32c Art. 134 cpv. 2, 286 cpv. 2 CC

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Estratto da Rivista ticinese di diritto I-2006, III. Diritto di famiglia

Modifica di sentenza di divorzio: contributo di mantenimento per i figli nati dal primo matrimonio nel caso in cui il debitore formi una nuova famiglia

Nel fabbisogno del debitore alimentare che si è sposato o risposato va inserito il minimo esistenziale che il diritto esecutivo prevede per le coppie (fr. 1550.– mensili) e non il minimo esistenziale per un debitore solo (fr. 1100.– mensili), il quale si applica solo al debitore che vive in comunione domestica con un figlio maggiorenne o in concubinato.
I CCA 8.9.2005 N. 11.2005.12 e 11.2005.90

6.  [...] a)  Il coniuge (o l’ex coniuge) non affidatario tenuto a versare contributi di mantenimento ha il diritto di conservare – per principio – l’equivalente del proprio fabbisogno minimo (DTF 127 III 70 consid. 2c con rinvii). Secondo la giurisprudenza di questa Camera, tale importo si calcola in base al minimo esistenziale del diritto esecutivo per un debitore che vive da solo (fr. 1100.– mensili: FU 2/2001 pag. 74), anche se poi vive in comunione domestica con un figlio maggiorenne o in concubinato con una terza persona (a titolo di esempio: FamPra.ch 1/2000 pag. 135). Il costo dell’alloggio, a sua volta, è commisurato a quello che andrebbe riconosciuto nelle circostanze concrete a un debitore solo. Lo scopo di tale prassi, definita «corretta e per nulla arbitraria» dal Tribunale federale (sentenza 5P.101/2001 del 30 aprile 2001, consid. 4 in principio), è di evitare che figli maggiorenni o concubini, i quali – salvo eccezioni (art. 328 CC) – di regola non hanno obblighi verso il debitore, siano chiamati indirettamente a sussidiare i figli minorenni di lui. Si vedesse riconoscere un fabbisogno minimo sufficiente solo per vivere insieme con un figlio maggiorenne o una persona concubina, il debitore dovrebbe far capo almeno indirettamente a questi ultimi per sostentare sé medesimo. D’altro lato la persona concubina e il figlio maggiorenne non possono accampare diritti – o diritti prevalenti – verso il debitore rispetto a quelli dell’(ex) coniuge o dei figli minorenni. Di conseguenza, né il reddito né il fabbisogno di figli maggiorenni o concubini vanno considerati per determinare la capacità contributiva di lui.

b)  In alcuni casi questa Camera ha invero applicato lo stesso principio anche a un coniuge (o a un ex coniuge) non affidatario, tenuto a versare contributi di mantenimento, che nel frattempo si era risposato (I CCA, sentenza inc. 11.1999.32 del 21 dicembre 2001, consid. 6; inc. 11.2000.125 del 10 aprile 2002, consid. 6; inc. 11.2002.81 del 29 ottobre 2002, consid. 7; inc. 11.2002.2 del 30 dicembre 2002, consid. 12c). Non giova tuttavia che si continui su quella via, dal momento che – diversamente dal figlio maggiorenne o dalla persona concubina – il nuovo coniuge è tenuto per legge ad assistere il debitore nell’adempimento dei propri obblighi contributivi verso l’ex coniuge e i figli nati prima del matrimonio (art. 278 cpv. 2 CC; consid. 2). In concreto l’appellante si è – appunto – risposato. La nuova moglie ha quindi doveri verso di lui e lui ha doveri verso la nuova moglie (art. 163 CC), i cui redditi e il cui fabbisogno minimo entrano in linea di conto. All’appellante e alla seconda moglie va dunque riconosciuto il minimo esistenziale che il diritto esecutivo prevede per coppie conviventi (fr. 1550.– mensili: FU 2/2001 pag. 74).

CC 1907      RS 210
Codice civile svizzero, del 10 dicembre 1907