Il curatore nella procedura giudiziaria

Autore: 
Emanuela Epiney-Colombo
Pubblicazione: 
BOA, N. 20, dicembre 2000, pag. 13

(Articolo pubblicato in BOA*, N. 20, del dicembre 2000)
*Bollettino dell'Ordine degli Avvocati

Avv. Emanuela Epiney-Colombo, Giudice al Tribunale d'appello


Il curatore nella procedura giudiziaria

I. INTRODUZIONE
II. INIZIO DEL MANDATO
A. Istituzione della rappresentanza
B. Designazione
1. Autorità competente
2. Scelta del curatore
3. Procedura di nomina
4. Entrata in funzione provvisoria
5. Investitura
III. RUOLO DEL CURATORE
A. Rappresentanza processuale del minorenne
1. Proporre conclusioni e rimedi di diritto
2. Delimitazione del campo di attività
B. Svolgimento del mandato
1. Contatti con l'autorità tutoria
2. Contatti con il rappresentato
3. Contatti con il giudice
4. Contatti con i genitori del rappresentato
IV. FINE DEL MANDATO
A. Ordinaria
B. Straordinaria
V. RETRIBUZIONE DEL CURATORE
VI. RENDICONTO
VII. CONCLUSIONI

I. Introduzione

Il nuovo diritto del divorzio ha migliorato la posizione processuale dei figli minorenni coinvolti nel divorzio dei genitori(1). La rappresentanza del figlio è uno strumento per accordare maggiore spazio ai minorenni coinvolti in una causa di divorzio. Questi ultimi diventano protagonisti nella procedura giudiziaria e possono così esprimersi sulle domande a giudizio che li riguardano direttamente grazie al curatore.
La relazione intende presentare il ruolo del curatore nella procedura giudiziaria, partendo dalla decisione con la quale il Pretore ordina la rappresentanza del figlio (art. 146 CC), per arrivare poi alla fine del mandato e alla chiusura formale della curatela.

II. Inizio del mandato

A. Istituzione della rappresentanza

Il giudice del divorzio ordina la rappresentanza del figlio per motivi gravi. Egli ha l'obbligo di ordinare la misura quando la chiede il figlio minorenne capace di discernimento (art. 146 cpv. 3 CC), mentre negli altri casi può ordinarla secondo il suo apprezzamento. L'art. 146 cpv. 2 CC menziona i casi che dovrebbero indurre il magistrato a un esame approfondito: conclusioni diverse dei genitori sull'attribuzione dell'autorità parentale o su questioni importanti relative alle relazioni personali, richiesta dell'autorità tutoria, dubbi suscitati dall'audizione dei genitori o dei figli o da altri motivi. Il giudice del divorzio(2) decide sull'istituzione di una curatela di rappresentanza con un'ordinanza motivata (art. 419e cpv. 1 CPC).

B. Designazione

Negli intenti del legislatore, la rappresentanza del minorenne nella causa di divorzio è una misura di protezione del figlio, riservata a casi particolari e alla quale sono applicabili i principi del diritto tutelare(3).

1. Autorità competente

Il curatore è scelto e nominato dall'autorità tutoria (art. 147 cpv. 1 CC), che nel Cantone Ticino è dal 1° gennaio 2001 la commissione tutoria regionale(4). La commissione tutoria regionale del luogo di domicilio del minorenne (art. 396 cpv. 1 CC) procede alla designazione del curatore non appena riceve l'ordinanza motivata del giudice del divorzio (art. 419e cpv. 1 CPC).

2. Scelta del curatore

L'art. 147 cpv. 2 CC si limita a precisare che il curatore deve essere una "persona sperimentata in questioni assistenziali e giuridiche". In questa definizione potrebbero rientrare diverse categorie: assistenti sociali con formazione giuridica e giuristi con conoscenze in dinamica familiare o consulenza sociale, disponibili a una formazione interdisciplinare. Il curatore deve essere una persona indipendente, in particolare dai genitori(5) e non potrà quindi mai essere uno dei loro legali(6).
Il diritto tutelare prevede l'esclusione dalla carica di tutore e curatore (art. 384 CC) delle persone:
* sotto tutela,
* che hanno una condotta disonorevole,
* che hanno una seria collisione d'interesse o di inimicizia con il tutelato
* che sono membri dell'autorità tutoria di nomina.
A sua volta la persona prescelta può far valere i motivi personali di dispensa elencati dall'art. 383 CC:
* età superiore ai 60 anni,
* autorità parentale su più di 4 figli,
* membro del Consiglio federale, del Tribunale federale, cancelliere della Confederazione, funzionario cantonale e membro delle autorità cantonali.

