Malattia di un coniuge e diritto ad un contributo alimentare post divorzio

Caso 533 del 16/01/2023

Se un coniuge si ammala durante il matrimonio e non è più in grado di svolgere un’attività lavorativa, in caso di divorzio l’altro coniuge gli deve un contributo alimentare?

In una sentenza del 23 settembre 2022 il Tribunale federale di Losanna ha stabilito quanto segue:

Se lo stato di salute di un coniuge si deteriora durante il matrimonio e il matrimonio ha avuto un impatto duraturo sulla sua situazione, il deterioramento della salute deve essere preso in considerazione, anche se non è collegato al matrimonio; nei casi in cui il matrimonio non ha avuto un impatto decisivo sulla vita del coniuge la cui salute è deteriorata, la solidarietà post-divorzio può essere applicata solo se il danno è stato causato dal matrimonio.

Sentenza TF 5A_1036/2021


Nota a cura dell'avv. Alberto F. Forni


I coniugi (la moglie del 1972 ed il marito del 1983) si sono sposati nel 2005. Non hanno avuto figli e vivono separati dall'aprile 2018. Il 30 aprile 2020 il marito ha presentato una richiesta unilaterale di divorzio e ha concluso, tra l'altro, di essere esonerato dal versare qualsiasi contributo al mantenimento a favore della moglie, in essere pendente causa. Con sentenza del 21 febbraio 2021, il Tribunale di prima istanza ha pronunciato il divorzio e, tra le altre cose, ha condannato il marito a versare alla moglie un contributo di mantenimento post-divorzio fino al gennaio 2036 incluso (64esimo anno di età della moglie). Con sentenza del 10 novembre 2021, il Tribunale d’appello ha confermato la sentenza. Con un gravame del 13 dicembre 2021, il marito ha presentato un ricorso in materia civile al Tribunale federale.

Ai sensi dell'art. 125 cpv. 1 CC, se non si può ragionevolmente pretendere che un coniuge provveda da sé al proprio debito mantenimento, inclusa un’adeguata previdenza per la vecchiaia, l’altro coniuge gli deve un adeguato contributo di mantenimento. In linea di principio, così come nel suo ammontare e nella sua durata, l'obbligo alimentare deve essere determinato tenendo conto degli elementi elencati in modo non esaustivo dall'art. 125 cpv. 2 CC (DTF 147 III 249, consid. 3.4.2 e riferimenti; DTF 138 III 289, consid. 11.1.2), in particolare tenendo conto dell'età e dello stato di salute dei coniugi (art. 125 cpv. 2, n. 4 CC). Se il matrimonio ha avuto un impatto duraturo sulla situazione del coniuge creditore ("lebensprägende Ehe"), il principio è che il tenore di vita concordato durante la vita in comune deve essere mantenuto per entrambe le parti nella misura in cui la loro situazione finanziaria lo consente (art. 125 cpv. 2 n. 3 CC; DTF 147 III 249, consid. 3.4.3; DTF 141 III 465, consid. 3.1; sentenza TF 5A_191/2021, consid. 5.1.1; sentenza TF 5A_93/2019 del 13 settembre 2021, consid. 3.1). In questo caso, si ritiene che la fiducia riposta dal coniuge creditore nella continuazione del matrimonio e nella conservazione del riparto dei ruoli dei ruoli, liberamente concordato dai coniugi, meriti oggettivamente di essere tutelata (DTF 147 III 249, consid. 3.4.1; sentenza TF 5A_568/2021, consid. 4.1; sentenza TF 5A_907/2019 del 27 agosto 2021, consid. 3.1.1). Nella sua recente giurisprudenza, il Tribunale federale ha chiarito il concetto di matrimonio che ha avuto un impatto decisivo sulla vita, affermando in particolare che non è la presunzione astratta della durata del matrimonio, ma le circostanze del caso specifico ad essere determinanti a questo proposito (DTF 147 III 249, consid. 3.4; sentenza TF 5A_826/2020 del 30 marzo 2022, consid. 5.2; sentenza TF 5A_568/2021, consid. 4.2; sentenza TF 5A_191/2021, consid. 5.1.1). Si deve comunque ritenere che il matrimonio abbia segnato l'esistenza del coniuge quando, sulla base di un progetto di vita comune, uno di essi abbia rinunciato alla propria indipendenza economica a favore della cura della casa e dei figli e non sia più in grado, dopo molti anni di matrimonio, di esercitare la sua precedente professione o un'altra attività lucrativa che offra prospettive economiche equivalenti, mentre l'altro coniuge ha potuto concentrarsi sul suo avanzamento professionale in considerazione del riparto dei ruoli coniugali (DTF 147 III 249, consid. 3.4.3, DTF 147 III 308, consid. 5.6; sentenza TF 5A_510/2021, consid. 3.1.2; sentenza TF 5A_568/2021, consid. 4.2). Secondo la giurisprudenza, se lo stato di salute di un coniuge si deteriora durante il matrimonio e il matrimonio ha avuto un impatto duraturo sulla sua situazione, il deterioramento della salute deve essere preso in considerazione, anche se non è collegato al matrimonio. Il principio di solidarietà implica che i coniugi sono responsabili l'uno verso l'altro non solo per gli effetti che la ripartizione dei ruoli concordata durante il matrimonio può aver avuto sulla capacità di guadagno di uno di essi, ma anche per altri motivi che gli impedirebbero di provvedere al proprio mantenimento (sentenza TF 5A_215/2018 del 1° novembre 2018, consid. 3.3.2; sentenza TF 5A_1008/2017 del 7 marzo 2018, consid. 4.2.2; sentenza TF 5A_800/2016 del 18 agosto 2017, consid. 6.3; sentenza TF 5A_128/2016 del 22 agosto 2016, consid. 5.1.3.2 e riferimenti). Inoltre, nei casi in cui il matrimonio non ha avuto un impatto decisivo sulla vita del coniuge la cui salute è deteriorata, la solidarietà post-divorzio può essere applicata solo se il danno è stato causato dal matrimonio (sentenza TF 5A_782/2010 del 2 febbraio 2012, consid. 4.1; sentenza TF 5A_56/2010 del 2 giugno 2010, consid. 3.4; sentenza TF 5C.169/2006 del 13 settembre 2006, consid. 2.6).

