4c Art. 124 cpv. 1 CC; 5 cpv. 1 lett. b) LFLP

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Estratto da Rivista ticinese di diritto I-2014 (III. Diritto di famiglia)

Divorzio – «indennità adeguata» a un coniuge nel caso in cui l’altro coniuge abbia ottenuto pagamenti in contanti dal proprio istituto di previdenza durante il matrimonio
Pagamenti in contanti elargiti da un istituto di previdenza professionale a un proprio assicurato durante il matrimonio giustificano, per principio, un’«equa indennità» secondo l’art. 124 CC al coniuge di tale assicurato. In casi del genere non v’è più spazio per l’applicazione dell’art. 122 CC, nemmeno se, dopo avere ricevuto i pagamenti in contanti, l’assicurato ha continuato ad alimentare il suo «secondo pilastro» (consid. 10b a 10e).
I CCA 23.8.2012 N. 11.2009.194 (ricorso in materia civile respinto dal Tribunale federale con sentenza 5A_731/2012 del 23 luglio 2013)

10.  Il marito impugna la sentenza di divorzio anche per quel che è della previdenza professionale. Il Pretore ha accertato che il 13 agosto 2001 egli ha ottenuto dalla Fondazione di libero passaggio A la consegna dei propri averi pensionistici di fr. 402 733.–, da lui trasferiti il 21 dicembre 2001 nella misura di fr. 300 000.– a un’altra cassa pensione, avendo egli cominciato il 17 settembre 2001 a lavorare – come risulta dagli atti – come dipendente della X. SA, Zurigo. La differenza di fr. 102 733.– è stata da lui trattenuta. Nelle circostanze descritte il primo giudice ha disposto che alla moglie spetti la metà della prestazione d’uscita residua accumulata dal marito calcolata per la durata del matrimonio a norma dell’art. 122 cpv. 1 CC, più un’«indennità adeguata» giusta l’art. 124 cpv. 1 CC pari alla metà della somma trattenuta a suo tempo dal marito (fr. 51 366.50), le condizioni economiche della moglie e la disponibilità del marito giustificando simile elargizione.
[…] b)  L’appellante assevera che l’importo di fr. 102 733.– è stato da lui consumato per il fabbisogno della famiglia, in particolare durante l’anno circa che lo ha visto senza impiego (nel 2001, prima di essere assunto dalla X. SA e durante il quale egli ha dovuto pagare, per sole imposte, ben fr. 58 245.25. Non si giustifica perciò – egli prosegue – di condannarlo a versare metà dell’importo alla moglie.
L’art. 122 cpv. 1 CC stabilisce che qualora un coniuge o ambedue i coniugi siano affiliati a un istituto di previdenza professionale e non sia sopraggiunto alcun caso d’assicurazione, ogni coniuge ha diritto alla metà della prestazione d’uscita dell’altro calcolata per la durata del matrimonio secondo le disposizioni della legge federale sul libero passaggio. Se un caso di previdenza per uno dei coniugi o per entrambi è già intervenuto o se le pretese in materia di previdenza professionale acquisite durante il matrimonio non possono essere divise per altri motivi, l’art. 124 cpv. 1 CC conferisce al coniuge cui spetterebbe la metà della prestazione d’uscita il diritto a un’«indennità adeguata». La norma riguarda non solo il verificarsi di casi di previdenza, ma anche – secondo la lettera – altri eventi che ostino al riparto della prestazione d’uscita. Tra di essi si annoverano i pagamenti in contanti erogati da istituti di previdenza durante il matrimonio, segnatamente per consentire all’assicurato un’attività lucrativa indipendente non più soggetta alla previdenza professionale obbligatoria (art. 5 cpv. 1 lett. b LFLP). Poco importa che, una volta ricevuti tali pagamenti, l’assicurato abbia continuato ad alimentare il «secondo pilastro». Situazioni del genere giustificano, per principio, lo stanziamento di un’«indennità adeguata» al coniuge (DTF 127 III 437 consid. 2b con richiami).
