8c Art. 445 cpv. 2 e 3, 273 CC; 221 CPP

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Estratto da Rivista ticinese di diritto I-2014 (III. Diritto di famiglia)

Ammissibilità del reclamo contro provvedimenti cautelari urgenti inaudita parte di carattere abusivo – restrizione delle relazioni personali finalizzata a garantire l’avanzamento dell’istruttoria penale
Un provvedimento supercautelare adottato dall’Autorità di protezione su invito del Procuratore Pubblico per garantire l’avanzamento dell’istruttoria penale è abusivo e deve essere annullato. 
I provvedimenti adottati dall’Autorità di protezione in materia di sospensione delle relazioni personali hanno quale unica finalità il bene del minore, aspetto che deve essere esaminato liberamente e di cui occorre dar conto nella decisione. Il bene del minore deve essere salvaguardato a prescindere dall’esistenza di un procedimento penale nei confronti di un genitore e indipendentemente dai bisogni dell’inchiesta. 
Nella misura in cui le relazioni personali tra genitori e figli debbano essere limitate o negate per le necessità delle indagini penali, le autorità penali hanno facoltà di procedere autonomamente, con provvedimenti previsti dal CPP quali ad esempio le misure sostitutive all’arresto.
CDP 15.1.2014 N. 9.2013.287

A.  S. è nata il … 2008 da P. e da M. Quest’ultima è madre di altri tre figli, J., G. e R. 
I coniugi vivono separati dal luglio 2011. 
Con decisione supercautelare del 22 febbraio 2012 il Pretore ha affidato la custodia di S. alla madre, disciplinando il diritto di visita del padre. Nella medesima decisione il Pretore ha invitato l’allora Commissione tutoria regionale competente a nominare un curatore educativo ex art. 308 CC per assistere i genitori nella cura di S. ed ha pure invitato il Servizio di sostegno e accompagnamento educativo (SAE) a designare un educatore a domicilio affinché assista la madre nella cura dei figli. 
Tale assetto è stato in larga misura confermato con decisione del 3 maggio 2012, ad eccezione della decisione di nomina di un curatore educativo, che è stata revocata in quanto ritenuta non più necessaria.

B.  A seguito del rapporto del SAE del 29 gennaio 2013 e con l’accordo dei genitori, con risoluzione 30 ottobre 2013 (n. 366) l’Autorità regionale di protezione ha istituito una curatela educativa ex art. 308 CC in favore di S. Ha quindi nominato quale curatrice CURA 1, con il compito di assistere i genitori nell’organizzazione e nell’esecuzione del diritto di visita, di mediare eventuali difficoltà che dovessero sorgere nell’ambito dello svolgimento delle relazioni personali fra genitori e figli, di seguire lo sviluppo educativo di S. accompagnando i genitori nel loro ruolo educativo e di garantire il passaggio di informazioni tra i genitori.

C.  Con un provvedimento provvisionale urgente del 20 dicembre 2013 (ris. n. 416) il Presidente dell’Autorità di protezione ha sospeso provvisoriamente i diritti di visita tra P. e la figlia S. Nella risoluzione impugnata viene richiamato uno scritto ricevuto dal Procuratore pubblico «che ha dato facoltà, per motivi d’inchiesta, alla scrivente Autorità di sospendere momentaneamente i diritti di visita tra il signor P. e la figlia S.». Preso atto «della delicatezza della situazione e della prerogativa conferitale dal PP», l’Autorità ha deciso di sospendere temporaneamente i diritti di visita «in modo che le indagini possano fare il loro corso e la situazione possa essere approfondita e chiarita al più presto». La pronuncia, immediatamente esecutiva, è stata assortita della comminatoria di cui all’art. 292 CP.

D.  In data 26/30 dicembre 2013 P. è insorto contro tale decisione. Nel suo reclamo, egli postula in via cautelare urgente il ripristino immediato dei diritti di visita con la figlia, eventualmente in forma sorvegliata. Nel merito, l’insorgente chiede l’annullamento della risoluzione impugnata. Egli formula inoltre istanza di gratuito patrocinio.

