45c Art. 80 cpv. 2 n. 1 LEF; 279 CPC

Pubblicazione: 
Estratto da Rivista ticinese di diritto II-2017 (III. Diritto di famiglia)

Rigetto definitivo dell’opposizione sulla scorta di una convenzione sui contributi di mantenimento dopo divorzio implicante un terzo

Rigetto definitivo dell’opposizione sulla scorta di una convenzione sui contributi di mantenimento dopo divorzio implicante un terzo
Una transazione può anche vertere su pretese o vantaggi che non sono oggetto della lite, se serve alla sua composizione. Può in particolare essere il caso quando un terzo assume un impegno a favore di una parte per favorire il raggiungimento di un accordo. La transazione vincola il terzo solo se vi ha partecipato, accettando che i suoi effetti si sarebbero estesi a lui. Tale condizione è manifestamente data qualora la convenzione sia firmata da una società per il tramite del presidente del suo consiglio d’amministrazione (consid. 5.4/b).
La parificazione tra sentenza e transazione giudiziale non è assoluta, ma vale almeno per quanto riguarda l’effetto esecutivo, il quale può essere sospeso solo mediante una decisione giudiziaria. Sia come sia, l’omolo­gazione giudiziaria di una convenzione sulle conseguenze del divorzio rende le disposizioni contrattuali esecutive e definitive senz’alcuna differenza giuridica con gli altri dispositivi della decisione di divorzio, sicché acquisiscono la qualità di titolo di rigetto definitivo dell’opposizione (consid. 5.4/c).

 

CEF 19.4.2017 N. 14.2016.288

Rigetto definitivo dell’opposizione sulla scorta di una convenzione sui contributi di mantenimento dopo divorzio implicante un terzo

Rigetto definitivo dell’opposizione sulla scorta di una convenzione sui contributi di mantenimento dopo divorzio implicante un terzo
Una transazione può anche vertere su pretese o vantaggi che non sono oggetto della lite, se serve alla sua composizione. Può in particolare essere il caso quando un terzo assume un impegno a favore di una parte per favorire il raggiungimento di un accordo. La transazione vincola il terzo solo se vi ha partecipato, accettando che i suoi effetti si sarebbero estesi a lui. Tale condizione è manifestamente data qualora la convenzione sia firmata da una società per il tramite del presidente del suo consiglio d’amministrazione (consid. 5.4/b).
La parificazione tra sentenza e transazione giudiziale non è assoluta, ma vale almeno per quanto riguarda l’effetto esecutivo, il quale può essere sospeso solo mediante una decisione giudiziaria. Sia come sia, l’omolo­gazione giudiziaria di una convenzione sulle conseguenze del divorzio rende le disposizioni contrattuali esecutive e definitive senz’alcuna differenza giuridica con gli altri dispositivi della decisione di divorzio, sicché acquisiscono la qualità di titolo di rigetto definitivo dell’opposizione (consid. 5.4/c).

CEF 19.4.2017 N. 14.2016.288

5. In ogni stadio di causa (quindi anche in sede di reclamo), il giudice esamina d’ufficio (DTF 103 Ia 52 consid. 2/e), a prescindere dalle allegazioni delle parti, se la documentazione prodotta costituisce valido titolo di rigetto dell’opposi­zio­ne e se vi è identità tra l’escutente indicato sul precetto esecutivo (come nel­l’istanza) e il creditore designato nel titolo, tra l’escusso e il debitore menzionato nel titolo e tra la pretesa posta in esecuzione e il debito accertato o riconosciuto (DTF 139 III 447 consid. 4.1.1).

5.1. Le istanze di rigetto definitivo dell’opposizione introdotte dopo il 1° gennaio 2011 sono rette dal nuovo diritto esecutivo (art. 404 cpv. 1 CPC per analogia; sentenza della CEF 14.2015.108 del 5 ottobre 2015, consid. 5, con riferimento a Staehelin in: Basler Kommentar, SchKG I, 2a ed. 2010, n. 2c ad art. 80 LEF). Nella fattispecie, siccome presentata nel 2016 l’istanza va quindi giudicata in funzione del nuovo diritto esecutivo (e procedurale). La questione di sapere se la convenzione di divorzio del 5 ottobre 1996, omologata con sentenza del 3 dicembre 1996, rappresenta un titolo di rigetto definitivo dell’opposizione va così risolta con riferimento all’art. 80 cpv. 2 cifra 1 LEF nella sua versione valida dal 1° gennaio 2011, secondo cui le transazioni giudiziali, ove siano esecutive (non è più richiesto il passaggio in giudicato: v. sentenza della CEF 14.2015.108 citata sopra, consid. 6.3), sono parificate alle decisioni giudiziarie e ne hanno tutti gli effetti (Staehelin, op. cit., n. 21 ad art. 80).

