RTiD I 2014

Pubblicazione: Estratto da Rivista ticinese di diritto I-2014 (III. Diritto di famiglia)



Regesti a cura dei giudici della Camera


  • Trattenuta di stipendio diretta a un datore di lavoro svizzero in favore di un coniuge domiciliato all’estero
    Il giudice al domicilio o alla sede svizzera di un datore di lavoro è competente per pronunciare una «diffida ai debitori» sulla base di una decisione estera che condanna un coniuge al versamento di contributi alimentari all’estero, seppure il lavoratore sia anch’egli domiciliato all’estero (conferma della giurisprudenza (consid. 3).
    Il giudice svizzero è competente anche per dichiarare esecutiva una diffida emanata all’estero nei confronti di un datore di lavoro con domicilio o sede in Svizzera? (consid. 4)
    I CCA 13.9.2013 N. 11.2013.22

  • Rinvio della liquidazione del regime dei beni a separato giudizio – impugnabilità
    La decisione che dispone il rinvio della liquidazione del regime dei beni a separato giudizio può essere impugnata a livello cantonale tramite reclamo quando vi è il rischio di un pregiudizio difficilmente riparabile (art. 319 lett. b n. 2 CPC) e a livello federale alle condizioni dell’art. 93 cpv. 1 LTF (consid. 1.1).
    TF 15.7.2013 N. 5A_415/2013

  • Scioglimento di comproprietà – abitazione coniugale
    Casi in cui un coniuge non possa legittimamente opporsi allo scioglimento della comproprietà costituita dall’abitazione coniugale.
    I CCA 24.6.2013 N. 11.2010.77

  • Reclamo per diniego di giustizia – regolamentazione delle relazioni personali in caso di provvedimenti di carattere penale
    Commette un diniego di giustizia l’Autorità di protezione che respinge le richieste del padre in tema di relazioni personali con le figlie per scritto ma senza l’emanazione di una decisione formale, e che anche in seguito rifiuta di confermare la validità formale di tale scritto quale decisione impugnabile e di indicare i termini e l’autorità di reclamo. 
    Benché il padre sia indagato per presunti abusi sessuali sulle figlie e oggetto di un provvedimento restrittivo penale (in casu, di dubbia validità), l’Autorità di protezione deve adottare d’ufficio i provvedimenti di sua competenza a protezione del bene delle minori, in quanto gli eventuali provvedimenti restrittivi già messi in atto in sede penale perseguono finalità diverse da quelle del diritto di protezione.
    CDP 19.12.2013 N. 9.2013.274

  • Diritto della persona interessata di essere sentita personalmente – diritto di consultare gli atti
    Nel settore della protezione del minore e dell’adulto il diritto della persona interessata di essere sentita personalmente (oralmente) va oltre il diritto della Costituzione federale (art. 29 cpv. 1), nella misura in cui l’art. 447 CC – applicabile anche in materia di regolamentazione del diritto di visita dei genitori e figli (art. 314 cpv. 1 CC) – prevede un obbligo generale dell’autorità di protezione di procedere a un’audizione personale. Prima di prendere disposizioni riguardo ai figli, l’autorità di protezione deve sentire personalmente i genitori anche riguardo all’art. 297 cpv. 1 CPC, applicabile per analogia per rimando generale dell'art. 450f CC.
    In concreto violazione del diritto di essere sentito (consid. 4.1). L’autorità di protezione non ha proceduto all’audizione personale della madre prima di modificare le modalità di esercizio dei diritti di visita tra padre e figlio. Pochi istanti dopo l’udienza, alla quale era presente unicamente il patrocinatore della stessa, sono appunto stati modificati i diritti di visita (tema non menzionato nella convocazione dell’udienza).
    Il diritto procedurale di consultare gli atti (art. 449b CC) appartiene alle persone che partecipano al procedimento, di principio, senza riserve e senza che debbano giustificare un interesse particolare. Questo diritto non è tuttavia illimitato, ma il diniego di mostrare una perizia sulle capacità genitoriali deve essere motivato. 
    Nel caso in esame violazione del diritto di essere sentito della madre (consid. 4.2) che, nell’ambito della modifica dei diritti di visita tra padre e figlio è stata informata unicamente sulle conclusioni della perizia. L’autorità di protezione non ha invece speso maggiori parole sulla valutazione che l’ha indotta a sottacere alla madre il restante contenuto della perizia, che quest’ultima chiedeva di conoscere.
    CDP 27.5.2013 N. 9.2013.125/126/147

  • Ammissibilità del reclamo contro provvedimenti cautelari urgenti inaudita parte di carattere abusivo – restrizione delle relazioni personali finalizzata a garantire l’avanzamento dell’istruttoria penale
    Un provvedimento supercautelare adottato dall’Autorità di protezione su invito del Procuratore Pubblico per garantire l’avanzamento dell’istruttoria penale è abusivo e deve essere annullato. 
    I provvedimenti adottati dall’Autorità di protezione in materia di sospensione delle relazioni personali hanno quale unica finalità il bene del minore, aspetto che deve essere esaminato liberamente e di cui occorre dar conto nella decisione. Il bene del minore deve essere salvaguardato a prescindere dall’esistenza di un procedimento penale nei confronti di un genitore e indipendentemente dai bisogni dell’inchiesta. 
    Nella misura in cui le relazioni personali tra genitori e figli debbano essere limitate o negate per le necessità delle indagini penali, le autorità penali hanno facoltà di procedere autonomamente, con provvedimenti previsti dal CPP quali ad esempio le misure sostitutive all’arresto.
    CDP 15.1.2014 N. 9.2013.287