E.  Dopo aver rifiutato le richieste di giudizio in via cautelare ed inaudita parte, questa Corte ha impartito all’Autorità di protezione e a M. un termine per pronunciarsi sul gravame. La signora M. non ha presentato osservazioni. Con scritto del 3/7 gennaio 2014, l’Autorità di protezione si è riconfermata nella decisione impugnata, postulando il rigetto del reclamo e indicando che, a seguito della richiesta del patrocinatore dell’insorgente, le parti sono state convocate per un incontro da tenersi l’8 gennaio seguente. 
In assenza di ulteriori comunicazioni da parte dell’Autorità di protezione, non è dato di sapere se a seguito di tale incontro il provvedimento superprovvisionale sia stato nel frattempo confermato o meno con una decisione cautelare.

Considerato in diritto:

1.  Con l’entrata in vigore della modifica del 19 dicembre 2008 del Codice civile (in materia di protezione degli adulti, diritto delle persone e diritto di filiazione), l’autorità giudiziaria competente per giudicare i reclami contro le decisioni delle Autorità regionali di protezione concernenti maggiorenni e minorenni è la Camera di protezione del Tribunale di appello, che giudica nella composizione di un giudice unico (art. 450 CC in relazione con gli art. 314 cpv. 1 e 440 cpv. 3 CC; art. 48 lett. f n. 7 LOG; art. 2 cpv. 2 LPMA).
Riguardo alla procedura applicabile, per quanto non già regolato dagli art. 450 segg. CC si applicano sussidiariamente le norme sulla procedura di ricorso davanti al Tribunale cantonale amministrativo (art. 74b LPamm; cfr. Messaggio del Consiglio di Stato n. 6611, del 7 marzo 2012, concernente la modifica della LTut, pag. 8).

2.  Ai sensi dell’art. 445 CC, l’autorità di protezione degli adulti prende, ad istanza di una persona che partecipa al procedimento oppure d’ufficio, tutti i provvedimenti cautelari necessari per la durata del procedimento; può in particolare ordinare a titolo cautelare una misura di protezione degli adulti (cpv. 1). In caso di particolare urgenza, l’autorità di protezione può immediatamente prendere provvedimenti cautelari senza sentire le persone che partecipano al procedimento; nel contempo dà loro l’opportunità di presentare osservazioni; in seguito prende una nuova decisione (cpv. 2). Le decisioni in materia di provvedimenti cautelari possono essere impugnate con reclamo entro dieci giorni dalla loro comunicazione (cpv. 3). 
L’art. 445 cpv. 3 CC prevede genericamente la possibilità di impugnare mediante reclamo i provvedimenti cautelari, senza precisare se tale via di ricorso sia data anche contro i provvedimenti cautelari urgenti, adottati inaudita parte.
Secondo il Messaggio del Consiglio federale – diversamente da quanto previsto dalla procedura civile per i provvedimenti superprovvisionali ex art. 265 CPC (cfr. GASSER/RICKLI, Schweizerisches Zivilprozessordnung, Kurzkommentar, Zurigo/San Gallo 2010, ad art. 265, n. 2 e seg.) – nella protezione dei minori e degli adulti sussiste la possibilità di presentare reclamo anche contro le misure cautelari urgenti, visto che esse possono ledere profondamente la personalità dell’interessato e poiché la procedura per l’adozione di un provvedimento cautelare ordinario, qualora debbano essere sentite numerose parti che partecipano al procedimento, può richiedere qualche tempo (Messaggio concernente la modifica del Codice civile svizzero in materia di protezione degli adulti, diritto delle persone e diritto di filiazione del 28 giugno 2006, FF 2006 6391, pag. 6464-6465). 
Al di là di alcune opinioni critiche (cfr. AUER/MARTI, Basler Kommentar Erwachsenenschutz, Basilea 2012, ad art. 445 n. 32; SCHMID, Erwachsenenschutz, Zurigo/San Gallo 2010, ad art. 445 CC n. 12-13), la maggior parte della dottrina si allinea a questa concezione e ammette dunque il reclamo anche contro decisioni di carattere supercautelare (BOHNET, Le nouveau droit de protection de l’adulte, Basilea-Neuchâtel 2012, n. 157-158 pag. 87-88; STECK, CommFam, Protection de l’adulte, Berna 2013, ad art. 445 n.19; ROSCH/BÜCHLER/JACKOB, Das neue Erwachsenenschutzrecht, Basilea 2011, ad art. 445 n. 10; KREN KOSTKIEWICZ/NOBEL/SCHWANDER/WOLF, Schweizerisches Zivilgesetzbuch, 2 ed. Zurigo 2011, ad art. 445 n. 3; prima dell’entrata in vigore del nuovo diritto, BIDERBOST, Rechtsmittelbelehrung bei superprovisorischen Verfügungen im Vormundschaftswesen, in RDT 2006, pag. 67).

