56c Art. 197 cpv. 2, 125 CC; 77 LCA

Pubblicazione: Estratto da Rivista ticinese di diritto I-2005, III. Diritto di famiglia


Scioglimento del regime dei beni: assicurazioni private sulla vita - contributo di mantenimento dopo il divorzio: obbligo del creditore di attingere a sostanza propria

Trattandosi di assicurazioni private sulla vita, l'art. 197 cpv. 2 n. 2 CC non si applica e la determinazione della massa di appartenenza segue i principi della surrogazione patrimoniale. Non rientrano ad ogni modo nella liquidazione le polizze di cui il contraente non può più disporre, ad esempio per avvenuta cessione a terzi o in seguito alla firma di una clausola beneficiaria irrevocabile (consid. 2).
Per finanziare sé stesso dopo il pensionamento, il coniuge creditore di un contributo alimentare può essere tenuto - come il coniuge debitore - a intaccare la propria sostanza. Dopo il 1° gennaio 2004 il rendimento di capitali a risparmio non si presume più superare il 2%. In ogni modo il diritto di conservare il livello di vita prima della separazione spetta non solo al creditore, ma anche al debitore del contributo, cui dev'essere garantito un tenore di vita analogo a quello del coniuge creditore e, in ogni modo, l'equivalente del fabbisogno minimo (consid. 4).
I CCA 29.9.2004 N. 11.2003.116


2. Lo scioglimento del regime dei beni va trattato prima delle controversie sui contributi di mantenimento (alla stessa stregua delle questioni legate al riparto delle prestazioni d’uscita in materia di cassa pensione: SJ 124/2002 I pag. 539 consid. 3 = FamPra.ch 2002 pag. 563 consid. 3). Ora, quando vige tra i coniugi – come in concreto – la separazione dei beni (doc. H), non vi è alcun regime da sciogliere, ma ciò non toglie che al momento del divorzio vadano liquidati tutti i rapporti di dare e avere tra le parti (HAUSHEER in: Basler Kommentar, ZGB I, 2a edizione, n. 2 ad art. 251 CC; I CCA, sentenza inc. 11.2001.134 del 6 novembre 2003, consid. 2). Nella fattispecie il Pretore ha accertato che il marito ha stipulato due assicurazioni sulla vita e che la moglie è beneficiaria per il 40% di esse, sicché ha riconosciuto a quest’ultima il diritto al 40% dei rispettivi capitali. L’appellante obietta che attuali beneficiari delle assicurazioni sono i figli […]. Vigendo tra i coniugi la separazione dei beni, essa non ha diritto ad altro, tanto meno a beni propri di lui. A suo parere, inoltre, l’attribuzione del 40% delle polizze alla moglie in base al valore nominale (senza considerare il valore effettivo) è insostenibile, poiché lo obbliga ad assumere l’intera copertura del rischio, con pagamento degli interessi, fino alla scadenza dei contratti.
[…]

b) La stipulazione delle polizze, effettuatasi dopo che i coniugi avevano adottato il regime della separazione dei beni (nel dicembre del 1987), è avvenuta con mezzi propri del marito. Le polizze rimangono così pertinenza di lui. La situazione non sarebbe diversa, del resto, nella partecipazione agli acquisti. Trattandosi di assicurazioni private sulla vita, infatti, l’art. 197 cpv. 2 n. 2 CC riguardante le prestazioni di istituti di previdenza a favore del personale, di assicurazioni sociali e di previdenza sociale – considerate acquisti di un coniuge – non si applica, sicché la determinazione della massa di appartenenza segue i principi della surrogazione patrimoniale (HAUSHEER in: Basler Kommentar, ZGB I, 2ª edizione, n. 22 ad art. 197; DESCHENUAX/STEINAUER/BADDELEY, Les effets du mariage, Berna 2000, pag. 486, pag. 1116; HAUSHEER/REUSSER/ GEISER in: Berner Kommentar, edizione 1992, n. 70 segg. ad art. 197 CC). Non rientrano, per converso, nella liquidazione del regime matrimoniale le polizze di cui il contraente non può più disporre, ad esempio per avvenuta cessione a terzi o in seguito alla firma di una clausola beneficiaria irrevocabile (HAUSHEER/ REUSSER/GEISER, op. cit., 79 ad art. 197 CC).

c) […] Poco giova che il marito abbia modificato la clausola beneficiaria delle polizze, sostituendo i figli alla moglie. L’art. 77 cpv. 1 LCA (RU 221.229.1) stabilisce che anche quando un terzo sia stato designato quale beneficiario di un’assicurazione delle persone, lo stipulante può disporre liberamente del diritto derivante dall’assicurazione. Il diritto di revoca del beneficio cessa solo quando lo stipulante abbia rinunciato a tale revoca con la propria firma nella polizza e abbia consegnato quest’ultima al beneficiario (art. 77 cpv. 2 LCA). Fino al verificarsi dell’evento assicurato, lo stipulante può quindi disporre liberamente dei diritti derivanti dall’assicurazione: li può cedere, mettere in pegno o può designare un altro beneficiario (KUNG in: Bundesgesetz über den Versicherungsvertrag, Basilea 2001, n. 1 ad art. 77; MAURER, Schweizerisches Privatversicherungsrecht, 3ª edizione, pag. 452 seg.). Si aggiunga che una clausola non irrevocabile in favore del coniuge decade al momento del divorzio, salvo la manifesta contraria volontà dello stipulante (art. 120 cpv. 2 CC; cfr. DTF 122 III 313 sull’art. 154 cpv. 2 vCC).

