7c Art. 446, 390 cpv. 1 CC

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Estratto da Rivista ticinese di diritto II-2014 (III. Diritto di famiglia)

Presupposti per l’istituzione di una curatela – principio inquisitorio illimitato

L’istituzione di una curatela ai sensi dell’art. 390 cpv. 1 n. 1 CC presuppone la verifica dell’esistenza di uno stato di debolezza – ovvero di una disabilità mentale, di una turba psichica o di un analogo stato di debolezza – e di un conseguente bisogno di protezione e di assistenza (laddove l’interessato non sia in grado di provvedere ai propri affari né di designare rappresentanti che possano farlo). L’istituzione di una misura è esclusa nei casi di semplice disagio finanziario. La procedura soggiace al principio inquisitorio illimitato, per cui l’Autorità di protezione è perfettamente libera nell’accertamento dei fatti e nella valutazione delle prove.

CDP 11.3.2014 N. 9.2013.175

 2. Dalla decisione impugnata emerge che l’Autorità di protezione è venuta a conoscenza della «preoccupante situazione dell’interessata sia dal punto di vista finanziario che personale» dallo scritto del 1° ottobre 2012 dei figli e della sorella di M.
Dopo aver menzionato l’intervento del Servizio psico-sociale andato a vuoto, nella risoluzione oggetto di reclamo vengono riassunti i contenuti dell’incontro con l’insorgente presso l’Autorità stessa, durante il quale «la signora M. ha dichiarato di non essere assolutamente d’accordo con la nomina di un curatore amministrativo», dicendosi in grado di risanare la situazione debitoria venutasi a creare (debiti per fr. 25 973.90) «nonostante indichi di non disporre di entrate regolari e di fare capo, per il suo sostentamento, ad un capitale di previdenza di secondo pilastro, di cui avrebbe ancora a disposizione circa fr. 35 000.–». L’Autorità, considerando «accertata la necessità della misura in oggetto, e meglio il bisogno di protezione dell’interessata sia dal profilo finanziario che dal profilo personale», ha quindi provveduto all’istituzione della curatela di rappresentanza con amministrazione dei beni, avente per oggetto le sfere di compiti menzionate in precedenza.

3. Nel suo reclamo, l’insorgente riconosce che a seguito della separazione e del divorzio dal marito, pronunciato nell’aprile 2009, la sua situazione personale «è andata peggiorando sia moralmente, sia economicamente», essendo «affranta per il naufragio del suo matrimonio» e preoccupata per il futuro dei suoi figli (pag. 4). Ciò «ha distrutto il suo morale» e la sua capacità di estendere la propria attività lavorativa quale curatrice, come invece era stato prospettato ai tempi del divorzio (reclamo, pag. 4). Tuttavia, secondo la reclamante, la misura istituita risulta troppo incisiva alla luce della situazione concreta, oltre che denigrante, nella misura in cui ella ha agito in passato in qualità di curatrice (reclamo, pag. 4). L’insorgente ricorda inoltre che l’eventualità di trovarsi in uno stato di ristrettezze economiche era stato preso in considerazione al momento del divorzio: «la sorella si era infatti dichiarata disposta» – cfr. scritto allegato alla Convenzione sugli effetti accessori del divorzio – «a venire in soccorso della ricorrente con ogni mezzo, anche con la messa a disposizione a suo favore della sua quota di un terzo sulla casa che sorge sulla part. nnn», di cui M. è proprietaria per due terzi (reclamo, pag. 4). Quest’ultima teme quindi che la sorella abbia prospettato l’adozione di una misura di protezione «anche per sottrarsi agli impegni assunti» (reclamo, pag. 5).
La ricorrente lamenta inoltre la totale assenza di approfondimento – e, in particolare, di indagini di natura medico-psicologica – da parte dell’Autorità di protezione per verificare l’effettiva necessità della misura di protezione (reclamo, pag. 5). Pur opponendosi all’istituzione di una curatela amministrativa, M. si dichiara disposta a collaborare per trovare una soluzione che garantisca la sua stabilità e che rassicuri i famigliari (reclamo, pag. 5).

4. L’art. 390 CC elenca i presupposti per l’istituzione di una curatela. In particolare, l’autorità di protezione degli adulti istituisce una curatela se una persona maggiorenne non è in grado di provvedere ai propri interessi, o lo è solo in parte, a causa di una disabilità mentale, di una turba psichica o di un analogo stato di debolezza inerente alla sua persona (art. 390 cpv. 1 n. 1 CC).

