Istruzione impartita alla madre da parte dell’ARP di consentire al servizio di psichiatria infantile e adolescenziale di “informare il figlio su suo padre” in vista di una possibile regolamentazione del diritto di visita.

Caso 566 del 16/06/2024

Può un’autorità, segnatamente l’ARP, dare istruzioni vincolanti ad un genitore detentore solo dell’autorità parentale relativamente al figlio in assenza di un precedente disciplinamento del diritto di visita?

In una sentenza del 21 novembre 2023 il Tribunale federale di Losanna ha stabilito quanto segue:

Finché le relazioni personali non sono disciplinate dalle autorità, non spetta all’autorità di protezione (ARP), ma alla madre, in concreto sola detentrice dell’autorità parentale e della custodia.

DTF 150 III 49


Nota a cura dell'avv. Alberto F. Forni


La madre di un bambino nato nel 2012 detiene l'autorità parentale esclusiva sul figlio. Il padre è stato condannato per reati sessuali gravi, tra cui lo stupro della sorellastra del bambino, ed è detenuto dal 2015 in un istituto penitenziario. Dopo un primo tentativo di ristabilire il contatto nel 2016 tramite l'autorità regionale di protezione (di seguito: ARP), il padre richiede nuovamente un contatto con il figlio. Con decisione del 19 ottobre 2022, basata sull'art. 273 cpv. 2 CC, l'ARP ordina alla madre di far informare il figlio sul padre da un servizio di psichiatria infantile e adolescenziale, assegnandole un termine a tal fine, con l'obiettivo di un futuro ristabilimento del contatto padre – figlio. Il caso arriva fino al Tribunale federale.

Ai sensi dell'art. 273 cpv. 2 CC, quando l'esercizio o la mancanza di esercizio del diritto di visita da parte di un genitore è pregiudizievole per il bambino, o per altri motivi, l'autorità di protezione del bambino può richiamare i genitori, i genitori affidatari o il bambino ai loro doveri e impartire istruzioni. Questa competenza corrisponde all'art. 307 cpv. 3 CC. Secondo questa disposizione, l'autorità di protezione del bambino può, in caso di pericolo per lo sviluppo del bambino (art. 307 cpv. 1 CC), richiamare i genitori, i genitori affidatari o il bambino ai loro doveri, fornire indicazioni o istruzioni relative alla cura, all'educazione o alla formazione del bambino, e designare una persona o un ufficio qualificato che avrà un diritto di controllo e informazione.

Le misure ordinate in applicazione di queste disposizioni presuppongono quindi 1) un pericolo per il benessere del bambino. In quanto misure d’autorità, devono anche essere 2) proporzionate.

Per quanto riguarda la prima condizione, essa è soddisfatta quando l'insieme delle circostanze del caso specifico lascia temere una possibilità seria di un danno al benessere fisico, psichico o spirituale del bambino. La seconda condizione richiede che le misure ordinate siano adeguate, necessarie a evitare il pericolo per il benessere del bambino (art. 389 cpv. 2 CC in relazione con l’art. 440 cpv. 3 CC) e ragionevolmente esigibili. Infine, nel campo della protezione del bambino, le misure adottate non devono sostituire gli sforzi dei genitori, ma piuttosto completarli (principio di complementarità).

Nel caso in esame, l'istruzione impartita dall’ARP si basa sull'art. 273 cpv. 2 CC. Tuttavia, le istruzioni basate su questa norma servono a regolare le relazioni personali nell'interesse del bambino. Invece, quando le misure che regolano le relazioni personali non sono ancora state prese, come nel caso concreto, non è l’ARP del bambino a decidere il loro esercizio e la loro portata, ma la persona che detiene l'autorità parentale o la custodia (art. 275 cpv. 3 CC), ossia in questo caso la madre. L'istruzione impartita dall’ARP supera quindi già il quadro della base legale su cui si fonda. Vi è quindi una violazione dell'art. 273 cpv. 2 CC.

Il Tribunale federale esamina poi se l'istruzione contestata possa basarsi sull'art. 307 cpv. 3 CC. Tuttavia, non si può prendere come questione iniziale quella di sapere se l'informazione del bambino sul padre costituisca un pericolo. Non si deve confondere la conseguenza giuridica (la misura con cui l’ARP reagisce a un pericolo) e lo stato di fatto (il pericolo per il benessere del bambino come condizione legale per l'intervento dell'autorità), ciò che viola il diritto federale.

Nel caso concreto il giudizio cantonale si è basato su riflessioni puramente astratte sul benessere del bambino a lungo termine e sulla necessità per lui di poter farsi una propria idea del padre, senza esaminare, in particolare, se, all'età di dieci anni, abbia già raggiunto la maturità che presuppone un confronto con le ragioni dell'incarcerazione del padre. Infatti, finché ciò non avviene, la rinuncia all'informazione non può rappresentare un pericolo per il suo sviluppo. Inoltre, il Tribunale cantonale non ha esaminato neppure la questione a sapere se l'istruzione contestata rispetti il principio di proporzionalità.

Pertanto, il Tribunale federale accoglie il ricorso della madre e annulla l'istruzione impartitale dall’ARP.


Data modifica: 16/06/2024

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