4c Art. 176 cpv. 3, v137 cpv. 2 CC (art. 276 cpv. 1 CPC)

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Estratto da Rivista ticinese di diritto II-2013 (III. Diritto di famiglia)

Provvedimenti cautelari in pendenza di divorzio – contributi di mantenimento in favore dei figli nel caso in cui il reddito del debitore alimentare non sia sufficiente per finanziarli
In difetto di redditi sufficienti da parte dell’obbligato alimentare, il mantenimento dei figli può essere finanziato facendo capo alla sostanza. In tal caso entrambi i genitori devono attingere ai propri averi, per principio, nella medesima proporzione (soluzione, per quanto riguarda i figli, del problema lasciato aperto nella sentenza pubblicata in RtiD II-2007 pag. 671 n. 19c).
I CCA 9.4.2013 N. 11.2011.57

4.  Quando è chiamato a fissare contributi di mantenimento il giudice si fonda, per principio, sul reddito effettivo conseguito dai coniugi. Se i redditi effettivi non bastano per finanziare il fabbisogno della famiglia, egli può imputare all’uno o all’altro coniuge (o a entrambi) un reddito ipotetico, sempre che ciò sia possibile. Al reddito da attività lucrativa si aggiunge il reddito della sostanza. Se anche tale reddito non basta, il giudice può imputare al titolare della sostanza non debitamente messa a frutto un reddito ipotetico. Quando i redditi da attività lucrativa e della sostanza (effettivi o ipotetici) dei coniugi sono sufficienti per assicurare il fabbisogno della famiglia, pertanto, il giudice non considera – di regola – l’ammontare della sostanza. Quando invece il fabbisogno della famiglia non è coperto, egli tiene calcolo anche della sostanza, compresi i beni propri di ogni coniuge. In tal caso deve rispettare nondimeno la parità di trattamento, nel senso che non può imporre a un coniuge di far capo alla propria sostanza se non esige un sacrificio analogo anche dall’altro, salvo che quest’ultimo sia sprovvisto di sostanza (principi desunti dalla sentenza del TF 5A_687/2011 del 17 aprile 2012, consid. 5.1 con numerosi richiami di giurisprudenza, inclusa la sentenza pubblicata in DTF 129 III 9 menzionata dal Pretore).
[…]
7.  Nel caso in esame (…) i redditi dei coniugi non bastano per assicurare il fabbisogno in denaro dei figli. Dovendo i genitori attingere alla loro sostanza, non v’è motivo per cui essi contribuiscano durante il matrimonio in proporzioni diverse, tanto meno ove si pensi che in concreto le parti avevano ricevuto originariamente la medesima cifra (il ricavo della vendita dei noti fondi è stato diviso a metà). Una partecipazione disuguale al fabbisogno in denaro dei figli offenderebbe del resto il principio secondo cui, imponendosi a un coniuge di intaccare la propria sostanza, analogo sacrificio va preteso dall’altro (sopra, consid. 4). A maggior ragione durante il matrimonio, allorché i coniugi sono chiamati a sostentare i figli nella stessa misura. Certo, la moglie obietta di dover erodere la propria sostanza già per sovvenire al suo fabbisogno minimo, che il contributo alimentare di fr. 310.– versato dal marito non copre. Ciò non è una ragione tuttavia per giustificare una partecipazione impari dei genitori al mantenimento dei figli. Tutt’al più ci si potrebbe domandare se il marito non debba far capo alla propria sostanza anche per finanziare il contributo alimentare in favore della moglie. Ammesso e non concesso tuttavia che quanto vale per i figli valga per la moglie, l’appellante non ha chiesto un aumento del contributo alimentare per sé fissato dal Pretore il 29 dicembre 2009 a tutela dell’unione coniugale. La questione esula pertanto dai limiti dell’attuale giudizio.

CC 1907      RS 210
Codice civile svizzero, del 10 dicembre 1907