4.1. Cause della curatela, ai sensi della norma, possono dunque essere tre alternativi stati di debolezza, ovvero una disabilità mentale, una turba psichica o un analogo stato di debolezza; l’elenco è esaustivo (Meier, Commentaire du droit de la famille, Protection de l’adulte, Berna 2013, ad art. 390 CC n. 25; Meier, Les nouvelles curatelles; systématique, conditions et effets, in: Guillod/Bohnet, Le nouveau droit de la protection de l’adulte, Neuchâtel 2012, n. 26-27, pag. 106-107).
Per quanto riguarda l’ampia nozione di «analogo stato di debolezza», la dottrina sottolinea come essa vada interpretata restrittivamente (Meier, Commentaire du droit de la famille, Protection de l’adulte, ad art. 390 CC n. 17; Meier/Lukic, Introduction au nouveau droit de la protection de l’adulte, Ginevra 2011, n. 386, pag. 184; Meier, Les nouvelles curatelles; systématique, conditions et effets, n. 36, pag. 110-111). Secondo gli esempi citati dal Messaggio del Consiglio federale, tale nozione consente di proteggere, ad esempio, le persone anziane affette da deficienze analoghe a quelle delle persone afflitte da una disabilità mentale o da una turba psichica; compresi sono anche i casi estremi di inesperienza o di cattiva gestione, nonché rari casi di disabilità fisiche, per esempio i casi di paralisi grave o quelli di persone nel contempo cieche e sorde (Messaggio concernente la modifica del CC, protezione degli adulti, diritto delle persone e diritto della filiazione del 28 giugno 2006, FF 2006 pag. 6391 e segg.; vedi in particolare pag. 6432; v. anche Henkel, Basler Kommentar Erwachsenenschutz, Basilea 2012, ad art. 390 CC n. 13; Schmid, Erwachsenenschutz Kommentar, Zurigo/San Gallo 2010, ad art. 390 CC n. 6; Meier, Commentaire du droit de la famille, Protection de l’adulte, ad art. 390 CC n. 17). Come emerge chiaramente dal testo legale italiano e tedesco, lo stato di debolezza deve risiedere nella persona interessata («inerente alla sua persona»; «in der Person liegenden Schwächezustands») e non essere ancorato a circostanze esterne, tra cui rientrano origine sociale, disagio estremo, difficoltà lavorative, solitudine, ecc. (Schmid, Erwachsenenschutz Kommentar, ad art. 390 CC n. 8; Meier, Commentaire du droit de la famille, Protection de l’adulte, ad art. 390 CC n. 16; Meier, Les nouvelles curatelles; systématique, conditions et effets, n. 36, pag. 110-111). In effetti, obiettivo della misura è la protezione di persone in uno stato di debolezza, non la lotta contro comportamenti socialmente o moralmente inadeguati (Henkel, Basler Kommentar Erwachsenenschutz, ad art. 390 CC n. 3; COPMA, Droit de la protection de l’adulte, Guide pratique, Zurigo/San Gallo 2012, n. 5.6, pag. 136; Meier, Commentaire du droit de la famille, Protection de l’adulte, ad art. 390 CC n. 17; Meier, Les nouvelles curatelles; systématique, conditions et effets, n. 36, pag. 110-111). L’istituzione di una misura è esclusa nei casi di semplice disagio finanziario, nella misura in cui spetta all’assistenza sociale intervenire; se tuttavia l’interessato omette di fare i passi necessari per ottenere prestazioni assistenziali a causa di una deficienza caratteriale, l’adozione di una misura protettiva può entrare in considerazione (Schmid, Erwachsenenschutz Kommentar, ad art. 390 CC n. 8; Henkel, Basler Kommentar Erwachsenenschutz, Basilea 2012, ad art. 390 CC n. 18; Meier/Lukic, Introduction au nouveau droit de la protection de l’adulte, n. 404, pag. 192-193).

L’esistenza di uno stato di debolezza non è ancora sufficiente per giustificare l’adozione di una misura: occorre inoltre che l’interessato non sia in grado di provvedere ai propri affari né di designare rappresentanti che possano farlo (Messaggio, pag. 6432). Lo stato di debolezza (causa della curatela) deve dunque avere come conseguenza un bisogno di protezione e di assistenza dell’interessato (presupposto «sociale» della curatela) (Schmid, Erwachsenenschutz Kommentar, ad art. 390 CC n. 1; Henkel, Basler Kommentar Erwachsenenschutz, ad art. 390 CC n. 17; Meier/Lukic, Introduction au nouveau droit de la protection de l’adulte, n. 405, pag. 193; COPMA, Droit de la protection de l’adulte, Guide pratique, n. 5.10 pag. 138). L’incapacità è una nozione relativa, da interpretare in funzione del genere di affari che l’interessato è chiamato a gestire; la loro importanza non è determinante in sé per l’istituzione di una curatela, ma avrà un ruolo nella scelta del tipo di curatela e nel determinare le sfere di compiti affidate al curatore (Meier, Commentaire du droit de la famille, Protection de l’adulte, ad art. 390 CC n. 20).
In generale, le condizioni previste all’art. 390 CC devono essere adempiute per l’istituzione di qualsiasi tipo di curatela; secondo la dottrina, è ad ogni modo innegabile che il tipo di curatela che si intende adottare influenzerà «a ritroso» l’esame delle condizioni (l’autorità potendosi mostrare meno esigente nel verificare l’adempimento delle condizioni nel caso in cui scelga una curatela d’accompagnamento, rispetto ad esempio ad una curatela generale, cfr. Meier, Les nouvelles curatelles; systématique, conditions et effets, n. 23, pag. 105; v. anche Meier/Lukic, Introduction au nouveau droit de la protection de l’adulte, n. 403, pag. 192).