Nel caso concreto, il tribunale cantonale ha ritenuto che l'incapacità della moglie di coprire le proprie spese non fosse il risultato della divisione dei ruoli durante il matrimonio, poiché la moglie aveva sempre lavorato a tempo pieno e non erano nati figli dall'unione delle parti. Si può quindi dedurre che, in linea di principio, l'unione coniugale non ha avuto un impatto duraturo sulla situazione della moglie ai sensi della giurisprudenza citata. L'autorità precedente ha tuttavia ritenuto che la fiducia della resistente nella comunità che aveva formato con il marito meritasse di essere tutelata, dal momento che il matrimonio era durato più di dieci anni fino alla separazione e che la sua malattia di lunga durata era insorta durante l’unione coniugale, un anno prima della separazione. Per quanto riguarda la durata del matrimonio, il tribunale cantonale si è basato su una presunzione di durata astratta che, come abbiamo visto, non è sufficiente per ammettere che il matrimonio ha avuto un impatto decisivo sulla vita della moglie. Inoltre, nella misura in cui l'autorità precedente ha considerato decisivo il fatto che la malattia della moglie fosse insorta durante la convivenza dei coniugi, rispettivamente un anno prima della separazione delle parti, non ha considerato che non è la comparsa di un problema di salute durante il matrimonio a consentire di prendere in considerazione un impatto decisivo del matrimonio sulla vita della resistente, ma che, al contrario, solo se tale circostanza è stata accertata in primo luogo è opportuno, in una seconda fase, prendere in considerazione il suo stato di salute.

In sostanza, il matrimonio non ha avuto un impatto decisivo sulla vita della moglie, il che consentiva di escludere qualsiasi diritto al versamento di un contributo di mantenimento a suo favore, a meno che non si potesse presumere che il danno alla salute fosse legato al matrimonio. Tuttavia, tale constatazione non compare nella sentenza impugnata, né la parte resistente ha sostenuto che era così.

Il ricorso del marito è stato dunque accolto e la sentenza impugnata è stata riformata, nel senso che il ricorrente è stato esonerato dal versare alla resistente qualsiasi contributo di mantenimento dopo il divorzio.


Data modifica: 16/01/2023

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