3. Procedura di nomina

Alla nomina del curatore sono applicabili, per analogia, le norme di procedura previste per la scelta e la designazione del tutore (art. 397 cpv. 1 CC, 379 segg. CC). La commissione tutoria designa il curatore dopo aver sentito l'interessato e salvo i casi d'urgenza un suo delegato lo presenta al minorenne(7).
Nella scelta della persona da designare curatrice, l'autorità tutoria deve di principio seguire le preferenze espresse dal minorenne capace di discernimento, se la persona di fiducia del figlio adempie i requisiti di legge e se non vi si oppongono gravi motivi (art. 381 CC) (8). Per esempio, se il giovane indica come curatore di sua fiducia l'avvocato di uno dei genitori, l'autorità tutoria non può seguire tale indicazione, in palese contrasto con il principio dell'indipendenza del curatore.
La Commissione tutoria regionale statuisce sulla base della Legge di procedura per le cause amministrative, riservate le disposizioni speciali (art. 22-32) contenute nella Legge sull'organizzazione e la procedura in materia di tutele e curatele. L'autorità tutoria comunica per iscritto la nomina al curatore designato (art. 387 cpv. 1 CC). L'eletto deve far valere entro 10 giorni i suoi eventuali motivi di dispensa (art. 388 cpv. 1 CC). Ogni interessato (genitori e/o figlio minorenne) può contestare la nomina del curatore entro 10 giorni da quando ne ha avuto conoscenza (art. 388 cpv. 2 CC). Il giudice del divorzio non è invece legittimato a contestare la nomina(9). Se egli ritiene che la Commissione tutoria deve seguire particolari criteri per scegliere il curatore, deve specificarli nell'ordinanza motivata con cui istituisce la rappresentanza del figlio.
Qualora l'autorità tutoria ritenga fondato il motivo di dispensa o di contestazione, essa procede a una nuova nomina, altrimenti sottopone il caso all'autorità di vigilanza con una propria relazione (art. 388 cpv. 3 CC).
Il ricorso ha per principio effetto sospensivo, sempre che la decisione impugnata lo escluda(10). Il gravame deve essere presentato in tante copie quante sono le parti più una per l'autorità di ricorso e deve contenere:
* l'indicazione della decisione impugnata e una copia della stessa,
* un'esposizione dei fatti succinta e i mezzi di prova richiesti;
* una motivazione sufficiente (si deve comprendere quali sono i rimproveri mossi all'autorità giudicante);
* le domande del ricorso (quale esito vorrebbe dare il ricorrente alla procedura(11).
L'autorità di vigilanza (che è nel Ticino la Divisione degli interni, Sezione degli enti locali) (12) può respingere il ricorso con una procedura semplificata, analoga a quella prevista dall'art. 313bis del Codice di procedura civile ticinese (CPC), senza notificare il gravame alla controparte, se il rimedio si rivela inammissibile o infondato(13).
Nel caso contrario, l'autorità di vigilanza lo intima alla Commissione tutoria regionale e agli altri eventuali interessati con un termine per la risposta. La risposta deve rispettare le stesse forme previste per il ricorso. In casi particolari l'autorità di ricorso può ordinare un ulteriore scambio di memoriali.
Il ricorrente può addurre fatti nuovi e proporre mezzi di prova nuovi, che non erano stati menzionati davanti all'autorità di prima istanza(14), poiché il diritto tutorio è retto dalla massima ufficiale e dal principio inquisitorio. Chiusi lo scambio di allegati e l'eventuale istruttoria, l'autorità di vigilanza notifica infine la sua decisione all'autorità tutoria e all'eletto (art. 390 cpv. 1 CC).
Contro le decisioni dell'autorità di vigilanza sulle tutele è dato appello entro 20 giorni alla Camera civile del Tribunale di appello(15). Anche questo appello ha effetto sospensivo, salvo che la decisione impugnata non disponga altrimenti(16). Alle parti è data facoltà di presentare nuove allegazioni e nuove prove. La Camera può citare le parti per interrogarle sui fatti di causa e assumere prove o informazioni complementari, riservato il diritto delle parti di esprimersi sulle nuove risultanze(17).

4. Entrata in funzione provvisoria

La designazione, anche se contestata, obbliga il curatore a gestire sotto la sua responsabilità la rappresentanza fino alla sua eventuale esonerazione formale (art. 389 CC). Il rappresentante designato deve quindi prendere le precauzioni richieste dalle circostanze. Se del caso il curatore chiarirà la situazione processuale, verificando eventuali scadenze di termini e chiedendo, se necessario, la sospensione della procedura o la proroga dei termini di ricorso. Dal profilo dell'economia processuale, la causa giudiziaria dovrebbe essere sospesa d'ufficio dal Pretore fino all'investitura definitiva del curatore, nell'interesse del figlio minorenne. Sarà quindi opportuno che la Commissione tutoria regionale tenga al corrente il giudice del divorzio degli sviluppi della procedura di nomina.