4.2. Conformemente al principio della sussidiarietà, le misure ufficiali vanno ordinate soltanto se l’assistenza alla persona bisognosa d’aiuto non può essere adeguatamente garantita altrimenti (art. 389 cpv. 1 n. 1 CC; Messaggio, pag. 6432; COPMA, Droit de la protection de l’adulte, Guide pratique, n. 5.11 pag. 138). Ogni misura ufficiale deve inoltre essere necessaria e idonea (art. 389 cpv. 2 CC), in ossequio del principio della proporzionalità (art. 5 cpv. 2 Cost.; COPMA, Droit de la protection de l’adulte, Guide pratique, n. 5.11 pag. 138). Infine, l’autorità deve prendere in considerazione l’onere che sopportano i congiunti e i terzi, e la loro protezione, anche se tale aspetto non può giustificare, a sé stante, l’istituzione di una curatela (390 cpv. 2 CC; Messaggio, pag. 6432; Henkel, Basler Kommentar Erwachsenenschutz, ad art. 390 CC n. 27; Meier, Commentaire du droit de la famille, Protection de l’adulte, ad art. 390 CC n. 27; COPMA, Droit de la protection de l’adulte, Guide pratique, n. 5.12 pag. 138). In questo senso, le aspettative successorie degli eredi non possono essere considerate interessi meritevoli di protezione (Meier, Commentaire du droit de la famille, Protection de l’adulte, ad art. 390 CC n. 32; Meier/Lukic, Introduction au nouveau droit de la protection de l’adulte, Ginevra 2011, n. 386, pag. 184; v. anche Messaggio, pag. 6447).

4.3. L’art. 446 CC definisce i principi procedurali applicabili nell’ambito della protezione degli adulti. Ai sensi della norma, l’autorità di protezione esamina d’ufficio i fatti (cpv. 1). Essa raccoglie le informazioni occorrenti e assume le prove necessarie; può incaricare degli accertamenti una persona o un servizio idonei e, se necessario, ordina che uno specialista effettui una perizia (cpv. 2). L’autorità di protezione non è vincolata dalle conclusioni delle persone che partecipano al procedimento (cpv. 3) e applica d’ufficio il diritto (cpv. 4).
La norma sancisce il principio inquisitorio illimitato, secondo il quale l’autorità è perfettamente libera nell’accertamento dei fatti e nella valutazione delle prove: secondo consolidata giurisprudenza, in base a tale principio l’autorità può assumere e ricercare delle prove – secondo il suo apprezzamento – anche secondo delle modalità inabituali e procurarsi d’ufficio dei rapporti allestiti da terzi (v. DTF 128 III 413 consid. 3.2.1; v. anche STF del 13 gennaio 2014, inc. 5A_843/2013, consid. 4.1 e 4.2, e Messaggio, pag. 6465-6466).

5. Nella fattispecie, la decisione emanata dall’Autorità di protezione non può essere confermata.
Da un lato, essa non indica sulla base di quale causa di curatela sia stata adottata la misura, limitandosi a richiamare la situazione patrimoniale di M. e a concludere ritenendo «accertata la necessità della misura in oggetto, e meglio il bisogno di protezione dell’interessata sia dal profilo finanziario che dal profilo personale». L’obbligo di motivazione – che rappresenta una componente del diritto di essere sentito delle parti (art. 29 cpv. 2 Cost) – implica che il destinatario della sentenza possa capire perché il giudice abbia deciso in un senso piuttosto che in un altro e che l’autorità di ricorso sia in grado di verificare se la decisione sia conforme al diritto (DTF 136 I 236 consid. 5.2). Il giudice deve dunque enunciare le circostanze significative atte a influire in qualche modo sull’esito del giudizio: la motivazione può essere ritenuta sufficiente quando vengono menzionati, almeno brevemente, i motivi – sia fattuali che giuridici – che hanno indotto i giudici a decidere in un senso piuttosto che in un altro, ponendo l’interessato nella condizione di rendersi conto della portata del giudizio e delle eventuali possibilità d’impugnazione. La risoluzione n. 13872 qui impugnata non adempie a questi requisiti: essa è insufficientemente motivata e non permette all’interessata di comprendere quale fondamento abbia il provvedimento adottato. Già solo per questo motivo, essa va annullata e rinviata all’Autorità di protezione.
Dall’altro lato, va osservato che l’insufficiente motivazione della decisione è la conseguenza diretta della mancata istruzione delle circostanze rilevanti del caso.

