Sentenza ICCA 12.8.2004 11.2003.113

Pubblicazione: 
BOA N. 28, dicembre 2004

Divorzio - liquidazione del regime matrimoniale - compenso tra beni propri e acquisti per investimenti negli immobili di un coniuge - commisurazione del contributo di mantenimento dopo un matrimonio di lunga durata - debito mantenimento e previdenza per la vecchiaia - art. 125 cpv. 1, 197 cpv. 2 n. 2 , 207 cpv. 2, 209 cpv. 3 CC

Il diritto al compenso (proporzionale) tra beni propri e acquisti di un coniuge presuppone un investimento a carico - rispettivamente a favore - di beni di pertinenza del medesimo coniuge. Gli investimenti eseguiti da un coniuge in un immobile appartenente a terzi non danno diritto a compenso. Per calcolare il diritto al compenso è necessario conoscere non solo l'importo del contributo di una massa patrimoniale all'altra, ma anche il valore del bene al momento dell'investimento e al momento della liquidazione del regime. Le opere di ristrutturazione eseguite personalmente da un coniuge per la massa dei beni propri (casa di vacanza ricevuta dai genitori) sono da considerare acquisti, con la conseguenza che la sua massa degli acquisti ha un credito verso la massa dei beni propri pari al valore del lavoro prestato. Il lavoro prestato da amici non è gratuito quando è stato retribuito con controprestazioni (vitto e denaro) e fonda esso pure un credito della massa degli acquisti nei confronti della massa dei beni propri (consid. 4).
Un matrimonio in cui la vita comune è durata 26 anni può essere definito di lunga durata. I coniugi hanno dunque il diritto di conservare per principio il tenore di vita avuto durante la comunione domestica. Dopo lo scioglimento del matrimonio il contributo di mantenimento non trova più il suo fondamento nell'art. 163 CC (principio della ripartizione a metà dell'eccedenza) ma nell'art. 125 CC (debito mantenimento). Se le risorse sono insufficienti a mantenere il tenore di vita precedente a causa dei costi causati dalle due economie domestiche separate, il creditore del contributo ha diritto a un tenore di vita analogo a quello del creditore (consid. 8f e 12).