5. Investitura

L'autorità tutoria procede a una nuova nomina se la precedente è stata annullata (art. 390 cpv. 2 CC). Nel caso contrario, invece, invia all'eletto l'investitura quando la nomina diventa definitiva (art. 391 CC).
Il curatore è legittimato ad agire non appena la deliberazione dell'autorità tutoria è passata in giudicato. Il giudice dovrebbe a ogni modo verificare se eventuali domande presentate dal curatore prima della sua entrata in carica formale non possano essere decise sulla base della massima ufficiale e del principio inquisitorio(18). Di per sé il curatore potrebbe agire giudizialmente senza una formale procura, essendo un rappresentante legale, ma deve dimostrare di poter procedere in nome altrui(19).

III. Ruolo del curatore

A. Rappresentanza processuale del minorenne

Il compito fondamentale del curatore consiste nel rappresentare il figlio nella causa di divorzio dei suoi genitori e nel tutelarne gli interessi(20). Egli è quindi il patrocinatore di una persona assimilata a una parte(21), di cui deve esporre al giudice i desideri e le volontà(22).
Come patrocinatore, il curatore deve pertanto evitare il doppio patrocinio(23): un avvocato non può assumere l'incarico di curatore se è già il legale di un coniuge(24), se ha già ricevuto l'incarico di ascoltare il figlio o lo ha sentito in precedenza, se è stato consulente familiare o mediatore dei coniugi. Deve inoltre evitare di assumere la curatela di rappresentanza di più figli della stessa coppia, se hanno interessi divergenti gli uni dagli altri(25). In presenza di conflitti di interesse tra i membri di una fratria, ognuno dei fratelli e delle sorelle ha diritto ad avere un proprio rappresentante, se ne sono dati i presupposti(26).
Numerosi autori ritengono che il curatore non deve essere incaricato di sentire il proprio rappresentato(27), per evitare conflitti di interesse inconciliabili con il suo mandato. La persona incaricata dal giudice di sentire il figlio deve infatti riferire i risultati non filtrati dell'audizione, mentre il curatore del minorenne deve salvaguardare gli interessi del suo assistito da un punto di vista oggettivo(28). Per le stesse ragioni il curatore non deve essere incaricato dalle parti o dal giudice di eseguire accertamenti peritali(29). Nulla si oppone, per contro, alla presenza del curatore durante l'audizione del figlio, se questi desidera essere accompagnato da una persona di sua fiducia.
Il ruolo del curatore è diverso a seconda se il rappresentato è o no capace di discernimento. Il curatore di una minorenne capace di discernimento la deve consigliare e deve spiegare in modo comprensibile lo svolgimento della procedura e le conseguenze del divorzio per i figli. Il curatore di un bambino incapace di discernimento ma in grado di esprimere le sue aspirazioni e i suoi desideri deve aiutarlo ad esporre la sua volontà e può sostenere davanti al giudice la soluzione che gli sembra più adeguata agli interessi del suo assistito(30) e ai suoi desideri. Qualora non possa accertare le aspirazioni del suo rappresentato, il curatore potrà proporre al giudice le domande che ritiene nell'interesse del minorenne.
Nei compiti del curatore rientra anche la funzione di interprete. In altre parole, egli deve informare il minorenne, in termini a lui comprensibili, della procedura in corso, dei passi procedurali intrapresi e deve fornirgli le spiegazioni necessarie(31) per capire lo svolgimento della causa e le conseguenze del divorzio per la famiglia.
Il curatore che non è iscritto all'Ordine degli avvocati è legittimato alla rappresentazione per il solo fatto di essere un rappresentante legale(32) (art. 64 cpv. 1 CPC che rinvia all'art. 392 CC).
Se è avvocato, il curatore è vincolato al segreto professionale (art. 321 CPC). Chi non è iscritto all'Ordine degli avvocati è comunque vincolato dall'obbligo di discrezione che si applica a tutti coloro che operano nel diritto tutorio(33). I dipendenti pubblici sono inoltre tenuti al segreto d'ufficio (art. 320 CPS). Per quel che concerne l'obbligo di testimoniare in causa, l'avvocato iscritto all'Ordine degli avvocati può prevalersi del segreto professionale per rifiutare di testimoniare (art. 230 lett. c CPC)(34). In ogni caso l'art. 228 n. 4 CPC esclude dall'audizione testimoniale tutti coloro "che hanno operato in veste di consulenti in materia matrimoniale e familiare oppure in veste di mediatore in materia familiare e il curatore del minorenne nella causa di stato dei suoi genitori". Il rapporto di fiducia tra il curatore e il suo rappresentato è stato rafforzato anche negli altri campi della tutela e i tutori e i curatori non possono essere obbligati a deporre su fatti di cui hanno avuto notizia nell'esercizio delle loro funzioni (art. 230 lett. f CPC).

