9c Art. 447, 314 cpv. 1, 449b CC; 297 cpv. 1 CPC

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Estratto da Rivista ticinese di diritto I-2014 (III. Diritto di famiglia)

Diritto della persona interessata di essere sentita personalmente – diritto di consultare gli atti
Nel settore della protezione del minore e dell’adulto il diritto della persona interessata di essere sentita personalmente (oralmente) va oltre il diritto della Costituzione federale (art. 29 cpv. 1), nella misura in cui l’art. 447 CC – applicabile anche in materia di regolamentazione del diritto di visita dei genitori e figli (art. 314 cpv. 1 CC) – prevede un obbligo generale dell’autorità di protezione di procedere a un’audizione personale. Prima di prendere disposizioni riguardo ai figli, l’autorità di protezione deve sentire personalmente i genitori anche riguardo all’art. 297 cpv. 1 CPC, applicabile per analogia per rimando generale dell'art. 450f CC.
In concreto violazione del diritto di essere sentito (consid. 4.1). L’autorità di protezione non ha proceduto all’audizione personale della madre prima di modificare le modalità di esercizio dei diritti di visita tra padre e figlio. Pochi istanti dopo l’udienza, alla quale era presente unicamente il patrocinatore della stessa, sono appunto stati modificati i diritti di visita (tema non menzionato nella convocazione dell’udienza).
Il diritto procedurale di consultare gli atti (art. 449b CC) appartiene alle persone che partecipano al procedimento, di principio, senza riserve e senza che debbano giustificare un interesse particolare. Questo diritto non è tuttavia illimitato, ma il diniego di mostrare una perizia sulle capacità genitoriali deve essere motivato. 
Nel caso in esame violazione del diritto di essere sentito della madre (consid. 4.2) che, nell’ambito della modifica dei diritti di visita tra padre e figlio è stata informata unicamente sulle conclusioni della perizia. L’autorità di protezione non ha invece speso maggiori parole sulla valutazione che l’ha indotta a sottacere alla madre il restante contenuto della perizia, che quest’ultima chiedeva di conoscere.
CDP 27.5.2013 N. 9.2013.125/126/147

A.  B. è nato il … 2011 dalla relazione tra M. e P.; i genitori non sono coniugati e non convivono e il minore è affidato alle cure della madre a norma dell’art. 298 cpv. 1 CC. Già nel corso del mese di maggio 2011 la madre ha fatto appello alla Commissione tutoria regionale (in seguito Commissione tutoria), segnalando l’esistenza di problemi con il padre del bambino (lettera del 30 maggio 2011 M./CTR).
Con decisione del 18 ottobre 2011, la Commissione tutoria ha conferito mandato al Servizio medico-psicologico (in seguito SMP) di esperire una valutazione sulle capacità genitoriali di P. ed esprimersi sulle modalità più opportune per l’esercizio dei diritti di visita tra padre e figlio; con l’accordo dell’Autorità tutoria, il mandato è poi stato esteso alla valutazione delle capacità genitoriali di M. (scritti 15.11.11 e 6.12.11 SMP/CTR). 
Nella medesima decisione la Commissione tutoria ha stabilito un diritto di visita provvisorio settimanale, della durata di un’ora, in forma sorvegliata presso il Punto d’incontro di E. (in seguito Punto d’Incontro). Avverso detto assetto provvisorio dei diritti di visita il 27 ottobre 2012 M. ha interposto ricorso all’Autorità di vigilanza sulle tutele (in seguito Autorità di vigilanza).
Con decisione 27 marzo 2012, la Commissione tutoria ha nominato CURA 1 quale curatore educativo a norma dell’art. 308 CC a favore di B., specificandone i compiti; ha inoltre confermato il diritto di visita di un’ora settimanale tra padre e figlio, da svolgersi in forma sorvegliata presso il Punto di incontro.
Il 18 giugno 2012 l’Autorità di vigilanza ha stralciato dai ruoli il ricorso 27 ottobre 2011 di M. essendo lo stesso divenuto «privo d’oggetto» con la regolamentazione dei diritti di visita messa in atto con la decisione 27 marzo 2012 della Commissione tutoria, non contestata.
Con successiva decisione 11 settembre 2012 – a seguito di un’istanza 20 giugno 2012 di P. – la Commissione tutoria ha esteso il diritto di visita del padre ad un’ora e mezza la settimana, da svolgersi in forma sorvegliata presso il Punto d’incontro, con possibilità di uscite, accompagnate dal personale dell’Istituto.