c)  Nel regime ordinario della partecipazione agli acquisti i pagamenti in contanti elargiti durante il matrimonio da istituti di previdenza professionale si considerano acquisti del coniuge che li riceve (art. 197 cpv. 2 n. 2 CC), ma allo scioglimento del regime vanno ascritti ai beni propri di quel coniuge fino a concorrenza del valore capitalizzato della rendita cui quel coniuge avrebbe avuto diritto allo scioglimento del regime (art. 207 cpv. 2 CC; una norma analoga figura all’art. 237 CC per la comunione dei beni). Pagamenti in denaro non sogliono influire quindi sul calcolo dell’aumento, di modo che per la minor partecipazione alla mezza prestazione d’uscita dell’assicurato può essere attribuita al coniuge di lui solo un’«indennità adeguata» giusta l’art. 124 cpv. 1 CC (DTF 127 III 437 consid. 2b con richiami). Per sapere a quanto ammonti tale indennità occorre dipartirsi dal principio secondo cui tutte le prestazioni acquisite dai coniugi in costanza di matrimonio vanno suddivise a metà, prendendo in considerazione tutti gli elementi che caratterizzano la situazione economica di entrambi, a cominciare dalle rispettive esigenze previdenziali. A tal fine si procede in due fasi: prima si calcola l’ammontare della prestazione d’uscita al momento del divorzio, rispettivamente al momento in cui è sopraggiunta l’impossibilità di dividerla, e in seguito si adatta tale ammontare alle concrete esigenze previdenziali delle parti (DTF 129 III 488 consid. 3.4.1 con rinvii).
Ciò premesso, ove sia dovuta un’«indennità adeguata» secondo l’art. 124 cpv. 1 CC, essa sostituisce – contrariamente a quanto si evince dalla sentenza impugnata – la prestazione d’uscita dell’art. 122 cpv. 1 CC. L’art. 122 e l’art. 124 CC, in altri termini, non si applicano parallelamente (DTF 129 III 485 consid. 3.2.3, 127 III 437 consid. 2b), poiché l’«indennità adeguata» dell’art. 124 cpv. 1 CC comprende già un’eventuale partecipazione alla prestazione d’uscita dell’altro coniuge (art. 22b cpv. 1 LFLP: «Nel caso in cui sia versata a uno dei coniugi un’indennità adeguata ai sensi dell’art. 124 CC, la sentenza di divorzio può prescrivere che una parte della prestazione d’uscita sia imputata sulla medesima»). Trattandosi di un’«indennità adeguata» secondo l’art. 124 cpv. 1 CC e non di un mero riparto della prestazione d’uscita secondo l’art. 122 cpv. 1 CC, inoltre, la causa non va rimessa al giudice competente secondo la legge federale sul libero passaggio (art. 142 cpv. 2 vCC, art. 281 cpv. 3 CPC). Tutt’al più quel giudice può essere incaricato di eseguire il riparto a norma dell’art. 22b cpv. 1 LFLP nel quadro della prestazione d’uscita decisa dal giudice del divorzio a norma dell’art. 124 cpv. 1 CC, sempre che l’attuabilità della soluzione prevista sia confermata dall’istituto di previdenza (DTF 136 V 229 consid. 5.4, richiamato anche in DTF 137 III 51 consid. 2), ma ciò non deve avvenire prima che il dispositivo sull’«indennità adeguata» dell’art. 124 cpv. 1 CC abbia acquisito carattere definitivo.
d)  Nella fattispecie l’appellante ha pacificamente maturato una prestazione d’uscita presso l’istituto di previdenza B, cui è affiliato dal 1° dicembre 2002, la quale ha confermato la divisibilità della prestazione, calcolata in fr. 549 561.55 il 31 agosto 2008. L’importo determinante essendo quello al momento del passaggio in giudicato del dispositivo sul divorzio (DTF 132 V 240 a metà con rimandi), il presidente di questa Camera ha invitato l’appellante il 10 agosto 2012 a far aggiornare il certificato. In vece di ciò egli si è visto trasmettere una decisione del 15 novembre 2010 con cui il vicepresidente del Tribunale cantonale delle assicurazioni ha diviso a metà la prestazione d’uscita (fr. 600 814.85), ordinando all’istituto di previdenza B di versare fr. 300 407.40 con interessi su un conto da aprire a nome della moglie presso la Fondazione istituto collettore LPP.