3.  Nel suo gravame P. insorge contro la risoluzione in questione, lamentando in particolar modo le modalità di comunicazione della stessa, la sua carente motivazione e l’abuso di potere esercitato dall’Autorità nel limitare in maniera sproporzionata un diritto fondamentale come quello alla vita privata e famigliare.

4.  Giusta l’art. 273 cpv. 1 CC i genitori che non sono detentori dell’autorità parentale o della custodia nonché il figlio minorenne hanno reciprocamente il diritto di conservare le relazioni personali indicate dalle circostanze. Secondo l’art. 274 cpv. 2 CC il diritto alle relazioni personali, segnatamente il diritto di visita, può essere negato se il bene del minore è messo in pericolo. Compete all’Autorità di protezione adottare i provvedimenti necessari, soprattutto nel caso in cui vi sia il sospetto di abusi sessuali (LEUBA, Commentaire romand CC I, ad art. 274 CC n. 9; MEIER/STETTLER, Droit de filiation, 4a ed., Losanna-Ginevra 2009, n. 715 e segg.; STF del 25 agosto 2006, inc. 5P.131/2006). In tal caso, la presenza di una terza persona è una delle modalità previste per l’esercizio del diritto di visita (BALLY, Die Anordnung des begleiteten Besuchsrechts aus der Sicht der Vormundschaftsbehörde, in RDT 2008 pag. 3, punto 2.2.1; STF del 3 settembre 2009, inc. 5A_377/2009, consid. 5.2). Lo scopo di que-st’ultima modalità è di favorire la relazione con il beneficiario degli incontri (BALLY, op. cit., pag. 5 punto 3.4.1).

5.  Invano si cercherebbe nel provvedimento impugnato un accenno all’eventuale situazione di pericolo della minore.


Dalla scarna motivazione della risoluzione impugnata si evince che l’Autorità di protezione si è ritenuta autorizzata a sospendere i diritti di visita tra padre e figlia unicamente sulla base della comunicazione del Procuratore, che le avrebbe conferito tale facoltà alfine di favorire lo svolgimento dell’inchiesta penale («Con scritto 20 dicembre 2013 il Procuratore pubblico ha dato facoltà, per motivi d’inchiesta, alla scrivente Autorità di sospendere momentaneamente i diritti di visita»; «l’Autorità regionale di protezione, preso atto […] della prerogativa conferitale dal PP»). Ciò è confermato dall’Autorità di protezione anche nelle sue osservazioni, nelle quali viene ribadito che «lo scritto ricevuto nel tardo pomeriggio da parte del Procuratore pubblico ha dato facoltà, per motivi d’inchiesta penale, alla scrivente Autorità di sospendere momentaneamente i diritti di visita tra il signor P. e la figlia S.», e viene spiegato che la sospensione dei diritti di visita è stata decretata «temporaneamente», nel senso che essi «avrebbero potuto essere ripristinati al momento che l’evolversi dell’inchiesta penale lo consentiva» (osservazioni 3 gennaio 2014, pag. 2). 
Scopo del provvedimento contestato risulta essere quello di garantire l’avanzamento dell’istruttoria penale. Esso si fonda infatti unicamente su una lettera del 20 dicembre 2013 nella quale il PP comunicava all’Autorità tutoria «di aver formalmente aperto un fascicolo» a carico dell’insorgente a seguito della segnalazione del direttore dell’Istituto I. di pari data e del rapporto svolto dal Servizio di sostegno e accompagnamento educativo (SAE), «per eventuali decisioni di vostra competenza circa il diritto di visita». I documenti citati non figurano allegati allo scritto e non vi è traccia degli stessi nell’incarto trasmesso dall’Autorità di protezione a questa Corte (ad eccezione di un rapporto SAE del 29 gennaio 2013, che tuttavia non accenna in alcun modo a problematiche che potrebbero dar luogo all’apertura di un procedimento penale contro il padre). Al di là del fatto che la lettera è stata inviata in copia ad un ispettore di polizia della Sezione dei reati contro l’integrità delle persone (SRIP), non vi è alcuna indicazione relativa alle ipotesi di reato che avrebbero dato luogo l’apertura di un procedimento penale.