5.2. Secondo l’art. 352 cpv. 1 del Codice di procedura civile ticinese (CPC/TI), in vigore nel 1996, la transazione conclusa tra le parti davanti al giudice o consegnata al giudice per essere registrata a verbale poneva fine alla lite e aveva forza di cosa giudicata. In particolare le convenzioni sui contributi di mantenimento omologate dal giudice legittimavano il rigetto definitivo dell’opposizione per le prestazioni e obbligazioni pattuite dai coniugi (Staehelin, in: Basler Kommentar, SchKG I, 1a ed. 1998, n. 24 ad art. 80 vLEF; sentenza della CEF 14.2010.80 del 19 ottobre 2010 consid. 1). È tuttora il caso, con la differenza che, dal 1° gennaio 2011, anche le convenzioni omologate da un’autorità amministrativa (come ad esempio un’autorità di protezione) sono parificate a titoli di rigetto definitivo (Staehelin, cit., n. 24 ad art. 80; sentenza della CEF 14.2014.71 del 30 luglio 2014 consid. 5.1 [N.d.R.: massimata in RtiD I-2015 n. 16c]).

5.3. In concreto il titolo prodotto dall’istante è una convenzione sulle conseguenze accessorie del divorzio ai sensi dell’art. 158 vCC (in vigore fino al 31 dicembre 1999) firmata dai coniugi e omologata e approvata dal Pretore della giurisdizione di M. con sentenza passata in giudicato in conformità con l’art. 158 n. 5 vCC (doc. A). Non è dubbio quindi che la convenzione costituisca un titolo di rigetto definitivo per le prestazioni pattuite dai coniugi.

5.4. Il problema, tuttavia, è di sapere se essa vincola anche la X. SA nei confronti della moglie quanto al versamento dell’onorario di fr. 3500.– mensili, ma soprattutto se la decisione di omologazione si estende a tale debito e costituisce quindi anche per lo stesso un titolo di rigetto definitivo.

a) Che la convenzione vincoli la società è fuori di dubbio perché essa si è impegnata per il tramite di «Y. [che] è presidente del Consiglio di amministrazione» (doc. A, clausola n. 3), con diritto di firma individuale dalla sua fondazione (doc. B). La convenzione, debitamente firmata dal marito anche a nome della società, costituisce così perlomeno un titolo di rigetto provvisorio (art. 82 cpv. 1 LEF), come del resto ammesso dalla stessa reclamante (reclamo, pag. 4 ad 2 i.f.).

b) La transazione può anche vertere su pretese o vantaggi che non sono oggetto della lite, se serve alla sua composizione (Max Guldener, Schweizerisches Zivilprozessrecht, 3a ed., 1979, pag. 393 ad § 44 n. 1/a; cfr. pure oggi art. 201 cpv. 1 CPC, 2° periodo). Può in particolare essere il caso se, come nella fattispecie in esame, un terzo assume un impegno a favore di una parte per favorire il raggiungimento di un accordo. La transazione, ovviamente, vincola il terzo solo se vi ha partecipato, accettando che i suoi effetti si sarebbero estesi a lui (cfr. DTF 89 II 434 seg., consid. 4, cui rinvia la DTF 105 II 273, consid. 3/a; sentenza 11 settembre 1989 della II CCA in re Pasa c/ Trevisan SA citata da Cocchi/Trez­zini, CPC ticinese commentato e massimato, 2000, n. 5 ad art. 352 CPC/TI; Guldener, op. cit., pag. 394 ad § 44 n. 3). Tale condizione è manifestamente data nel caso specifico siccome la convenzione è firmata anche dalla X. SA per il tramite del presidente del suo consiglio d’amministrazione.

