48c Art. 173 cpv. 1 CC

Pubblicazione: Estratto da Rivista ticinese di diritto I-2005, III. Diritto di famiglia


Protezione dell'unione coniugale: contributi pecuniari per il mantenimento della famiglia

Il costo dell'alloggio va inserito nel fabbisogno minimo di chi occupa l'abitazione, non in quello del coniuge tenuto a erogare contributi di mantenimento (consid. 13).
Il giudice delle misure a protezione dell'unione coniugale stabilisce "i contributi pecuniari per il mantenimento della famiglia", che possono consistere non solo in prestazioni periodiche per l'ordinario sostentamento, ma anche in importi occasionali destinati alla copertura di spese straordinarie. Non è preposto invece alla disciplina dei rapporti interni di dare e avere fra le parti per debiti dell'uno pagati dall'altro e viceversa (consid. 17a).
Non risponde all'economia di giudizio che un pretore emani decreti cautelari appellabili nell'ambito di misure a protezione dell'unione coniugale (consid. 17b e 17d).
I CCA 26.3.2004 N. 11.2003.40


13. […] Il Pretore ha posto gli oneri ipotecari dell’abitazione coniugale occupata dalla moglie con la figlia a carico del marito. Se non che, il costo dell’alloggio va considerato nel fabbisogno minimo del diretto interessato (I CCA, sentenza del 16 agosto 2002 in re S., consid. 9; analogamente, per le spese di cassa malati: I CCA, sentenza del 27 luglio 2000 in re S., consid. 6b con rimandi; per gli oneri d’imposta I CCA, sentenza del 21 ottobre 2003 in re B., consid. 6f). L’onere ipotecario di fr. 1021.35 mensili va inserito quindi nel fabbisogno minimo della moglie, già dedotta la quota di un terzo che rientra in quello della figlia. L’appellante, ad ogni buon conto, potrà compensare l’importo di fr. 1532.- mensili dai contributi dovuti a moglie e figlia pagando egli medesimo l’onere ipotecario.
[…]

17. […] a) Il giudice delle misure a protezione dell’unione coniugale non adotta ogni provvedimento immaginabile: “prende le misure previste dalla legge” (art. 172 cpv. 3 CC). Durante la vita in comune dei coniugi, in particolare, egli “stabilisce i contributi pecuniari per il mantenimento della famiglia” (art. 173 cpv. 1 CC), che possono essere pretesi per il futuro e per l’anno precedente l’istanza (art. 173 cpv. 3 CC). Tali contributi possono consistere in prestazioni periodiche per l’ordinario mantenimento della famiglia, ma anche in importi occasionali destinati alla copertura di spese straordinarie (HAUSHEER/REUSSER/ GEISER, Berner Kommentar, edizione 1999, n. 5 ad art. 173 CC). Analogamente, dandosi sospensione della vita in comune, il giudice fissa “i contributi pecuniari dell’uno in favore dell’altro” (art. 176 cpv. 1 n. 1 CC), per il futuro e per l’anno precedente l’istanza (HAUSHEER/REUSSER/GEISER, op. cit., n. 28 ad art. 176 CC). Il giudice delle misure a protezione dell’unione coniugale non è preposto invece alla disciplina dei rapporti interni di dare e avere fra le parti per debiti dell’uno pagati dall’altro e viceversa. Nella fattispecie l’istante postula il rimborso di fatture da essa onorate per il sostentamento – ordinario o straordinario – della famiglia prima e dopo la separazione di fatto. V’è pertanto da domandarsi se una simile pretesa attenga ancora ai “contributi pecuniari” dell’art. 173 cpv. 1 CC o dell’art. 176 cpv. 1 n. 1 CC. Già a tale riguardo il decreto impugnato desta interrogativi.

b) Ammesso e non concesso che sulla pretesa controversa potesse essere chiamato a sindacare il giudice delle misure a protezione dell’unione coniugale, occorrerebbe ancora verificare se in concreto fossero dati i presupposti per un decreto cautelare. Nel quadro di misure a protezione dell’unione coniugale, in effetti, le misure provvisionali sono regolate dai Cantoni (BRÄM in: Zürcher Kommentar, edizione 1998, n. 15 ad art. 180 CC con richiami; HAUSHEER/ REUSSER/GEISER, op. cit., n. 21 ad art. 180 CC). E nel Ticino l’art. 376 cpv. 1 CPC subordina l’emanazione di simili provvedimenti a tre requisiti cumulativi: la verosimiglianza di un notevole pregiudizio, la necessità di procedere con urgenza e la parvenza di buon esito insita nell’azione di merito (DTF 112 II 32, 91 II 144, 88 II 279; Rep. 1988 pag. 351 consid. 1 con richiamo). L’esistenza dei tre requisiti, che va esaminata d’ufficio (Rep. 1989 pag. 127 con riferimenti), non giustifica in ogni modo qualsiasi provvedimento cautelare: il principio della proporzionalità esige che, comunque sia, la misura richiesta si limiti allo stretto indispensabile, mantenga cioè un ragionevole rapporto tra il fine perseguito e la restrizione decretata (I CCA, sentenza del 3 febbraio 1999 in re O., consid. 3). Che nella fattispecie ricorressero anche le premesse dell’art. 376 cpv. 1 CPC – e in particolare la verosimiglianza di un notevole pregiudizio – è possibile, ma non evidente. Anche in proposito il decreto impugnato meriterebbe più attenta disamina.
[…]

d) Il caso in rassegna pone, se mai, un altro problema, di carattere generale: quello di sapere se risponda all’economia di giudizio che un Pretore emani decreti cautelari appellabili (emessi, cioè, “previo contraddittorio”: art. 379 cpv. 2 CPC) nell’ambito di misure a protezione dell’unione coniugale. Teoricamente, nulla osta (sopra, consid. 2). All’atto pratico, nondimeno, mal se ne intravede l’utilità. Decreti cautelari adottati “nelle more istruttorie” (sulla nozione: COCCHI/TREZZINI, CPC massimato e commentato, Lugano 2000, pag. 846 nota 907) possono senz’altro giustificarsi per motivi d’urgenza. Decreti cautelari emessi “previo contraddittorio”, ovvero dopo una discussione finale, dilazionano invece la procedura senza grandi pregi, ove appena si consideri che sulle misure a protezione dell’unione coniugale il Pretore dovrà ancora statuire – una volta ancora con esame sommario – al momento in cui giudicherà l’istanza vera e propria. E a quel momento il giudizio finale farà decadere tutti i provvedimenti cautelari.

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