1. Proporre conclusioni e rimedi di diritto

Il figlio minorenne è da considerare una parte nella causa di divorzio(35) e come tale gode, per diritto federale, delle garanzie costituzionali e dei diritti di una parte(36). Il curatore ha le stesse facoltà delle parti di proporre conclusioni(37), ma solo negli ambiti a lui esplicitamente attribuiti dall'art. 147 cpv. 2 CC. Il curatore deve evidentemente avere accesso illimitato agli atti della causa(38). È suo dovere partecipare alle udienze ed esprimersi sulle allegazioni delle parti(39), limitatamente ai campi di attività che gli competono. Ciò implica anche un ruolo attivo nell'accertamento dei fatti determinanti per il giudizio(40), che comprende anche il contatto con le persone coinvolte. Il curatore può di conseguenza chiedere complementi istruttori e proporre prove, a condizione che riguardino i settori nei quali è legittimato ad agire.

2. Delimitazione del campo di attività

L'intervento del curatore nella procedura giudiziaria è rigorosamente delimitato dall'art. 147 cpv. 2 CC. Il rappresentante può intervenire solo nelle questioni che concernono l'attribuzione dell'autorità parentale, i problemi fondamentali relativi alle relazioni personali e le misure di protezione del figlio. All'infuori di questi campi il curatore non è legittimato ad intervenire(41).
Il concetto di "questioni fondamentali inerenti alle relazioni personali" deve evidentemente essere interpretato. È indubbio che il rifiuto di relazioni personali o la loro netta riduzione rispetto a quanto usuale (per esempio un diritto di visita di un giorno al mese, ecc.) rientrano nelle questioni fondamentali. Anche le modalità di esercizio delle relazioni personali, possono rivestire un carattere fondamentale: si pensi al caso del diritto di visita sorvegliato o da esercitare solo in un punto d'incontro neutro, la limitazione delle relazioni personali ai soli contatti telefonici. Particolari delle relazioni personali come il giorno o l'ora non dovrebbero essere fondamentali, ma a dipendenza delle circostanze lo stesso elemento può rivestire importanza fondamentale o essere secondario. Nel dubbio le controversie sulle relazioni personali devono essere considerate fondamentali, per tutelare l'interesse del figlio(42).
Il diritto del figlio al mantenimento non rientra nelle competenze del curatore(43) per scelta deliberata del legislatore. Il curatore non è pertanto legittimato a proporre un appello contro la determinazione del contributo alimentare per il figlio, che sarebbe d'acchito irricevibile. (44) La Commissione tutoria regionale può invero, se lo ritiene opportuno, conferire al curatore anche speciali poteri (art. 308 cpv. 2 e 392 CC), per esempio incaricandolo di occuparsi del contributo di mantenimento destinato al figlio e limitando in misura corrispondente l'autorità parentale dei genitori(45). Ciò potrebbe verificarsi in caso di conflitto d'interesse tra il genitore e il figlio, oppure quanto i genitori trascurano gli interessi della prole.
Ci si può chiedere se l'intervento del curatore sia limitato alla procedura di divorzio, come prevede l'art. 146 CC. La dottrina auspica invero un'estensione alle procedure analoghe al divorzio che coinvolgono direttamente i figli, come per esempio le misure di protezione dell'unione coniugale. La sistematica della legge esclude nondimeno una simile possibilità(46). Dovrebbe per contro essere ammissibile l'istituzione di una curatela di rappresentanza nell'ambito di una causa giudiziaria per la modifica di una sentenza di divorzio(47), a condizione che siano dati i requisiti posti dall'art. 146 CC. Solo il giudice può ordinare una curatela di rappresentanza, ciò che esclude l'istituzione della misura in una procedura amministrativa di modifica, davanti alla Commissione tutoria regionale.

B. Svolgimento del mandato

1. Contatti con l'autorità tutoria

Il curatore deve avere un'indipendenza totale dall'autorità di nomina per svolgere i propri compiti(48). Ne consegue che il curatore non sottostà alla sorveglianza disciplinare dell'autorità tutoria, che non gli può impartire istruzioni. L'art. 418 CC, che obbliga il curatore a seguire le istruzioni dell'autorità tutoria, non deve quindi essere applicato alla lettera(49), ma deve essere inteso nel senso che il curatore riceve dall'autorità tutoria l'incarico di patrocinare il minorenne. La scelta dei mezzi procedurali con i quali svolgere i propri compiti rientra nell'apprezzamento del patrocinatore.
Le decisioni prese dal curatore nell'ambito dei suoi compiti legali non dovrebbero poter essere impugnate con un ricorso all'autorità tutoria. Il curatore di rappresentanza, contrariamente al tutore, non deve nemmeno preoccuparsi di chiedere l'autorizzazione a stare in lite all'autorità tutoria ai sensi dell'art. 412 n. 8 CC(50), già per il fatto che il suo incarico consiste appunto nella rappresentanza processuale del minorenne.