Fatta eccezione per l’estratto dell’Ufficio esecuzioni e fallimenti del 15 ottobre 2012, attestante debiti per circa fr. 25 000.–, e per la comunicazione della Polizia Cantonale concernente una lite avvenuta nel settembre 2012 tra l’interessata e il figlio L. («che dopo aver tentato di sfondare la porta d’entrata con una scala raggiungeva l’appartamento della madre M. e con la medesima aveva una discussione per questioni di proprietà. La donna asseriva di essere pure stata schiaffeggiata dal figlio ma nonostante sia stata edotta sulla procedura non ha voluto querelare il figlio»), nell’incarto non figura alcun altra informazione atta a comprovare uno stato di debolezza della reclamante, né il relativo bisogno di protezione.
Alla luce delle contestazioni dell’interessata stessa e in assenza di ogni riscontro, le informazioni fornite dai parenti nella loro segnalazione – in particolare quelle relative ad una situazione abitativa di abbandono e ad un presunto alcolismo – non possono essere considerate come fatti accertati, né giustificare l’adozione di una misura di protezione. L’Autorità ha del resto inspiegabilmente soprasseduto agli accertamenti inizialmente demandati al Servizio psico-sociale, per cui nulla è dato di sapere della situazione abitativa di M., né del suo stato di salute generale (sfere di intervento incluse nel mandato conferito alla curatrice).
Anche per quanto concerne la situazione patrimoniale di M. – la cui criticità, come visto, non permette in sé di istituire una curatela nei confronti dell’interessato – l’Autorità di protezione non ha proceduto a particolari approfondimenti. Benché abbia accertato l’esistenza di debiti per circa fr. 25 000.–, risulta che ella disponga di un capitale di circa fr. 35 000.–. Nemmeno si è tenuto conto del fatto che la signora è comproprietaria per 2/3 di un immobile a P. e che la sorella si è dichiarata disposta, attraverso una dichiarazione sottoscritta al momento del divorzio, a mettere a disposizione la quota parte residua di 1/3 «per coprire il suo debito mantenimento», «nella denegata ipotesi in cui ella avesse necessità», dalla data del divorzio sino al momento del pensionamento (cfr. doc. C allegato al reclamo). Solo nel reclamo si è appreso che l’insorgente ha ulteriori debiti di cassa malati, per fr. 20 000.– (reclamo, pag. 2).
Sia dal profilo personale, sia dal profilo finanziario, la fattispecie è ben lungi dall’essere chiarita: tale modo di procedere è in contrasto con l’obbligo di ricercare la verità materiale che ispira il principio inquisitorio illimitato, e non può condurre all’adozione di un provvedimento che incide in maniera rilevante nella libertà personale dell’interessata. Nemmeno le comprensibili preoccupazioni dei figli e della sorella, che emergono dalla loro segnalazione del 1° ottobre 2012, legittimano un tale modo di procedere.
Per questi motivi, non potendo questa Camera sanare le lacune rilevate, l’istituzione della curatela deve essere annullata e l’incarto ritornato all’Autorità di protezione, affinché approfondisca la fattispecie e, nella misura in cui ritenga date le condizioni per l’istituzione di una misura di protezione, indichi nella sua risoluzione – almeno sommariamente – gli elementi che ritiene pertinenti per il giudizio. Il reclamo merita dunque accoglimento.

6. In considerazione della particolarità del caso, si rinuncia eccezionalmente al prelievo di oneri processuali; l’Autorità di protezione, soccombente, rifonderà a M. fr. 800.– a titolo di ripetibili. Visto l’esito della vertenza e il diritto a ripetibili, la domanda di assistenza giudiziaria deve essere considerata priva di oggetto (cfr. STF del 18 luglio 2012, inc. 2C_182/2012, consid. 6.3; STF del 7 agosto 2009, inc. 5A_389/2009, consid. 7).

 

CC 1907      RS 210
Codice civile svizzero, del 10 dicembre 1907