B.  A seguito di una segnalazione del padre, il 25 ottobre 2012 l’Autorità tutoria ha richiamato M. a voler garantire il puntuale e corretto svolgimento dei diritti di visita fissati dal calendario e a voler giustificare eventuali impedimenti per malattia del figlio con certificati medici, il tutto con la comminatoria dell’art. 292 CP.

C.  Il 18 dicembre 2012, M. e R., nonni paterni di B., hanno istato presso l’Autorità di protezione per la concessione dei diritti di visita con il nipotino per loro e per il figlio, offrendo la loro abitazione come luogo per l’espletamento del diritto di visita.

D.  Il 6 febbraio 2013 M. ha inoltrato istanza all’Autorità di protezione per la revoca della curatela educativa nei confronti di B.

E.  Con scritto 26 febbraio 2013, l’Autorità di protezione ha convocato M. e P. per il giorno 11 aprile 2013 «per discutere l’istanza 6 febbraio 2013 della madre e le richieste 18 dicembre 2012 dei nonni paterni».

F.  In data 7 marzo 2013, questo presidente della Camera di protezione del Tribunale d’appello ha respinto un ricorso 9 agosto 2012 avverso una decisione 2/6 agosto 2012 con la quale la Commissione tutoria aveva negato a M. l’accesso integrale alla perizia 12 gennaio 2012 del Servizio medico-psicologico (SMP) sulle capacità genitoriali di P. La reiezione del ricorso era dovuta al fatto che si era in presenza di una decisione incidentale ordinatoria impugnabile solo in caso di rischio di danno irreparabile, che «in casu» non era dimostrato.

G.  Il 9 aprile 2013 M. ha ritirato l’istanza del 6 febbraio 2013 e ha comunicato all’Autorità di protezione che, a causa di un nuovo lavoro, iniziato l’8 aprile 2013, non avrebbe presenziato all’udienza dell’11 aprile 2013.

H.  Nel corso dell’udienza dell’11 aprile 2013 presso l’Autorità di protezione, presenti il curatore educativo, P. e la patrocinatrice di M., è stato fatto il punto sul diritto di visita tra padre e figlio ed è stato evidenziato che l’ultima visita risaliva a novembre 2012, dopo di che P. non ha più avuto modo di incontrare B. L’Autorità di protezione ha quindi proposto di riorganizzare l’assetto delle visite demandando al curatore educativo la sorveglianza senza dover far capo al Punto d’incontro. L’Autorità di protezione ha in particolare indicato che al curatore educativo veniva affidato il compito di accompagnare B. dal domicilio della madre a quello del padre – e viceversa al termine degli incontri – e che il primo incontro si sarebbe svolto il 19 aprile dalle 16.00 alle 18.00. L’Autorità ha pure indicato che emergeva la necessità di indagare, attraverso un’inchiesta socio-ambientale, le condizioni in cui vive B. e se occorresse predisporre eventuali misure di sostegno.
Con scritto del medesimo giorno, la patrocinatrice contestava il nuovo assetto del diritto di visita tra padre e figlio, nonché la necessità di un’inchiesta socio-ambientale, chiedendo l’emanazione di una decisione formale, nel caso in cui il verbale dell’udienza «dovesse essere ritenuto quale decisione».

I.  Con decisione 18 aprile 2013 (ris. n. 121), l’Autorità di protezione ha risolto che il diritto di visita tra P. e il figlio B. era riformato nel senso che esso andava esercitato sotto la sorveglianza del curatore educativo CURA 1 secondo le modalità indicate ai dispositivi n. 1.1., 1.2., 1.3., 1.4., 1.5. e 1.6. Ha inoltre indicato le modalità per giustificare eventuali malattie del bimbo in occasione delle visite del padre (dispositivo n. 2). Ha per finire incaricato l’Ufficio delle famiglie e dei minorenni di esperire un’inchiesta sulla situazione familiare del minore e di esprimersi sulla necessità di eventuali misure di protezione (dispositivi n. 3. e 3.1.). La decisione è stata dichiarata immediatamente esecutiva.

