L'ascolto del bambino nella procedura di divorzio

Autore: 
Maria Silva Ceppi, mediatrice familiare
Pubblicazione: 
Forum Mediation 12/2001

Base legale

Il legislatore ha scelto con l'art. 144 cpv. 2 nCC l'obbligatorietà dell'ascolto del minore a meno che la sua età o altri motivi vi si oppongano. L'ascolto ha quindi un doppio carattere. D'una parte si tratta di un diritto del minore, d'altra parte di un obbligo del Tribunale. Lo scopo dell'ascolto é di fare chiarezza sugli interessi, desideri e bisogni del figlio nonché sulle relazioni genitori-figli. L'ascolto ha quindi come scopo di trovare la migliore soluzione accettata da tutti gli interessati (genitori-figli) concernente la regolamentazione delle relazioni genitori-figli dopo la separazione o il divorzio. L'art. 144 cpv. 1 nCC ordina inoltre l'ascolto dei genitori prima di prendere disposizioni riguardo ai figli. L'art 144 nCC non è altro che una concretizzazione dell'art. 12 della convenzione ONU sui diritti dei bambini del 20 novembre 1989 ed è applicabile in tutti i contesti che riguardano il minore.

Contesto dell'ascolto

L'ascolto del bambino nella procedura di divorzio è un aspetto molto delicato del nuovo diritto di famiglia e come tale va inserito in un contesto chiaro e rispettoso della realtà psicologica del bambino/adolescente.

Ascoltare il minore significa mettersi all'ascolto dei suoi reali bisogni e desideri. È un diritto umano essere "soggetto" in qualsiasi procedura e il diritto di essere ascoltato permette di accettare anche meglio le decisioni che vengono prese. I minori vanno considerati come dei soggetti e non oggetti in quanto sono i maggiori esperti in ciò che li concerne. Sta a noi costruire una cultura in cui tutti possano esprimersi e il ruolo di chi ascolta il minore è proprio quello di aiutarlo ad esprimersi.

Per i figli il divorzio risulta essere tra le esperienze più traumatiche che sono costretti a vivere. Per i figli in generale il desiderio di riconciliazione è sempre presente in quanto i genitori sono visti come unità : per loro il divorzio è l'inizio del problema, per i genitori la soluzione del problema. Per ascoltare il minore bisogna mettere in atto una strategia in funzione della sua età, della sua vulnerabilità e del suo contesto quotidiano. Per poter cogliere ciò che sta vivendo il minore è importante mettersi al suo ascolto e per poter accedere al suo mondo interiore bisogna rispettare il suo linguaggio, il suo ritmo, i suoi valori e le sue paure.

Se noi come adulti imponiamo un contesto, un ritmo uno stile o un linguaggio ci allontaniamo dal suo mondo interiore: per poter accedere ai suoi reali bisogni e desideri dobbiamo rispettare la sua realtà psicologica.
E importante per l'adulto fare attenzione a non proiettare sul bambino il proprio modo di sentire. E proprio partendo da questo principio, si ritiene che il giudice necessiti di una formazione particolare qualora vorrà assumere il compito dell'ascolto personalmente. La sola esperienza professionale non è sufficiente per svolgere questo delicato compito.

L'età di 12 anni (teoria cognitiva dello sviluppo del bambino di Piaget) può essere considerata l'età giusta per poter essere ascoltato dal giudice, prima è meglio lasciare agli specialisti questo compito, in quanto solo uno specialista può essere capace di mediare la parola del bambino. Il problema non sta tanto nella domanda da porre quanto nell'interpretazione della parola. Gli specialisti possono valorizzare certe informazioni, certi messaggi del bambino che vanno interpretati nel modo giusto per poi affrontare i genitori e saper dare loro le informazioni che sono emerse, in modo adeguato.

Essendo la realtà del bambino/adolescente una realtà complessa è necessaria la presenza di uno specialista sensibile alle differenze individuali che rendono ogni bambino/adolescente unico nel suo contesto. In ogni modo è importante che sia una persona competente nelle relazioni umane ad affrontare questo delicato momento in quanto il modello di comunicazione deve essere adeguato alla realtà psicologica del bambino/adolescente. È importante sottolineare che l'ascolto del bambino/adolescente non equivale a fargli portare il "peso" di una decisione, quindi, a mio parere, è altrettanto importante inserire l'ascolto del bambino nel suo contesto famigliare di "figlio". Spesso durante la procedura di divorzio i genitori hanno la tendenza a dimenticare i reali bisogni del bambino nel loro nuovo assetto familiare, troppo presi dai loro conflitti personali. Intorno all'ascolto del bambino ci sono stati numerosi interrogativi quali:

  • "Sono spesso troppo giovani per capire"
  • "Non hanno gli strumenti necessari per capire i pro e i contro di determinate decisioni"
  • "Con i bambini il reale e l'immaginario si confondono"
  • "E importante non confondere i desideri dei bambini con i loro interessi"

A mio avviso l'ascolto del bambino/adolescente richiede la necessità di non essere scisso dall'ascolto di entrambi i genitori, bensì di essere inserito in un processo decisionale che li vede coinvolti insieme. Riprendere gli aspetti riguardanti le relazioni parentali in un lavoro mediativo che coinvolge in prima persona i genitori, permette di inserire l'ascolto dei figli in un contesto più adeguato dove il figlio viene a far parte di un processo di cambiamento insieme ai suoi genitori non più dietro le quinte, ma in qualità di attore protagonista. La sua parola ha un valore diverso se inserita in un contesto dove sa di potersi esprimere non per decidere, ma per permettere ai genitori di decidere tenendo conto dei suoi bisogni ed interessi.

