Sentenza I CCA 23.1.2003 11.2000.5 (sentenza del Tribunale federale 5C.62/2003 18.12.2003)

Pubblicazione: 
BOA N. 28, dicembre 2004

Divorzio - diritto transitorio in caso di rinvio dal Tribunale federale - ripartizione degli averi di vecchiaia - indennità adeguata - contributo di mantenimento in caso di matrimonio di lunga durata con lunga separazione - reddito : prestazione complementare AI e rimborso spese del figlio maggiorenne convivente - fabbisogno dei coniugi: debiti personali - indicizzazione - garanzie - art. 7b tit. fin. CC, 114, 122 cpv. 1, 124, 125 cpv. 1, 128, 132 cpv. 2 CC

Se il Tribunale federale ha annullato una sentenza di divorzio sotto l'imperio della legge previgente, rinviando l'incarto alla corte cantonale, questa decide dopo il 1° gennaio 2000 applicando la legge nuova.
La ripartizione degli averi di vecchiaia va esaminata prima del contributo di mantenimento. In caso di impossibilità di dividere gli averi di vecchiaia della previdenza professionale in caso di riscatto della prestazione di libero passaggio per l'avvio di un'attività indipendente l'altro coniuge ha diritto a un'indennità adeguata ai sensi dell'art. 124 cpv. 1 CC. Nella commisurazione dell'indennità adeguata il giudice del divorzio deve valutare secondo equità l'intera situazione economica delle parti tenendo in considerazione l'ammontare dell'eventuale importo riscosso, le necessità rispettive dei coniugi, la durata del matrimonio, l'età e le condizioni economiche dei coniugi, mentre un'eventuale colpa nella disunione non ha importanza.
Un matrimonio durato oltre 16 anni può definirsi di lunga durata e i coniugi hanno dunque il diritto di conservare, per principio, il tenore di vita avuto durante la comunione domestica. Un lungo periodo di separazione (altri 16 anni) deve nondimeno essere tenuta in considerazione.
Il reddito proveniente dalla prestazione complementare versata in aggiunta alla rendita d'invalidità non costituisce un reddito computabile ai fini del contributo di mantenimento e non allevia l'obbligo contributivo dell'altro coniuge. L'importo versato da un figlio maggiorenne convivente con il genitore per coprire i costi supplementari dell'economia domestica equivale a un rimborso spese e non è un reddito del genitore.
Il reddito determinante di un lavoratore in proprio non è per forza quello conseguito al momento del giudizio, ma quello medio, calcolato sull'arco di più anni, di regola almeno tre.
I debiti personali rientrano nel fabbisogno minimo di un coniuge solo se sono stati contratti con l'accordo dell'altro, nel comune interesse della famiglia e non possono essere ammessi quando sono stati contratti dopo la separazione. Il giudice civile deve procedere a una cauta stima dell'onere fiscale.
I contributi dovuti ai figli minorenni non sono prioritari rispetto al contributo per l'ex moglie e se l'attore non ha risorse sufficienti per versare quanto spetta agl uni e all'altra, tutti i contributi vanno ridotti in proporzione.
Il contributo alimentare dell'art. 125 CC è per principio limitato nel tempo, salvo che il coniuge beneficiario non possa recuperare la propria indipendenza economica. Tale è il caso quando il beneficiario, invalido e senza previdenza professionale, ha un'età (56 anni) che non gli consente più di costituirsi un secondo pilastro e di assicurare la copertura del fabbisogno minimo.
Il contributo di mantenimento in favore di un figlio maggiorenne agli studi non prevale sul contributo di mantenimento per l'ex coniuge.
Il debitore alimentare può essere tenuto a prestare garanzie (art. 132 cpv. 2 CC) solo in caso di ripetuto e significativo inadempimento di obblighi alimentari (pagamenti ritardati o mancati) o un concreto pericolo in tal senso. L'interessato deve inoltre avere mezzi sufficienti per prestare garanzia. Non può pertanto essere tenuto a prestare garanzia il debitore che non ha sostanza da dilapidare né attivi da costituire in garanzia, in assenza di qualsiasi dimostrazione di mancato pagamento o di pericolo di fuga.