41c Art. 92 cpv. 1 n. 3, 93 LEF; 248, 930 seg. CC

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Estratto da Rivista ticinese di diritto I-2017 (III. Diritto di famiglia)

Presunzione di proprietà nei rapporti tra un coniuge e i creditori dell’altro

Ove un coniuge affermi che un bene sia suo deve fornirne la prova (art. 248 cpv. 1 CC), fermo restando che, mancando tale prova, si presume che il bene sia di comproprietà dei coniugi (art. 248 cpv. 2 CC). La presunzione si applica anche ai rapporti tra un coniuge e i creditori dell’altro, ma le presunzioni tratte dal possesso secondo gli art. 930 e 931 CC prevalgono per i beni che non siano i mobili di casa, segnatamente per il patrimonio professionale.                                                                                                                                
Oggetti lavorati a mano dall’escusso e pignorati in sua presenza in un mercatino sono presunti di sua proprietà ove la moglie non provi di avere partecipato alla loro produzione.

CEF 5.7.2016 N. 14.2016.121

5.  Giusta l’art. 930 cpv. 1 CC il possessore di una cosa ne è presunto proprietario. La presunzione della proprietà legata al possesso non è però assoluta. Essa cessa quando è sospetta o equivoca. È segnatamente equivoca quando l’acquisto del possesso o il potere sulla cosa sono suscettibili di più spiegazioni (sentenza 5A_633/2009 del 6 settembre 2010 consid. 2, 5A_279/2008 del 16 settembre 2008, in SJ 2009 I 325, consid. 6.2; Steinauer, Les droits réels, vol. I, 5a ed. 2012, n. 394). Spetta dunque a chi invoca la presunzione fornire giustificazioni sufficienti circa l’origine del suo possesso; in caso contrario la presunzione di proprietà diventa sospetta e, come tale, viene meno (sentenza 5A_279/2008 già citata, consid. 6.2 con riferimenti). Per decidere su di un’azione di rivendicazione occorre considerare i rapporti di proprietà al momento del pignoramento (Staehe­lin, Basler Kommentar zum SchKG, 2a ed. 2010, n. 7 ad art. 107, con riferimenti; Amonn/Walther, Grundriss des Schuldbetreibungs- und Konkursrechts, 9a ed. 2013, n. 40 ad § 24).

5.1.  Nella fattispecie si evince dal verbale di pignoramento che i taglieri rivendicati erano in possesso dell’escusso A.B. quando l’ufficio d’esecuzione li ha pignorati presso la bancarella del Mercatino di Natale. Sono quindi presunti essere di proprietà di lui in assenza d’indizi idonei a rimettere in discussione tale conclusione (art. 930 cpv. 1 CC). Nel reclamo la moglie B.B. afferma che i taglieri sono stati in parte realizzati a mano da lei, ma ammette che è impossibile distinguere quelli a suo dire fatti da lei da quelli fatti dal marito nella misura in cui i singoli pezzi non sono contrassegnati. D’altronde la reclamante non ha dimostrato le proprie allegazioni. Il fatto poi che la bancarella fosse stata prenotata da lei ancora non prova che l’attività di creazione dei taglieri sia sua, né soprattutto che il prodotto di tale attività le appartenga.

5.2.  Non può neppure la reclamante dedurre un suo diritto esclusivo dal regime matrimoniale della separazione dei beni che disciplina i rapporti tra coniugi. In tale regime, è vero, ciascun coniuge amministra i propri beni, ne gode e ne dispone (art. 247 CC), in particolare del frutto del proprio lavoro. Ma ove un coniuge affermi che un bene sia suo deve comunque fornirne la prova (art. 248 cpv. 1 CC), fermo restando che, mancando tale prova, si presume che il bene sia di comproprietà dei coniugi (art. 248 cpv. 2 CC). La presunzione si applica anche ai rapporti tra un coniuge e i creditori dell’altro (DTF 117 II 124; Piller in: Commentaire romand, Code des obligations I, 2a ed. 2012, n. 2 ad art. 248 CO), ma le presunzioni tratte dal possesso secondo gli art. 930 e 931 CC prevalgono per i beni che non siano i mobili di casa, segnatamente per il patrimonio professionale (Piller, op. cit., n. 9 ad art. 248; Hausheer/Reusser/Geiser in Berner Kommentar II/1/3/2, 1996, n. 10 ad art. 248). Nel caso di specie già si è detto che gli oggetti rivendicati erano in possesso dell’escusso al momento del pignoramento e la moglie non ha fornito elementi che permettano di ritenere che tale possesso fosse illegittimo o condiviso con lei. Perlomeno l’apprezzamento dei fatti operato dal Giudice di pace non appare manifestamente errato nel senso dell’art. 320 lett. b CPC e quindi anche la conclusione ch’egli ne ha tratta, per cui B.B. non ha dimostrato di essere proprietaria dei taglieri pignorati, resiste alla critica.