Nella pratica si è più volte visto che gli incontri avuti con i figli hanno permesso alla coppia che si separa di rivedere il loro ruolo genitoriale, riuscendo a mettere da parte i loro conflitti personali. La Dolto a proposito del divorzio ha detto che è "una storia d'amore che finisce ed una storia di veri genitori che nasce" e l'ascolto del bambino con i suoi bisogni e desideri va proprio inserito in questo contesto di nuove relazioni che nascono.

Per attuare un simile progetto è necessario che lo specialista che si occupa dell'ascolto del bambino abbia una formazione che prevede:

  • competenze nel campo delle relazioni umane
  • una sensibilizzazione alla mediazione familiare
  • conoscenze sulle tecniche dell'ascolto
  • sensibilizzazione sulle questioni giuridiche
  • disponibilità ad una regolare supervisione

Al termine della procedura saranno i genitori a riportare al Giudice i loro accordi riguardanti le relazioni con i figli e lo specialista invierà una semplice dichiarazione in cui, dopo aver ascoltato il figlio/i, confermerà o meno gli accordi presi dai genitori. Questo aspetto è molto importante in quanto l'ascolto del bambino/adolescente si distanzia dalla pratica peritale che, come tale, prevede un rapporto dettagliato. Qualora dovessero evidenziarsi aspetti che prevedono l'intervento di altri specialisti sarà chi si occupa dell'ascolto che sensibilizzerà i genitori ad affrontare tale problema. Qualora ciò non fosse possibile, renderà attento il giudice su tale necessità.

La parola del bambino ha un valore diverso se inserita in un contesto dove sa di potersi esprimere non per decidere, ma per permettere ai genitori di decidere tenendo conto dei suoi bisogni ed interessi. I genitori grazie all'ascolto riescono a mettere da parte i loro conflitti e riprendono in mano il loro ruolo genitoriale, di padre e madre. È importante incontrare prima i genitori, per conoscere la dinamica delle relazioni all'interno della famiglia, le regole all'interno del nucleo familiare e come i genitori comunicano con i figli perché la famiglia continua ad esistere anche dopo il divorzio. L'ascolto del bambino/adolescente serve a presentare in seguito ai genitori i suoi reali bisogni di figlio. L'ascolto reciproco stimola a trovare accordi adeguati, lavorando sul concetto del buon genitore e sulla trasformazione della famiglia.

Il bambino deve poter sentire di non tradire i genitori, è suo diritto poter stare con entrambi i genitori senza sentirsi in colpa. Ascoltare un bambino è diverso da essere all'ascolto del bambino. Partendo dal principio che il divorzio rappresenta una trasformazione della famiglia non bisogna separare il bambino dalla famiglia e l'interesse del bambino è anche interesse della famiglia. L'ascolto aiuta il processo di trasformazione della famiglia e la dichiarazione finale è il risultato di questo processo di trasformazione, non un'analisi, ma una semplice descrizione.

Esperienza personale

In questo ultimi due anni ho avuto occasione di ascoltare molti bambini sia all'interno di un processo di mediazione familiare, sia per mandato della pretura. All'inizio la mia posizione era abbastanza ambivalente, di fronte alla vulnerabilità del bambino temevo che ascoltarlo in una procedura di separazione/divorzio potesse accentuare la sua sofferenza e strumentalizzare la sua posizione di figlio. Ora a distanza di quasi anni e con all'attivo un centinaio di bambini ascoltati, posso dire che è un'esperienza non solo molto ricca ma anche coinvolgente, in cui le dinamiche familiari possono essere aiutate nella loro trasformazione.

Ho visto bambini esprimersi a proposito del loro posto in famiglia o dei loro nuovi desideri con una carica di fiducia e con un tale desiderio di essere ascoltati che non avrei mai immaginato. Se si riesce ad instaurare attraverso il gioco o il dialogo il giusto clima di fiducia, si riesce a permettere loro non solo di esprimersi ma anche di elaborare la trasformazione che è in atto nella loro famiglia. Domande che non osano porre, desideri che non osano esprimere, lacrime che non osano piangere, aggressività spesso mal gestita, sono tutti sentimenti che fanno parte del loro bagaglio e che finalmente hanno un luogo dove essere espressi. Ho incontrato genitori agguerriti nei loro diritti, chiusi uno contro l'altro sciogliersi di fronte ai desideri dei loro figli, ho ascoltato genitori dirmi che grazie a questa opportunità hanno realmente capito cosa stava loro succedendo, ho incontrato genitori tra le lacrime riconoscersi come tali di fronte a semplici richieste dei loro figli.

