Il divorzio e il rispetto dei bisogni dei figli

Autore: 
Avv. Carlo Verda, mediatore familiare
Pubblicazione: 
www.divorzio.ch

Introduzione

Prendere in considerazione il figlio nel quadro della separazione dei suoi genitori, significa prendere in considerazione i suoi bisogni, i suoi ritmi, i suoi riti e poter uscire dal ritmo troppo generalizzato di un fine settimana su due, per definire un ritmo che gli sia personalizzato, adatto alla sua età, alla sua costruzione di identità. Al tempo contato di uno o dell'altro genitore si deve sostituire la nozione, essenziale, del rispetto dei bisogni del figlio (cfr. Jocelyne Dahan-Evangeline De Schonen-Desarnauts "Se séparer sans se déchirer" Ed. Robert Laffont-Réponses pag. 85).

In questi ultimi anni si sono moltiplicati i discorsi che incitano a prendere in considerazione la parola del bambino. Nella recente modifica del diritto del divorzio in Svizzera, a partire dal 2 gennaio 2001 è stato formalizzato l'ascolto dei figli, al punto da renderlo obbligatorio, da parte di persone formate a questo scopo.
La giurisprudenza ritiene che un bimbo di otto anni possa essere sentito da persona competente. Su questo punto la prima autrice del testo sopra citato ci avverte:

"Dobbiamo essere molto vigilanti per quanto riguarda l'utilizzo della parola del figlio, essa deve essere posta nel suo contesto, in rapporto alle varie tappe del suo sviluppo. Rendendo la sua parola "ufficiale" la si fissa in un realtà. Il mediatore deve, a volte, far capire ai genitori che, come in tutte le famiglie, il figlio può voler dire con il suo comportamento all'uno o all'altro dei genitori: "Ti metto da parte per il momento ma... ritornerò, lasciami la tua porta aperta!"


Quali sono i problemi per i bambini coinvolti in una separazione?

Ho scelto questo tema perché sono rimasto molto impressionato dal libro di Jocelyne Dahan ed Evangeline De Desarnauts, già citato sopra. Leggendo il loro testo risulta estremamente chiara l'importanza, al momento della separazione dei coniugi, che i figli ricevano una parola, congiunta, dal padre e dalla madre, destinata a spiegare loro che essi non hanno alcuna responsabilità nella separazione e che le scelte e le responsabilità della stessa sono nell'esclusivo campo degli adulti. Quanti sensi di colpa inutili ed infondati hanno potuto svilupparsi tra i figli, in assenza di una parola di spiegazione, di tranquillizzazione : il padre e la madre si separano ma loro, i figli, non c'entrano nulla e non perderanno né l'uno né l'altra. Tutti i bambini sono profondamente turbati dalla separazione iniziale. I maschi tendono ad essere più infelici delle femmine. Non c'è nessun sollievo dalla separazione per i bambini, ad eccezione di quelli che subiscono violenza dai genitori.

Per meglio capire le reazioni é necessario esplorare più approfonditamente le differenze che intercorrono tra i figli sulla base dell'età e del sesso. Due psicologi americani, Judith Wallerstein et Joan Kelly, dimostrano in uno studio che non è tanto il divorzio in quanto tale che comporta difficoltà per i bambini, ma piuttosto il modo in cui si svolge. Gli autori citati hanno identificato, per ogni età specifica, dei comportamenti specifici che vengono articolati in funzione della esperienza concreta e messi in relazione con le tappe di sviluppo psico-affettivo dei figli.

"E' proprio perché ogni età é differente, corrisponde a una tappa di sviluppo, a bisogni differenti, che é importante che ci si fermi ad ogni scalino al fine di salire, insieme, la scala della vita" (Jocelyne Dahan, op. cit . pag. 89 )

Ogni età dei figli rappresenta un grado di sviluppo e di esigenze diverse di cui i genitori debbono tener conto, nel momento della comunicazione della separazione.


