9t Art. 34 cpv. 1 lett. c) LT

Pubblicazione: 
Estratto da Rivista ticinese di diritto I-2017 (III. Diritto di famiglia)

Deduzioni sociali – figli agli studi – presupposti – solo corsi che rilasciano un titolo o preparano ad un esame riconosciuto – corso di fashion design all’estero non riconosciuto

Perché i genitori abbiano diritto alla deduzione per figli agli studi, i figli devono frequentare scuole, studi o corsi a tempo pieno, estesi per la durata di almeno due semestri, che rilascino un titolo o preparino ad un esame riconosciuto. Sebbene formalmente la decisione dell’Ufficio borse di studio e sussidi (UBSS) non sia vincolante per l’autorità di tassazione, tuttavia i criteri su cui quest’ultima deve basarsi per verificare il diritto di un contribuente alla deduzione per figli agli studi sono analoghi a quelli che guidano le decisioni dell’UBSS, quando si pronuncia su richieste di borse di studio. Nella fattispecie, il corso di fashion design, frequentato dal figlio del ricorrente a Milano, non rilasciava, nel periodo fiscale litigioso, un titolo riconosciuto.

CDT 13.7.2016 N. 80.2015.163

Deduzioni sociali – figli agli studi – presupposti – solo corsi che rilasciano un titolo o preparano ad un esame riconosciuto – corso di fashion design all’estero non riconosciuto

Perché i genitori abbiano diritto alla deduzione per figli agli studi, i figli devono frequentare scuole, studi o corsi a tempo pieno, estesi per la durata di almeno due semestri, che rilascino un titolo o preparino ad un esame riconosciuto. Sebbene formalmente la decisione dell’Ufficio borse di studio e sussidi (UBSS) non sia vincolante per l’autorità di tassazione, tuttavia i criteri su cui quest’ultima deve basarsi per verificare il diritto di un contribuente alla deduzione per figli agli studi sono analoghi a quelli che guidano le decisioni dell’UBSS, quando si pronuncia su richieste di borse di studio. Nella fattispecie, il corso di fashion design, frequentato dal figlio del ricorrente a Milano, non rilasciava, nel periodo fiscale litigioso, un titolo riconosciuto.

CDT 13.7.2016 N. 80.2015.163

Riassunto dei fatti:

Nella dichiarazione d’imposta per il periodo fiscale 2014, X. ha indicato di provvedere al sostentamento del figlio Y., nato nel 1993, che frequentava l’università a Milano. Ha fatto valere pertanto la deduzione di fr. 11 100.– per figli a carico e quella di fr. 13 400.– per figli agli studi.        
Nella decisione di tassazione IC 2014, l’Ufficio di tassazione ha negato le deduzioni in questione. La contribuente ha impugnato la suddetta decisione, con reclamo.        
L’Ufficio di tassazione ha respinto il reclamo della contribuente, ricordando che, secondo il Decreto esecutivo concernente l’imposizione delle persone fisiche, la deduzione per figli agli studi presuppone che gli studi frequentati dal figlio rilascino un titolo o preparino ad un esame riconosciuto. Nel caso concreto, l’Ufficio borse di studio e sussidi (UBSS) aveva respinto a due riprese una richiesta di sussidio inoltrata dal figlio della contribuente, per il fatto che l’Istituto K. di Milano, da lui frequentato, «non rientrava tra quelli sussidiabili, visto che non permetteva il conseguimento di un titolo pubblico riconosciuto».         
Con ricorso alla Camera di diritto tributario, X. ritiene che il rinvio al decreto esecutivo, che pone il requisito del rilascio di un titolo riconosciuto, non sarebbe giustificato, in difetto di una base legale. In ogni caso, non potrebbe essere vincolante per l’autorità fiscale la decisione dell’UBSS.