2. Contatti con il rappresentato

Per svolgere adeguatamente il suo incarico, il curatore deve prendere contatto con il minorenne per accertare le sue volontà e i suoi desideri(51) ed avviare un rapporto di fiducia, analogamente a quanto avviene con un patrocinio d'ufficio. Il curatore può prendere contatto anche con i genitori del rappresentato, ma non ha l'obbligo di intraprendere una conciliazione né di tentare mediazioni, perché il suo compito fondamentale consiste nel proteggere l'interesse del minorenne(52).
La dottrina è divisa sul tema di sapere se il curatore deve seguire l'interesse oggettivo del suo patrocinato o i suoi desideri(53). Il curatore ha il compito di determinare quale è il vero interesse del suo rappresentato. Il rapporto è paragonabile, fatte le dovute differenze, con quello che intercorre tra il patrocinatore d'ufficio e il suo assistito(54). Il curatore deve tenere conto dell'opinione del minorenne, ma questi non può, di principio, dargli indicazioni vincolanti sul modo di rappresentarlo(55). Il rappresentante dovrà evitare di confondere l'interesse del minorenne con quello degli adulti(56). La preoccupazione principale del curatore deve rimanere la trasmissione al giudice dell'opinione soggettiva del minorenne, non della propria visione del caso(57). In presenza di un contrasto tra l'interesse oggettivo del minorenne e la sua volontà soggettiva, il curatore deve mettere al corrente il giudice dei desideri espressi dal minorenne, che avrà accertato con cura. Spetta poi al giudice, dopo aver sentito tutti gli interessati, determinare quale è la soluzione più consona all'interesse del figlio(58).

3. Contatti con il giudice

Il curatore non dipende dal giudice e conserva un'assoluta indipendenza anche nei suoi confronti, riservate le norme che regolano i doveri dei patrocinatori (art. 69 CPC). Il giudice ha nondimeno la possibilità, qualora constati un'insufficienza di prestazioni del rappresentante o un conflitto importante tra questi e il minorenne, di rivolgersi alla Commissione tutoria regionale per chiedere la sostituzione del curatore(59).

4. Contatti con i genitori del rappresentato

Non esiste alcun rapporto giuridico tra il curatore e i genitori del suo rappresentato(60). Il rappresentante del figlio deve tenere presente il suo ruolo di avvocato del minorenne e mantenere la propria indipendenza anche verso la famiglia(61) di questi. I rapporti con i genitori, che possono rivelarsi indispensabili per lo svolgimento del mandato, devono di conseguenza essere improntati alla neutralità. Il curatore dovrà in particolare evitare ogni contatto e ogni comportamento che possa farlo sembrare parziale nei confronti dei genitori, in un senso come nell'altro. Se i genitori sono a loro volta rappresentati, il curatore si premurerà di avvertire i loro rispettivi legali ogni qualvolta ritenga necessario un contatto personale.
Il curatore non ha alcun obbligo di rendiconto nei confronti dei genitori e non deve dare loro la benché minima informazione sullo svolgimento dell'incarico senza l'esplicito consenso del rappresentato, pena la violazione del segreto d'ufficio.

IV. Fine del mandato

A. Ordinaria

Il compito del curatore termina con il passaggio in giudicato dei dispositivi della sentenza relativi all'autorità parentale, alle relazioni personali e alla protezione del figlio(62). Se sono impugnati altri dispositivi della sentenza, come per esempio lo scioglimento del regime matrimoniale o il contributo di mantenimento per l'ex coniuge o per i figli, gli altri dispositivi passano in giudicato (art. 148 cpv. 1 CC). La Commissione tutoria regionale può nondimeno conferire uno speciale incarico al curatore, per esempio in vista di incassare i contributi dovuti al figlio.

B. Straordinaria

Ci si potrebbe chiedere se il giudice che ha ordinato la rappresentanza possa mettere fine anzitempo all'incarico del curatore(63). Se nel corso della procedura la curatela di rappresentanza diventa superflua perché scompare la circostanza che aveva indotto il Pretore ad ordinarla, una revoca dovrebbe essere possibile anche prima della conclusione della causa.
Il minorenne capace di discernimento può rivolgersi al giudice, analogamente a quanto prevede l'art. 146 cpv. 3 CC, per chiedere la sostituzione del curatore in corso di causa, se esistono seri motivi oggettivi(64). Il giudice deve sempre verificare i motivi per i quali il minorenne desidera la sostituzione del suo rappresentante(65). La volontà del minorenne capace di discernimento deve essere rispettata(66).
Dal punto di vista del diritto tutelare, la Commissione tutoria regionale può revocare il curatore, applicando per analogia l'art. 445 CC, secondo il quale "l'autorità tutoria rimuove dal suo ufficio il tutore che si rende colpevole di una grave negligenza o di un abuso delle sue attribuzioni o commette un'azione tale da dimostrarlo indegno della fiducia in lui riposta, o è diventato insolvente." La norma deve tuttavia essere applicata con prudenza alla curatela di rappresentanza(67). Possono entrare in considerazione crasse violazioni del mandato, ma non il mancato rispetto da parte del curatore delle istruzioni eventualmente ricevute dall'autorità tutoria sul modo di condurre la causa(68). La revoca può invece trovare giustificazione se il curatore dimostra un'evidente incapacità funzionale.