Invero mal si comprende perché il giudice delle assicurazioni sociali abbia eseguito il riparto della prestazione d’uscita a norma dell’art. 22b cpv. 1 LFLP prima ancora che questa Camera avesse avuto modo di statuire sull’«indennità adeguata» dell’art. 124 CC. Sia come sia, dipartendosi dal principio per cui tutte le prestazioni previdenziali acquisite dai coniugi in costanza di matrimonio vanno suddivise a metà, non v’è ragione di scostarsi ai fini dell’art. 124 cpv. 1 CC da tale precetto e di assegnare alla moglie (che non ha alcuna cassa pensione né altri averi di «secondo pilastro») meno della metà di fr. 600 814.85, ossia fr. 300 407.40. Da tale cifra occorre dipartirsi per definire l’«indennità adeguata» dell’art. 124 cpv. 1 CC in favore di lei.
e)  Rimane da esaminare se si giustifichi di attribuire all’interessata più della metà della prestazione d’uscita acquisita dal marito, avendo questi trattenuto nel 2001 la somma di fr. 102 733.– ricevuta dalla Fondazione di libero passaggio A. Contrariamente a quanto ha fatto il primo giudice, invero, nel caso in cui il debitore della prestazione disponga di una prestazione di libero passaggio (come in concreto), l’«indennità adeguata» dell’art. 124 cpv. 1 CC va prelevata anzitutto da tale prestazione (PICHONNAZ in: Commentaire romand, CC I, Basilea 2010, n. 59 in fine ad art. 124) e non fissata in un ordinario credito verso l’altro coniuge. Che il giudice delle assicurazioni sociali abbia già eseguito il riparto a metà poco giova, il fatto compiuto non impedendo a questa Camera di statuire altrimenti. Se non che, pur ponderando gli elementi che caratterizzano le esigenze previdenziali delle parti, nella fattispecie non v’è motivo di privilegiare la moglie rispetto al marito, come si vedrà senza indugio.
Intanto è pacifico che il capitale di fr. 102 733.– più non sussiste e che nemmeno è andato a sostanziare altre aspettative pensionistiche dell’appellante, il quale al momento del divorzio versava in materia di previdenza nelle stesse condizioni della moglie. In secondo luogo l’appellante ha reso verosimile di avere usato quel denaro essenzialmente o per le necessità correnti della famiglia (compresi fr. 58 245.25 destinati alle imposte), sul cui bilancio gravava ancora il fabbisogno della figlia minorenne, o per finanziare la sua iniziativa imprenditoriale (l’8 maggio 2001 egli ha fatto iscrivere nel registro di commercio la ditta individuale Y, che ha ripreso la ditta individuale della moglie), come si desume dalla documentazione prodotta in appello. Senza dimenticare che nell’agosto del 2001 egli deve avere ottenuto dalla Fondazione di libero passaggio A la consegna dei propri averi pensionistici di fr. 402 733.– con l’assenso scritto della moglie (art. 5 cpv. 2 LFLP), anche se questa nega.
Ciò posto, si può ragionevolmente presumere che degli attivi trattenuti dal marito nel 2001 la moglie abbia già beneficiato durante il matrimonio per sostenere il tenore di vita. In esito al divorzio poi essa riceverà un contributo alimentare di fr. 3980.– mensili a copertura integrale del proprio fabbisogno non solo fino al pensionamento, ma anche oltre ove le rendite da essa percepite non finanziassero tale fabbisogno. Le sue necessità previdenziali appaiono così assicurate. Ne discende che su questo punto l’appello merita accoglimento e che la condanna dell’appellante al versamento di fr. 51 366.50 sulla scorta dell’art. 124 cpv. 1 CC va annullata.

 

CC 1907      RS 210
Codice civile svizzero, del 10 dicembre 1907