Diritto:

1.  1.1.  Ai sensi dell’art. 34 cpv. 1 lett. c LT, nella versione in vigore nel periodo fiscale 2014, «sono dedotti dal reddito netto… per ogni figlio fino al ventottesimo anno di età, al cui sostentamento il contribuente provvede e che, senza beneficiare di assegni o borse di studio, frequenta una scuola o corsi di formazione, oltre al periodo dell’obbligo, un massimo di 13 400.– franchi secondo le modalità e nei limiti fissati dal Consiglio di Stato tenuto conto dei costi supplementari sopportati».  
[…]

2.2.4.  Come ha già avuto modo di affermare questa Camera (cfr. la già citata sentenza del 3 settembre 2007 in RtiD I-2008 n. 7t), vi è una stretta connessione fra assegni di studio e deduzione per figli a carico, nel senso che quest’ultima viene concessa ai contribuenti che, avendo redditi superiori ai limiti previsti dalla normativa, non beneficiano già del primo. Ne consegue che, per quanto attiene ai requisiti che devono presentare le scuole ed i corsi, dovrebbero essere gli stessi in entrambi i casi; in relazione alle qualità delle formazioni riconosciute, il legislatore non ha cioè voluto introdurre criteri diversi per la concessione degli assegni di studio, da un lato, e della deduzione fiscale, dall’altro.  
Tale conclusione è rafforzata dalla lettura della Circolare n. 4 del gennaio 2008 della Divisione delle contribuzioni sulla deduzione per figli agli studi, secondo cui «dà diritto alla deduzione la frequenza di scuole postobbligatorie o superiori per le quali sono concessi assegni di studio o sussidi da parte del Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport» (Circolare cit., par. 2).

2.2.5.  Ne consegue che, contrariamente a quanto sostenuto dalla ricorrente, il decreto esecutivo, adottato dal Consiglio di Stato in base alla delega contenuta nella legge in senso formale, costituisce una base legale sufficiente.

2.3.  2.3.1.  Secondo l’Ufficio di tassazione, la deduzione richiesta sarebbe esclusa in considerazione del fatto che i corsi in Fashion Design, frequentati dal figlio della ricorrente a Milano, non si concluderebbero con il rilascio di «un titolo riconosciuto».

2.3.2.  La circolare della Divisione delle contribuzioni già menzionata espone fra l’altro i criteri in base ai quali il Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport valuta quali studi possano essere sussidiati.    
Le scuole e i corsi sono raggruppati in tre categorie: scuole postobbligatorie (che preparano a una maturità o a un attestato federale di capacità professionale o a un diploma equivalente), studi superiori (successivi a una maturità o a un attestato federale di capacità professionale o assimilabili) e corsi di perfezionamento professionale (cfr. Circolare cit., par. 2).  
Se ci si concentra sugli «studi superiori», la circolare precisa che vi rientrano «le facoltà universitarie, i politecnici e gli istituti universitari (se lo studente non beneficia di contratti come assistente o ricercatore), le scuole professionali superiori a pieno tempo nelle discipline tecniche e commerciali (SUPSI) (negli altri cantoni l’equivalente della SUPSI è la Fachhochschule, ex STS, ETS, HTL), le scuole artistiche superiori (conservatori, accademie, scuole d’arte), le scuole di tecnici, le scuole specialistiche superiori (SSIG, SSQAT, ecc.), le scuole superiori nelle professioni sociali (scuole per assistenti sociali, ecc.) sanitarie (scuole per ottici, ecc.) o linguistiche (scuole d’interprete), compresi i corsi di lingua in università estere, purché di almeno due semestri continuati» (cfr. Circolare cit., par. 2.2).

2.3.3.  L’art. 19 cpv. 4 della Legge della scuola del 1° febbraio 1990 (Lsc; RL 5.1.1.1), in vigore fino al 31 maggio 2015, nel definire le condizioni per la concessione di assegni e prestiti di studio, prevede che la formazione debba aver luogo in scuole di grado secondario II e in istituti di grado terziario che rilasciano un diploma riconosciuto da uno Stato o da un’autorità statale, dalla Confederazione o dai Cantoni.          
Gli stessi requisiti sono stati ripresi all’art. 13 cpv. 4 della nuova Legge sugli aiuti allo studio del 23 febbraio 2015 (LASt; RL 5.1.3.1), entrata in vigore il 1° giugno 2015. A tale proposito, il Consiglio di Stato, nel suo messaggio che accompagnava il disegno di legge, ha sottolineato che «il diploma rilasciato da una scuola che opera in un determinato Paese deve essere riconosciuto dallo Stato o da un’autorità statale del Paese medesimo», aggiungendo poi che «mal si comprenderebbe che lo Stato aiuti studenti che ottengono diplomi non riconosciuti dal Paese in cui opera la scuola e l’istituto che li rilascia» (Messaggio del Consiglio di Stato n. 6955 del 25 giugno 2014 concernente la Legge sugli aiuti allo studio, p. 24).

