53c Art. 176 cpv. 1 n. 1 CC

Pubblicazione: Estratto da Rivista ticinese di diritto I-2005, III. Diritto di famiglia


Protezione dell'unione coniugale: contributo limitato nel tempo?

Circostanze in cui il contributo di mantenimento per un coniuge può essere limitato nel tempo nell'ambito di una procedura a protezione dell'unione coniugale (consid. 3b).
Il contributo non può essere limitato nel tempo solo perché il matrimonio è stato di breve durata (consid. 4 e 5).
Rifiuto del contributo a titolo eccezionale per abuso di diritto del coniuge beneficiario? (consid. 6).
I CCA 30.8.2004 N. 11.2004.83


3. […] b) Durante una causa di stato il contributo in favore di un coniuge si determina, ciò premesso, secondo le norme sul mantenimento della famiglia previste dal diritto matrimoniale e non secondo quelle contenute nel diritto del divorzio (FF 1996 pag. 150 con riferimenti; LEUENBERGER, in: Schwenzer, Praxiskommentar Scheidungsrecht, Basilea 2000, n. 14 e 29 ad art. 137 CC; WERRO, Concubinage, mariage et démariage, Berna 2000, n. 842 pag. 184; MICHLI/ NORDMANN/JACCOTTET TISSOT/CRETTAZ/THONNEY/RIVA, Le nouveau droit du divorce, Losanna 1999, pag. 208 n. 976). A ragione il Pretore si è dipartito da tali premesse. Il Tribunale federale ha invero avuto modo di precisare che, ove non si possa contare su una riconciliazione dei coniugi, per decidere sull’eventuale contributo alimentare occorre far capo – già in costanza di matrimonio – ai criteri applicabili al mantenimento dopo il divorzio, segnatamente a quelli che disciplinano la ripresa o l’estensione dell’attività lucrativa (DTF 128 III 67 consid. 4a). Ciò significa che in proposito, oltre che ai parametri posti dall’art. 176 cpv. 1 n. 1 CC, il giudice si atterrà a quelli elencati (non esaustivamente) dall’art. 125 cpv. 2 CC, valutando la situazione in base alla regola per cui ogni coniuge va incoraggiato, per quanto possibile, ad acquisire o a riacquistare la propria indipendenza economica (clean break: sentenza del Tribunale federale 5P.352/2003 del 28 novembre 2003, consid. 2.1, pubblicata in: FamPra.ch 2004 pag. 402).

4. In concreto non è litigioso che la ripresa della comunione domestica sia pressoché esclusa, di modo che a ragione il Pretore si è interrogato sulla possibilità di computare alla moglie un reddito da attività lucrativa a tempo pieno. Nondimeno, per tacere del fatto che le entrate ipotetiche devono essere alla concreta portata del lavoratore, considerata l’età di lui, la formazione professionale e lo stato di salute, oltre che la situazione sul mercato dell’impiego (DTF 128 III 8 consid. 4c/cc), il primo giudice ha fissato una scadenza temporale dell’obbligo contributivo non solo in funzione di ciò, ma anche “tenuto conto della durata del matrimonio, della difficile situazione personale nella quale la moglie si è venuta a trovare e delle disponibilità del marito”. Ora, la durata della vita in comune assume importanza nel quadro dell’art. 125 CC ove si tratti di stabilire se, trattandosi di un’unione di breve durata, il contributo debba limitarsi a garantire il mantenimento di un coniuge solo per il tempo necessario a raggiungere una propria indipendenza economica (potenziamento o reinserimento professionale). Non è di alcuna pertinenza invece ai fini dell’art. 176 cpv. 1 n. 1 CC, allorché il matrimonio ancora sussiste.
Certo, il Tribunale cantonale di San Gallo ha già avuto modo di ritenere che, dandosi una comunione domestica di breve durata, il mantenimento di un coniuge in virtù dell’art. 176 cpv. 1 n. 1 CC è dovuto solo – di regola – per un periodo di transizione adeguato o può addirittura essere negato (sentenza dell’8 marzo 2001 pubblicata in: FamPra.ch 2001 pag. 776). Non consta tuttavia che tale orientamento sia stato avallato dal Tribunale federale, almeno per ora. Fino a un’eventuale precisazione della giurisprudenza conviene pertanto attenersi al principio secondo cui la breve durata della vita in comune (nella fattispecie: un anno e mezzo) non basta per giustificare una limitazione temporale dei contributi fissati a norma dell’art. 176 cpv. 1 n. 1 CC. Tali contributi possono sempre essere modificati, del resto, in seguito a cambiamenti di circostanze, come pure dal giudice preposto all’emanazione di misure provvisionali in pendenza di divorzio o separazione (art. 137 cpv. 2 CC).