Ora, appare opportuno ricordare (come del resto già recentemente fatto da questa Camera, cfr. sentenza 19 dicembre 2013, inc. 9.2013.274, consid. 4) che i provvedimenti adottati in questo ambito dall’Autorità di protezione hanno quale unica finalità il bene del minore, che deve essere salvaguardato a prescindere dall’esistenza di un procedimento penale e indipendentemente dai bisogni dell’inchiesta. Nella misura in cui le relazioni personali tra genitori e figli debbano essere limitate o negate per le necessità delle indagini penali, le autorità penali hanno facoltà di procedere autonomamente. Sia nei casi in cui sussiste il serio timore che l’imputato, gravemente indiziato di un crimine o di un delitto, influenzi persone o inquini mezzi di prova, compromettendo in tal modo l’accertamento della verità (art. 221 cpv. 1 lett. b CPP) sia nei casi in cui vi sia da temere una recidiva (art. 221 cpv. 1 lett. c CPP), il giudice dei provvedimenti coercitivi (e non il Procuratore Pubblico, che si limita a proporre l’adozione del provvedimento) può ovviare alla carcerazione preventiva o di sicurezza dell’im-putato mediante misure sostitutive, quali segnatamente il divieto per l’interessato di avere contatti con determinate persone (art. 237 cpv. 2 lett. g CPP, in relazione con gli art. 18 e 221 cpv. CPP). Dette norme perseguono finalità esclusivamente procedurali (MELI, Commentario CPP, ad art. 237 n. 3; SCHMOCKER, Commentaire Romand CPP, ad art. 237 n. 2).
Un provvedimento adottato dall’Autorità di protezione su invito del Procuratore Pubblico per garantire i bisogni dell’istruzione penale è pertanto abusivo e deve essere annullato. L’adozione di provvedimenti finalizzati a garantire i bisogni istruttori incombe alle autorità penali, in ossequio al relativo codice di procedura. Una sospensione o una limitazione delle relazioni tra padre e figlia ordinata dall’Autorità di protezione può – e deve – essere fondata unicamente su motivi attinenti al bene della bambina, aspetto che l’Autorità di protezione deve esaminare liberamente e di cui deve dare conto nella sua decisione. 
Nel caso specifico, l’Autorità di protezione avrebbe dovuto farsi parte attiva per chiarire le circostanze, ad esempio chiedendo copia della segnalazione dell’Istituto I. del 20 dicembre 2013 e del rapporto SAE menzionati dal Procuratore Pubblico nel suo scritto o chiedendo delucidazioni al Procuratore Pubblico in relazione ai fatti che hanno dato luogo all’apertura del fascicolo penale. Occorre dunque richiamare l’Autorità di protezione ad un maggiore rigore nell’adempimento di quanto le compete a tutela del bene dei minori.

 

CC 1907      RS 210
Codice civile svizzero, del 10 dicembre 1907