Sentenza I CCA 19.2.2004 11.2003.105

Pubblicazione: 
BOA N. 28, dicembre 2004

Misure di protezione dell'unione coniugale - convenzione stragiudiziale di mantenimento - modificazione - obbligo del coniuge inattivo di estendere l'attività lucrativa - fabbisogno: assicurazione complementare di malattia, mobili, debiti personali - art. 176 CC

I coniugi possono stipulare internamente convenzioni sui reciproci obblighi e diritti durante la loro separazione di fatto. Gli importi pattuiti possono essere oggetto di esecuzione forzata. In caso di liti sull'accordo, ogni coniuge può rivolgersi al giudice delle misure protettrici dell'unione coniugale, che deciderà tenendo conto delle circostanze poste alla base dell'accordo e dei mutamenti intervenuti nel frattempo, anche se non rilevanti o transitori.
Un coniuge separato da quattro anni, libero dalle cure e dall'educazione dei figli, deve di principio lavorare a tempo pieno. È verosimile che una donna di 53 anni, assente dal mondo del lavoro da 30 anni, con problemi di salute e senza formazione professionale aggiornata, ben difficilmente troverà un lavoro a tempo pieno che le consenta un reddito superiore a quello da lei ottenuto con diverse attività a tempo parziale. Non le si può rimproverare di non essersi mai iscritta ai ruoli della disoccupazione e di aver rinunciato a percepire indennità, da un lato perché le indennità di disoccupazione sono limitate nel tempo e dall'altro lato perché l'assicurazione contro la disoccupazione non è destinata a sgravare un coniuge dai propri obblighi di mantenimento.
In costanza di matrimonio i coniugi hanno diritto, di regola a un trattamento paritario anche sotto il profilo logistico. La rinuncia alle assicurazioni complementari di malattia non si giustifica quando la coppia non ha problemi economici, a maggior ragione quando l'interessato ha uno stato di salute relativamente fragile.
Il coniuge che rivendica un'indennità straordinaria per l'acquisto dei mobili necessari all'arredamento del suo nuovo alloggio deve rendere verosimile che l'altro coniuge ha rifiutato di dividere il contenuto dell'abitazione coniugale o che la divisione è a ogni modo impossibile. I debiti contratti unilateralmente da un coniuge non possono essere inseriti nel suo fabbisogno minimo.