Dalla nascita alla adolescenza


Dal poppante fino alla posizione eretta

La vita del neonato si organizza in funzione della madre. Si tratta di una vita fusionale con la madre, indispensabile. L'assenza, la fame, il dispiacere sono fonti di angoscia insopportabili. In questa età della vita, essere separati dalla madre può mettere in pericolo la salute psichica del neonato. Il padre entra nella vita del bambino attraverso la madre. La voce del padre é primordiale per fissare il posto del figlio in una famiglia. Il neonato percepisce una relazione di amore al di sopra di lui, molto importante. La madre gli parla del padre, e nello stesso tempo essa risponde al padre. Questi rende felice la madre, e si rivolge a lui, bambino, chiamandolo. Il figlio si struttura attorno a questo triangolo, il posto di ognuno é ben definito. Uscendo dolcemente dallo stato di fusione il bimbo e sua madre si decentrano l'uno dall'altra. Il bimbo comincia a guardare con curiosità al mondo. Moltiplicherà così le sue piccole esperienze per conoscere la realtà che lo circonda. Il bimbo ha però ancora molto bisogno del sostegno dell'adulto. L'assenza è vissuta meno come pericolo irrimediabile, ma per fortuna esiste "quel piccolo oggetto" che sia una bambola di stracci, una coperta o un "peluche". Strumento di riconforto nei momenti di solitudine, di paura, di insicurezza. L'oggetto deve rimanere il medesimo, con gli stessi colori, lo stesso odore : guai a lavarlo e ancor più a perderlo!

Il mestiere di genitore è un mestiere impossibile, diceva Freud. Ma anche quello del bambino non è veramente semplice (Jocelyne Dahan-Evangeline De Schonen-Desarnauts, op. cit., pag. 96). Il padre che parla a sua moglie, con questa voce grave, bassa, la guarda con amore: guarda sua moglie e la madre di suo figlio. Il padre entra nella vita del figlio attraverso la madre. La voce del padre é primordiale per instaurare il posto del figlio nella filiazione. È un balletto di amore quello percepito dal figlio, un balletto assai importante. Sua madre gli parla di quest'uomo che é suo padre, ed essa risponde nel medesimo tempo al padre.


Fra i due e i tre anni

E' la fase di avvenimenti importanti per il bambino: comincia ad alzarsi e a camminare. Scopre la sua autonomia e inoltre comincia ad entrare nel linguaggio e ad acquisire il controllo della pulizia. Camminare, parlare, acquistare il controllo della pulizia ecco le tre tappe più importanti sul suo cammino. Tutte queste nuove conquiste trasformeranno i modi di comunicazione del bambino con gli adulti. Da questo bambino sorgerà una persona che saprà stare in piedi, che si staccherà da sua madre per sollecitare altri adulti. Appare la nozione di alterità: l'altro non pensa come lui o non vuole le stesse cose che lui vuole, nel medesimo momento. Il processo di individualizzazione é in corso. Il bisogno di affermarsi di fronte agli adulti é sempre più forte, comincia una fase di opposizione e di differenziazione, caratterizzata da numerosi e ripetuti "NO". Il bambino é allora in una fase di esplorazione intensa. Il suo piacere é costituito dalla ricerca di attività varie: arrampicare, correre, accatastare, costruire, decostruire, verificare le esperienze, raccontare, ecc. Il bisogno di affermarsi di fronte agli adulti, diventa più forte. Si confronta con la realtà del mondo esterno e con la realtà, con le frustrazioni, limiti e proibizioni poste dall'adulto. Queste leggi, che bisogna spiegargli sono indispensabili per diventare grande e strutturarsi. Comincia ad apparire l'inizio di un linguaggio con la scoperta di parole che assumono un significato. Lentamente il bambino modifica il suo modo di comunicare: le parole sostituiscono il corpo a corpo. Si pone ad un certa distanza: é necessario per vedere la persona alla quale si rivolge. Le parole sono come passerelle, dal bambino alla madre, dalla madre al bambino. Invece di cercare l'oggetto desiderato e andare a prenderlo, in genere in modo più o meno violento il bambino diventa capace di chiedere l'oggetto nominandolo. Da neonato passivo come era, egli entra ora in una attività volontaria, che scandisce con dei "voglio, non voglio".