d) Nel caso specifico non risulta – né l’appellata asserisce – che siano state stipulate clausole irrevocabili. Ciò posto, se la liquidazione del regime dei beni interviene prima dell’evento assicurato, i diritti derivanti dalla polizza sono attribuiti alla massa patrimoniale dello stipulante che ha pagato i premi. La designazione di un eventuale terzo beneficiario è senza rilievo (BADDELEY, L’assurance-vie en rapport avec le régime matrimonial et le droit successoral, in: SJ 122/2000 pag. 535 seg.). In concreto il marito non ha mai rinunciato al suo diritto di revoca, tant’è che le polizze […] sono in suo possesso. L’appellante, da parte sua, non sostiene di avere contribuito al pagamento dei premi. Mal si intravede dunque come essa potrebbe vantare diritti alla scadenza dei contratti.
[…]

4. Per quanto riguarda la situazione dell’attrice al momento del pensionamento ordinario (l’8 maggio 2011: art. 21 cpv. 1 lett. b. e cpv. 2 LAVS), oltre alla rendita AVS mensile essa disporrà del capitale versato dal convenuto quale “equa indennità”. Essa è proprietaria inoltre di un immobile, il cui aggravio ipotecario va a carico del convenuto. Ora, se prima del pensionamento un coniuge divorziato non è tenuto – di norma – a intaccare la sua sostanza per sovvenire a se stesso qualora l’altro coniuge sia in grado di versargli un contributo alimentare senza erodere la propria (SCHWENZER, Praxiskommentar Scheidungsrecht, Basilea 2000, n. 22 ad art. 125 CC con richiamo), dopo il pensionamento le cose cambiano, nel senso che il coniuge creditore può anche essere tenuto a consumare i propri averi (HAUSHEER/SPYCHER, Unterhalt nach neuem Scheidungsrecht, Ergänzungsband, Berna 2001, pag. 89 n. 05.140). […] Si può ragionevolmente esigere perciò che essa adoperi parte del capitale ricevuto in virtù dell’art. 124 CC, versatole per di più a fini previdenziali (DTF 129 III 9 consid. 3.1.2). Rimane da determinare in che misura.

a) Il primo punto da definire è il presumibile ammontare del capitale nel 2011, quando l’interessata maturerà il diritto alla pensione. Fino al 2001 questa Camera si dipartiva, per determinare i redditi da capitale, da un tasso medio presunto del 3½% (sentenze del 16 aprile 1997 in re C., consid. 2; del 20 maggio 1997 in re P., consid. 7c; del 5 gennaio 1998 in re B., consid. 5b; del 12 gennaio 1998 in re M., consid. 4). Nel 2001, viste le altalenanti proiezioni congiunturali, tale valutazione è stata prudentemente ricondotta al 3% (sentenze del 18 luglio 2001 in re L., consid. 3d; del 28 dicembre 2001 in re D., consid. 6; del 10 aprile 2002 in re P., consid. 15; del 5 luglio 2002 in re A., consid. 10; del 6 novembre 2003 in re B., consid. 4g). Il Tribunale federale ha poi avuto modo di confermare che il tasso medio del 3% è conforme al diritto federale, anche l’interesse minimo sugli averi di vecchiaia giusta l’art. 12 OPP 2 essendo stato ridotto, il 1° gennaio 2003, dal 4 al 3¼% (DTF 129 III 481, consid. 4.3 non pubblicato). Sta di fatto che, dal 1° gennaio 2004, il Consiglio federale ha ulteriormente ridotto l’interesse minimo sugli averi di vecchiaia giusta l’art. 12 OPP 2 dal 3¼ al 2¼% (RU 2003 pag. 3523). Dopo il 1° gennaio 2004 non vi è quindi ragione per presumere un rendimento di capitali a risparmio superiore al 2% (v. anche sentenza 11.2002.63 del 3 agosto 2004, consid. 5c). Ne segue che al momento del pensionamento dell’attrice il capitale ammonterà a fr. 215 923.- (187 104.- x 1.148686: v. SCHAETZLE/WEBER, Manuel de capitalisation, Zurigo 2001, pag. 334 con rinvio alla tavola n. 47).

b) Nelle condizioni appena descritte, anche prelevando fr. 700.- mensili da tale sostanza, l’interessata ha risorse sufficienti (e anche un modesto margine, visto che il capitale produce interessi) per un lasso di almeno venticinque anni, ciò che corrisponde approssimativamente all’aspettativa di vita di una donna di 64 anni (25.36: STAUFFER/SCHÄTZLE, Barwerttafeln, 5ª edizione, Zurigo 2001, pag. 448, tavola 42). Ne discende che, per vedersi garantire il suo “debito mantenimento” (di fr. 2800.- mensili) con un prelievo mensile di fr. 700.-, al momento del pensionamento l’attrice abbisognerà ancora di fr. 2100.- mensili. Dopo l’8 maggio 2011 il contributo in favore di lei va fissato perciò in tale cifra, fermo restando che dall’importo andrà dedotta altresì la futura rendita AVS.

c) Il diritto di conservare il livello di vita prima della separazione spetta – di tutta evidenza – non solo all’attrice, ma anche al convenuto, cui deve essere garantito un tenore di vita analogo a quello del coniuge beneficiario del contributo e, in ogni modo, il fabbisogno minimo (DTF 127 III 70 consid. 2 con richiami di giurisprudenza). Con un reddito di fr. 6664.- mensili […] e un fabbisogno minimo di fr. 3675.- […], una volta versato all’attrice il contributo alimentare di fr. 2100.- l’interessato disporrà ancora di un margine di fr. 2989.- mensili […]. Ne segue che anche dopo il versamento del contributo alimentare di fr. 2100.- mensili, egli si vedrà garantito il suo “debito mantenimento”, a maggior ragione ove si pensi che dal contributo andrà ancora dedotta la rendita AVS percepita dall’attrice.

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