  • Curatela di sostegno – «sportello Laps»
    La curatela di sostegno (secondo la più appropriata denominazione dei testi francese e tedesco) dell’art. 393 CC, prevista «se la persona bisognosa di aiuto necessita di un sostegno per provvedere a determinati affari», è la forma che meno limita l’autonomia dell’interessato, visto che non restringe l’esercizio dei diritti civili né la libertà di agire, al curatore non essendo attribuito alcun potere di rappresentanza legale. L’istituzione di questa misura necessita dell’adempimento delle condizioni per l’istituzione di una curatela ai sensi dell’art. 390 CC, ma non della rappresentanza per rapporto ai terzi; è inoltre subordinata al consenso dell’interessato.
    Caso di tossicodipendente già seguito da uno psicologo di Antenna Icaro ma che abbisogna di sostegno per la cura dei suoi interessi patrimoniali. L’aiuto garantito dallo sportello Laps, evocato dall’Autorità di protezione, è stato ritenuto non sufficiente dall’autorità di ricorso, che ha accolto la richiesta dell’interessato di essere assistito da un curatore di sostegno.
    CDP 27.6.2013 N. 9.2013.103

  • Modifica di contributi alimentari per i figli fissati in una sentenza di divorzio
    Criteri per ridefinire eventualmente il contributo alimentare in favore dei figli nel caso in cui il padre divorziato si sia risposato nel frattempo e abbia avuto un altro figlio dalla seconda moglie: adeguamento alla nuova giurisprudenza del Tribunale federale (consid. 6 e 7).
    I CCA 31.10.2012 N. 11.2012.36 (ricorsi in materia civile respinti dal Tribunale federale in quanto ammissibili con sentenza 5A_902/2012 e 5D_192/2012 del 23 ottobre 2013)

  • Contributo di mantenimento in favore del coniuge dopo il divorzio
    Il limite d’età dei 45 anni oltre il quale non si pretende più da un coniuge che non ha esercitato un’attività lucrativa durante l’unione coniugale la ripresa di un lavoro rimunerato si determina, di regola, al momento della separazione. Se al momento della separazione quel coniuge non ha ancora compiuto 45 anni e non può essere tenuto in buona fede a conseguire un reddito proprio, l’obbligo di intraprendere un’attività lucrativa dipende dalla questione di sapere se al momento in cui si potrà esigere ciò il coniuge medesimo avrà raggiunto tale limite di età (precisazione della giurisprudenza). Applicazione del principio nel caso concreto.
    I CCA 15.10.2013 N. 11.2011.169

  • Divorzio – «indennità adeguata» a un coniuge nel caso in cui l’altro coniuge abbia ottenuto pagamenti in contanti dal proprio istituto di previdenza durante il matrimonio
    Pagamenti in contanti elargiti da un istituto di previdenza professionale a un proprio assicurato durante il matrimonio giustificano, per principio, un’«equa indennità» secondo l’art. 124 CC al coniuge di tale assicurato. In casi del genere non v’è più spazio per l’applicazione dell’art. 122 CC, nemmeno se, dopo avere ricevuto i pagamenti in contanti, l’assicurato ha continuato ad alimentare il suo «secondo pilastro» (consid. 10b a 10e).
    I CCA 23.8.2012 N. 11.2009.194 (ricorso in materia civile respinto dal Tribunale federale con sentenza 5A_731/2012 del 23 luglio 2013)

  • Divorzio – divisione delle prestazioni d’uscita in materia di previdenza professionale
    Prestazioni d’uscita acquisite presso istituti di previdenza esteri non possono essere suddivise dal giudice svizzero (consid. 6a).
    La rinuncia di un coniuge al riparto di prestazioni d’uscita maturate dall’altro coniuge durante il matrimonio può avvenire solo in una convenzione sugli effetti del divorzio (consid. 6b).
    Casi in cui il giudice può rifiutare la divisione di prestazioni d’uscita per manifesto abuso di diritto (consid. 6c).
    I CCA 13.12.2012 N. 11.2011.182

  • Istanza comune di divorzio con accordo parziale
    Il giudice non può statuire sull’istanza comune di divorzio con accordo parziale senza essersi fatto demandare dai coniugi la decisione sui punti rimasti litigiosi.
    I CCA 22.5.2013 N. 11.2012.55

  • Assistenza giudiziaria – provisio ad litem nella causa di divorzio
    In una causa di divorzio la domanda di assistenza giudiziaria dev’essere preceduta da una domanda di provisio ad litem.
    (Nota: alla procedura, la cui litispendenza risale al 2009, è ancora applicabile il precedente diritto. Il principio rimane tuttavia attuale anche in applicazione del CPC).
    III CCA 10.5.2013 N. 13.2013.39

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