Un'altra conquista importante é quella della "pulizia ". Il bambino è maturo per il controllo degli sfinteri. Egli sente che qualcosa succede nel suo corpo: ora può trattenere o espellere secondo il suo piacere. Perché questa scoperta é realmente un piacere, per lui. Dal canto suo l'adulto vorrebbe insegnargli ad essere pulito. Il bambino vorrebbe decidere da quando e dove. Inoltre é inquieto e curioso di ciò che esce da lui, e che sparisce. L'adulto non dovrà avere troppa fretta di giungere ad una pulizia perfetta del bambino, limitandosi ad accompagnarlo al suo ritmo senza forzature. In sostanza questo bambino sta scoprendo che può farcela "da solo", ma che certe cose sono proibite perché é ancora piccolo, e che nello stesso tempo non è onnipotente: non può disporre di sua madre come vorrebbe, e neppure degli oggetti che egli vorrebbe. Tutto ciò gli crea un stato di frustrazione estremamente difficile. Si tratta di imparare le leggi della vita per diventare "grande". Inoltre il bambino é preso da una ambivalenza molto forte: da un lato vorrebbe restare bambino in contatto fisico con sua madre, e dall'altra desidera allontanarsi da lei per partire alla conquista del mondo.

E' importante per i genitori, spiegare al bambino il perché delle proibizioni, manifestandogli nel medesimo tempo la propria compassione e comprensione di fronte alle sue difficoltà per i limiti imposti. Certamente il bambino ha bisogno di sentire dai suoi genitori una certa fermezza nell'enunciare e mantenere le proibizioni. Non solo ne ha bisogno ma é necessario per lui che dopo la sua collera di fronte a delle proibizioni, diretta esclusivamente verso i genitori, egli possa ritrovarli "integralmente" e nell'amore, come prima della collera. Si tratta di accompagnare il bambino per aiutarlo a rinunciare alla sua onnipotenza ed a superare i suoi sentimenti di frustrazione.


Fra tre e sei anni

Il periodo tra i tre e i sei anni sarà un periodo essenziale di trasformazioni per il bambino. E' ancora un periodo di rinunce, per superare gli scalini e acquisire uno statuto da "grande". È il periodo dei primi passi alla scuola, con una vita sociale e affettiva intensa. Il bambino creerà legami all'esterno della famiglia, a scuola, e nelle sue diverse attività. la sua capacità di accedere ad un pensiero simbolico si allarga ogni giorno. Più gli si parla più il suo linguaggio si arricchisce. Imita la mimica degli adulti dimostrando grande capacità di rappresentazione, non sprovvista di senso dell'umorismo. Dopo questo periodo scoprirà la differenza sessuale tra bambino e bambina: il bambino ha il pene, la bambina no. "Come é strano, pensa il bambino, e se lo togliessero anche a me?". "E perché io non ce l' ho?- si chiede la bambina- E perché me l'hanno tolto?". Si verifica un senso di mancanza presso la bambina, ed una angoscia di perdita presso il bambino. In questo periodo di tempo nascono sentimenti amorosi del bambino per la propria madre, e nel contempo sentimenti di rivalità verso il padre. Viceversa la bambina vive sua madre come una intrusa, con sentimenti amorosi verso il padre. E' il periodo del complesso di Edipo. Si tratta di un vero triangolo relazionale sul quale i bambino costruirà e consoliderà più tardi la sua identità di futuro uomo e di futura donna. I genitori devono essere vigili per non far pesare sui figli le proprie nevrosi o rivendicazioni che potrebbero essere negative per la struttura psichica dei figli stessi.

Nell'enunciato della legge (si tratta qui della legge che vieta l'incesto) la bambina pensa: "Mio padre non é tutto mio, è il marito di mia mamma ed io non potrò mai essere sua moglie". E il bambino: "Mia madre non è tutta mia, é la moglie di mio padre , non potrò mai essere un marito per lei".

La trasmissione di questa legge non é un giuoco. Questa legge aiuta il bambino a strutturarsi ed a costituirsi come uomo o donna. Questa proibizione apre verso una promessa di vita, l'alterità. Evita la confusione tra amore coniugale e amore filiale. Si arriva alla soluzione dell'Edipo quando il bambino ha interiorizzato positivamente le immagini dei genitori e può identificarsi con fiducia nel genitore dello stesso sesso.