c) Certo, la parificazione tra sentenza e transazione giudiziale non è assoluta (DTF 124 II 8, consid. 3/b e 3/c), ma vale almeno per quanto riguarda l’effetto esecutivo (DTF 114 Ib 78 consid. 1), il quale può essere sospeso solo mediante una decisione giudiziaria (Staehelin, 1a ed., n. 25 ad art. 80). Sia come sia, l’omo­logazione giudiziaria di una convenzione sulle conseguenze del divorzio (art. 158 n. 5 vCC; 140 vCC dal 1° gennaio 2000 e 279 CPC dal 1° gennaio 2011) rende le disposizioni contrattuali esecutive e definitive senz’alcuna differenza giuridica con gli altri dispositivi della decisione di divorzio (DTF 105 II 169 consid. 1; DTF 119 II 300 consid. 3; Bühler/Spühler in: Berner Kommentar, Ergänzungsband II/1/1/2, 1991, n. 172 ad art. 158 vCC; Pichonnaz in: Commentaire romand, Code des obligations I, 1a ed. 2010, n. 38 ad art. 140 vCC; Tappy in: CPC commenté, 2011, n. 27 ad art. 279 CPC), sicché acquisiscono la qualità di titolo di rigetto definitivo dell’opposizione (Fabienne Hohl, Procédure civile, vol. I, 2001, n. 1384). Va d’altronde da sé che gli effetti del­l’omologazione si estendono a tutte le disposizioni convenzionali, anche a quelle che eventualmente coinvolgono terzi (in tal senso: ZBJV 1942, 285, citata in: Panchaud/Caprez, Die Rechtsöffnung, 1980, § 104 n. 33 pag. 253, in merito all’obbligo assunto da un fideiussore per l’adempimento delle prestazioni del marito), poiché la transazione costituisce un’unità che non va smembrata, fatta salva la facoltà per il giudice del divorzio – non realizzata in concreto – di rifiutare l’omologazione di una convenzione contraria a disposizioni generali di diritto privato o pubblico, inadeguata, poco chiara, incompleta o lesiva degli interessi dei figli (Bühler/Spühler, op. cit., n. 180-201 ad art. 158 vCC).

d) La reclamante sostiene che il rigetto definitivo può essere pronunciato solo se nel titolo vi è «identità fra le parti nell’ambito del procedimento giudiziario». In realtà, la giurisprudenza esige solo che vi sia identità tra, da una parte, escutente ed escusso indicati sul precetto esecutivo (come nell’istanza) e dall’altra creditore e debitore designati nel titolo (sopra consid. 5). Nel caso in esame, come rettamente accertato dal Pretore, non v’è dubbio che escutente (Z.) ed escussa (X. SA) corrispondono rispettivamente alla creditrice (la moglie) e alla debitrice (la società) menzionate nella clausola n. 3 della convenzione (sopra, consid. A).

e) Prima del 2011, una convenzione sugli effetti del divorzio poteva essere impugnata in Ticino con un appello contro la decisione di divorzio (previsto esplicitamente dal 4 febbraio 2000 dall’art. 423b CPC/TI; RtiD II-2009 pag. 642 n. 14c consid. 3). A differenza di una normale transazione (v. Rep. 1992 pag. 203; RtiD I-2010 pag. 683 n. 8c, consid. 2), la convenzione sugli effetti del divorzio passata in giudicato poteva poi essere oggetto di una domanda di revisione per vizi nella sua conclusione (art. 148 cpv. 2 vCC entrato in vigore il 1° gennaio 2000) – nel Ticino una domanda di restituzione in intero (art. 346 lett. f e 423c CPC/TI). Sia l’appello che la domanda di revisione potevano essere proposti non solo dalle parti (ossia dai coniugi) ma pure da terzi purché dovessero ritenersi danneggiati, ovvero lesi nei loro interessi giuridicamente protetti (cfr. Cocchi/Trezzini, op. cit., n. 4 ad art. 307 per quanto riguarda l’appello; Kunz in: Kunz/Hoffmann-Nowotny/Stauber (curatori), ZPO-Rechtsmittel Berufung und Beschwerde, 2013, n. 74 ad art. 308 segg. CPC con rinvii riguardo alla situazione attuale). Ne discende che la reclamante, contrariamente a quanto sostiene, avrebbe potuto impugnare la sentenza di omologazione o quantomeno chiederne la revisione. Il Pretore ha quindi considerato a ragione che la convenzione omologata costituisce un valido titolo di rigetto definitivo nei confronti anche della reclamante.

LDIP 1987 RS 291

 

Legge federale sul diritto internazionale privato (LDIP), del 18 dicembre 1987