Relazioni personali con i figli dopo lo scioglimento dell’unione domestica registrata

Caso 494 del 01/05/2021

Esiste un diritto alle relazioni personali tra figli di un partner e l’altro partner dopo lo scioglimento dell’unione domestica registrata?

In una sentenza del 16 marzo 2021 il Tribunale federale di Losanna ha stabilito quanto segue:

La concessione di un diritto di contatto a terzi presuppone innanzitutto l’esistenza di circostanze eccezionali; la seconda condizione prevista è l’interesse del bambino.
Di regola, all’ex-partner del genitore legale deve essere concesso un diritto di visita se si è sviluppata una relazione parentale detta “sociale” e se il bambino è stato concepito nell’ambito di un progetto parentale comune ed è cresciuto all’interno della relazione di coppia.

Sentenza TF 5A_755/2020

Cfr. anche comunicato stampa del Tribunale federale.


Nota a cura dell'avv. Alberto F. Forni


Due donne hanno registrato la loro unione domestica nel 2015. Dopo inseminazione artificiale all'estero, una di loro ha dato alla luce un bambino nel 2016 e due gemelli un anno e mezzo dopo. Il padre naturale è sconosciuto. La coppia si è separata nel 2018 e il giudice di prima istanza ha pronunciato nel 2019 lo scioglimento dell'unione domestica registrata. Il Tribunale di protezione dei minori e degli adulti ha concesso all'ex-partner della madre un diritto di visita accompagnato per due volte al mese. Tuttavia, a seguito del ricorso della madre e dell’effetto sospensivo concesso al ricorso, la ex partner della madre non ha più visto i bambini dalla separazione.
Decidendo sul ricorso della madre, il Tribunale cantonale superiore ha soppresso ogni diritto alle relazioni personali.
Su ricorso della ex-partner, il Tribunale federale ha accolto il medesimo ed annullato il giudizio del Tribunale cantonale.

L’art. 274a cpv. 1 CC prevede che in circostanze straordinarie, il diritto alle relazioni personali può essere conferito anche a altre persone, segnatamente a parenti, in quanto ciò serva al bene del figlio; il cpv. 2 precisa che i limiti del diritto di visita posti ai genitori vigono per analogia.
Questa disposizione si riferisce in particolare al diritto che potrebbe essere rivendicato dai nonni del bambino (sentenza TF 5A_498/2016 del 31 maggio 2017, consid. 4.3; sentenza TF 5A_380/2018 del 16 agosto 2018, consid. 3.1; sentenza TF 5A_831/2008 del 16 febbraio 2009, consid. 3.2). Tuttavia, la cerchia dei terzi interessati è più ampia e si estende sia all'interno che all'esterno della sfera dei parenti del bambino. Il patrigno può dunque invocare questa disposizione per ottenere il diritto di mantenere i contatti con il figlio del coniuge da cui è separato o divorziato (sentenza TF 5A_831/2008 del 16 febbraio 2009, consid. 3.2 in fine). Analogamente, come espressamente previsto dall'art. 27 cpv. 2 LUD (Legge federale sull'unione domestica registrata di coppie omosessuali), all'ex partner può essere riconosciuto un diritto di contatto con il figlio del suo ex partner in caso di sospensione della convivenza o di scioglimento dell'unione domestica registrata, alle condizioni previste dall'art. 274a CC.
La concessione di un diritto di contatto a terzi presuppone innanzitutto l'esistenza di circostanze eccezionali che devono essere dimostrate da chi lo rivendica, poiché questo diritto costituisce un'eccezione (art. 274a cpv. 1 CC; sentenza TF 5A_990/2016 del 6 aprile 2017, consid. 3.1; sentenza TF 5A_831/2008 del 16 febbraio 2009, consid. 3.2). La morte di un genitore costituisce una circostanza eccezionale e giustifica un diritto di visita dei membri della famiglia del genitore deceduto, al fine di mantenere la relazione tra il figlio e i parenti del defunto, di cui i nonni fanno parte (sentenza TF 5A_380/2018 del 16 agosto 2018 consid. 3.2 e riferimenti). Altri esempi citati come circostanze eccezionali sono il rapporto particolarmente stretto che terzi hanno sviluppato con il bambino, come i suoi genitori affidatari (sentenza TF 5A_990/2016 del 6 aprile 2017 consid. 3.1; sentenza TF 5A_831/2008 del 16 febbraio 2009, consid. 3.2; sentenza TF 5A_100/2009 del 25 maggio 2009, consid. 2.3). Lo stesso vale per le situazioni in cui il bambino ha formato una relazione cosiddetta "sociale" con altre persone che hanno assunto doveri genitoriali nei suoi confronti
La seconda condizione prevista dall'art. 274a cpv. 1 CC è l'interesse del bambino. Solo questo interesse è determinante, ad esclusione dell'interesse della persona con cui il minore può o deve avere contatti (sentenza TF 5A_990/2016 del 6 aprile 2017, consid. 3.2; sentenza TF 5A_831/2008 del 16 febbraio 2009, consid. 3.2; sentenza TF 5C.146/2003 del 23 settembre 2003, consid. 3.1, non pubblicata in DTF 129 III 689). Non è sufficiente che il contatto non sia di pregiudizio per il bambino; deve anche servire al suo interesse (sentenza TF 5A_990/2016 del 6 aprile 2017, consid. 3.2; sentenza TF 5A_355/2009 del 2 luglio 2009, consid. 2.1; sentenza TF 5A_831/2008 del 16 febbraio 2009, consid. 3.3). Spetta all'autorità alla quale viene presentata la domanda valutare il tipo di relazione che si è stabilita tra il bambino e il richiedente, e in particolare se si è stabilita una "relazione speciale" tra loro (per quanto riguarda la matrigna, v. sentenza TF 5A_831/2008 del 16 febbraio 2009, consid. 3.2 in fine).
Per quanto concerne il diritto di mantenere i contatti con il figlio dell'ex partner registrato, esso può essere concesso in particolare se il figlio ha stabilito una relazione intensa con il partner del padre o della madre e il mantenimento di questa relazione è nel suo interesse.
Quando il richiedente non era solo il convivente o il partner registrato del genitore, ma assumeva anche il ruolo di genitore non biologico del bambino, cioè se il bambino è stato concepito nel contesto di un progetto genitoriale comune ed è cresciuto all'interno della coppia formata dai due genitori, il mantenimento delle relazioni personali sarà in linea di principio nell'interesse del bambino. In tale configurazione, il terzo rappresenta per il bambino una vera e propria figura genitoriale di attaccamento, per cui gli altri criteri di valutazione, come l'esistenza di una relazione conflittuale tra il genitore legale e il suo ex partner, devono essere relegati in secondo piano e non sono generalmente sufficienti a negare l'interesse del bambino a continuare la relazione. D'altra parte, la situazione sarà valutata con più prudenza quando il richiedente ha conosciuto il bambino solo dopo la sua nascita, il che è spesso il caso per quanto riguarda i patrigni (vedi in generale, per quanto riguarda la questione dei conflitti tra il genitore e il terzo [in questo caso i nonni], la sentenza TF 5A_380/2018 del 16 agosto 2018 consid. 3.2, secondo cui il mantenimento delle relazioni personali non è in linea di principio nell'interesse del minore in caso di un conflitto importante, poiché il contatto con il terzo rischierebbe di porre il minore in un conflitto di lealtà). In tutti i casi, il mantenimento di una relazione sarà tanto più importante per il figlio se la relazione affettiva con l'ex partner, coniuge o ex convivente del suo genitore era stretta e la relazione è durata a lungo.
L'autorità deve poi essere particolarmente prudente quando il diritto rivendicato da terzi si aggiunge all'esercizio delle relazioni personali da parte dei genitori del bambino (sentenza TF 5A_990/2016 del 6 aprile 2017 consid. 3.2 in fine; sentenza 5A_831/2008 del 16 febbraio 2009 consid. 3.2 in fine).

