né appare corretto «rimetterlo a bilancio finale tra gli attivi imponibili nella successione senza alcun accertamento» (replica, pag. 1). L’attesa dell’esito delle indagini in sede penale è dunque necessaria «nel tentativo di chiarire con il presunto debitore la consistenza attuale e la solvibilità del credito» (replica, pag. 2).

4. Ai sensi dell’art. 405 cpv. 2 CC, quando la curatela comprende l’amministrazione dei beni, il curatore (in collaborazione con l’autorità di protezione degli adulti) compila senza indugio l’inventario dei beni da amministrare.
Durante lo svolgimento del mandato, giusta l’art. 410 cpv. 1 CC il curatore tiene la contabilità e la presenta per approvazione all’autorità di protezione degli adulti alle scadenze da essa fissate, ma almeno ogni due anni. Inoltre, ogniqualvolta sia necessario, ma almeno ogni due anni, il curatore rimette all’autorità di protezione degli adulti un rapporto sulla situazione dell’interessato e sull’esercizio della curatela (art. 411 cpv. 1 CC).
Giusta l’art. 425 CC, alla fine del suo ufficio il curatore rimette all’autorità di protezione degli adulti un rapporto finale e, se del caso, consegna il conto finale (cpv. 1). L’autorità di protezione degli adulti esamina e approva il rapporto e il conto finali come fa con i rapporti e i conti periodici (cpv. 2). Essa notifica il rapporto e il conto finali all’interessato o ai suoi eredi e, se del caso, al nuovo curatore, facendo loro presenti le disposizioni sulla responsabilità (cpv. 3); comunica loro altresì se ha dimesso il curatore o rifiutato l’approvazione del rapporto o del conto finali (cpv. 4).

5. Occorre premettere che nella fattispecie non è litigioso che la sottoscrizione del contratto di affitto tra X. e S. sia avvenuta il 22 aprile 2013, prima dell’istituzione della misura di protezione (decretata con decisione del 29 maggio 2013). La questione di sapere «con quale consapevolezza» (reclamo, pag. 1) X. abbia sottoscritto il suddetto contratto di locazione esula dal tema del presente reclamo, fermo restando che, sulla scorta degli atti dell’incarto, la capacità della curatelata di autodeterminarsi non è mai stata messa in dubbio dai medici che si sono pronunciati.
Nemmeno è contestato il fatto che X. abbia consegnato a S. un importo di oltre fr. 200 000.– prima dell’istituzione della misura di protezione. Secondo quanto ricostruito dal curatore, tale importo comprendeva ca. fr. 170 000.– a titolo di pigioni anticipate per l’intera durata contrattuale di 7 anni, compreso il tinteggio dell’appartamento, e fr. 45 000.– per l’acquisto del mobilio. Esula quindi dal tema del reclamo anche il fatto che vi sia stata una «strana, incredibile situazione» che ha «disciolto un patrimonio di oltre fr. 200 000.–» (reclamo, pag. 2).

6. La reclamante contesta il fatto che nei rapporti contabili non si sia fatto cenno alcuno alla presunta restituzione effettuata da S. di una parte di tali importi. In calce alle ricevute bancarie attestanti i versamenti precedentemente effettuati dalla curatelata a S. (versamento del 22 aprile 2013 di fr. 24 000.–; due versamenti del 30 aprile 2013 ciascuno di fr. 45 000.–), S. avrebbe apposto delle annotazioni manoscritte, controfirmate da X., da cui si evince che il 22 aprile 2013 le sarebbero stati restituiti fr. 1000.– e il 27 maggio 2013 le sarebbero stati restituiti fr. 90 000.– (cfr. documentazione annessa al reclamo).
Va tuttavia osservato che anche tali restituzioni sarebbero avvenute prima dell’adozione della misura di protezione, che dai conti bancari intestati a X. non risultano entrate di tale entità e che la stessa curatelata, sentita in udienza il 29 maggio 2013, ha smentito di aver mai ricevuto degli importi di denaro di ritorno da S. («La signora X. riferisce che un paio di giorni fa il signor S. le avrebbe fatto firmare un documento dove risulta che avrebbe restituito circa fr. 100 000.–, ma in realtà non ha ricevuto nulla», verbale pag. 1). Tale documentazione è peraltro stata prodotta alle autorità penali e non era nota né all’Autorità di protezione né al curatore. Tutto ben considerato, non può dunque essere criticata la mancata indicazione di tali presunte restituzioni nelle rendicontazioni del curatore approvate dall’Autorità di protezione.

