21c Art. 176 cpv. 1 n. 1, 179 cpv. 1 CC

Pubblicazione: Estratto da Rivista ticinese di diritto I-2010 (III. Diritto di famiglia)


Modifica di misure a protezione dell’unione coniugale – metodo per il calcolo dei contributi alimentari, reddito presunto da capitali al risparmio e decorrenza della modifica
Il metodo per il calcolo dei contributi alimentari in procedure a tutela dell’unione coniugale consiste nel dedurre dal reddito complessivo dei coniugi i fabbisogni loro e dei figli minorenni, suddividendo l’eccedenza a metà, anche se la separazione dura da anni. I criteri dell’art. 125 CC entrano in linea di conto solo per valutare se si possa pretendere che un coniuge professionalmente inattivo, in tutto o in parte, riprenda o estenda un’attività lucrativa (conferma della giurisprudenza; consid. 4).
I redditi presunti di capitali al risparmio si determinano con riferimento ai saggi d’interesse fissati dal Consiglio federale per gli averi di vecchiaia in materia di previdenza professionale (conferma della giurisprudenza; consid. 6).
Per principio la modifica di misure a protezione dell’unione coniugale decorre dal giorno in cui il giudice statuisce. Il giudice può far retroagire la decisione di modifica, secondo il suo apprezzamento, dal giorno in cui la richiesta è stata introdotta. Può prevedere una retroattività ulteriore – per contro – solo in via eccezionale, ove si verifichino circostanze particolari (conferma della giurisprudenza; consid. 10).

I CCA 17.8.2009 N. 11.2007.141


4. Il marito sostiene che, comunque sia, il Pretore non avrebbe dovuto determinare il contributo alimentare per la moglie applicando il metodo di calcolo abituale ai fini dell’art. 176 cpv. 1 n. 1 CC, bensì anticipando i criteri dell’art. 125 CC. A torto. L’art. 125 CC si applica solo dopo il divorzio e non prima. Lo stanziamento di contributi alimentari fra coniugi in costanza di matrimonio – e ancora in via provvisionale, durante una causa di divorzio (art. 137 cpv. 2 seconda frase CC) – è disciplinato dalle disposizioni a tutela dell’unione coniugale. L’art. 163 cpv. 1 CC non precisa quale criterio si applichi per la fissazione di tali contributi, limitandosi a disporre che «i coniugi provvedono in comune, ciascuno nella misura delle sue forze, al debito mantenimento della famiglia». Sicuramente conforme al diritto federale è ad ogni modo il metodo – sempre adottato da questa Camera – che consiste nel dedurre dal reddito complessivo dei coniugi i fabbisogni loro e dei figli minorenni, suddividendo l’eccedenza a metà (RtiD I-2007 pag. 737 consid. 4 con richiami).

Altra è la questione di sapere se si possa pretendere già prima del divorzio che un coniuge professionalmente inattivo (in tutto o in parte) riprenda o estenda senza indugio un’attività lucrativa. Tale è il problema trattato da questa Camera nella sentenza pubblicata in RtiD I-2005 pag. 769 consid. 3, la quale ricorda come, ove non ci si debba più attendere una ripresa della comunione domestica, i parametri dell’art. 125 CC vanno ponderati già prima dello scioglimento del matrimonio per quanto attiene alla ripresa o all’estensione dell’attività lucrativa da parte di un coniuge professionalmente inattivo o attivo solo a tempo parziale (v. anche DTF 130 III 541 consid. 3.2, 128 III 68 consid. 4; RtiD II-2005 pag. 706 consid. 4b e 4c). Ma ciò non significa che nella definizione dei contributi alimentari ci si scosti dal metodo di calcolo applicabile in costanza di matrimonio, tanto meno ove si pensi che fino al divorzio continua a sussistere il dovere di mutua assistenza derivante dall’art. 163 CC (RtiD I-2005 pag. 773 consid. 12). Contrariamente a quanto asserisce il convenuto, tale metodo di calcolo continua dunque a valere fino allo scioglimento del matrimonio. Anzi, fino al passaggio in giudicato della sentenza di divorzio, ove dandosi impugnazione sugli effetti accessori la causa non fosse ancora terminata (RtiD I-2005 pag. 760 consid. 6).

