40c Art. 137 cpv. 2 CC

Pubblicazione: Estratto da Rivista ticinese di diritto I-2005, III. Diritto di famiglia


Misure provvisionali in pendenza di divorzio: reddito del coniuge

Il valore locativo va compreso nel reddito del coniuge che abita in casa propria? (consid. 4).
Spetta al coniuge che invoca una diminuzione del proprio reddito per malattia duratura rendere verosimile gli estremi dell'affezione. L'accertamento di patologie che comportino l'inabilità lucrativa richiede, per principio, un esame specialistico. In un procedimento provvisionale, improntato alla sommarietà, il giudice statuisce sulla base della verosimiglianza, sicché l'esecuzione di una perizia va riservata al merito (consid. 7).
Durante la vita separata, se non si può ragionevolmente contare su una ripresa della comunione domestica, occorre prendere in considerazione anche i criteri applicabili al mantenimento dopo il divorzio, ma ciò non significa che il riparto a metà dell'eccedenza non sia più applicabile (consid. 9).
I CCA 30.4.2004 N. 11.2003.101


4. Il convenuto sostiene poi che dalla tassazione 2001/02 della moglie risulta un reddito di fr. 9400.- annui, al quale occorre aggiungere il valore locativo dell’abitazione coniugale di fr. 25 700.-, onde entrate nette per almeno fr. 2925.- mensili. Già nella sentenza del 14 novembre 2001 questa Camera ha avuto modo di precisare, nondimeno, che il valore locativo è un dato puramente fiscale, dal quale il proprietario non trae alcun vantaggio effettivo (I CCA, sentenza inc. 11.2000.28 del 18 luglio 2001, consid. 3b). Diverso sarebbe il caso ove la moglie occupasse per suo comodo un alloggio sproporzionato alle sue esigenze (v. SPYCHER, Unterhaltsleistungen bei Scheidung: Grundlagen und Bemessungsmethoden, Berna 1996, pag. 86 con rinvii), ciò che tuttavia l’appellante non pretende. Tutt’al più, della circostanza che un coniuge occupi un immobile di sua proprietà si può tenere conto nella valutazione del fabbisogno (SCHWENZER, Praxiskommentar Scheidungsrecht, Basilea 2000, n. 20 ad art. 125 CC). In concreto però nulla è stato considerato come onere d’alloggio per la moglie. Del resto, lo stesso appellante ha ottenuto in precedenza la detrazione di tale importo dai propri redditi. Non si vede pertanto come oggi egli possa chiederne il computo fra le entrate della moglie, per tacere del fatto che l’abitazione coniugale gli è stata assegnata nel frattempo. […]

9. Il marito sostiene, infine, che il calcolo del contributo cautelare secondo il riparto a metà dell’eccedenza non si giustifica quando il matrimonio sia ormai destinato allo scioglimento. Nel quadro di misure a protezione dell’unione coniugale il Tribunale federale ha avuto modo di precisare invero che in caso di vita separata, se non si può ragionevolmente contare su una ripresa della comunione domestica, occorre prendere in considerazione i criteri applicabili al mantenimento dopo il divorzio per decidere il contributo alimentare, e in particolare la questione inerente alla ripresa rispettivamente all’estensione dell’attività lucrativa di un coniuge, valutando – alla luce dei criteri dell’art. 125 cpv. 2 CC – se ciò possa essergli ragionevolmente imposto e appaia possibile dal profilo economico (DTF 128 III 65, in particolare 67 consid. 4). Ciò non significa che il riparto a metà dell’eccedenza non sia più applicabile, dal momento che fino al divorzio sussiste il dovere di reciproca assistenza derivante dal matrimonio (art. 163 CC).

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