Utilizzo di una password trovata causalmente e accesso al google account (Gmail) del relativo titolare

Caso 454 del 01/08/2019

Costituisce un reato l’utilizzo di una password trovata casualmente per accedere al google account (Gmail) dell’altro coniuge?

In una sentenza del 17 maggio 2019 il Tribunale federale di Losanna ha stabilito quanto segue:

L’uso di una password, anche se trovata per caso, che permette l’accesso ad un google account (Gmail) del relativo titolare costituisce un reato, nel senso che risulta essere un accesso indebito a un sistema per l’elaborazione di dati.

Sentenza TF 6B_1207/2018


Nota a cura dell'avv. Alberto F. Forni


Dopo la separazione dal marito, la moglie trova nell’abitazione coniugale che ha continuato ad occupare la password con cui si accede al google account (Gmail) del coniuge e per un certo lasso di tempo consulta i dati commerciali, la corrispondenza del medesimo con il suo legale, nonché delle sue fotografie con una giovane donna, senza che il marito ne fosse a conoscenza e avesse dato il suo consenso.

Querelata dal marito, la moglie è stata condannata penalmente e ad un risarcimento.

Ai sensi dell’art. 143bis cpv. 1 CPC, chiunque si introduce indebitamente, per mezzo di un dispositivo di trasmissione dei dati, in un sistema altrui per l'elaborazione di dati specialmente protetto contro ogni suo accesso è punito, a querela di parte, con una pena detentiva sino a tre anni o con una pena pecuniaria.

La questione da risolvere quella di sapere se l’utilizzo di una password trovata costituisce reato; l’aspetto principale è quello verificare se il comportamento messo in atto costituisce un aggiramento di un sistema informatico specialmente protetto.

Secondo il Tribunale federale l’uso di un codice di accesso o di una password costituisce una protezione sufficiente di un sistema informatico affinché sia considerato “specialmente protetto contro ogni suo accesso” ai sensi dell’art. 143bis cpv. 1 CP e non è rilevante il modo in cui è superata la sicurezza elettronica.

Dato che la moglie ha dunque voluto accedere al sistema informatico per il tramite della password, le condizioni oggettive dell’art. 143bis cpv. 1 CP sono adempiute e non ha alcuna rilevanza che abbia trovato causalmente tale password, senza alcuna ricerca attiva, ma in modo fortuito.


Data modifica: 01/08/2019

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