Sentenza I CCA 5.2.2004 11.2002.87

Pubblicazione: 
BOA N. 28, dicembre 2004

Cambiamento di nome - figlio minorenne di genitori non coniugati - legittimazione - conflitto di interessi del rappresentante legale - designazione di un curatore di rappresentanza - motivi gravi - art. 30 cpv. 1 CC, 306 cpv. 1, 392 n. 2 CC, 271 cpv. 3 CC

Un cambiamento di nome può essere chiesto solo dal diretto interessato. Il genitore rappresentante legale del figlio non è legittimato ad agire in suo nome, ma può presentare la richiesta per conto del figlio. Sulla richiesta hanno diritto di esprimersi le persone che portano lo stesso nome del richiedente e che hanno con quest'ultimo strette relazioni personali o economiche.
Il genitore può chiedere, per conto del figlio minorenne, che quest'ultimo assuma il proprio nome. Come rappresentante legale del figlio egli si trova in chiaro conflitto d'interessi e prima che l'autorità cambi nome al figlio è opportuno designare al minorenne un curatore di rappresentanza.
"Motivi gravi" ai sensi dell'art. 30 cpv. 1 CC ricorrono quando un figlio nato fuori dal matrimonio è posto sotto l'autorità parentale del padre e vive durevolmente con lui in comunione domestica. In tale ipotesi il figlio non è tenuto a dimostrare di essere vittima di pregiudizi seri e concreti.
Per il cambiamento di prenome vale invece la regola generale dell'art. 30 cpv. 1 CC e sono necessarie ragioni serie e fondate. Prima di autorizzare un cambiamento l'autorità deve procedere a una ponderazione d'interessi e sentire il figlio. Non costituisce un "motivo grave" il fatto che alla nascita del bambino la madre, cui competeva il diritto di scegliere il prenome, ha accettato la scelta compiuta dal personale dell'ospedale.