RTiD II 2018

Pubblicazione: Estratto da Rivista ticinese di diritto II-2018 (III. Diritto di famiglia)



Regesti a cura dei giudici della Camera

  • Condizioni per riconoscere l’esistenza di una litispendenza – richiesta di istituire una curatela generale – rogatoria consolare – diritto di rappresentanza del coniuge – principi di proporzionalità e sussidiarietà È data litispendenza nel caso in cui il procedimento ha luogo tra le stesse parti, se l’oggetto della controversia è identico e se è prevedibile che il tribunale straniero emani entro un congruo termine una decisione che può essere riconosciuta in Svizzera. Non vi è per contro litispendenza (e il procedimento non deve essere sospeso) qualora il giudice possa escludere, con una verosimiglianza confinante con la certezza, che la giurisdizione estera emani in un termine adeguato una decisione suscettibile di riconoscimento in Svizzera, come in concreto. L’assunzione di prove da parte di un agente diplomatico o consolare estero è lecita in Svizzera, previa autorizzazione preliminare del Dipartimento federale di giustizia e polizia; la domanda di autorizzazione dev’essere indirizzata all’autorità centrale del Cantone in cui ha luogo l’atto istruttorio. Nel merito, la richiesta di istituire una curatela generale in favore dell’interessato è votata all’insuccesso, il medesimo essendo sufficientemente tutelato dall’istituzione di una curatela di rappresentanza con amministrazione della sostanza e dei relativi redditi, combinata con la privazione dell’esercizio dei diritti civili in relazione alla globalità degli stessi. Nella fattispecie non emerge invece un particolare bisogno di protezione che imponga l’istituzione di provvedimenti ufficiali al di fuori del­l’ambito della gestione patrimoniale. Per tutto quanto concerne la sfera personale dell’interessato, in applicazione dei principi di proporzionalità e sussidiarietà, non occorre istituire una curatela ma appare sufficiente l’assistenza fornita dalla moglie, che beneficia di un diritto di rappresentanza ex lege.  CDP 15.03.2018 N. 9.2017.103
  • Contributo di mantenimento per il figlio nel diritto internazionale privato La competenza del giudice alla residenza abituale del minore è data per tutto quanto attiene all’affidamento e al diritto di visita in virtù della Convenzione dell’Aia, come pure per quanto attiene ai contributi alimentari in virtù della Convenzione di Lugano. I CCA 28.11.2017 N. 11.2016.18
  • Provvedimenti cautelari in favore del figlio minorenne emanati dal giudice svizzero nell’ambito di una causa di divorzio pendente all’estero Il giudice svizzero è competente per emanare provvedimenti cautelari sull’affidamento di un figlio minorenne e sul diritto di visita del genitore non affidatario, se il figlio ha la residenza abituale in Svizzera, anche se la causa di divorzio è pendente all’estero. Competenza del giudice svizzero per quanto attiene ai contributi alimentari nel caso in cui non si applichi la Convenzione di Lugano. I CCA 14.12.2017 N. 11.2016.52
  • Minimo di esistenza – spese locative relative all’abitazione comune di un debitore che vive in concubinato Qualora i concubini non abbiano figli in comune, tali spese devono essere di regola ripartite a metà tra i concubini. Quando però i redditi del convivente dell’escusso sono insufficienti a coprire la propria parte alle spese comuni, la quota dell’escusso deve essere aumentata di conseguenza, ma non oltre l’importo delle spese che sarebbero sue se vivesse da solo. Questi principi valgono mutatis mutandis quando il debitore che convive ha figli a carico nati fuori dall’unione con il convivente, e questi vivono nella stessa economia domestica dei concubini (consid. 3.2). CEF 28.2.2018 N. 15.2017.94
