35c Art. 80 cpv. 1 LEF; 126 CPC

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Estratto da Rivista ticinese di diritto I-2017 (III. Diritto di famiglia)

Rigetto dell’opposizione – eccezionalità della concessione di proroghe – dispositivo generico del titolo di rigetto definitivo

In materia di rigetto dell’opposizione, stante il carattere sommario e celere della procedura, proroghe di termini e sospensioni giusta l’art. 126 CPC possono essere concesse solo restrittivamente, in casi rarissimi (consid. 6).                               
Se il giudice del merito ha conferito effetto sospensivo all’appello interposto contro il decreto cautelare che modifica il decreto supercautelare invocato dall’escutente come titolo di rigetto definitivo, il giudice del­l’esecuzione non può sospendere la procedura di rigetto in attesa del­l’esi­to della decisione sull’appello (consid. 6.2).                                                                                                              
Una decisione che genericamente pone a carico del marito le spese di gestione ordinaria dell’abitazione coniugale, le spese straordinarie di manutenzione, i premi d’assicurazione, gli interessi ipotecari e gli ammortamenti non costituisce un titolo di rigetto definitivo dell’opposizione da lui interposta contro l’esecuzione promossa dalla moglie per ottenere il rimborso di quelle spese pagate direttamente da lei (consid. 8.2).        
Ciò vale mutatis mutandis per il rimborso di spese scolastiche poste a carico del marito ma pagate dalla moglie (consid. 9).

CEF 19.5.2016 N. 14.2015.241

6.  Secondo l’art. 126 cpv. 1 CPC il giudice può sospendere il procedimento se motivi d’opportunità lo richiedono. Ciò è segnatamente il caso allorquando la decisione dipende dall’esito di un altro procedimento. Se non già prevista da una norma di legge specifica, il giudice gode di un ampio margine di decisione, fermo restando che la sospensione resta pur sempre un provvedimento eccezionale da pronunciare qualora la procedura ne risulti poi semplificata (Weber, in: Kurzkommentar, ZPO, 2010, n. 1 e 2 ad art. 126 CPC). Alla base della decisione di sospensione ci dev’essere un motivo oggettivo da ponderare tenendo conto degli interessi di entrambe le parti (Frei in: Berner Kommentar, Schweizerische ZPO, vol. I, 2012, n. 1 ad art. 126 CPC). L’esistenza di un procedimento parallelo può giustificare la sospensione se evita di giungere a decisioni contraddittorie (Frei, op. cit., n. 3 ad art. 126; Weber, op. cit., n. 6 ad art. 126), ma non basta la sola aspettativa di vedersi chiarire questioni di diritto o di prova (Weber, op. cit., n. 6 ad art. 126). In materia di rigetto dell’opposizione, stante il carattere sommario e celere della procedura (art. 251 lett. a CPC e 84 cpv. 2 LEF) proroghe di termini e sospensioni giusta l’art. 126 CPC possono essere concesse solo restrittivamente, in casi rarissimi (sentenza della CEF 14.2013.104 del 19 novembre 2013, RtiD II-2014 pag. 905 n. 63c, consid. 6.1; Staehelin, in: Basler Kommentar, SchKG I, 2a ed., 2010, n. 48 e 63 ad art. 84 LEF; Vock in: SchKG, Kurzkommentar, 2a ed. 2014, n. 16 ad art. 84 LEF).

6.1.  In concreto, il convenuto propone di sospendere la procedura del reclamo in esame, poiché potrebbe essere difficile per lui recuperare eventuali contributi alimentari versati di troppo (per il periodo dal novembre 2013 all’aprile 2014: posizioni da 15 a 20 del precetto esecutivo, v. sopra consid. F), nel caso in cui il decreto 15 aprile 2014 dovesse essere confermato dalla prima Camera civile.