7. In replica, l’insorgente si limita a criticare l’inserimento, fra gli attivi patrimoniali dell’inventario, di un credito di fr. 170 000.– nei confronti di S. (ridotto in seguito a fr. 154 000.– al 31 dicembre 2013 e a fr. 148 000.– al 13 marzo 2014) corrispondente alle pigioni versate in anticipo. Ella non contesta la determinazione dell’importo e la sua progressiva riduzione nel tempo, bensì il fatto che né all’insorgere del credito né alla chiusura della curatela ne sia stata appurata l’effettiva esistenza, rispettivamente la solvibilità del creditore.

Come già accennato, nel reclamo non è contestata né la sottoscrizione del contratto di locazione con S. per la durata di 7 anni, né il fatto che X. abbia corrisposto anticipatamente la pigione per tutta la durata contrattuale.

Occorre ricordare in proposito che in caso di morte del conduttore, ai sensi dell’art. 266i CO i suoi eredi possono dare disdetta, osservando il termine legale di preavviso, per la prossima scadenza legale di disdetta. Il decesso del conduttore non estingue dunque il contratto di locazione, ma fa nascere un motivo di disdetta straordinaria a beneficio degli eredi (v. ad es. STF dell’11 febbraio 2014, inc. 4A_397/2013, consid. 3.3). Ciò vale anche per i contratti di locazione di durata determinata (ZH Kommentar, Higi, ad art. 266i CO n. 3; SVIT, Schweizerisches Mietrecht, Kommentar, 2a ed. 1998, ad art. 266i CO n. 4; Permann, Mietrecht Kommentar, 2a ed. 2007, ad art. 266i CO n. 1). Nel caso concreto non è noto se la reclamante abbia fatto uso di tale possibilità di disdetta. Nell’affermativa, disporrebbe di un credito concernente le mensilità di pigione non ancora trascorse, mentre qualora non volesse disdire il contratto, subentrerebbe alla sorella e potrebbe beneficiare dell’ente locato sino alla fine dei sette anni pattuiti (e già pagati), ovvero fino al 2020.

La scelta di menzionare il suddetto credito non può dunque essere censurata. Il fatto che esso sia controverso non esime il curatore dal farne menzione nei suoi rendiconti, considerato peraltro che la contestazione del credito o la sua messa in esecuzione possono far parte delle attribuzioni del curatore medesimo (cfr. Affolter, Personen- und Familienrecht inkl. Kindes- und Erwachsenenschutzrecht, Handkommentar zum Schweizer Privatrecht, 2a ed. 2012, ad art. 405 CC n. 14), come in concreto: la decisione di nomina di C. prevedeva infatti espressamente il compito di «rappresentare l’interessata nell’ambito della possibile vertenza che emergerà a seguito della sottoscrizione del contratto di locazione 22 aprile 2013 con il signor S.» (decisione 29 maggio 2013, pag. 3).
Nella fattispecie, la menzione del credito nei confronti di S. concernente la locazione sia nell’inventario iniziale che nelle rendicontazioni successive non può essere oggetto di critiche, benché la stessa implichi un aumento degli attivi e dunque possa comportare, per gli eredi, un aumento delle imposte successorie dovute. Come tuttavia osservato dall’Autorità di protezione, le conseguenze fiscali generate dall’esistenza di tale credito sono da discutere con le autorità tributarie ed esulano dal tema del presente reclamo.

8. Infine, per quanto attiene al mobilio, il curatore l’ha inserito nell’inventario iniziale e nelle sue rendicontazioni successive fra gli attivi di X., attribuendogli il valore di fr. 45 000.–, ovvero l’importo corrisposto da quest’ultima a S.
Fermo restando il principio già evocato in precedenza, concernente il dovere di menzionare nei conti anche i crediti controversi (cfr. consid. 7), la reclamante si limita al definire «troppo facile e molto superficiale» l’indicazione di tale attivo (reclamo, pag. 2), senza tuttavia circostanziare maggiormente la sua censura (passata sotto completo silenzio in sede di replica) e le sue richieste di giudizio. Al riguardo l’impugnativa si appalesa pertanto irricevibile in quanto non sufficientemente motivata.

9. In conclusione, il reclamo deve essere respinto nella misura della sua ricevibilità. Gli oneri processuali seguono la soccombenza e vanno dunque messi a carico della reclamante. Non si assegnano ripetibili.