RTiD I 2019

Pubblicazione: Estratto da Rivista ticinese di diritto I-2019 (III. Diritto di famiglia)



Regesti a cura dei giudici della Camera

  • Contributi di mantenimento – potere di rappresentanza del genitore Dopo il raggiungimento della maggiore età del figlio, il genitore precedentemente detentore dell’autorità parentale non è legittimato, senza il suo consenso, a promuovere in nome proprio un’esecuzione per contributi di mantenimento relativi al periodo in cui era minorenne e a chiedere, a questo scopo, il rigetto dell’opposizione (consid. 6.1/a, cambiamento della giurisprudenza). CEF 21.6.2018 N. 14.2017.204
  • Decreti superprovvisionali e decreti cautelari intermedi in materia di contributi alimentari Spetta al giudice far seguire a decreti superprovvisionali o a decreti cautelari intermedi in materia di contributi alimentari un decreto cautelare finale. I CCA 10.10.2018 N. 11.2018.89
  • Valore litigioso di una restrizione del potere di disporre Il valore litigioso di una restrizione del potere di disporre (art. 178 CC) corrisponde al valore venale del bene oggetto del provvedimento. I CCA 17.7.2018 N. 11.2016.127
  • Istituzione di una curatela in caso di adozione perfezionata dallo Stato di provenienza del minore prima del suo arrivo in Svizzera Secondo gli accordi internazionali alcune adozioni sono pronunciate direttamente dallo Stato di provenienza del minore e in Svizzera vi é un riconoscimento automatico senza che sia necessario adempiere preventivamente un periodo di prova (collocamento in vista di adozione). In tali casi, essendo l’adozione già formalmente avvenuta con inizio del vincolo di filiazione, l’art. 17 Legge federale d’applicazione della Convenzione sulla protezione dei minori e sulla cooperazione in materia di adozione (LF-CCA) prevede che l’Autorità di protezione abbia a nominare un curatore allo scopo di consigliare e aiutare i genitori adottivi nella cura del minore, riferire all’Autorità di protezione sull’evoluzione del vincolo di adozione, al più tardi un anno dopo la sua nomina e permettere, se necessario, l’adozione di misure a protezione del figlio secondo gli art. 307 e segg. CC. Nella fattispecie esaminata, sono state annullate le decisioni dell’Autorità di protezione che, in un primo tempo, aveva nominato un tutore a norma dell’art. 327a CC per la sorveglianza del collocamento in vista dell’adozione e, poi, un curatore di rappresentanza ex art. 306 CC ed è stata istituita la curatela sui generis dell’art. 17 LF-CAA. CDP 4.10.2018 N. 9.2018.30
  • Istituzione di una curatela generale – mancanza dei presupposti legali – nomina del curatore generale – esistenza di un conflitto di interessi diretto o indiretto L’istituzione di una curatela generale non può essere ammessa qualora non vi sia un’esigenza di presa a carico globale dell’interessato né la necessità di privarlo dell’esercizio dei diritti civili in ogni ambito della sua esistenza, ma unicamente un bisogno di protezione limitato alla gestione del suo patrimonio. Il provvedimento più incisivo del diritto di protezione deve inoltre essere giustificato da una causa di curatela (ovvero una disabilità mentale, una turba psichica o un analogo stato di debolezza) di una certa gravità, inesistente in concreto, ove è stata riscontrata una piena capacità di intendere e di volere dell’interessato e dei disturbi di salute e cognitivi prevalentemente riconducibili all’età. Conversione della misura in una curatela di gestione con amministrazione dei beni, con privazione dell’esercizio dei diritti civili limitatamente alla gestione del medesimo. Anche nei casi in cui è l’interessato stesso a proporre il nominativo del curatore, la sua idoneità deve essere oggetto di valutazione da parte dell’autorità, che deve prestare particolare attenzione al pericolo di conflitti di interesse. I conflitti di interesse possono essere diretti, nella misura in cui un negozio giuridico riguarda il curatelato e il curatore medesimi, oppure indiretti, quando un negozio giuridico mette in relazione il curatelato con un terzo, che è legato al curatore da stretto vincolo, suscettibile di far ritenere che il comportamento del curatore possa essere influenzato dalla sua considerazione degli interessi della controparte. CDP 12.10.2018 N. 9.2018.108
  • Competenza territoriale per ordinare le misure per la protezione del figlio – decisione incidentale In caso di cambiamento di domicilio del figlio, l’autorità di protezione competente al momento dell’apertura del procedimento mantiene la competenza (perpetuatio fori). Decisione incidentale; impugnabilità in casu. TF 10.8.2018 N. 5A_543/2018