2.3.4.  L’Ufficio di tassazione ha fondato il rifiuto di concedere la deduzione richiesta sulla decisione con cui l’UBSS ha respinto la richiesta di borsa di studio, presentata dal figlio della ricorrente. In effetti, il 26 giugno 2013, l’UBSS ha adottato una decisione negativa, sottolineando che «il Cantone non sussidia ogni proposta o qualsiasi tipo di corso che il mercato della formazione offre», ma «occorre che la scelta di una determinata via formativa porti a conseguire un certificato di studio o professionale riconosciuto dalle competenti autorità». Nel caso di Y., l’autorità competente ha ritenuto che queste condizioni non fossero adempiute.   
Ora, formalmente è vero, come sostiene la ricorrente, che la decisione del­l’UBSS non è vincolante per la decisione di tassazione. Infatti, l’UBSS applica la Legge della scuola (ora, Legge sugli aiuti allo studio), mentre l’Ufficio di tassazione adotta decisioni in applicazione della legge tributaria.  
I criteri su cui deve basarsi l’Ufficio di tassazione, per verificare il diritto di un contribuente alla deduzione per figli agli studi, sono tuttavia analoghi a quelli che guidano le decisioni dell’UBSS, quando si pronuncia su richieste di borse di studio.

2.3.5.  Si tratta pertanto di verificare se il corso, frequentato a Milano dal figlio della contribuente, rilasci un titolo o prepari ad un «esame riconosciuto».            
In primo luogo, va sottolineato che la ricorrente non ha in alcun modo confutato l’affermazione dell’Ufficio di tassazione, secondo cui la frequenza dell’Istituto K. di Milano non permetterebbe a suo figlio «di conseguire un titolo pubblico riconosciuto». Al contrario, come già ricordato, l’insorgente si è limitata a contestare l’esistenza di una base legale sufficiente. Di principio, in applicazione analogica della regola generale prevista dall’art. 8 CC, l’onere della prova è tuttavia ripartito nel senso che l’autorità fiscale è tenuta a dimostrare l’esistenza di elementi che fondano o aumentano l’onere fiscale, mentre è a carico del contribuente la prova di quei fatti che concorrono ad escludere o a ridurre il debito verso l’erario (DTF 133 II 153 e 121 II 257; ASA 64 p. 493; StE 1990 B 13.1. n. 8). Considerando anche il fatto che suo figlio segue una formazione all’este­ro, spetterebbe alla contribuente la prova del riconoscimento dei diplomi rilasciati.       
In ogni caso, da una verifica sul sito del Ministero dell’Istruzione, dell’Univer­sità e della Ricerca (MIUR) della Repubblica Italiana risulta che l’Istituto K. di Milano è autorizzato ad attivare i corsi e a rilasciare i titoli di diploma accademico di primo livello (fra l’altro, in Fashion Design & Accessories) solo a decorrere dall’anno accademico 2016/2017, ai sensi dell’art. 11 del Decreto del Presidente della Repubblica n. 212 dell’8 luglio 2005, che autorizza il Ministro a conferire a istituzioni non statali già esistenti l’autorizzazione a rilasciare i titoli di Alta formazione artistica, musicale e coreutica (cfr. il decreto del 1° giugno 2016).

2.3.6.  Ne consegue che la decisione impugnata, con cui l’Ufficio di tassazione ha negato alla ricorrente la deduzione per figli agli studi, per il fatto che il corso frequentato a Milano da suo figlio Y. non rilascia un titolo riconosciuto, si rivela conforme alla legge.