L.  Con lettera del 22 aprile 2013, P. informava l’Autorità di protezione che il diritto di visita del 19 aprile 2013 era stato impedito dalla madre, resasi irreperibile al momento indicato, vanificando anche l’intervento della polizia, allertata dal curatore. Nello scritto il padre chiedeva di richiamare M. al rispetto della decisione del 18 aprile 2013 dell’Autorità di protezione e impartendo la comminatoria dell’art. 292 CP.

M.  A seguito di questo episodio, l’Autorità di protezione il 23 aprile 2013 ha emanato una nuova decisione in cui richiamava M. a voler rispettare le decisioni dell’Autorità, con la comminatoria dell’art. 292 CP (ris. n. 132).

N.  Pure il 23 aprile 2013, l’Autorità di protezione ha respinto un’istanza 19 aprile 2013 di M. con la quale la medesima postulava nuovamente l’accesso integrale alla perizia 12 gennaio 2012 del Servizio medico-psicologico (SMP) sulle capacità genitoriali di P.

O.  Con reclamo 23 aprile 2013, M. si è aggravata alla Camera di protezione del Tribunale d’Appello avverso la decisione 18 aprile 2013 (di cui al consid. I), chiedendo, già in via cautelare e inaudita parte, la concessione dell’effetto sospensivo al gravame e, nel merito, l’integrale annullamento della decisione impugnata. Ha in particolare invocato la violazione del diritto di essere sentita, chiedendo il ripristino del precedente diritto di visita. Ha infine contestato il mandato di valutazione della situazione famigliare del minore all’UFaM.
Con gravame 24 aprile 2013, M. ha pure impugnato la decisione 23 aprile 2013 (di cui al consid. M), postulando, già in via cautelare e inaudita parte, la concessione dell’effetto sospensivo al gravame e, nel merito, l’integrale annullamento della decisione impugnata.

P.  Il 25 aprile 2013 lo scrivente presidente ha respinto la richiesta di concedere l’effetto sospensivo già in via cautelare e inaudita parte.

Q.  Con osservazioni 30 aprile 2013, sia l’Autorità di protezione che P. hanno chiesto la reiezione dei gravami sia in relazione all’effetto sospensivo che nel merito. P. ha inoltre postulato la concessione dell’assistenza giudiziaria, asserendo di aver già formulato analoga richiesta davanti all’Autorità di protezione.

R.  Con reclamo 23 maggio 2013, M. ha impugnato la decisione 23 aprile 2013 (di cui al consid. N), con la quale l’Autorità di protezione le ha respinto nuovamente l’accesso integrale alla perizia 12 gennaio 2012 del Servizio medico-psicologico (SMP) sulle capacità genitoriali di P. Detto reclamo non è stato oggetto d’intimazione.

Considerato in diritto:

1.  L’autorità giudiziaria di reclamo competente è la Camera di protezione del Tribunale di appello (art. 2 cpv. 2 LPMA), che giudica, nella composizione di un giudice unico, i reclami contro le decisioni delle Autorità regionali di protezione (art. 48 lett. f n. 7 LOG), concernenti maggiorenni e minorenni (art. 450 CC in relazione con gli 314 cpv. 1 e 440 cpv. 3 CC).
Quanto alla procedura applicabile, nella misura in cui non già regolata dagli art. 450 segg. CC, si applicano sussidiariamente le norme sulla procedura di ricorso davanti al Tribunale cantonale amministrativo (art. 74b LPamm) [cfr. Messaggio del Consiglio di Stato n. 6611, del 7 marzo 2012, concernente la modifica della LTut, pag. 8].

2.  Le impugnazioni in esame derivano dal medesimo complesso di fatti e vertono sul medesimo oggetto (l’esercizio delle relazioni padre figlio). Si giustifica pertanto di trattarle con una decisione unica (art. 51 LPamm).
I.  Sul reclamo del 23 aprile 2013

3.  Nel primo reclamo, M. chiede che venga annullata la decisione 18 aprile 2013 con cui l’Autorità di protezione ha modificato le modalità per l’esercizio del diritto di visita tra P. e il figlio B., come pure il mandato di valutazione della situazione famigliare del minore all’UFaM.

