35c Art. 124 CC

Pubblicazione: Estratto da Rivista ticinese di diritto I-2005, III. Diritto di famiglia


Equa indennità per impossibilità di suddividere la previdenza professionale

Allorché sia sopraggiunto un caso di previdenza e non sia più possibile suddividere la prestazione d'uscita maturata da un coniuge durante il matrimonio, nel caso in cui sussista un conto di libero passaggio vincolato che non serve a garantire prestazioni assicurative, una parte del saldo di tale conto può essere devoluta all'altro coniuge come equa indennità (consid. 5).
I CCA 27.2.2004 N. 11.2002.119


5. Nella fattispecie risulta che, il giorno in cui è stato posto in pensionamento anticipato, il marito aveva una prestazione di libero passaggio di fr. 178 478.20. A suo favore si è liberato inoltre, quel 30 settembre 1998, un “conto PLP non utilizzata” con un avere di fr. 165 606.65. Quest’ultimo costituiva il saldo della prestazione di libero passaggio apportata dal convenuto al momento in cui è stato affiliato alla Cassa pensioni delle centrali svizzere di elettricità, dopo l’acquisto degli anni di assicurazione (art. 15 cpv. 4 dello statuto). Esso non serviva a garantire prestazioni assicurative e fino all’età di pensionamento è rimasto un conto di libero passaggio vincolato. Nelle circostanze descritte, esclusa a ragione l’applicabilità dell’art. 122 cpv. 1 CC, con pertinenza il Pretore ha ritenuto di attribuire all’attrice un’equa indennità a norma dell’art. 124 cpv. 1 CC.

a) A tal fine il primo giudice ha optato per un riparto a metà del conto in questione, assegnando alla moglie un mezzo del saldo di fr. 183 200.- comunicato a suo tempo dalla Cassa. Se non che, a questa Camera la Cassa medesima ha poi precisato il 10 febbraio 2004 – non senza contraddirsi – che sul citato conto essa non riconosce interessi, sicché a disposizione vi sono unicamente fr. 165 606.65. Ora, nella prospettiva del giudizio la Camera deve fondarsi su tale dato. Competerà se mai alle parti censurare il comportamento della Cassa, rivolgendosi all’autorità giudiziaria.

b) Dall’istruttoria esperita da questa Camera si evince altresì che, attualmente, il convenuto beneficia di rendite mensili per complessivi fr. 2512.- netti (rendita AVS di fr. 1621.-, cassa pensione di fr. 891.-) a fronte di un fabbisogno minimo di fr. 2634.65 (minimo esistenziale del diritto esecutivo fr. 1100.-, locazione e spese accessorie fr. 1163.-, premio della cassa malati fr. 245.85, premio dell’assicurazione domestica e RC privata fr. 25.80, imposte fr. 100.-). Quanto alla moglie, essa percepisce una rendita AI di fr. 1789.- mensili e ha un fabbisogno minimo di fr. 2789.85 (minimo esistenziale del diritto esecutivo fr. 1100.-, locazione e spese accessorie fr. 1300.-, premio della cassa malati fr. 309.85, imposte fr. 80.-).

c) Ciò premesso, appare evidente che il fabbisogno minimo dell’attrice, la quale non riceve contributi di mantenimento, non è garantito dalle entrate. Inoltre essa non dispone di sostanza, non ha alcuna previdenza professionale e, vista l’età (classe 1943), non è più in grado di costituirsene una. Né la situazione cambierà dopo il suo pensionamento (aprile del 2007), poiché essa continuerà a incassare una rendita AVS identica all’attuale (dichiarazione IAS dell’11 novembre 2003), motivo per cui una quota del suo fabbisogno minimo rimarrà scoperta. D’altro lato, anche le entrate del convenuto – il quale risulta a sua volta privo di sostanza – sono insufficienti per coprire il fabbisogno minimo di lui. E siccome il debitore non può essere ridotto a vivere con un importo inferiore al suo fabbisogno minimo (DTF 127 III 70 consid. 2c; SCHNEIDER/BRUCHEZ, La prévoyance professionnelle et le divorce in: Le nouveau droit du divorce, Losanna 2000, pag. 244), non sarebbe conforme al diritto – né tanto meno equo – obbligare il convenuto a versare all’attrice, come quest’ultima pretende, tutto il capitale del “conto PLP non utilizzata” bloccato presso la Cassa pensioni delle centrali svizzere di elettricità.

d) Per converso, non appare equo nemmeno il riparto a metà del capitale residuo deciso dal Pretore, poiché ciò significherebbe privilegiare il marito. A quest’ultimo vanno garantite, nella situazione illustrata, le risorse necessarie per finanziare il fabbisogno minimo. Gli va riconosciuto quindi un capitale che gli permetta di integrare con qualche agio, non fosse che per tenere conto dell’aumento dei costi della salute (i quali notoriamente trascendono di gran lunga la media del rincaro su base annua), le rendite mensili fino a concorrenza degli odierni fr. 2634.65. Ora, con un capitale di fr. 60 000.-, anche prelevando circa fr. 300.- mensili per colmare l’ammanco, il convenuto ha riserve sufficienti (e anche un modesto margine, visto che il capitale produce interesse), per un lasso di almeno diciassette anni, ciò che corrisponde approssimativamente, oggi, all’aspettativa di vita di un uomo di 66 anni, secondo le indicazioni dell’Ufficio federale di statistica (16.9).

e) Verso il marito non si può essere più generosi, ove si consideri che la moglie ha solo una rendita AI di fr. 1789.- mensili per rapporto a un fabbisogno minimo di fr. 2789.85. Ciò posto, dal noto capitale di fr. 165 606.65 andrà dedotta la somma di fr. 60 000.- (da lasciare al marito), oltre a fr. 3100.- con cui il marito pagherà i verosimili costi a suo carico della procedura d’appello. Tutto il resto (fr. 102 506.65) andrà versato all’attrice come “equa indennità” giusta l’art. 124 cpv. 1 CC. Ne discende che l’appello dev’essere accolto entro questi limiti.

divorzio.ch

Il presente sito ha quale scopo quello di informare l'utente sulle questioni principali inerenti la procedura di separazione e di divorzio in Svizzera.

Il sito non è rivolto in modo esclusivo a giuristi, ma anche a chi desidera informazioni sulle procedure e conseguenze di una separazione o un divorzio. Sono inoltre pubblicati indirizzi ai quali rivolgersi in caso di problemi coniugali.
© 1999-2020 avv. Alberto F. Forni - Switzerland