20c Art. 176 cpv. 1 n. 3 CC

Pubblicazione: Estratto da Rivista ticinese di diritto I-2007, III. Diritto di famiglia


Contributi di mantenimento nell'ambito di misure a protezione dell'unione coniugale - deroga al metodo di calcolo consistente nel suddividere a metà l'eccedenza mensile

Il metodo della ripartizione dell'eccedenza non deve condurre a una ridistribuzione del patrimonio coniugale o a una liquidazione anticipata del regime dei beni. Esso non si applica ove sia reso verosimile che durante la vita in comune i coniugi non destinavano tutti i loro redditi al mantenimento della famiglia, ma ne riservavano alcuni a scopi diversi, come per esempio al risparmio.
I CCA 19.6.2006 N. 11.2004.122


2. L’istante contesta anzitutto il metodo adottato dal Pretore per la definizione dei contributi alimentari, facendo valere che secondo la giurisprudenza di questa Camera – confermata dal Tribunale federale – un alto reddito non basta da sé solo per scostarsi dal riparto a metà dell’eccedenza. Dedotto dal reddito del marito (fr. 42 250.- mensili) il fabbisogno minimo di lui (fr. 9286.- mensili), il proprio (fr. 11 303.90), quello del figlio X. (fr. 3000.-) e quello del figlio Y. (fr. 2500.-), essa calcola perciò un’eccedenza mensile di fr. 16 261.10 da suddividere a metà, onde un contributo in suo favore di fr. 19 943.45 mensili. Il convenuto oppone, da parte sua, di avere risparmiato circa 3 milioni di franchi negli ultimi dieci anni, di modo che i contributi a suo carico vanno commisurati unicamente al tenore di vita effettivamente goduto dalla famiglia prima della separazione di fatto.

a) Ove sia giustificata la sospensione della comunione domestica, “ad istanza di uno dei coniugi” il giudice delle misure a protezione dell’unione coniugale “stabilisce i contributi pecuniari dovuti da un coniuge all’altro” (art. 176 cpv. 1 n. 1 CC). L’art. 163 cpv. 1 CC non precisa quale metodo si applichi per la fissazione dei contributi. Si limita a disporre che “i coniugi provvedono in comune, ciascuno nella misura delle sue forze, al debito mantenimento della famiglia”. Sicuramente conforme al diritto federale è il criterio – sempre adottato da questa Camera – che consiste nel dedurre dal reddito complessivo dei coniugi i fabbisogni loro e dei figli minorenni, suddividendo l’eccedenza a metà (sentenza del Tribunale federale 5P.439/2003 dell’11 maggio 2004, consid. 2.3 con rinvio alla sentenza 5P.352/2003 del 28 novembre 2003, consid. 2.1).

b) Il metodo appena citato non deve condurre a una ridistribuzione del patrimonio coniugale o a una liquidazione anticipata del regime dei beni. Esso non si applica, quindi, ove sia reso verosimile che durante la vita in comune i coniugi non destinavano tutti i loro redditi al mantenimento della famiglia, ma ne riservavano alcuni a scopi diversi, come per esempio al risparmio (DTF 119 II 317 consid. 4b; l’altro caso in cui il Tribunale federale ha ritenuto inapplicabile il noto metodo non riguarda il Cantone Ticino, questa Camera non avendo mai calcolato i fabbisogni delle parti nel modo descritto in DTF 126 III 8). Inoltre il limite superiore del diritto al mantenimento è costituito – per principio – dal tenore di vita che i coniugi avevano alla cessazione della vita in comune (DTF 118 II 378 consid. 20b; sentenza 5P.231/2000 consid. 3a, pubblicato in: FamPra.ch 2001 pag. 764; cfr. anche DTF 128 III 67 consid. 4a). Solo in circostanze eccezionali fa stato un livello di vita più elevato, come ad esempio nell’ipotesi in cui i coniugi vivessero in modo particolarmente parsimonioso, al di sotto dei loro mezzi, per una finalità nel frattempo raggiunta o superata (come quella di acquistare una casa: FF 1996 I 127; sentenza del Tribunale federale 5P.439/2003 dell’11 maggio 2004, consid. 2.3 con rinvio alla sentenza 5C.230/2003, consid. 4.1). Comunque sia, spetta al coniuge che chiede di non applicare il metodo o di derogare al riparto paritario dell’eccedenza rendere verosimili i motivi che giustifichino simili estremi (I CCA, sentenza inc. 11.1998.74 dell’11 maggio 1999, consid. 2 in fine, pubblicato in: FamPra.ch 2000 pag. 148).

c) Il convenuto sostiene, come detto, di avere risparmiato negli ultimi dieci anni fr. 3 315 275.-. L’istante obietta che in mancanza di prove precise sull’entità dei risparmi non v’è motivo per scostarsi dal metodo di calcolo predetto. Ora, nel caso specifico è vero che tra il 1994 e il 1997 i coniugi hanno profuso notevoli capitali nell’acquisto (circa fr. 430 000.-) e nella costruzione (circa fr. 1 495 000.-) dell’abitazione coniugale e che nel 2000 il marito ha acquistato inoltre, per fr. 400 000.-, un appartamento a Z. Tali operazioni si sono concluse per vero quando i coniugi vivevano ancora insieme. Anche dopo di allora, tuttavia, le parti hanno continuato a risparmiare. Dalla documentazione fiscale richiamata si evince che, rispetto al biennio 1999/2000, nel 2001/02 non solo i collocamenti in capitale sono lievitati da fr. 682 689.- a fr. 691 924.-, ma soprattutto che il risparmio in forma di assicurazione vita è aumentato da fr. 43 696.- a ben fr. 223 351.- e che i debiti privati sono diminuiti da fr. 900 000.- a fr. 864 943.-, onde un aumento della sostanza imponibile (esclusa la “deduzione sociale per coniugati e per figli minorenni”) di fr. 216 947.-, pari a circa fr. 9000.- mensili (tassazione 2001/02). Del resto, sulla scorta della documentazione bancaria le parti hanno reso verosimili – per quanto possibile – tutte le spese del nucleo familiare, ovvero il tenore di vita condotto durante la vita in comune. Tutto considerato, a un esame sommario come quello che presiede all’emanazione di misure a tutela dell’unione coniugale si può ritenere pertanto che, prima della separazione, i coniugi non destinassero tutte le entrate all’economia domestica. Si giustifica quindi – eccezionalmente – di scostarsi dalla metodica di calcolo illustrata dianzi.

CC 1907      RS 210
Codice civile svizzero, del 10 dicembre 1907

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