3c Art. 122 segg. CC

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Estratto da Rivista ticinese di diritto I-2014 (III. Diritto di famiglia)

Divorzio – divisione delle prestazioni d’uscita in materia di previdenza professionale
Prestazioni d’uscita acquisite presso istituti di previdenza esteri non possono essere suddivise dal giudice svizzero (consid. 6a).
La rinuncia di un coniuge al riparto di prestazioni d’uscita maturate dall’altro coniuge durante il matrimonio può avvenire solo in una convenzione sugli effetti del divorzio (consid. 6b).
Casi in cui il giudice può rifiutare la divisione di prestazioni d’uscita per manifesto abuso di diritto (consid. 6c).
I CCA 13.12.2012 N. 11.2011.182

6.  a)  Se un coniuge o ambedue i coniugi sono affiliati a un istituto di previdenza professionale e se non è sopraggiunto alcun caso di previdenza, ogni coniuge ha diritto alla metà della prestazione d’uscita dell’altro calcolata per la durata del matrimonio secondo le disposizioni della legge del 17 dicembre 1993 sul libero passaggio (art. 122 cpv. 1 CC). Dandosi crediti reciproci, si divide soltanto la differenza fra questi due crediti (art. 122 cpv. 2 CC). A tale principio è lecito derogare per convenzione, sempre che la previdenza in caso di vecchiaia e di invalidità sia garantita in altro modo (art. 123 cpv. 1 CC e 280 cpv. 3 CPC), oppure per manifesta iniquità del riparto paritario dal profilo della liquidazione del regime dei beni o della situazione economica dei coniugi dopo il divorzio (art. 123 cpv. 2 CC). Il giudice svizzero non può suddividere ad ogni modo prestazioni d’uscita acquisite presso istituti di previdenza esteri: in casi del genere può solo riconoscere all’altro coniuge un’«indennità adeguata» a mente dell’art. 124 cpv. 1 CC (BAUMANN/LAUTERBURG in: Schwenzer, FamKommentar Scheidung, Berna 2011, n. 14 ad art. 124 CC).


b)  Nel caso in esame il Pretore ha accertato che il marito ha rinunciato il 30 novembre 2009 al vicendevole riparto delle prestazioni d’uscita. In quella lettera egli dichiarava «di voler compensare la quota di Cassa pensione a mio favore con i debiti da me riconosciuti nei confronti di mia moglie (…). La quota Cassa pensione da me accumulata resta a mio favore». Se non che, un coniuge può rinunciare al vicendevole riparto delle prestazioni d’uscita unicamente in una convenzione sugli effetti del divorzio che preveda le relative modalità di esecuzione (art. 280 CPC). E il Pretore omologa un tale accordo solo dopo avere accertato che i coniugi lo hanno stipulato liberamente, dopo matura riflessione, e che lo stesso è chiaro, completo e non manifestamente inadeguato (art. 279 cpv. 1 e 280 cpv. 1 CPC: I CCA, sentenza inc. 11.2011.47 del 12 marzo 2012, consid. 4b). Una rinuncia al riparto delle prestazioni d’uscita intervenuto prima della causa di divorzio è nulla (FamPra.ch 2011 pag. 51; sentenza del Tribunale federale 5A_623/2007 del 4 febbraio 2008, in: FamPra.ch 2010 pag. 245). Nella fattispecie il Pretore si è fondato su una dichiarazione unilaterale rilasciata dal marito prima della causa di divorzio, che non può costituire una valida rinuncia secondo l’art. 280 cpv. 3 CPC. Su questo punto l’appello si rivela dunque provvisto di buon diritto.


c)  Giusta l’art. 123 cpv. 2 CC il giudice può rifiutare – in tutto o in parte – la divisione della prestazioni d’uscita acquisite dai coniugi presso i rispettivi istituti di previdenza ove un riparto appaia manifestamente iniquo dal profilo della liquidazione del regime dei beni oppure della situazione dei coniugi dopo il divorzio. La norma va applicata restrittivamente, il principio del riparto a metà non dovendo essere vanificato. Oltre che per manifesta iniquità, il giudice può rifiutare la suddivisione unicamente per manifesto abuso di diritto (art. 2 cpv. 2 CC), ipotesi da ravvisare anch’essa con grande riserbo (DTF 135 III 155 consid. 6.1 con rimandi). In concreto la liquidazione del regime dei beni non lascia trasparire elementi che facciano sembrare «manifestamente iniquo» un riparto delle prestazioni d’uscita maturate dei coniugi.
Contrariamente all’opinione dell’attrice, un presunto «atteggiamento tendente unicamente a procrastinare la data del divorzio» non basta per denotare abuso di diritto, come non basta per sostanziare estremi di abuso un’eventuale revoca del consenso al divorzio (RtiD I-2006 pag. 668 consid. 3), né la breve durata di un matrimonio oppure una notevole differenza d’età fra coniugi. La moglie invoca, per rifiutare il riparto della sua prestazione d’uscita, una sentenza riguardante un caso di coniugi che non avevano mai formato un’unità economica, ma erano sempre rimasti separati, ognuno provvedendo da sé alle proprie esigenze (ZR 101/2002 pag. 304 n. 95). Nemmeno l’interessata pretende tuttavia che con il marito essa sia vissuta in tal modo. Ciò posto, il dispositivo della sentenza impugnata con cui il Pretore ha deciso di non far luogo al vicendevole riparto delle prestazioni d’uscita non resiste alla critica. Va pertanto riformato.

 

CC 1907      RS 210
Codice civile svizzero, del 10 dicembre 1907