Distinzione tra debito mantenimento e contributi straordinari di un coniuge

Caso 557 del 01/02/2024

Come vengono considerati dei lavori di miglioria e manutenzione di un coniuge, in regime di separazione dei beni, effettuati per l’abitazione dell’altro coniuge proprietario?

In una sentenza del 18 luglio 2023 il Tribunale federale ha deciso quanto segue:

Per determinare se sia dovuta un’equa indennità, occorre innanzitutto distinguere tra il normale mantenimento ai sensi dell’art. 163 CC e i contributi straordinari ai sensi dell’art. 165 cpv. 2 CC. È importante valutare la natura e l’entità del contributo finanziario in ciascun caso concreto, in relazione alle altre prestazioni come contributo ordinario alle spese del matrimonio. Per quanto riguarda l’importo dell’indennizzo, il coniuge non ha diritto alla restituzione delle somme versate, ma a un’adeguata indennità. Oltre alla situazione e alle prestazioni del coniuge avente diritto all’indennizzo, le considerazioni principali sono la situazione economica dell’altro coniuge e generale della famiglia.

Sentenza TF 5A_72/2022


Nota a cura dell'avv. Alberto F. Forni


I coniugi si sono sposati il 9 luglio 1988, in regime di separazione dei beni. Dal loro matrimonio sono nati quattro figli. La coppia si è separata alla fine del 2014. Dopo una pregressa procedura di misure a protezione dell’unione coniugale, il 1° dicembre 2017 il marito ha inoltrato una procedura di divorzio unilaterale. Tra le pretese rimaste controverse vi è la richiesta di pagamento di CHF 504'483.71 a titolo di equa indennità per le migliorie apportate alla villa di famiglia di proprietà della moglie, il cui costo è stato da lui sostenuto tra il 2006 e il 2009.

Secondo l’art. 165 cpv. 2 CC, il coniuge che, con il suo reddito o la sua sostanza, ha contribuito al mantenimento della famiglia in misura notevolmente superiore a quanto era tenuto, ha diritto ad un’equa indennità. Come disposizione generale del diritto matrimoniale, l'art. 165 cpv. 2 CC si applica indipendentemente dal regime matrimoniale adottato dai coniugi, in particolare in caso di separazione dei beni (DTF 138 III 348, consid. 7.1.1; DTF 134 III 581, consid. 3.3 e riferimenti). Per determinare se sia dovuta un’equa indennità, occorre innanzitutto distinguere tra il normale mantenimento ai sensi dell'art. 163 CC e i contributi straordinari ai sensi dell'art. 165 cpv. 2 CC; l'accordo tra i coniugi in merito ai rispettivi contributi funge da base per questa determinazione. In assenza di un accordo tra i coniugi sul riparto dei ruoli, l’ammontare del contributo finanziario viene valutato in base alle circostanze oggettive esistenti al momento della sua erogazione, indipendentemente dal fatto che il coniuge beneficiario fosse o meno a conoscenza che il contributo finanziario dell’altro coniuge eccedeva i doveri imposti dal diritto matrimoniale. È importante valutare la natura e l'entità del contributo finanziario in ciascun caso concreto, in relazione alle altre prestazioni come contributo ordinario alle spese del matrimonio. In assenza di criteri generali applicabili in questo ambito, il tribunale si pronuncerà in via equitativa sulla base alle importanti particolarità del caso concreto (art. 4 CC; DTF 138 III 348, consid. 7.1.2 e riferimenti). Per quanto riguarda l'importo dell'indennizzo, il coniuge che soddisfa le condizioni dell'art. 165 cpv. 2 CC non ha diritto alla restituzione delle somme versate, ma a un'adeguata indennità. Oltre alla situazione e alle prestazioni del coniuge avente diritto all'indennizzo, le considerazioni principali sono la situazione economica dell’altro coniuge e la situazione economica generale della famiglia (DTF 138 III 348, consid. 7.1.3 e dottrina citata; sentenza TF 5A_679/2019 del 5 luglio 2021, consid. 4.3.1 e riferimenti). La corresponsione dell'indennità non deve comportare un sovraindebitamento del coniuge debitore, la cui capacità finanziaria costituisce pertanto il limite massimo dell'importo concesso (sentenza TF 5A_679/2019 citata, ibidem).

Il ricorrente sostiene che, in caso di separazione dei beni, il coniuge che finanzia lavori nell'immobile dell'altro coniuge contribuisce in modo notevolmente superiore al mantenimento della famiglia ai sensi dell'art. 165 cpv. 2 CC, se si è in presenza di "lavori di miglioria e di manutenzione". Tuttavia, questo elemento non è stato ritenuto determinante dal Tribunale federale. Secondo la sentenza impugnata, le parti avevano optato per un riparto dei ruoli sostanzialmente tradizionale durante la loro convivenza, con il marito che si faceva carico di tutte le necessità economiche della famiglia attraverso il suo lavoro e la moglie che si dedicava alla cura quotidiana dei quattro figli e alla gestione della casa. Per quanto riguarda la casa coniugale, è stato inoltre accertato che il marito pagava tutti gli interessi del mutuo e le altre spese correnti e che era stato concordato che si sarebbe occupato dei lavori di ristrutturazione della villa di famiglia. Per quanto riguarda questi ultimi, il tribunale cantonale ha ritenuto che si trattasse di un contributo regolare e non straordinario. Il tribunale federale ha indicato che il ricorrente non ha dimostrato come tale valutazione si sia basata su criteri irrilevanti, non abbia tenuto conto di elementi essenziali o sia stata iniqua nel suo risultato. In particolare, non ha dimostrato che la costruzione della piscina (CHF 287'260.63), i lavori di inerbimento (CHF 6'940.20), la sostituzione della cucina (CHF 63'600.00), i lavori di ristrutturazione e trasformazione (CHF 129'682.88), i rivestimenti e la pavimentazione (CHF 17'000.00) eccedessero - per portata e importo - quanto necessario per consentire alla sua famiglia di godere di un ambiente abitativo adeguato al suo tenore di vita, che egli non contesta essere elevato. Risulta inoltre che egli abbia potuto godere dei benefici per diversi anni prima della separazione, in quanto la villa di proprietà della moglie era l'abitazione di famiglia. Sebbene i lavori in questione abbiano certamente contribuito all'aumento di valore dell'immobile in questione, il ricorrente, avvocato di professione, non è riuscito a dimostrare l'arbitrarietà delle conclusioni secondo cui non poteva ignorare che l'aumento di valore sarebbe andato a beneficio solo della resistente a seguito del regime di separazione dei beni che i coniugi avevano adottato. Non ha formalizzato l'esistenza di un prestito in relazione a tali somme. Non è sufficiente affermare che "non emerge dalle prove del fascicolo che [egli] non intendesse ricevere un rimborso per il lavoro" in questione, che la moglie "non lo ha mai affermato" e che lui "non intendeva fare una donazione".


Data modifica: 01/02/2024

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