10c Art. 511 CPC; 29 LDIP; 2, 4, 5, 7 Conv. Aia obb. alim.

Pubblicazione: Estratto da Rivista ticinese di diritto I-2010 (III. Diritto di famiglia)


Delibazione di una trattenuta di stipendio italiana in materia di contributi alimentari per il figlio
Trattenuta di stipendio pronunciata in Italia nei confronti di un datore di lavoro con sede in Svizzera a carico di un cittadino italiano con domicilio in Italia per garantire il versamento di contributi alimentari in favore di un minorenne residente in Italia.

I CCA 15.5.2009 N. 10.2009.4


1. La Camera civile di appello è competente per riconoscere e dichiarare esecutive, secondo le norme della legge federale sul diritto internazionale privato, le sentenze civili emanate all’estero (art. 511 cpv. 1 CPC combinato con l’art. 29 LDIP). La procedura è quella sommaria contenziosa di camera di consiglio (art. 511 cpv. 2 CPC), riservate le disposizioni relative alla Convenzione di Lugano del 16 settembre 1988 (art. 511 cpv. 3 CPC). Trattandosi di delibare una trattenuta di stipendio, in particolare, SCHWANDER raccomanda che sia sentito anche il terzo cui è destinato l’ordine (Basler Kommentar, ZGB I, 3a edizione, n. 19 ad art. 177). Il datore di lavoro del convenuto è stato invitato pertanto a presenziare alla discussione indetta dalla Camera.

[…]

3. I criteri che disciplinano il riconoscimento e l’esecuzione di decisioni straniere in Svizzera figurano agli art. 25 segg. LDIP. I trattati internazionali – bilaterali o multilaterali – ratificati dalla Svizzera prevalgono tuttavia sui requisiti posti dalla citata legge ove contengano norme più favorevoli alla delibazione (art. 1 cpv. 2 LDIP). Ora, il riconoscimento e l’esecuzione in Svizzera di decisioni straniere relative a contributi di mantenimento è regolato da due trattati multilaterali: la Convenzione dell’Aia concernente il riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni in materia di obbligazioni alimentari, del 2 ottobre 1973 (RS 0.211.213.02), e la già citata Convenzione di Lugano («Convenzione concernente la competenza giurisdizionale e l’esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale», del 16 settembre 1988: RS 0.275.11), entrambe ratificate anche dall’Italia. Nessuno dei due trattati prevale, nel senso che la decisione emanata nello Stato firmatario di una convenzione va riconosciuta in Svizzera anche se adempie i presupposti dell’una e non quelli dell’altra (HAUSHEER/ REUSSER/GEISER in: Berner Kommentar, edizione 1999, n. 71d ad art. 163 CC). È ormai esclusa invece, per quanto riguarda i contributi di mantenimento, l’applicabilità dei trattati bilaterali stipulati dalla Svizzera in tema di delibazione (art. 55 della Convenzione di Lugano), compresa la Convenzione con l’Italia del 3 gennaio 1933 circa il riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni giudiziarie (RS 0.276.194.541).

4. Nella fattispecie il problema è di sapere, ciò premesso, se l’ordine giudiziale di pagamento emanato il 1° ottobre 2008 dal Tribunale di Como (art. 156 comma 6 del Codice civile italiano) possa essere riconosciuto e dichiarato esecutivo in virtù della predetta Convenzione dell’Aia, subordinatamente – nella misura in cui questa nulla disponesse di più favorevole – in virtù della legge federale sul diritto internazionale privato, l’exequatur disposto dalla Convenzione di Lugano dovendo essere chiesto se mai al Pretore (art. 513b cpv. 1 CPC). Quanto all’ordine giudiziale, esso è senz’altro una «decisione» nel senso dell’art. 4 cpv. 1 della nota Convenzione, la quale ritiene tali – del resto – anche decisioni non definitive o meramente provvisionali (art. 4 cpv. 2). Poco importa di conseguenza che l’ordine giudiziale possa essere modificato in ogni tempo. Il primo requisito posto dalla Convenzione risulta così adempiuto.

5. Nelle circostanze descritte occorre esaminare se la decisione «è stata resa da un’autorità considerata competente giusta gli articoli 7 o 8» (art. 4 cpv. 1 n. 1 della Convenzione) e «se non può più essere oggetto di un ricorso ordinario nello Stato d’origine» (art. 4 cpv. 1 n. 2). In concreto l’ordine emana senza dubbio da un’autorità competente, al punto da soddisfare non una, ma tutte e tre le condizioni alternative previste dall’art. 7 (debitore o creditore con dimora abituale nello Stato d’origine al momento dell’introduzione dell’istanza, debitore o creditore cittadino dello Stato d’origine al momento dell’introduzione dell’istanza, convenuto che ha accettato anche solo tacitamente la competenza del tribunale giudicante). L’ordine non è stato impugnato del resto con un ricorso ordinario nello Stato d’origine, il cancelliere della Corte d’appello di Milano avendo attestato l’11 febbraio 2009 che «presso questo Ufficio [ruolo generale affari contenziosi civili] non risulta iscritto alcun procedimento X. contro Y.».

6. Per il resto, non si scorge alcuna delle ipotesi contrarie al riconoscimento e all’esecuzione enunciate all’art. 5 della Convenzione dell’Aia (incompatibilità con l’ordine pubblico dello Stato richiesto, frode processuale, litispendenza previa nello Stato richiesto, forza di giudicato acquisita da una decisione precedente nello Stato richiesto). Ne segue che in concreto soccorrono tutte le premesse poste dalla citata Convenzione dell’Aia per riconoscere e dichiarare esecutivo in Svizzera l’ordine giudiziale emanato dal Tribunale di Como.

7. Una trattenuta di stipendio costituisce un’ingiunzione diretta al debitore del contributo alimentare, ma anche al terzo cui incombe di corrispondere l’equivalente del contributo in sostituzione del debitore. In condizioni del genere ci si può domandare se per essere riconosciuto e dichiarato esecutivo anche nei confronti del terzo, l’ordine non debba emanare cumulativamente da un’autorità «competente» secondo il rapporto giuridico che intercorre fra il debitore e il terzo (cfr. SCHWANDER, op. cit., n. 19 in fine ad art. 177 CC). La risposta è negativa, per lo meno nell’ipotesi in cui i coniugi (o ex coniugi) siano entrambi domiciliati all’estero. In tal caso, per vero, i tribunali o le autorità svizzeri non sono competenti per pronunciare trattenute di stipendio, né secondo l’art. 46 LDIP né secondo l’art. 7 della predetta Convenzione dell’Aia, salvo incondizionata costituzione in giudizio del debitore. Il coniuge creditore dovendo far capo a tribunali o autorità esteri, il datore di lavoro non può pretendere dunque che l’ordine di trattenuta sia – cumulativamente – pronunciato nello Stato del suo domicilio o della sua dimora abituale (art. 149 cpv. 1 LDIP), poco giovando le eventualità prospettate sussidiariamente dall’art. 149 cpv. 2 LDIP. Anche sotto questo profilo la resistenza opposta dal datore di lavoro alla delibazione non risulta pertanto legittima.

 

CPC 1971      RL 3.3.2.1
Codice di procedura civile, del 17
febbraio 1971

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