1999

Obbligo per la moglie di lavorare - rendita vita natural durante

Caso 3, 15 dicembre 1999 << caso precedente | caso successivo >>

Esiste un limite d'età oltre il quale non si può pretendere che la moglie vada a lavorare?

In una sentenza del 14 luglio 1997* il Tribunale Federale di Losanna ha stabilito quanto segue:

Nota a cura dell'avv. Alberto F. Forni

I principi enunciati in questa sentenza non sono nuovi per i giuristi, ma per lo meno si riteneva che la giurisprudenza del Tribunale federale non fosse così rigida. Se guardiamo bene le ripercussioni di una tale decisione, ci rendiamo subito conto come l'applicazione letterale della decisione del Tribunale federale porti a soluzioni che vanno contro l'interesse della famiglia.
Prendiamo l'ipotesi in cui una giovane donna di 37 anni divorzia, in cui con il divorzio le vengono affidati dal Giudice i due figli di un anno e di 3 anni. Quando la moglie avrà compiuto 45 anni, il figlio più piccolo ne avrà 9, per cui la moglie potrà pretendere dal marito una rendita di mantenimento vita natural durante.
A mio avviso, pur tenendo conto delle cure e custodia che la madre deve ai figli, sarebbe più opportuno che la moglie nel frattempo si cerchi un'attività a tempo parziale o comunque segua dei corsi di aggiornamento o riqualifica professionale, per permetterle di riprendere non appena possibile un'attività lavorativa.

Va detto che però in base al nuovo diritto del divorzio (in vigore dal 1° gennaio 2000) la situazione dovrebbe cambiare, siccome verrà verosimilmente soppresso il principio secondo cui una rendita è dovuta vita natural durante.
Vedremo, la giurisprudenza ci dirà! (cfr. infatti il caso_037, aggiornamento del 14.05.2001!)

* Sentenza pubblicata in REP 1997, N. 1.

Data creazione: 15 dicembre 1999
Data modifica: 15 ottobre 2009

L'obbligo alimentare di un coniuge riguardo ad un figlio di primo letto dell'altro coniuge

Caso 2, 1 dicembre 1999 << caso precedente | caso successivo >>

Che obblighi finanziari possono essere imposti al coniuge della madre o del padre nei confronti dei figli di primo letto dell'altro coniuge?

In una sentenza del 27 marzo 1997* il Tribunale d'appello di Lugano ha stabilito quanto segue:

Nota a cura dell'avv. Alberto F. Forni

non si tratta di una partecipazione finanziaria diretta, nel senso che la figliastra non può richiedere il denaro per il proprio mantenimento direttamente alla seconda moglie di suo padre; tuttavia i giudici hanno deciso che il padre (colui che doveva l'alimento alla figlia) poteva chiedere di farsi aiutare dalla sua seconda moglie. Lo scopo della decisione è anche quello di evitare che vi siano abusi, come ad es. se il padre sposasse una ricca donna in seconde nozze e decidesse di smettere di lavorare: se non si dovesse prendere in considerazione la situazione finanziaria della seconda moglie del padre, quest'ultimo potrebbe vedersi - paradossalmente - dispensato dall'obbligo di mantenere la propria figlia (sempre che naturalmente riesca a dimostrare un motivo valido per non più lavorare ... e il motivo valido non sono certo le nuove nozze!).

 

Data creazione: 1 dicembre 1999
Data modifica: 30 marzo 2009

Il destino del mobilio in caso di separazione di fatto dei coniugi durante la causa di divorzio

Caso 1, 15 novembre 1999 | caso successivo >>

Dopo la separazione di fatto di due coniugi, sussiste tra l'altro il problema dell'attribuzione all'uno o all'altro della casa o dell'appartamento coniugale. Che destino avranno i mobili e le suppellettili di tale abitazione?

In una sentenza del 21 febbraio 1997* il Tribunale d'appello di Lugano ha stabilito quanto segue:

Nota a cura dell'avv. Alberto F. Forni

La sentenza ha un significato molto chiaro: se gli oggetti presso l'abitazione coniugale sono il minimo indispensabile, allora il coniuge che esce di casa dovrà comperarsi per sé altri mobili e suppellettili; se invece l'arredamento contempla beni in sovrappiù, allora questi potranno essere dati al coniuge che esce di casa. Purtroppo anche la conseguenza è chiara: se una famiglia è di ceto medio basso, il coniuge che dovrà lasciare l'abitazione coniugale o si dovrà trovare un appartamento ammobiliato o si dovrà comperare i mobili, verosimilmente indebitandosi (ciò che non è evidente, dato che difficilmente otterrà un credito, non avendo la possibilità di garantirne la restituzione).

Data creazione: 15 novembre 1999
Data modifica: 20 aprile 2009

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