  • Trasferimento di un figlio all’interno del territorio svizzero da parte del genitore affidatario senza il consenso dell’altro genitore Il genitore affidatario non può essere tenuto a riportare il figlio al domicilio, anche se ha agito senza il consenso dell’altro, se non mediante una misura di protezione del figlio nei casi eccezionali in cui il trasferimento minacci concretamente il bene del minorenne (adeguamento alla giurisprudenza pubblicata in DTF 144 III 10). I CCA 9.7.2018 N. 11.2018.7/8
  • Obbligo di cominciare o di ricuperare un’attività lucrativa da parte del genitore affidatario Un genitore affidatario non può essere tenuto a cominciare o a ricuperare un’attività lucrativa a tempo parziale fino al momento in cui deve occuparsi di un figlio, anche non comune, che non ha ancora raggiunto un anno d’età. I CCA 7.9.2018 N. 11.2017.36
  • Genitore tenuto a prestare garanzia per contributi di mantenimento futuri dovuti al figlio L’art. 178 CC, che consente misure conservative (tra cui il blocco di un conto bancario), è applicabile solo come misura a protezione dell’unione coniugale o – per analogia – come provvedimento cautelare in una causa di stato, ma non a genitori che non sono (o che non sono più) sposati (consid. 4). Trattandosi di assicurare il versamento di contributi alimentari per i figli prima o dopo una causa di stato oppure nel quadro di un’azione di mantenimento, un genitore può essere tenuto a prestare garanzia per i contributi futuri in virtù dell’art. 292 CC. Come si esegue l’ordine del giudice nel caso in cui il genitore non ottemperi? (consid. 5 a 7). I CCA 26.10.2018 N. 11.2017.21
  • Protezione dell’unione coniugale – restrizione del potere di disporre a tutela di «obblighi patrimoniali derivanti dall’unione coniugale» nel regime della separazione dei beni? La dichiarazione con cui gli sposi comunicano all’ufficiale italiano dello stato civile di adottare la separazione dei beni equivale a una convenzione matrimoniale che continua a esplicare i suoi effetti anche dopo un trasferimento dei coniugi in Svizzera (consid. 5). Se i coniugi sono domiciliati in Svizzera, le misure protettrici dell’unione coniugale sono regolate dal diritto svizzero quand’anche i coniugi siano soggetti a un regime matrimoniale del diritto estero (consid. 6). Presupposti per ottenere una restrizione del potere di disporre su beni dell’altro coniuge: distinzione tra rischi per «le basi economiche della famiglia» e rischi per «obblighi patrimoniali derivanti dall’unione coniugale» (consid. 7). La separazione dei beni non conferisce a un coniuge la facoltà di chiedere restrizioni del potere di disporre su beni dell’altro coniuge per «obblighi patrimoniali derivanti dall’unione coniugale» che risultano da pretese in liquidazione del regime, seppure i coniugi abbiano mischiato e confuso i loro averi in modo tale da creare un patrimonio comune (consid. 8). Pretese patrimoniali di un coniuge che non discendono specificatamente dal diritto matrimoniale non danno diritto a restrizioni del potere di disporre su beni dell’altro coniuge (consid. 9). Nemmeno la separazione dei beni secondo il diritto italiano conferisce a un coniuge la facoltà di chiedere restrizioni del potere di disporre su beni dell’altro coniuge per «obblighi patrimoniali derivanti dall’unione coniugale» che risultano da pretese in liquidazione del regime (consid. 10). I CCA 17.7.2018 N. 11.2016.127
  • Protezione dell’unione coniugale – diritto di visita – gradualità – ruolo del curatore educativo La modifica del diritto di visita va attuata gradualmente. Necessità in casu di verifiche puntuali da parte della curatrice educativa. I CCA 27.4.2018 N. 11.2016.118
  • Irricevibilità di un ricorso contro una decisione concernente l’esistenza di un conflitto di interessi La decisione che conferma l’esistenza di una collisione di interessi tra il curatore e l’interessato in un determinato affare (e rinvia l’incarto all’autorità di protezione degli adulti affinché nomini un curatore ad hoc) costituisce una decisione incidentale ai sensi dell’art. 93 LTF (consid. 1.3). TF 7.8.2018 N. 5A_203/2018