Dai sette ai tredici anni

Il bambino ha superato uno scalino importante. Inizia per lui un periodo meno passionale, chiamato "periodo di latenza". Egli rinuncia all'investimento affettivo verso sua padre o sua madre trasformando questo investimento in identificazione con il genitore dello stesso sesso, con interiorizzazione degli interdetti parentali. Si passa ad un periodo di apertura alle relazioni sociali: é importante la creazione di una rete di amicizie all'esterno della famiglia, investimento nelle attività intellettuali o manuali, attività diverse, sportive o artistiche. In breve il bambino sviluppa tutto il suo potenziale di creatività. La sua capacità di simbolizzare si consolida. Riflette, elabora, emette dei giudizi. È un periodo di calma affettiva in cui il bambino può prendere distanza dalla famiglia, investire in altri luoghi e in altri adulti, senza tuttavia escludere la propria cerchia ristretta. Tutto ciò che fa si svolge in modo meno passionale. In primo luogo si serve di tutte le capacità intellettuali.


L'adolescenza

Il passaggio della adolescenza é un passaggio difficile, caotico, che rimette in questione tutta la personalità. È l'uscita dall'infanzia e il passaggio allo stato di adulto. Si può dire che l'adolescenza riattiva i sentimenti provati nel corso del periodo edipico. Una crisi di identità molto profonda si instaura. È un periodo difficile e doloroso per tutti, figli e genitori. Le trasformazioni del corpo imbarazzano l'adolescente. Un corpo che cambia é difficile da investire, si sente straniero verso sé stesso.

Anche in questo periodo il ragazzo entra in una ricerca della sua identità, del suo posto, nella sua famiglia come nella società. Naviga in una insicurezza permanente, tra il bisogno di distaccarsi dai suoi genitori, di affermarsi, di opporsi a loro, e l'angoscia di distaccarsi dai suoi punti di riferimento di bambino, senza sapere cosa troverà "dall'altra parte". Bisognerà che impari a lasciare, a perdere, a fare il lutto di una situazione, per arrivare alla sua personalità di adulto, nella sua differenza sessuata. L'adolescente deve trovare una soluzione per arrivare a costruire un inizio di identità. Allora costruisce altrove. Si unisce ai suoi simili per stabilire un mondo differente dal suo mondo di infanzia, e differente pure dal mondo degli adulti. Appartiene a un gruppo sociale dove costruisce i suoi legami e le sue regole.

Autonomia e dipendenza: il va e vieni fra queste due posizioni provocherà una fragilità psichica, che lo rende spesso aggressivo. Il ruolo dei genitori é qui primordiale: necessita di grande disponibilità e di una grande presenza. Il loro figlio ha bisogno, più che in altri momenti, di un supporto affettivo solido.


La risonanza della separazione in funzione dell'età del bambino

Abbiamo dunque visto che ogni età presenta caratteristiche di sviluppo e di problematiche di cui è necessario tener conto da parte dei genitori in situazione di normalità di rapporti. In caso di conflitto, di rottura o di separazione tale principio, di per sé evidente , deve essere ancora maggiormente rispettato ed applicato.
Le conseguenze, nella vita psichica del bambino, di stati di crisi e di rottura varia molto in funzione della sua età, e della ampiezza del conflitto, e della sua espressione attraverso i suoi genitori. Esaminiamole, dunque, in funzione delle diverse età sopra descritte.


Per un neonato di qualche ora o di alcuni mesi

Nei periodi di crisi, i genitori stanno male, sono dunque meno disponibili verso il loro figlio neonato. Spesso la madre si richiude sul proprio figlio, soprattutto se la relazione con il padre non si é stabilita rapidamente alla nascita. Se l'angoscia depressiva della madre é troppo forte essa non riesce a chiarire né a controllare i suoi stati d'animo. Il neonato é ipersensibile alla psiche e ai cambiamenti dei suoi genitori. Quando uno dei garanti della sua vita in terra, della sua sicurezza, della sua coesione se ne va, allora ciò può trasformarsi in un vero e proprio caos per il neonato, se nessuna parola gli viene raccontata. Questa chiusura della madre verso il proprio figlio, può comportare una confusione di sentimenti e rischia di portare il bambino a mantenere nella sua struttura psichica, più tardi, una angoscia sproporzionata con la situazione di separazione. Dopo aver chiarito le proprie angosce, la madre può spiegare al bambino la situazione. In altri casi il bambino esprime la sua angoscia, in diversi modi, con il suo corpo: non vuole più dormire, rifiuta il cibo, piange in modo anormale, o esprime situazioni somatiche più o meno importanti. Può anche mostrare segni di depressione, nell'ambito di una reale angoscia di abbandono.