V. Retribuzione del curatore

L'art. 147 cpv. 3 CC prevede esplicitamente che il figlio minorenne non deve sopportare spese e tasse di giustizia. L'art. 419a cpv. 3 del Codice di procedura civile ticinese (CPC) dispone che "la remunerazione del curatore è stabilita dal giudice, avuto riguardo alla tariffa applicabile in materia di tutele e curatele e viene ripartita tra i genitori tenuto conto dell'obbligo di mantenimento e dell'esito del processo; lo Stato anticipa le spese e l'onorario del curatore." Il curatore non può chiedere anticipi ai genitori del suo rappresentato(69) e deve quindi rivolgersi al giudice per chiedere eventuali acconti(70).
Il rappresentante del minorenne non deve preoccuparsi di chiedere l'assistenza giudiziaria per il suo patrocinato, che è esente da tasse e spese di giustizia. Il giudice ripartirà poi l'onorario del curatore e gli altri eventuali costi della curatela tra i genitori, ai quali rimane la facoltà di postulare l'ammissione all'assistenza giudiziaria, qualora la loro situazione finanziaria lo giustifichi. Trattandosi dei costi relativi alla rappresentanza processuale del minorenne, che sfugge alla libera determinazione dei coniugi, la condizione della probabilità di esito favorevole (art. 157 CPC) non dovrebbe essere determinante, poiché l'unico criterio decisivo è quello della necessità dell'assistenza per tutelare gli interessi del richiedente(71).
L'art. 419e CPC rinvia alla tariffa applicabile in materia di tutele e curatele, la quale prevede come mercede per i curatori(72) un'indennità di base di fr. 40.- l'ora, per un massimo di fr. 3'000.- annui. Se tuttavia l'adempimento del mandato richiede conoscenze professionali specifiche, il curatore deve essere retribuito con un onorario corrispondente alla tariffa applicata nel suo ramo di attività(73), eventualmente ridotto del 30% per tenere conto della situazione economica del pupillo. Al curatore che ha svolto compiti di rappresentanza processuale deve quindi essere riconosciuto un onorario calcolato secondo la Tariffa dell'Ordine degli avvocati (TOA). Il giudice ha nondimeno un certo margine di apprezzamento(74), ma il limite inferiore dovrebbe corrispondere alla retribuzione dei patrocinatori d'ufficio(75).
In caso di divergenze tra il curatore e il giudice sulla tassazione dell'onorario la giurisprudenza dovrà dire se la decisione è impugnabile e quale è l'autorità di ricorso. L'avvocato d'ufficio si rivolge al Consiglio di moderazione per contestare la tassazione della propria nota, mentre il curatore ha la possibilità di rivolgersi all'autorità di vigilanza sulle tutele(76). L'art. 419e CPC non menziona nulla al riguardo e ci si potrebbe pertanto addirittura chiedere se la tassazione non sia inappellabile. Nell'attesa di indicazioni giurisprudenziali, si può solo consigliare al curatore di discutere preventivamente il problema dell'onorario con il giudice.

VI. Rendiconto

Durante il mandato il curatore deve presentare un rendiconto periodico, almeno ogni due anni (art. 413 cpv. 2 CC). Nel Cantone Ticino il curatore deve presentare alla commissione tutoria un rapporto morale annuale, entro la fine del mese di febbraio successivo. Il curatore deve sottoporre il rapporto al rappresentato che ha compiuto i 16 anni per esame e firma. Se il rappresentato non firma il rendiconto, il curatore deve spiegarne i motivi alla Commissione tutoria, che ne prende atto a verbale(77).
Il curatore che ha concluso il suo incarico deve presentare un rapporto finale all'autorità tutoria(78), che lo esamina e lo approva seguendo la procedura prevista per i rendiconti periodici (art. 452 CC). La Commissione tutoria regionale deve formalmente approvare la relazione finale e congedare il curatore dalla carica, avvertendo il rappresentato(79). La notifica al rappresentato dell'approvazione e del congedo è importante, perché da questa data decorre il termine di un anno per l'azione di responsabilità nei confronti del curatore e della commissione tutoria(80).
Contro le decisioni della Commissione tutoria regionale sul rendiconto è dato ricorso all'autorità di vigilanza entro dieci giorni dalla loro comunicazione (art. 420 cpv. 1 CC).

