3c Art. 134, 286 cpv. 2 CC

Pubblicazione: 
Estratto da Rivista ticinese di diritto I-2017 (III. Diritto di famiglia)

Modifica di sentenza di divorzio – reddito del genitore divenuto insufficiente per garantire il contributo alimentare al figlio

Se il reddito del debitore non è più sufficiente per garantire il contributo alimentare in favore del figlio stabilito in una sentenza di divorzio, entrambi i genitori possono essere tenuti a intaccare la rispettiva sostanza, secondo la funzione e la composizione della medesima. Nel rispetto del principio di uguaglianza non si può pretendere tuttavia che l’uno attinga al proprio patrimonio se l’altro non è chiamato a fare altrettanto, a meno che sia sprovvisto di sostanza.

I CCA 23. 6.2016 N. 11.2013.57

Modifica di sentenza di divorzio – reddito del genitore divenuto insufficiente per garantire il contributo alimentare al figlio

Se il reddito del debitore non è più sufficiente per garantire il contributo alimentare in favore del figlio stabilito in una sentenza di divorzio, entrambi i genitori possono essere tenuti a intaccare la rispettiva sostanza, secondo la funzione e la composizione della medesima. Nel rispetto del principio di uguaglianza non si può pretendere tuttavia che l’uno attinga al proprio patrimonio se l’altro non è chiamato a fare altrettanto, a meno che sia sprovvisto di sostanza.

I CCA 23. 6.2016 N. 11.2013.57

9.  b)  Quando fissa contributi di mantenimento il giudice tiene calcolo del reddito effettivo conseguito dalle parti, fermo restando che il debitore alimentare può – come il beneficiario – vedersi imputare un reddito ipotetico più elevato. Il giudice considera anche il reddito della sostanza, alla stessa stregua del reddito da attività lucrativa; se la sostanza non produce reddito (o genera scarso reddito), entra in linea di conto una volta ancora il reddito ipotetico. Ove i redditi delle parti (da attività lucrativa e della sostanza) bastino per il sostentamento, poco importa in generale l’ammontare della sostanza. Qualora invece i redditi siano insufficienti, nulla osta per principio a che il mantenimento sia assicurato anche dalla sostanza, beni propri compresi. Ciò vale tanto in sede cautelare quanto ai fini del merito. Secondo la funzione e la composizione della sostanza delle parti, dunque, un debitore alimentare può essere tenuto – come il beneficiario – a intaccare il proprio patrimonio. Se tale patrimonio è stato accumulato a scopo di previdenza per la vecchiaia, l’uso del medesimo si giustifica in specie per garantire il mantenimento delle parti dopo il pensionamento. Il consumo di patrimonio non si giustifica invece – di regola – ove si tratti di sostanza non agevolmente realizzabile, ricevuta in eredità o investita nella casa d’abitazione (sentenza del Tribunale federale 5A_372/2015 del 29 settembre 2015 consid. 2.1.2 con numerosi richiami, in: SJ 2016 I 106 e in: FamPra.ch 2016 pag. 258; da ultimo: I CCA, sentenza inc. 11.2014.26 del 13 gennaio 2016, consid. 4).

c)  Valutare se e in quale misura possa concretamente pretendersi dal debitore alimentare che eroda la propria sostanza per assicurare il mantenimento corrente è una questione da apprezzare sulla scorta delle circostanze del caso specifico. Significativi sono il tenore di vita anteriore, che può anche essere ridotto, l’en­tità della sostanza e la durata del periodo sull’arco del quale occorre far capo al patrimonio. La giurisprudenza ha già avuto occasione di stabilire, ad esempio, che un debitore senza attività lucrativa e con reddito della sostanza insufficiente per sopperire al mantenimento coniugale può essere tenuto ad attingere al proprio patrimonio per garantire al creditore la copertura del fabbisogno minimo allargato o il tenore di vita sostenuto in precedenza. Nel rispetto del principio di uguaglianza fra (ex) coniugi, ad ogni modo, non si può pretendere che una parte intacchi la propria sostanza se l’altra parte non è chiamata a fare altrettanto, a meno ch’essa sia sprovvista di patrimonio (sentenza del Tribunale federale 5A_372/2015 del 29 settembre 2015, consid. 2.1.2 con ulteriori richiami, in: SJ 2016 I 106 e in: FamPra.ch 2016 pag. 258; da ultimo: I CCA, sentenza inc. 11.2014.26 del 13 gennaio 2016, consid. 4).