E' molto importante che i cambiamenti siano spiegati, soprattutto in caso di assenza della madre per evitare l'instaurarsi di somatismi. La parola della madre da significato all'assenza. Il bambino é in questo periodo della vita incapace di sopportare incognite, di sperimentare una troppo lunga assenza della madre. Se non può vedere suo padre in modo regolare é necessario che la madre parli di lui al bambino, evocandolo e mettendo da parte i suoi risentimenti.

È preferibile, in casi di rottura a questo momento della vita, organizzare i ritmi del bambino molto dolcemente, cioè rispettare le sue possibilità di integrare i cambiamenti di ritmo e di tenerlo in un luogo conosciuto dal lui. Ad esempio con visite ad orari di visita regolari e in luoghi identici. È dunque essenziale accompagnare il bambino in questi cambiamenti con parole che spieghino cosa succede per lui, per recuperare coesione e fiducia verso i genitori.


Per un bambino tra due e tre anni

È un periodo delicato per un bambino di quella età. Sta vivendo lui stesso grandi trasformazioni: camminare, la conquista della "pulizia", l'accesso al linguaggio. Vorrebbe controllare tutto ma non controlla niente. Naturalmente non può comprendere né integrare una situazione di separazione che riguarda le persone che egli ama di più al mondo. Di fatto si trova immediatamente in insicurezza. Vive l'assenza allo stadio bruto e lo fa esprimendo la sua angoscia tramite il suo corpo: manifestazioni di collera molto forti, pianti inconsolabili e incomprensibili, reazioni somatiche, "malattie" che si instaurano ...

In certi casi si osserva un vero e proprio arresto dello sviluppo , sia sul piano motorio che sul piano del linguaggio. I bambini possono persino regredire allo stato di neonato per manifestare il loro disaccordo, l'angoscia e attirare l'attenzione dei genitori su di loro. Se hanno già raggiunto la pulizia , rivogliono i pannolini e non vogliono più "andare sul vasetto". Anche in questi casi solo la parola dell'adulto può dare senso al bambino su ciò che succede nel suo corpo, nelle sue reazioni violente, e su ciò che avviene nella sua vita di bimbo, coinvolto in una problematica dolorosa di adulti.


Per un bambino fra tre e sei anni

Il bambino é in questa fase sempre più autonomo. Si costruisce dolcemente. Vive con le due persone che egli ama di più al mondo. D'un tratto lo si informa che non avrà più queste due persone insieme preso di lui. Comincia in lui un processo intenso dal punto di vista psichico: sente che qualcosa di grave sta succedendo, senza che egli possa rendersi conto del contenuto. Allora si aggrappa a dei punti da lui visibili nella sua vita quotidiana. Per esempio: "Potrò continuare ad andare a scuola? Vedrò ancora i miei compagni?". Queste domande riguarderanno dapprima una situazione ("Continuerò a fare questo?") o un oggetto o una persona fuori dalla famiglia ("Continuerò a vederla?").

Ha difficoltà a fare il punto sui sentimenti contrastanti che lo assalgono, sentendosi totalmente impotente davanti ad una situazione che non controlla. La sofferenza che sente attorno a lui é insopportabile tanto più che, dentro di sé , si sente responsabile di questa catastrofe, con un sentimento diffuso di aver agito male e di aver provocato qualcosa di irrimediabile: la separazione dai suoi genitori. In aggiunta a questo sentimento di colpa paralizzata, il bambino sente un sentimento di perdita così profondo che sprofonda in un vero e proprio "lutto".

Per ciò che riguarda il periodo complesso dell'Edipo, se il bambino é testimone auditivo o visuale del conflitto genitoriale, si troverà di fronte ad una problematica molto angosciante: nella sua attività fantasmatica il suo desiderio é che il genitore rivale sparisca. Ora le dispute tra i genitori confermano il suo desiderio. Si sente responsabile del conflitto ed é pervaso dal senso di colpa per aver avuto questo desiderio che può realizzarsi. Questi conflitti sono generatori di angoscia. Il bambino si ritrova in una solitudine terribile, impotente a porre domande. Troverà le sue difese nella fuga, nella distrazione, nel sonno, nelle situazioni di ripiego su di sé o di mutismo. In questo contesto i genitori devono parlare al loro figlio. Devono dirgli che le loro dispute non lo riguardano, che lui non é il soggetto interessato. Possono anche scusarsi della violenza, da lui percepita. Ad esempio: "Scusaci ! Siamo andati troppo lontano". Il figlio si sentirà sollevato e ritroverà la sua sicurezza. Sarà rassicurato nella sua identità e nella sua non colpevolezza: non sono i suoi sentimenti ad aver messo in pericolo la famiglia.