Nel caso concreto, per determinare se il mantenimento di relazioni personali con la ricorrente serva al benessere dei bambini in modo positivo, l’Autorità cantonale non poteva esimersi dall'accertare i fatti relativi al contesto del loro concepimento, della loro nascita e del periodo in cui la ricorrente ha vissuto con loro, in particolare per quanto riguarda l'intensità del suo coinvolgimento nella vita quotidiana dei bambini. Tuttavia, la sentenza impugnata tace a questo proposito. Poiché i bambini non hanno una seconda relazione genitore-figlio, questi elementi sono particolarmente importanti poiché, a seconda delle circostanze, la ricorrente poteva rappresentare una vera figura genitoriale per i bambini, oltre alla loro madre. Inoltre, il semplice fatto che le relazioni personali tra la ricorrente e i bambini fossero state interrotte - essenzialmente a causa dei tempi procedurali- e la semplice supposizione fatta dal tribunale cantonale che fosse "altamente probabile" che i minori non si ricordassero più di lei, non permetteva di per sé di escludere che fosse nell'interesse dei bambini avere relazioni personali con la stessa. Se è innegabile che la durata dell'interruzione delle relazioni può essere presa in considerazione per valutare il bene del bambino, questo criterio non è l'unico rilevante ed è meno importante se le relazioni affettive erano intense e il terzo aveva assunto un vero ruolo genitoriale con il bambino durante il periodo della loro vita insieme. Se la ricorrente dovesse essere considerata come un genitore non biologico dei bambini, si dovrebbe considerare che, salvo circostanze molto particolari, il mantenimento del legame è a loro vantaggio, senza che sia necessario, nel caso concreto, essere particolarmente prudenti, dato che la filiazione paterna è sconosciuta. L'interruzione delle relazioni avrebbe allora la conseguenza, al massimo, di dover decidere di riprenderle gradualmente, eventualmente all’inizio in un ambiente sorvegliato.

Inoltre, contrariamente a quanto stabilito dall’autorità cantonale, il fatto che la ricorrente abbia lasciato la Svizzera non è di per sé un criterio rilevante per valutare se sia nell'interesse dei bambini poter mantenere relazioni personali con lei. In effetti, questo fattore può al massimo essere importante per determinare le modalità del diritto di visita. Infine, nella misura in cui l’autorità cantonale utilizza il fatto che l'unione registrata delle parti sia stata sciolta come argomento per negare un diritto di visita, sembra ignorare che il fatto che l'unione sia stata sciolta o la coppia si sia separata è precisamente una condizione per l'applicazione dell'art. 27 cpv. 2 LUD e dell'art. 274a CC.

Visto quanto precede, il ricorso va accolto e l’incarto ritornato all'autorità cantonale per un approfondimento istruttorio e una nuova decisione.


Data modifica: 01/05/2021

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