4.  La reclamante contesta in primo luogo che la modifica delle modalità per l’esercizio del diritto di visita sarebbe avvenuta in violazione del diritto di essere sentita. Ciò con particolare riferimento al suo diritto di essere sentita personalmente e al mancato accesso integrale alla perizia 12 gennaio 2012 del Servizio medico-psicologico (SMP) sulle capacità genitoriali di P.

4.1.  Il diritto di essere sentito è parte integrante del diritto ad un processo equo a norma dell’art. 6 n. 1 CEDU e dell’art. 29 cpv. 1 Cost. Fed. Nel settore della protezione del minore e dell’adulto, il diritto della persona interessata di essere sentita personalmente (vale a dire oralmente) va oltre il diritto garantito dalla Costituzione federale, nella misura in cui l’art. 447 CC – applicabile anche in materia della regolamentazione del diritto di visita tra genitori e figli (per rimando dell’art. 314 cpv. 1 CC) – prevede un obbligo generale dell’autorità di protezione di procedere a un’audizione personale (CommFam Protection de l’adulte, STECK, art. 447 CC n. 5 e 7). Per altro, con l’entrata in vigore, il 1° gennaio 2013, del nuovo diritto di protezione dei minori e degli adulti, prima di prendere disposizioni riguardo ai figli, l’autorità di protezione deve sentire personalmente i genitori anche con riguardo all’art. 297 cpv. 1 CPC, applicabile per analogia per il rimando generale dell’art. 450f CC (CPC Comm, BERNASCONI, art. 297 CPC pag. 1312 e art. 296 CPC pag. 1309).
Per quanto qui concerne, l’Autorità di protezione non ha proceduto all’audizione personale di M. prima di procedere alla riforma delle modalità per l’esercizio dei diritti di visita tra P. ed il figlio B. Secondo l’Autorità di protezione (risposta 30.04.2013 pag. 2 in alto), il fatto di essersi fatta rappresentare da un patrocinatore all’udienza dell’11 aprile 2013 e di «avere sollecitato un pronunciamento formale», avrebbe garantito il corretto espletamento del diritto di essere sentita. A torto. Questa garanzia non è infatti adempiuta né da osservazioni scritte della parte interessata, né dalla rappresentanza nel procedimento da parte di un avvocato o di un curatore (CommFam Protection de l’adulte, STECK, art. 447 CC n. 7; Messaggio del CF del 28.06.2008 sulla Protezione degli adulti, diritto delle persone e diritto di filiazione, pag. 6466).
Secondo P. (osservazioni 30.04.2013, pag. 3 in alto), non vi sarebbe stata una violazione del diritto di essere sentita, nella misura in cui M., benché convocata con larghissimo anticipo in data 26 febbraio 2013, non avrebbe ritenuto di partecipare personalmente. A torto. La convocazione in questione faceva infatti esplicito riferimento all’istanza 6 febbraio 2013 di M., tendente alla revoca del curatore educativo – ritirata dall’istante in data 9 aprile 2013, quindi prima dell’udienza (cfr. lettera 09.04.2013 della MLaw S. all’ARP) – e alla richiesta 18 dicembre 2012 dei nonni paterni, postulante la concessione di diritti di visita anche a loro favore. La convocazione non faceva invece alcuna menzione ad una modifica dei diritti di visita tra papà e figlio, poi in realtà discussa all’udienza dell’11 febbraio 2013, che ha condotto alla decisione impugnata. Anche questa modalità di procedere configura una palese violazione del diritto di essere sentito.
Già per questi motivi, nella misura in cui la reclamante chiede l’annullamento della nuova regolamentazione dei diritti di visita di cui ai dispositivi n. 1., 1.1., 1.2., 1.3., 1.4., 1.5., 1.6. e 2. della decisione 18 aprile 2013, il reclamo va accolto.