È importante continuare a confermare il bambino, durante la separazione, che non è per nulla responsabile della separazione dei suoi genitori, che non sarà mai abbandonato, e che tutti e due sono felici che lui ci sia. La vita deve essere organizzata nel miglior modo possibile, in modo che lui non perda né l'uno né l'altro. I genitori sono lì per assicurare il loro ruolo di protezione.


Il figlio da sette a tredici anni

Il figlio a sette anni é in pieno periodo di nutrimento intellettuale. Impara a nutrire il suo pensiero. Tutte queste nuove scoperte gli danno la capacità di ragionare, di trasformare in parole, di prendere la distanza. Accoglie l'annuncio della separazione con più filosofia di quando era piccolo, ma senza, tuttavia, sentire meno sofferenza. Ha acquisito il senso della alterità e mette in gioco un sistema di moralità che gli serve a giudicare ciò che é bene e ciò che è male. Sentirà bisogno in un primo tempo di prendere partito per l'uno o l'altro genitore. Alcuni assumeranno persino un atteggiamento di protezione "materna" verso il "coniuge abbandonato". Si prenderanno cura di tutto per alleviare la sua sofferenza. Non porranno mai domande imbarazzanti, circonderanno di affetto il coniuge abbandonato, non creeranno problemi, nessun pianto, nessuna collera, nessun accenno alla propria sofferenza personale, perfetto studente a scuola, una gentilezza al di sopra di ogni attesa! Si può parlare di figli terapeuti dei loro genitori. Spesso si sente dire di questi ragazzi: "Come sono responsabili, non hanno l'aria di soffrire!"

I genitori dovrebbero essere molto vigilanti di fronte a questi bambini adulti prima dell'età, che non si permettono di vivere la loro infanzia. Tutte queste sofferenze represse e messe da parte possono esplodere più tardi in modo corporale, attraverso malattie somatiche, o più gravemente tramite scompensazioni come anoressia, depressione, turbe della personalità.

Altri prenderanno partito e sosterranno il genitore detto "abbandonato". Potranno arrivare fino alla sua esclusione. E ciò soprattutto se il genitore abbandonato accentua la sua posizione di vittima, accusando l'assente di una colpa irreparabile. Il figlio è allora confrontato con un problema di lealtà. Chi può difendere? E chi può amare? Il figlio che vive con "l'abbandonato/a" si chiederà come si può mantenere la propria fiducia in qualcuno che é partito, e che per questo non lo ama sicuramente più. Si risponderà che è stato ignobile con la madre/ o con il padre e che l'ha fatta/o soffrire e che per ciò non lo può più amare.


L'adolescenza

L'adolescenza è sicuramente un periodo di paradossi. L'adolescente ha bisogno di allontanarsi , di conquistare indipendenza, e nello stesso momento ha bisogno di riconoscimento. Cerca l'appoggio dei suoi genitori ed una grande disponibilità da parte loro, pur rifiutandoli. Esiste un pericoloso e doloroso equilibrio da ricercare, da parte sua, tra l'amore e l'odio. I genitori dovranno assicurare, solidamente, in questo periodo la loro specificità di padre e madre. Le reazioni adolescenziali alla separazione dei genitori variano di caso in caso. Possono essere destabilizzati, stupiti, di fronte ai sentimenti di instabilità dei loro genitori. Mentre loro, gli adolescenti, stanno per affrontare la vita amorosa, constatano che i loro genitori, in nome della perdita dei loro sentimenti reciproci, possono mettere fine ad un equilibrio familiare o addirittura ricominciare una vita amorosa da zero. Alcuni si mettono su un piano di parità con i genitori e danno il proprio giudizio, prendendo la parola ed esprimendo il proprio dissenso. E' un periodo in cui vivono all'esterno del nucleo familiare, sentendosi appartenere a un gruppo sociale proprio, dove la solitudine si sovrappone e si mescola alla solidarietà. Se l'adolescente vive in una stato di fragilità al momento della separazione, può vivere una separazione come un vero e proprio abbandono. Può sentirsi valorizzato e vivere la partenza del padre come un segno di disinteresse e di disaffezione. Ancora una volta la parola deve avere il sopravvento. Si tratta per i genitori di rispondere in modo adeguato: secondo il modo in cui la madre parlerà del padre assente essa riuscirà o meno ad aiutare il proprio figlio ad integrare l'autorità paterna. La parola del padre è all'origine della identità dei suoi figli nel loro divenire donna e uomo. L'assenza paterna non deve trasformarsi in caos per l'adolescente.