VII. Conclusioni

Il curatore ha un ruolo molto particolare e delicato, che richiede un approccio multidisciplinare e la capacità di essere flessibile e disponibile alla comunicazione. Per svolgere correttamente il suo mandato il curatore non deve mai dimenticare che è l'avvocato del minorenne e che il suo ruolo consiste essenzialmente nella difesa degli interessi del suo cliente.

Avv. Emanuela Epiney-Colombo
Giudice al Tribunale di appello.


  1. DOMINIQUE MANAÏ, Prendre les droits de l'enfant au sérieux, in: De l'ancien au nouveau droit du divorce, Berna 1999, pag. 115.
  2. In tale concetto sembra possa rientrare anche il giudice adito per la modifica di una sentenza di divorzio; cfr. Peter BREITSCHMID, Kind und Scheidung der Elternehe, in: Stiftung für juristische Weiterbildung, Zürich 1999, pag. 109.
  3. Messaggio del Consiglio federale sulla revisione del Codice civile svizzero del 15 novembre 1995, FF I pag. 162, n. 234.104.2.
  4. Cfr. art. 2 della Legge sull'organizzazione e la procedura in materia di tutele e curatele dell'8 marzo 1999, pubblicata sul Bollettino ufficiale il 5 dicembre 2000, pag. 361.
  5. Jonas SCHWEIGHAUSER, in: Praxiskommentar Scheidungsrecht, Basel 2000, n. 6 ad art. 147.
  6. Dominique MANAÏ, op. cit., pag. 117.
  7. Art. 12 del Regolamento d'applicazione della Legge sull'organizzazione e la procedura in materia di tutele e curatele, del 29 novembre 2000, pubblicato nel Bollettino ufficiale del 5 dicembre 2000, pag. 367 segg.
  8. Jonas SCHWEIGHAUSER, op. cit., n. 4 e 9 ad art. 147; Cfr. l'art. 35 del Regolamento d'applicazione del 29 novembre 2000.
  9. Dieter FREIBURGHAUS, in: RDT 1999 pag. 147.
  10. Art. 43 Legge sull'organizzazione e la procedura in materia di tutele e curatele.
  11. Art. 42 Legge sull'organizzazione e la procedura in materia di tutele e curatele.
  12. Art. 10 del Regolamento di applicazione.
  13. Art. 44 Legge sull'organizzazione e la procedura in materia di tutele e curatele.
  14. Art. 47 Legge sull'organizzazione e la procedura in materia di tutele e curatele.
  15. Art. 48 Legge sull'organizzazione e la procedura in materia di tutele e curatele.
  16. Art. 424a CPC.
  17. Art. 424a cpv. 3 CPC.
  18. SUTTER/FREIBURGHAUS, Kommentar zum neuen Scheidungsrecht, Zurigo 1999, n. 56 ad art. 146/147 CC.
  19. Guldener, Schweizerisches Zivilprozessrecht, Zurigo 1979, pag. 136.
  20. DANIEL STECK, Die Vertretung des Kindes im Prozess der Eltern, in: AJP/PJA 1999, pag. 1561.
  21. WERRO, op. cit., n. 800, pag. 173; STECK, op. cit., pag. 1562.
  22. MANAÏ, op. cit., pag. 118.
  23. SUTTER/FREIBURGHAUS, op. cit., n. 35 ad art. 146/147 CC.
  24. Messaggio, n. 234.104.2.
  25. SUTTER/FREIBURGHAUS, op. cit., n. 36 ad art. 146/147 CC; Jonas SCHWEIGHAUSER, op. cit., n. 36 ad art. 147 CC.
  26. Jonas SCHWEIGHAUSER, op. cit., n. 37 ad art. 147 CC.
  27. Cfr. tra gli altri STECK, pag. 1562; ALEXANDRA RUMO-JUNGO, Die Anhörung des Kindes, in: AJP/PJA 1999 pag. 1583-1584; SUTTER/FREIBURGHAUS, op. cit., n. 26 ad art. 144 CC.
  28. REUSSER, n. 4.93.
  29. STECK, op. cit., pag. 1562.
  30. MANAÏ, op. cit., pag. 118.
  31. REUSSER, OP. CIT., n. 4.100; JONAS SCHWEIGHAUSER, op. cit., n. 23 ad art. 147 CC.
  32. WERRO, Concubinage, mariage et démariage, Berna 2000, n. 789 pag. 171.
  33. SCHNYDER/MURER, Berner Kommentar, n. 102 e 119 segg. ad art. 360 CC; Cfr. art. 12 Legge sull'organizzazione e la procedura in materia di tutele.