[…]

6. […] La convenuta si duole che il primo giudice le abbia imputato un provento del 3% su un capitale al risparmio di fr. 130 000.–, pari a fr. 325.– mensili, mentre il ricavo effettivo non eccede fr. 100.– mensili. Ora, per quanto riguarda i redditi presunti di capitali al risparmio questa Camera si riferisce usualmente ai saggi d’interesse fissati dal Consiglio federale per gli averi di vecchiaia in materia di previdenza professionale (RtiD I-2005 pag. 776 consid. 4a: da ultimo: sentenza inc. 11.2006.100 del 4 febbraio 2008, consid. 8). Al momento in cui ha statuito il Pretore quel tasso era al 2.5% (art. 12 lett. d OPP 2: RS 831.441.1), che su un capitale di fr. 130 000.– dà un reddito di fr. 270.– mensili.

[…]

10. […] a) La questione inerente alla modifica retroattiva di misure a protezione dell’unione coniugale è delicata. Tali misure esplicano in effetti autorità di cosa giudicata relativa (PICHONNAZ/A MARCA, Mendacium pro veritate habetur?, Le triomphe de la vérité judiciaire sur la justice matérielle: correctifs procéduraux, in: Revue de jurisprudence fribourgeoise 11/2002 pag. 39 in alto con richiami), alla stessa stregua delle misure provvisionali emanate in cause di divorzio o di separazione (DTF 127 III 498 consid. 3). In linea di principio dunque la loro modifica può avvenire solo pro futuro, dal giorno in cui il giudice statuisce. L’art. 173 cpv. 3 CC, che prevede la possibilità di chiedere prestazioni a tutela dell’unione coniugale anche per l’anno precedente l’istanza, non si applica alle procedure di modifica (STETTLER/GERMANI, Droit civil III, Effets généraux du mariage, 2a edizione, pag. 267 n. 413), come l’art. 137 cpv. 2 seconda frase CC non si applica alla modifica di misure provvisionali emanate in cause di divorzio o di separazione (HAUSHEER/SPYCHER, Handbuch des Unterhaltsrechts, Ergänzungsband 2001, pag. 148 n. 09.97).

Certo, il giudice può far retroagire la decisione di modifica, secondo il suo apprezzamento, dal giorno in cui la richiesta è stata introdotta (RtiD II-2006 pag. 691 consid. 1). Ma una retroattività ulteriore si giustifica solo per ragioni eccezionali: la dottrina menziona – a titolo di esempio – il fatto che l’obbligato sia assente all’estero o di ignota dimora, impedisca con astuzia all’istante di far valere la pretesa, inganni la controparte e il giudice sulle sue reali condizioni economiche, oppure il fatto che l’istante non abbia potuto agire prima per malattia, abbia dovuto affrontare spese per un figlio in luogo e vece dell’obbligato o abbia dovuto contrarre debiti per il proprio sostentamento, a meno che l’obbligato assuma il pagamento di tali debiti (BÜHLER/SPÜHLER in: Berner Kommentar, 3a edizione, n. 126 e 445 ad art. 145 vCC, cui rinvia DTF 111 II 107 consid. 4; PIQUEREZ, La procédure des mesures protectrices de l’union conjugale selon les articles 172 segg. CC, in: Revue jurassienne de jurisprudence 3/1993 pag. 129 in fondo). Eccettuati simili estremi, una decisione di modifica che retroagisca oltre la data dell’introduzione dell’istanza offenderebbe l’autorità di cosa giudicata relativa di cui sono provviste le misure a tutela dell’unione coniugale (e le misure provvisionali nelle cause di divorzio o separazione).

b) Nel caso in esame risulta che il 1° luglio 2004 la moglie ha iniziato una formazione di assistente di cura per la durata di un anno, guadagnando fr. 1372.– lordi mensili. Dal 1° agosto 2005 essa ha cominciato a lavorare in tale qualità per una casa di cura con uno stipendio medio di circa fr. 3100.– netti mensili, tredicesima compresa, passato nel 2006 a una media di fr. 3642.– netti mensili. Il 19 gennaio 2006 l’Ufficio AI le ha soppresso la rendita a valere dal 1° febbraio successivo, il che ha comportato la soppressione della rendita completiva per la figlia. Non ricevendo più quest’ultima prestazione, nel maggio del 2006 il marito ha domandato ragguagli alla Cassa di compensazione, venendo a sapere che la rendita in favore della moglie più non sussisteva. Interpellato il legale di lei, egli ha appreso con lettera del 19 maggio 2006 che la convenuta aveva ripreso l’esercizio di un’attività lucrativa. Al che egli ha interrotto il versamento del contributo alimentare e il 31 luglio 2006 ha inoltrato al Pretore la nota istanza di modifica per ottenere l’annullamento dell’obbligo. Il Pretore ha parzialmente accolto la richiesta «dal giorno in cui è stata introdotta la domanda», ma in realtà – come detto – retroattivamente dal 1° luglio 2006.