4.2.  Il diritto di consultare gli atti (cfr. titolo marginale dell’art. 449b CC) concretizza il diritto di essere sentito garantito dalla costituzione. Secondo l’art. 449b CC, le persone che partecipano al procedimento hanno diritto di consultare gli atti, salvo che interessi preponderanti vi si oppongono. Il diritto procedurale di consultare gli atti appartiene alle medesime, di principio, senza riserve e senza che debbano giustificare un interesse particolare (DTF 129 I 249). Questo diritto non è tuttavia illimitato; può in effetti essere limitato dall’Autorità di protezione sulla base di una valutazione generale degli interessi; questi possono consistere in interessi privati preponderanti al mantenimento del segreto, o in altri interessi, anche pubblici, segnatamente ricavati dalla legge sulla protezione dei dati. Una restrizione è pure possibile nell’interesse della persona coinvolta, rispettivamente per proteggerla, in virtù del privilegio terapeutico, segnatamente quando la divulgazione di dati medici arrischia di arrecare danno alla persona in questione (CommFam Protection de l’adulte, STECK, art. 449b CC n. 11). Da un punto di vista pratico, la restrizione può essere messa in atto mediante la consegna, alle altre parti coinvolte, di un testo nel quale i passaggi in questione sono stati stralciati o con la consegna di un riassunto del documento; l’informazione deve in ogni caso essere data in modo tale che la persona interessata possa preservare efficacemente i suoi diritti (CommFam Protection de l’adulte, STECK, art. 449b CC n. 13). 
Per quanto qui concerne, l’Autorità di protezione, modificando le modalità di esecuzione dei diritti di visita paterni, ha ritenuto sufficientemente «indagate le capacità genitoriali del padre» trattandosi «di decidere unicamente sul regime dei diritti di visita». La reclamante contesta la violazione del diritto di essere sentita, non avendo avuto la possibilità di consultare la perizia sulle capacità genitoriali di P. e neppure di esprimersi in merito ad essa. A ragione.
In effetti risulta dagli atti che M. ha avuto conoscenza unicamente delle conclusioni del rapporto peritale 12 gennaio 2012 del Servizio medico-psicologico (SMP) sulle capacità genitoriali di P. (cfr. verbale di udienza CTR del 16.02.2012, in relazione con il punto VI del rapporto peritale, da pag. 11 in basso a pag. 12 verso il mezzo). L’Autorità di protezione, limitandosi ad un accenno lapidario alle indagini sulle capacità genitoriali di P., a suo dire eseguite «a sufficienza», ignora le legittime richieste della madre di B. – fatte valere la prima volta in data 10 aprile 2012 – di avere accesso alle altre risultanze della perizia. In particolare non spende neppure una parola sulla valutazione che l’ha indotta a sottacere alla madre l’intero contenuto delle pagine da 1 a 11 verso il basso del referto. Ben difficilmente si può ritenere che tutti i contenuti omessi costituiscano dati privati sensibili o soggetti a privilegio terapeutico. Pur trattandosi di decidere sul regime dei diritti di visita, non parrebbe esservi motivo per non portare, in particolare, a conoscenza della madre – cui compete comunque un importante ruolo educativo di B. – di quanto emerge dalla discussione peritale di cui al punto V del rapporto peritale (da pag. 9 verso il mezzo a pag. 11 verso il basso, in particolare pag. 10). Del resto, il riferimento ad un generico «diritto al riserbo del signor P.» (cfr. decisione 23 aprile 2013, di cui si dirà sotto, consid. 8) non risulta sufficiente per giustificare una censura quasi integrale del rapporto peritale.
Anche in relazione a ciò, il reclamo va di conseguenza accolto.


5.  La reclamante si aggrava pure avverso il mandato affidato all’UFaM di eseguire una valutazione della situazione famigliare del minore (dispositivi n. 3., 3.1.). Anche in tal caso l’Autorità di protezione sarebbe, a suo dire, tra l’altro, incorsa in una violazione del diritto di essere sentita. A torto.

5.1.  Per l’art. 446 cpv. 1 e 2 CC l’Autorità di protezione raccoglie le informazioni occorrenti e assume le prove necessarie; essa può incaricare degli accertamenti una persona o un servizio idonei. Per costante giurisprudenza le decisioni con cui un’autorità dispone l’assunzione di prove sono decisioni incidentali, poiché non mettono fine alla procedura (DTF 5P.350/2004 del 10 maggio 2005, consid. 2.1; COPMA, Guide pratique Protection de l’adulte, pag. 63 n. 1.158). Questo genere di risoluzione è impugnabile unicamente nella misura in cui arreca all’interessato un pregiudizio irreparabile, ossia uno svantaggio che nemmeno una decisione finale a lui favorevole eliminerebbe interamente (DTF 5A_498/2012 del 14 settembre 2012, consid. 1.1-1.3.1). Tale prassi mantiene la propria validità anche con l’entrata in vigore delle nuove norme sul diritto di protezione (cfr. art. 319 lett. a CPC su rinvio dell’art. 450f CC e FF 2006 6391, pag. 6471; FF 2006 6593, pag. 6748).