  • Rigetto – impegno fra coniugi figurante in un verbale di udienza non omologato Il verbale d’udienza in cui la moglie s’impegna a «versare» al marito la metà dei risparmi comuni onde permetterne una gestione «paritaria» in attesa di una decisione sulla loro suddivisione in separata sede costituisce un riconoscimento di debito nel senso dell’art. 82 cpv. 1 LEF e giustifica il rigetto provvisorio dell’opposizione ove l’accordo non sia stato omologato dal giudice (consid. 5.2/a). L’esecuzione per prestazione di garanzie nel senso dell’art. 38 cpv. 1 LEF non è il tipo d’esecuzione corretto per ottenere il pagamento di una somma di danaro che l’escusso si è impegnato a versare sul conto del­l’escutente (consid. 5.2/b). CEF 9.11.2017 N. 14.2017.113
  • Richiesta di restituzione del termine per interporre reclamo – impedimento non colpevole – curatela di rappresentanza La patologia di tipo psichiatrico che colpisce l’interessato non può essere accomunata ai casi di malattia o infortunio che possono avvenire nel corso di un normale procedimento e costituire un impedimento all’osser­vanza di un termine. Non si può dunque sostenere che la malattia di cui soffre l’interessato costituisca un evento la cui sopravvenienza – per cause avverse, di cui l’interessato non ha colpa – ha impedito il compimento di un atto processuale che altrimenti sarebbe stato eseguito. Tale patologia era invece nota all’Autorità regionale di protezione e costituisce la ragion d’essere del procedimento, oltre che uno dei presupposti per l’istituzione della curatela medesima. La richiesta di restituzione del termine deve dunque essere respinta. La presenza di un quadro psichiatrico compromesso può invece costituire un’incapacità a sostenere il procedimento stesso (ab initio, e non soltanto la fase di reclamo). Ciò comporta la verifica della necessità di una rappresentanza processuale, ambito in cui l’autorità di prime cure gode di un certo margine di apprezzamento. Nel caso concreto, il fatto che non abbia ritenuto necessario nominare un curatore di rappresentanza non può essere riesaminato in seconda istanza, al di fuori di un reclamo ordinario. CDP 12.1.2018 N. 9.2017.222
  • Richiesta di sostituzione del curatore generale in carica – desideri dei congiunti quanto alla persona del curatore – principio di res iudicata – violazione del diritto di essere sentito – sanatoria L’istituzione di una misura di protezione non può essere rimessa in discussione nell’ambito di un reclamo contro una successiva decisione, nella quale l’Autorità regionale di protezione si limita a rifiutare la sostituzione del curatore generale, respingendo la candidatura della madre dell’interessato. Il principio inquisitorio illimitato, vigente nel diritto di protezione, non implica la facoltà di sovvertire il principio di res iudicata (formale), permettendo all’autorità di reclamo di analizzare decisioni ormai divenute definitive. Le misure di protezione non godono tuttavia di forza di cosa giudicata materiale, ragion per cui una richiesta di revoca (ex nunc) del provvedimento è sempre possibile. Violazione del diritto di essere sentito dell’interessato, cui non è stata sottoposta la candidatura materna in qualità di curatrice generale. Eccezionalmente, la violazione può essere sanata in seconda istanza, senza pregiudizio per l’interessato. Considerata la patologia che lo affligge e il fatto che nemmeno in sede di reclamo (rappresentato da un avvocato nominato quale curatore di rappresentanza ad hoc) egli abbia saputo esprimere una preferenza per la madre, occorre concludere che l’an­nullamento della decisione impugnata e il rinvio degli atti in prima istanza per sentire nuovamente l’interessato su questo tema puntuale siano del tutto sproporzionati e costituirebbero soltanto una formalità inutile. Richiamo all’autorità di prime cure ad un maggior rigore nell’applica­zione delle norme concernenti il diritto di essere sentito. Diversamente dalle proposte dell’interessato stesso, i desideri dei congiunti quanto alla persona del curatore devono essere presi in considerazione unicamente «per quanto possibile»: l’autorità dispone di un ampio margine d’apprezzamento e non è legata alle proposte di tali persone, né tanto meno al rifiuto da loro opposto alla nomina di un determinato curatore; non esiste peraltro alcun diritto di preferenza dei parenti. CDP 18.5.2018 N. 9.2017.221