  34. GALLI-WIDMER, La repésentation de l'enfant dans la procédure de divorce, in: RDT 1999 pag. 227.
  35. WERRO, op. cit., n. 800 pag. 173; STECK, pag. 1562.
  36. JONAS SCHWEIGHAUSER, op. cit., n. 8 ad art. 146 CC.
  37. SUTTER/FREIBURGHAUS, op. cit., n. 54 ad art. 146/147 CC.
  38. STECK, op. cit., pag. 1562; JONAS SCHWEIGHAUSER, op. cit., n. 19 ad art. 147 CC.
  39. STECK, op. cit., pag. 1562; JONAS SCHWEIGHAUSER, op. cit., n. 20 ad art. 147 CC.
  40. STECK, op. cit., pag. 1563; JONAS SCHWEIGHAUSER, op. cit., n. 18 ad art. 147 CC.
  41. WERRO, op. cit., 800 pag. 173.
  42. SUTTER/FREIBURGHAUS, op. cit., n. 50 ad art. 146/147.
  43. JONAS SCHWEIGHAUSER, op. cit., n. 21 ad art. 147 CC; STECK, op. cit., pag. 1562.
  44. SUTTER/FREIBURGHAUS, op. cit., n. 57 ad art. 146/147 CC.
  45. MICHELI, Le rôle du curateur de l'enfant dans le divorce de ses parents, in: FamPra.ch 2000 pag. 660.
  46. Jonas SCHWEIGHAUSER, n. 14 ad art. 146.
  47. Jonas SCHWEIGHAUSER, n. 13 ad art. 146; Dieter FREIBURGHAUS, Auswirkungen der Scheidungsrechtsrevision auf die Kinderbelange und die vormundschaftlichen Organe, in: Rivista di diritto tutelare (RDT) 1999 pag. 145 in fine.
  48. SUTTER/FREIBURGHAUS, op. cit., n. 48 ad art. 146/147 CC; Jonas SCHWEIGHAUSER, op. cit., n. 12 ad art. 147 CC; WERRO, Concubinage, mariage et démariage, Berna 2000, op. cit., n. 799 pag. 173; STECK, op. cit., pag. 1562.
  49. MICHELI, op. cit., pag. 662.
  50. STECK, op. cit., pag. 1562.
  51. Cfr. art. 301 cpv. 2 CC.
  52. SUTTER/FREIBURGHAUS, op. cit., n. 53 ad art. 146/147, pag. 596.
  53. Jonas SCHWEIGHAUSER, op. cit., n. 14 ad art. 147 CC.
  54. Jonas SCHWEIGHAUSER, op. cit., n. 8 ad art. 147.
  55. SUTTER/FREIBURGHAUS, op. cit., n. 49 ad art. 146/147.
  56. Jonas SCHWEIGHAUSER, op. cit., n. 15 ad art. 147 CC:
  57. MICHELI, op. cit., pag. 661
  58. Jonas SCHWEIGHAUSER, op. cit., n. 16 ad art. 147 CC; STECK, op. cit., pag. 1562.
  59. Jonas SCHWEIGHAUSER, op. cit., n. 13 ad art. 147 CC.
  60. Jonas SCHWEIGHAUSER, op. cit., n. 10 ad art. 147 CC.
  61. STECK, op. cit., pag. 1562.
  62. STECK, op. cit., pag. 1565; Jonas SCHWEIGHAUSER, op. cit., n. 41 ad art. 147 CC.
  63. Jonas SCHWEIGHAUSER, op. cit., n. 42 ad art. 147 CC.
  64. Jonas SCHWEIGHAUSER, op. cit., n. 42 ad art. 147 CC.
  65. Jonas SCHWEIGHAUSER, op. cit., n. 43 ad art. 147 CC.
  66. STECK, op. cit., pag. 1563.
  67. SUTTER/FREIBURGHAUS, , op. cit., n. 43 ad art. 146/147 CC.
  68. SUTTER/FREIBURGHAUS, , op. cit., n. 44 ad art. 146/147 CC.
  69. REUSSER, Vom alten zum neuem Scheidungsrecht, Berna 1999, n. 4.97.
  70. Cfr. art. 16 cpv. 3 e 4 del Regolamento d'applicazione.
  71. SUTTER/FREIBURGHAUS, op. cit., n. 59 e 63 ad art. 147 CC.
  72. Art. 49 Legge sull'organizzazione e la procedura in materia di tutele e curatele, art. 16, 17 e 18 del Regolamento di applicazione.
  73. Art. 18 del Regolalamento di applicazione.
  74. SUTTER/FREIBURGHAUS, op. cit., n. 61 ad art. 147, pag. 599; Jonas SCHWEIGHAUSER, op. cit., n. 40 ad art. 147.
  75. Jonas SCHWEIGHAUSER, op. cit., n. 52 ad art. 147 CC.
  76. L'avvocato che ha svolto mansioni di curatore non può rivolgersi al Consiglio di moderazione per far tassare la sua nota d'onorario, cfr. Bollettino dell'ordine degli avvocati n. 9 pag. 24.
  77. Art. 24 del Regolamento di applicazione.
  78. Art. 451 CC.
  79. Art. 453 CC.
  80. Art. 454 cpv. 1 CC.