  • Rappresentanza professionale in giudizio nell’ambito del diritto di protezione – monopolio degli avvocati Già sotto l’egida della previgente LTut, il legislatore cantonale ha voluto disciplinare la rappresentanza professionale in giudizio nell’ambito del diritto di protezione facendo riferimento alle disposizioni della procedura civile e non a quelle della procedura amministrativa. Tale rappresentanza è dunque riservata agli avvocati legittimati ai sensi della LLCA, ovvero agli avvocati iscritti nel registro cantonale (art. 4 LLCA), a quelli iscritti nell’Albo degli avvocati degli Stati membri dell’UE (art. 27 LLCA) e a quelli autorizzati quali prestatori di servizi (art. 21 LLCA). In questa materia non sono previste le estensioni di cui all’art. 68 cpv. 2 lett. b-d CPC. Rimane riservata la rappresentanza, basata sul diritto materiale, che incombe ai curatori già operativi, i quali – a dipendenza delle circostanze – potranno essere affiancati o sostituiti da un curatore di rappresentanza ex art. 449a CC, che nel nostro Cantone dovrà dunque disporre dei medesimi requisiti del patrocinatore professionale. Visto quanto sopra, nel procedimento di reclamo in questione, pendente dinnanzi alla Camera di protezione, non è stata ammessa la rappresentanza professionale di un curatelato da parte di una associazione ed è stata ordinata una curatela di rappresentanza ex art. 449a CC. CDP 17.7.2018 N. 9.2018.87
  • Deduzioni – alimenti – solo versamenti periodici – modifica della convenzione di divorzio – liquidazione con pagamento rateale – deduzione negata – buona fede Sebbene ne sia previsto il pagamento a rate, costituisce una prestazione in capitale, che come tale non è deducibile dal reddito imponibile del debitore, la liquidazione pattuita da quest’ultimo con la ex moglie, allo scopo di metter fine al pagamento della rendita mensile dovuta in seguito al divorzio. L’autorità fiscale, che prima della modifica della convenzione aveva promesso che avrebbe ammesso la deduzione se la creditrice avesse dichiarato come reddito l’importo percepito, non è tenuta ad ammettere la deduzione, nel rispetto del principio della buona fede, in considerazione del fatto che la ex moglie non ha dichiarato gli alimenti ricevuti. CDT 4.12.2018 N. 80.2018.176/177
  • Divorzio – conguaglio delle pretese di previdenza professionale tra ex coniugi – momento determinante per il riparto delle prestazioni d’uscita acquisite durante il matrimonio In casu, il momento determinante per ripartire tra due ex coniugi le prestazioni d’uscita della previdenza professionale acquisite durante il matrimonio era la crescita in giudicato (formale) del giudizio di divorzio pronunciato il 6 maggio 2015, ossia l’8 giugno 2015, conformemente all’art. 122 CC in vigore fino al 31 dicembre 2016, e non la data del promovimento della procedura di divorzio – in concreto il 10 aprile 2010 – ai sensi del nuovo art. 122 CC valido dal 1° gennaio 2017, come invece preteso dal ricorrente. Per quanto attiene al trattamento della previdenza professionale in caso di divorzio, solo è determinante il fatto che la decisione mediante la quale il giudice civile cantonale ordina il conguaglio delle prestazioni d’uscita sia o no ancora pendente dinanzi a un’istanza civile cantonale dopo il 31 dicembre 2016. Inoltre, per l’art. 407b cpv. 2 seconda frase CPC, i punti della decisione che non sono stati impugnati rimangono vincolanti, a meno che siano così strettamente connessi con le conclusioni non ancora giudicate da giustificare una decisione complessiva (eccezione al principio di autorità di cosa giudicata parziale di un giudizio di divorzio). In concreto il 1° gennaio 2017 il dispositivo n. 3 del giudizio pretorile di divorzio, in cui è stato accertato il diritto per ciascun coniuge alla metà della prestazione d’uscita accumulata dall’altro durante il matrimonio, era passato in giudicato già dall’8 giugno 2015. Né l’appello del ricorrente dell’8 giugno 2015, né quello della ex moglie del 5 giugno 2015 dinanzi alla prima Camera civile del Tribunale d’appello del Cantone Ticino che si è determinata l’8 agosto 2017, hanno infatti criticato alcunché riguardo al principio del divorzio o all’accertamento del diritto per ciascun coniuge alla metà della prestazione d’uscita accumulata dall’altro durante il matrimonio. Inoltre, come deciso dal TCA, non risulta una connessione materiale dei punti appellati dinanzi alla seconda istanza civile – segnatamente le modalità di scioglimento della comproprietà sull’abitazione, la liquidazione del regime matrimoniale e il contributo alimentare – con il conguaglio della previdenza professionale. TF 25.7.2018 N. 9C_299/2018
  • Borsa di studio – ammissibilità del ricorso al TF – presa in considerazione, ai fini del calcolo del reddito disponibile di riferimento, dei redditi del patrigno Anche la nuova regolamentazione ticinese riconosce un diritto al sussidio suscettibile di permettere il ricorso in materia di diritto pubblico al TF. La pratica di considerare gli introiti del patrigno (o della matrigna) nella valutazione del reddito di riferimento è conforme alla volontà del legislatore ticinese e non viola il principio di uguaglianza. TF 23.7.2018 N. 2C_208/2018

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