Doppio patrocinio e nuovo diritto del divorzio

Autore: 
Chiarella Rei-Ferrari
Pubblicazione: 
BOA, N. 19, aprile 2000, pag. 15

(Articolo pubblicato in BOA*, N. 19, dell'aprile 2000)
*Bollettino dell'Ordine degli Avvocati

Avv. Chiarella Rei-Ferrari, Presidente dell'Ordine degli Avvocati in Ticino


Da pochi mesi è entrato in vigore il nuovo diritto del divorzio ed il breve lasso di tempo intercorso non permette di trarre alcun bilancio; mi pare però utile esporre qualche considerazione a proposito della facoltà dell’avvocato di patrocinare in giudizio entrambi i coniugi.

a) Ipotesi di domanda comune di divorzio (art. 111 CCS)

L’art. 12 Cavv., che prevede il dovere di fedeltà dell’avvocato nei confronti del cliente, è stato modificato il 7 maggio 1999; è stata in particolare fatta la seguente aggiunta: “è riservata la mediazione secondo le direttive della FSA”.
Dette direttive precisano in modo puntuale gli obblighi dell’avvocato mediatore, tra cui vi sono quello di chiarire la sua posizione nei confronti delle parti, di informarle sui loro diritti e doveri, di precisar loro che in caso di interruzione della mediazione o al termine della stessa, gli è vietato di rappresentare in giudizio una delle parti o consigliarla unilateralmente.
L’art. 5 cpv. 3 precisa altresì che “È invece lecito rappresentare in giudizio entrambe le parti (segnatamente nelle procedure di diritto di famiglia, p. es. per ottenere l’omologazione giudiziaria di una convenzione di divorzio) a condizione che le norme di procedura cantonali e le regole deontologiche lo consentono e che entrambe le parti auspicano un tale patrocinio comune.
Ritengo pertanto che l’avvocato — dopo aver chiarito alle parti il ruolo che intende svolgere ed in particolare il suo dovere di interrompere ogni prestazione a favore dell’uno o dell’altro nel caso di mancato accordo o di parziale disaccordo o anche di contestazioni da parte del Giudice della omologabilità della convenzione — possa rappresentare entrambi i coniugi. Egli può, a queste condizioni, preparare la convenzione sulla base delle indicazioni ricevute, sottoporla per la sottoscrizione ai coniugi e patrocinare entrambi in giudizio sottoponendo al Giudice una domanda comune di divorzio o di separazione. Se tale domanda viene confermata dopo il termine di attesa ed il Giudice nulla ha da obiettare alla convenzione sottoposta, ritengo che l’agire dell’avvocato sia conforme alle norme deontologiche che disciplinano la professione.

b) Ipotesi di accordo parziale (art. 112 CCS)

In questo caso ritengo che l’avvocato non possa patrocinare né l’una né l’altra parte, né possa dare consigli a una parte; pacifico è altresì il divieto di assumere il mandato di patrocinio di una delle parti in un’ azione unilaterale di divorzio o di separazione. L’art. 12 Cavv. mantiene la sua piena validità.

Aggiungo che — considerata l’esperienza sin qui maturata nonché la complessità e la delicatezza dei rapporti che si creano in una coppia o in una famiglia — è auspicabile che intervengano due avvocati, soprattutto nei casi di non semplicissima soluzione, a sostegno degli interessi dei coniugi. Fondamentale è lo spirito col quale l’avvocato affronta la causa di divorzio; la sua presenza dovrebbe garantire il rispetto dei diritti di tutte le parti coinvolte e tendere alla ricerca di soluzioni praticabili. In tale ottica, l’intervento di due avvocati, anziché di uno solo, non può che costituire un elemento positivo.

Avv. Chiarella Rei-Ferrari