Quanto si è descritto non basta per giustificare una soppressione o una riduzione del contributo alimentare con effetto retroattivo precedente l’introduzione dell’istanza. Intanto il marito ha aspettato due mesi prima di rivolgersi al Pretore, ancorché sostenga di avere tentato nel frattempo di raggiungere un accordo con la moglie. A parte ciò, la convenuta non consta avere rilasciato dichiarazioni o assicurazioni inveritiere o avere in qualche modo tratto in inganno il marito sulle proprie condizioni economiche, inducendolo a non adire la via giudiziaria. Semplicemente essa ha taciuto il fatto di avere iniziato una formazione professionale e di avere ripreso in seguito un’attività lucrativa. Tale comportamento non è un esempio di correttezza né tanto meno di trasparenza, ma non è sufficiente per motivare una soppressione o una riduzione del contributo alimentare con effetto retroattivo che preceda l’introduzione dell’istanza. Resta il fatto che la convenuta non contesta l’operato del Pretore nella misura in cui questi ha fatto decorrere la modifica del contributo alimentare dal 1° luglio 2006, sebbene l’istanza fosse del 31 luglio successivo (anzi, nelle osservazioni all’appello difende la sentenza). Al proposito non è il caso pertanto di scostarsi dal giudizio impugnato.

c) L’istante eccepisce che, comunque sia, la convenuta si oppone in malafede alla soppressione del contributo alimentare. Se non che, un abuso di diritto in materia di contributi alimentari va ravvisato unicamente in casi eccezionali e con grande cautela (MERZ in: Berner Kommentar, 3a edizione, n. 584 ad art. 2 CC). La giurisprudenza ha riscontrato estremi del genere, finora, solo ove il creditore del contributo alimentare viva in concubinato «qualificato» con una terza persona, rifiuti informazioni sulle sue proprie condizioni finanziarie o riduca deliberatamente la propria capacità di guadagno (HAUSHEER/REUSSER/GEISER in: Berner Kommentar, edizione 1999, n. 59c a 59f ad art. 163 CC; HASENBÖHLER/OPEL in: Basler Kommentar, ZGB I, 3a edizione, n. 43 a 45 ad art. 163 CC con rinvii; I CCA, sentenza inc. 11.2005.3 del 28 febbraio 2006, consid. 5 in fine). Simili ipotesi sono estranee alla fattispecie.

d) In circostanze come quelle delineate v’è da domandarsi, invero, se un coniuge non possa pretendere la restituzione di quanto l’altro coniuge si trovi arricchito indebitamente (art. 62 segg. CO) per avere riscosso, all’insaputa di lui, il contributo alimentare in aggiunta a redditi propri conseguiti nel frattempo. A parte il fatto però che nella fattispecie occorrerebbe ricalcolare il bilancio familiare tenendo conto non solo della capacità di guadagno della moglie, ma anche della circostanza che nel marzo del 2005 essa è andata ad abitare in uno stabile di sua proprietà (risparmiando sul costo dell’alloggio, ma perdendo la locazione di un conduttore), una decisione passata in giudicato non può essere ridiscussa nel quadro di una successiva azione di risarcimento danni o di indebito arricchimento senza essere stata oggetto di «revisione». Ciò vale anche ove la decisione consista in misure a tutela dell’unione coniugale o in misure provvisionali in cause di divorzio o separazione, che hanno forza di giudicato relativa (DTF 127 III 496, in particolare pag. 500 in fondo per quanto riguarda l’indebito arricchimento). Per obbligare un coniuge al rimborso di un indebito arricchimento l’altro coniuge deve quindi ottenere previamente – nel Ticino per mezzo di una restituzione in intero contro la sentenza (art. 346 segg. CPC) – la soppressione o la riduzione del contributo alimentare fissato nella decisione originaria. Ciò trascende, con ogni evidenza, i limiti dell’attuale giudizio.

CC 1907 RS 210
Codice civile svizzero, del 10 dicembre 1907

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