Ormai la frase dilagante sempre presente in ogni procedura d'ascolto è: non voglio più sentirvi litigare, non voglio sentire il papà parlare male della mamma, non voglio sentire la mamma parlare male del papà e il tutto equivale: voglio sentirmi libero di voler bene ad entrambi i genitori.

Devo dire che per me il processo di ascolto prevede varie tappe che riassumo in quattro momenti principali:

  • incontro con i genitori per conoscere la loro realtà familiare e per conoscere gli accordi concernenti i figli
  • incontro/i con i figli sia individualmente sia in gruppo qualora vi fossero due o più fratelli
  • incontro con i genitori per restituire loro il contenuto degli incontri con il / i figlio/i, contenuto peraltro deciso con i figli stessi. Questo incontro, qualora fosse necessario, permette anche di rivedere gli accordi
  • dichiarazione da trasmettere al giudice, dichiarazione di tipo descrittivo che riprende le decisioni dei genitori in merito ai loro rapporti con i figli e, qualora ci fosse disaccordo, trasmetto al giudice la descrizione degli incontri avuti per permettere poi al giudice di prendere disposizioni in merito.

Ultimamente ho incontrato due fratelli di 11 anni e 7anni, Paola e Marco, che mi hanno molto toccata per come sono riusciti a riassumere tramite il loro atteggiamento, le loro parole, le loro richieste tutto quello che è riassunto in questo breve articolo. Dopo aver instaurato con loro un clima di fiducia, i due fratelli hanno cominciato non solo a sentirsi a loro agio ma anche ad esprimere i loro sentimenti. Marco, il più piccolo, ha cominciato a parlarmi di un quaderno segreto che lui definisce il "quaderno dei sentimenti". È stato per me sufficiente per capire quanta voglia aveva di potersi esprimere e quanti segreti aveva dentro di sé da voler condividere.

Sia Paola che Marco hanno definito il divorzio "una cosa bella per i genitori perché così finiscono di litigare, ma brutta per noi figli perché ci separa i genitori". Marco ha espresso molto chiaramente che attualmente vive in modo molto ansioso perché quando esce da scuola, "ho paura di sbagliare casa e magari poi litigano per colpa mia", in lui è presente non solo la paura dell'abbandono, ma anche il senso di colpa di essere in qualche modo la causa dei litigi dei genitori. Dopo la prima seduta è riuscito a parlare dei suoi segreti chiedendo alla sorella di rimanere solo con me. Ha espresso il desiderio di avere un po' più di attenzioni da parte dei suoi genitori perché ora sono talmente presi dai loro litigi che si dimenticano di lui e "quando torno a casa urlo forte " sono qua " ma spesso non mi rispondono e io ho paura che siano partiti tutti lasciandomi solo". È evidente in lui la paura dell'abbandono e la possibilità di poterlo esprimere gli ha permesso di liberarsi di un grande fardello. Marco non solo mi ha chiesto di parlarne con i genitori ma ha avuto un luogo dove elaborare le sue paure ed una storia che, per quanto chiara fosse per i genitori, non lo era per lui. La sorella Paola, di qualche anno maggiore, ha espresso in modo molto emozionante la nostalgia dei tempi "in cui eravamo tutti felici" e il suo maggiore desiderio è stato quello di riferire ai genitori di poter essere ancora insieme ogni tanto ma soprattutto a Natale : il desiderio di riconciliazione è ancora molto presente in lei. Paola esprimendo le sue paure e i suoi desideri, ha potuto elaborare con me la nuova realtà familiare e rendersi conto che il divorzio dei genitori non è la fine della famiglia. L'incontro avvenuto dopo con i genitori di Paola e Marco è stato un momento non solo importante ed emozionante per la loro storia familiare, ma è stata l'occasione per loro stessi di esprimere le loro ansie e le loro paure rispetto ai due bambini.

Insieme abbiamo potuto riprendere gli accordi che avevano preso e fare in modo che potessero rispecchiare anche i desideri di Paola e Marco. Tutto questo ha inoltre permesso l'inizio di un processo di trasformazione del rapporto di coppia che la fine della coniugalità non interrompeva ma che aveva bisogno di trovare un nuovo equilibrio come coppia genitoriale.

Quale specialista mi sento di dover suggerire l'importanza della delega dell'ascolto quando si tratta di bambini al di sotto dei 12 anni, mentre un giudice con una formazione adeguata, sensibilizzato ai problemi inerenti il minore in una procedura di divorzio può affrontare questo compito con bambini di età superiore ai 12 anni. In ogni caso é comunque necessaria una regolare supervisione o intervisione tra coloro che si occupano dell'ascolto, in quanto è un aspetto molto delicato della procedura che va affrontato con la dovuta cautela e professionalità.