Dalle esperienze constatate dalle due autrici emergono divorzi conflittuali che si sono svolti in assenza di parola ai figli. Spesso gli stessi esprimono il sentimento di delusione, per l'assenza di parole e per non aver saputo "la verità". In alcuni casi in rapporto alla mancanza di "parole" nasce la sofferenza per la mancanza di comunicazione fra i genitori. I figli, diventati grandi, raccontano queste sofferenze, dovute alla "necessità" di non nominare il proprio padre, che aveva lasciato la madre. Quindi i figli accettano di non nominare il padre per non mettere in pericolo l'amore della madre, con cui vivono. I figli si identificano con il genitore con cui vivono e con la sua parola. Assimilano i suoi sentimenti di angoscia, di solitudine e di aggressività. Soffocano dentro di loro la mancanza dell'altro senza chiedere nulla in più. Si impediscono ogni sentimento che potrebbe riavvicinarli al genitore assente. Per loro esiste solo il genitore sofferente: "Avevo sotto gli occhi la sofferenza materna, ero obbligata a condividerla, a consolare, a proteggere". In fondo questi figli si impediscono di sentire la mancanza e il bisogno di amore.

Ecco perché una separazione fatta pensando alle angosce, presenti e future, dei figli, può essere il primo passo di un cammino diverso, che non escluda nessuno dei genitori, pur ricercando la separazione, un atto di responsabilità verso i figli più piccoli ed indifesi.


Conclusioni

Il divorzio rimane certamente una fonte di grande sofferenza per coloro che ne sono i protagonisti. E però necessario pensare che tra i protagonisti vi sono anche i figli, specialmente nel momento della separazione, che essi da soli non riescono a capire, né a razionalizzare. Ecco quindi ancora una volta la necessità della parola, verso i propri figli, in modo adeguato al loro sviluppo, e la necessità di quella comunicazione, che permetta loro di capire che i genitori possono separarsi, riducendo i sensi di colpa, con un sorta di alleanza, che non permetterà di spezzare il filo della parola detta, e quello del legame insostituibile con entrambi i genitori.


Bibliografia

§ John M. Haynes e Isabella Buzzi "Introduzione alla mediazione familiare" - Giuffré Editore, 1996

§ Il coraggio di mediare - Contesti, teorie e pratiche di risoluzioni alternative delle controversie - a cura di Fulvio Scaparro - Ed. Guerini e associati, 2001

§ Françoise Dolto "Quando i genitori si separano" - Ed. Oscar Mondatori, 1995

§ Jocelyne Dahan - Evangeline De Schonen-Desarnauts "Se séparer sans se déchirer" - Réponse / Ed. Robert Laffont SA, Paris, 2000

§ Jocelyne Dahan "La médiation familiale" - Ed. Morisset, ottobre 1996

§ Autori vari IL DIVORZIO: aspetti giuridici e relazionali - Quaderni del centro di Documentazione - n. 1 - Ed. Associazione Centro Coppia e Famiglia, Mendrisio (TI), giugno 1996

§ Rimaniamo genitori -Rapporti tra genitori e figli durante e dopo la separazione - Ed. Pro juventute, Ed. 2001

§ Brigitte Spangenberg "Il vaso spezzato" Un mondo di fiabe per figli di genitori separati - Ed. Marietti 1820 - Ed. 2001

§ Daniele Scaglione - Paolo Vergnani "Manuale di sopravvivenza al conflitto" - Ed. 2000 Full Vision di Elena Bergamaschi e Isabella Sangiorgi s.n.c. - I. Ed. maggio 2000.