  • Autorità parentale congiunta e custodia alternata – autorizzazione al trasferimento del minore in un altro distretto del cantone – parere del minore Nel caso di autorità parentale congiunta, un trasferimento di domicilio al­l’interno della Svizzera è soggetto a consenso e, se del caso, a decisione dell’autorità competente, solo qualora il trasferimento si ripercuota in modo rilevante sull’esercizio effettivo della cura del figlio da parte dei genitori. Per giudicare se le ripercussioni del trasferimento siano o meno rilevanti occorre fondarsi sul tipo di organizzazione genitoriale messa in atto sino a quel momento. Se viene esercitata una custodia alternata ed entrambi i genitori si occupano in pari misura del figlio, anche un trasferimento di pochi chilometri può avere ripercussioni rilevanti. Nella fattispecie esaminata, le ripercussioni sono state considerate rilevanti in quanto i genitori si erano accordati per una custodia alternata del figlio (per metà settimana ciascuno), che non avrebbe potuto essere mantenuta con due dimore ad una cinquantina di chilometri di distanza. Il trasferimento del figlio di nove anni assieme alla madre al domicilio del nuovo compagno di quest’ultima non è stato autorizzato stante l’im­possibilità di mantenere ancora l’assetto condiviso applicato in precedenza. Si è ritenuto che l’affidamento del minore al padre tutelasse maggiormente il suo benessere e la sua stabilità, considerato l’inseri­mento scolastico e la presenza di amici e familiari (nonni materni) nelle vicinanze, oltre che il parere del minore stesso. CDP 21.11.2017 N. 9.2017.68
  • Divorzio – liquidazione della partecipazione agli acquisti  Acquisto finanziato con altre masse patrimoniali: rispettiva partecipazione al plusvalore. I CCA 7.11.2017 N. 11.2016.19 
  • Diffida ai debitori chiesta dall’ex coniuge per garantire l’erogazione di contributi alimentari Un ordine di trattenuta è lecito, per principio, anche quando verte su indennità mensili percepite dal debitore in sostituzione della previdenza professionale. I CCA 19.2.2018 N. 11.2018.15/16
  • Divorzio – debitore alimentare che assume spese del creditore alimentare Un coniuge può compensare il contributo di mantenimento dovuto al­l’altro coniuge – in tutto o in parte – con voci di spesa da lui assunte direttamente, sempre che le spese si riferiscano a voci del fabbisogno del creditore alimentare accertate dal giudice e che egli dimostri di avere effettivamente eseguito il pagamento. A tal fine egli non è tenuto a farsi autorizzare, ma se intende essere espressamente abilitato in tal senso, fosse solo per evitare contestazioni dell’altro coniuge, deve formulare un’esplicita richiesta al riguardo. I CCA 7.11.2017 N. 11.2016.9
  • Divorzio – conguaglio della previdenza professionale – contributo di mantenimento per il figlio – genitore licenziatosi Ove sia litigioso il conguaglio della previdenza professionale, determinante per il relativo calcolo in cause pendenti il 1° gennaio 2017 è la data dell’istanza o della petizione di divorzio (consid. 9b9e). Contributo alimentare per il figlio: un genitore non può modificare liberamente le proprie condizioni di vita se ciò influisce sulla sua capacità di far fronte al fabbisogno in denaro del minorenne (consid. 11d). I contributi di mantenimento per un figlio stabiliti in una sentenza di divorzio sono destinati – di regola – a durare, sicché il loro aggiustamento secondo fasce d’età è generalmente ammesso e largamente invalso (consid. 11e). I CCA 28.2.2018 N. 11.2016.36
  • Calcolo delle ripetibili in una causa di stato In materia di contributi alimentari si applica il criterio ad horam, non quello ad valorem. I CCA 14.12.2017 N. 11.2016.52