5.2.  Nel caso concreto, il mandato all’UFaM costituisce senz’altro una decisione incidentale, che verte unicamente sulla raccolta delle prove (cfr. sentenza I CCA del 22 novembre 2005, inc. 11.2005.149, consid. 2-4) e può essere avversato soltanto se arreca un danno non altrimenti riparabile, ciò che di fatto la reclamante non ha minimamente preteso. Solo dopo l’esecuzione del mandato e la consegna del relativo rapporto da parte dell’UFaM saranno o potranno essere adottate eventuali misure. Semmai sarà nel seguito della procedura che le parti avranno la possibilità di esprimersi al riguardo – direttamente presso l’Autorità regionale di protezione – e di contestare le conclusioni in esso contenute.

5.3.  Su questo punto il reclamo è quindi irricevibile.

6.  Gli oneri del giudizio odierno seguono la soccombenza.

II.  Sul reclamo del 24 aprile 2013

7.  Nel secondo reclamo, M. chiede che venga annullata la decisione 23 aprile 2013 con cui l’Autorità di protezione le ha fatto ordine – con la comminatoria dell’art. 292 CP – di rispettare in ogni suo punto il dispositivo della decisione 18 aprile 2013 dell’Autorità di protezione.
Considerato che l’ordine dell’Autorità di protezione era riferito al mancato rispetto delle modalità di esercizio del diritto di visita, annullate con decisione odierna, il reclamo va accolto e la decisione impugnata va, di conseguenza, pure annullata.
Gli oneri del giudizio odierno seguono la soccombenza.

III.  Sul reclamo del 23 maggio 2013

8.  Nel terzo reclamo, M. sostiene nuovamente il non rispetto del diritto di essere sentita in relazione con la decisione dell’Autorità di protezione 23 aprile 2013 di cui al consid. N. Ne postula l’annullamento, reiterando la richiesta che sia ordinato all’Autorità di protezione di consentirle l’accesso integrale al già citato referto peritale 12 gennaio 2012 dell’SMP.
La decisione impugnata – per altro posteriore al giudizio sul merito emesso dall’Autorità di protezione il 18 marzo 2013 (cfr. consid. I e N) – è nuovamente di natura incidentale. È comunque superata dall’accoglimento del reclamo del 23 aprile 2013 (cfr. sopra consid. 4.2.).
Questo gravame va pertanto dichiarato privo d’oggetto e la procedura stralciata dai ruoli senza prelievo di oneri processuali.

IV.  Sulla richiesta di assistenza giudiziaria di P.

9.  Nelle osservazioni 30 aprile 2013, P. ha postulato di essere posto a beneficio dell’assistenza giudiziaria con il patrocinio dell’avv. V., ciò con riferimento ad analoga richiesta formulata davanti all’Autorità di protezione. Dagli atti trasmessi a questo giudice dall’Autorità di protezione nulla emerge in merito alla predetta richiesta e ad eventuali atti presentati in quella sede a sostegno della domanda. Comunque spetta all’istante dimostrare il ben fondato di una simile richiesta, non competendo all’autorità decidente porre rimedio ad istanze non suffragate da alcuna documentazione probante. L’istanza va pertanto respinta.

V.  Sui rimedi giuridici

10.  Circa i rimedi giuridici esperibili contro la presente sentenza sul piano federale (art. 112 cpv. 1 lett. d LTF), dandosi protezione del minore è ammissibile il ricorso in materia civile (art. 72 cpv. 2 lett. b n. 6 LTF) senza riguardo a questioni di valore. Riguardo all’assistenza giudiziaria, trattandosi di decisione incidentale essa segue la via giudiziaria dell’azione principale (art. 51 cpv. 1 lett. c LTF).

CC 1907      RS 210
Codice civile svizzero, del 10 dicembre 1907