5. Quanto alla durata dei contributi alimentari fondati sull’art. 176 cpv. 1 n. 1 CC, la legge nulla prevede. Compete dunque al giudice fissarne l’eventuale scadenza, secondo le circostanze del caso (DESCHNAUX/STEINAUER/BADDELEY, Les effets du mariage, Berna 2000, pag. 321, n. 779). Di norma, essi dovrebbero essere indeterminati, essendo difficile prevedere fin quando possa sussistere una situazione di “grave pericolo” nel senso dell’art. 175 CC (BRÄM/HASENBÖHLER in: Zürcher Kommentar, 3a edizione, n. 12 ad art. 175 CC; SCHWANDER in: Basler Kommentar, ZGB I, 2a edizione, n. 9 ad art. 175 CC). Per altro, ove i coniugi tornino a vivere assieme, le misure protettrici dell’unione coniugale decadono (art. 179 cpv. 2 CC) e decadono altresì ove, introdotta una causa di stato, tali misure siano sostituite da provvedimenti cautelari (DTF 129 III 61 consid. 2; DESCHENAUX/STEINAUER/BADDELEY, op. cit., pag. 324, n. 788 e 789; HAUSHEER/REUSSER/GEISER in: Berner Kommentar, edizione 1999, n. 6a ad art. 179 CC; SCHWANDER, op. cit., n. 10 ad art. 175 CC; HASENBÖHLER, op. cit., n. 11 ad art. 179 CC). Il giudice può, infine, limitare le misure nel tempo per favorire una riconciliazione o un accordo dei coniugi (SCHWANDER, op. cit., n. 9 ad art. 175 CC), oppure per agevolare un riesame della situazione (HAUSHEER/REUSSER/GEISER, op. cit., n. 18 ad art. 175). Sta di fatto però che in concreto il Pretore non ha limitato il contributo alimentare in tali prospettive, ma – come detto – essenzialmente per la breve durata del matrimonio, ciò che non può essere condiviso.

6. Il diritto al contributo alimentare in costanza di matrimonio può invero essere negato per abuso di diritto (art. 2 cpv. 2 CC). Tale evenienza si riferisce tuttavia a casi eccezionali, da ravvisare con estrema cautela (MERZ in: Berner Kommentar, 3a edizione, n. 584 ad art. 2 CC). La giurisprudenza ha riscontrato estremi del genere, finora, solo in abusi di carattere economico, ove il coniuge richiedente rifiuti informazioni sulle sue condizioni finanziarie oppure postuli un contributo alimentare dopo anni, pur essendo stato in grado di provvedere alle proprie necessità da sé solo o perché mantenuto da un concubino o perché al beneficio di redditi conseguiti in altro modo (BRÄM/HASENBÖHLER, op. cit., n. 13 segg. ad art. 163 CC; HAUSHEER/REUSSER/GEISER, op. cit., n. 59b ad art. 163 CC). Per converso, un coniuge può opporsi al divorzio durante il periodo di quattro anni previsto dall’art. 114 CC (ridotto a due anni dal 1° giugno 2004: RU 2004 pag. 2161), senza incorrere in un abuso “manifesto” nell’accezione dell’art. 2 cpv. 2 CC (SJZ 98/2002 pag. 179 in basso; e in sede cautelare: I CCA, sentenza inc. 11.2002.16 del 27 marzo 2002, consid. 6).

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