6.2.  Ora, con ordinanza del 26 maggio 2014 (doc. G) il presidente della prima Camera civile ha conferito effetto sospensivo all’appello interposto dalla moglie contro il decreto cautelare del 15 aprile 2014 «per quanto riguarda i contributi provvisionali dovuti da A.B. fino all’aprile del 2014 compreso». Ha così già deciso che durante la procedura d’appello il decreto in questione non avrebbe dispiegato effetti, sicché, viceversa, il decreto supercautelare 2 giugno 2008 (doc. D) su cui la reclamante fonda l’istanza avrebbe continuato a disciplinare l’asset­to cautelare fino all’aprile del 2014 compreso, ossia anche per quanto attiene ai saldi di contributi di mantenimento fatti valere dalla moglie nell’esecuzione in esame. Tale decisione, adottata dal giudice competente nel merito, vincola questa Camera nella sua veste di tribunale dell’esecuzione. Concedere la sospensione postulata da A.B. significherebbe in pratica togliere l’effetto sospensivo concesso all’appello della moglie. Non si disconosce che se tale ricorso dovesse essere respinto eventuali contributi di mantenimento versati di troppo dovrebbero essere restituiti al marito. Ma di questo rischio già si è implicitamente tenuto conto nell’ordinanza del 26 maggio 2014, che non è stata impugnata dalle parti. Non si può quindi parlare di decisioni contraddittorie: tutt’altro, sarebbe contraddittorio sospendere la procedura di rigetto in attesa della decisione sull’ap­pello. Ad ogni modo, avendo carattere meramente esecutivo la sentenza di rigetto non pregiudica definitivamente gli interessi dell’escusso (sopra consid. 2). In assenza di sufficienti «motivi di opportunità» – anzi in presenza di motivi giuridici in senso contrario – una sospensione della procedura di reclamo non entra perciò in linea di conto. 
[…]

8.1.  Il rigetto definitivo dell’opposizione fondato sull’art. 80 cpv. 1 LEF può essere concesso unicamente se il debitore – nella decisione giudiziaria invocata quale titolo di rigetto – è stato obbligato al pagamento di una somma di denaro determinata o se è stato stabilito a suo carico un obbligo di versamento diretto nei confronti del creditore (Staehelin, op. cit., n. 38 ad art. 80). L’importo da versare dev’essere quantificato nella sentenza o almeno risultare in modo chiaro dalla motivazione o dal rinvio ad altri documenti (Staehelin, op. cit., n. 41 ad art. 80). Il giudice del rigetto si limita a verificare che la pretesa posta in esecuzione risulti dalla decisione giudiziaria (v. sopra consid. 2). Non deve né statuire sul contenuto materiale della pretesa né controllare la correttezza materiale della sentenza. Se la decisione non è chiara o se è incompleta rimane esclusivo compito del giudice di merito, previa richiesta di una parte, di chiarire la fattispecie (DTF 135 III 318 seg. consid. 2.3; sentenza della CEF 14.2009.105 del 22 febbraio 2010, consid. 6; Vock/Müller, SchKG-Klagen nach der Schweizerischen ZPO, 2012, pag. 120).

8.2.  Nella fattispecie, con il decreto del 2 giugno 2008 il Segretario assessore ha posto interamente a carico del marito le «spese di gestione ordinaria del­l’abitazione coniugale, come pure le spese straordinarie di manutenzione, le polizze assicurative, gli interessi ipotecari e gli ammortamenti» (doc. D, dispositivo n. 7). L’obbligo in questione è generico: il decreto non indica le somme da versare né stabilisce che le stesse siano da corrispondere alla moglie. Men che meno il marito viene condannato a indennizzare la moglie per le spese per avventura da lei assunte. Il decreto non rinvia a documenti – in particolare alle fatture prodotte dalla moglie – che consentano di specificare e di quantificare il debito del marito. La decisione ha del resto carattere accertativo e non condannatorio, ciò che esclude già di per sé di poterla considerare come un titolo di rigetto definitivo (v. Staehelin, op. cit., n. 6 e 38 ad art. 80; Vock, op. cit., n. 3 e 18 ad art. 80 LEF; sentenze della CEF 14.2013.40 del 3 giugno 2013 consid. 3, e 14.2015.124 del 4 dicembre 2015 consid. 5).      
[…]

9.  Le stesse considerazioni valgono mutatis mutandis per il rimborso della spesa di fr. 65.– assunta dalla reclamante per una gita scolastica della figlia C. (doc. C, A1). Pure al riguardo il decreto supercautelare del 14 febbraio 2011 è generico, limitandosi a porre a carico di A.B. il «pagamento dei libri, del materiale scolastico, delle gite, ecc.» (v. sopra, consid. D). Non indica le somme da versare né rinvia alla fattura prodotta dalla reclamante e neppure stabilisce che le stesse siano da corrispondere a lei. Anche su questo punto il reclamo vede così la sua sorte segnata.