  • Deduzioni sociali – figli a carico – genitori non coniugati che vivono in un’unica economia domestica – ripartizione della deduzione – non se un solo genitore percepisce redditi Dal 2011 la deduzione sociale per figli a carico è ripartita per metà, se i genitori sono tassati separatamente e se il figlio sottostà all’autorità parentale in comune e non sono versati alimenti. Secondo la circolare n. 30 dell’AFC, genitori non coniugati, che vivono in comunione domestica, con un figlio minorenne in comune sul quale esercitano congiuntamente l’autorità parentale e che non versano alimenti per il figlio, hanno diritto ciascuno a metà della deduzione. Dalla ricostruzione della genesi della modifica della legge in questione, risulta tuttavia che essa non è stata concepita pensando al caso dei genitori che convivono in un’unica economia domestica, bensì al caso dei genitori separati o divorziati, che si assumono paritariamente gli oneri di mantenimento dei figli e che pertanto pattuiscono la custodia alternata. Un’interpretazione della norma conforme alla costituzione impone dunque di escludere una ripartizione per metà della deduzione per figli, fra i genitori non coniugati che convivono un’unica economia domestica e che esercitano l’autorità parentale in comune, quando non vi è alcun versamento di alimenti e uno dei genitori non percepisce redditi. Tale conclusione vale sia per l’im­posta federale diretta sia per l’imposta cantonale. CDT 23.1.2018 N. 80.2016.37/38
  • Rifiuto del rimborso della spesa di collocamento del figlio  Il costo della cura del figlio da parte di una persona non più affiliata, dalla fine di luglio 2017, presso un’Associazione che si occupa del collocamento diurno di bambini, in quanto si occupava di un numero di bambini superiore al massimo consentito (art. 31 cpv. 1Rfam: «…non più di 5 minorenni, di regola di meno di 12 anni, contemporaneamente»), senza che vi fossero gli estremi per la concessione di una deroga, non va rimborsato fino al mese di agosto 2017. Dal 1° agosto 2017, infatti, difettando il requisito dell’esercizio di un’at­tività coordinata da un ente privato riconosciuto, la persona in questione non è più ammessa quale famiglia diurna ai sensi della legge per le famiglie. TCA 17.1.2018 N. 39.2017.20
  • Assegno integrativo e di prima infanzia – famiglia monoparentale – attività lucrativa indipendente – computo del reddito ipotetico A ragione la Cassa non ha aderito alla richiesta di un’assicurata tendente al ricalcolo dell’importo dell’assegno integrativo e di prima infanzia spettantele per l’anno 2016 sulla base del reddito da attività lucrativa indipendente (esercitato in concreto nella misura del 30%) risultante dalla decisione di tassazione emessa per il medesimo anno e ha confermato il proprio conteggio in cui ha tenuto conto di un reddito ipotetico. In effetti il reddito che emerge dalla tassazione per il 2016 di fr. 5000.– è inferiore al minimo previsto dagli art. 47 cpv. 3 e 51 cpv. 2 Laf, nonché 20a cpv. 1 e 21a cpv. 1 Reg. Laf (in vigore dal gennaio 2016), pari nel caso di specie a fr. 10 465.–, ossia al doppio della soglia di intervento per il titolare del diritto ai sensi della Laps ridotto proporzionalmente al grado dell’attività indipendente della ricorrente. Secondo la giurisprudenza federale, trattandosi di prestazioni di carattere sociale introdotte a livello cantonale (diritto cantonale autonomo), i Cantoni sono del resto liberi di adottare le normative che ritengono più opportune, a condizione di rispettare i diritti fondamentali. Riguardo al computo di un reddito ipotetico nel calcolo dell’AFI e del­l’API in caso di assicurati che non svolgono alcuna attività lucrativa cfr. STCA 39.2016.8 del 3 ottobre 2016, pubblicata in RtiD I-2017 N. 9 pag. 63 segg. TCA 14.12.2017 N. 39.2017.19

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