33c Art. 279 CPC

Pubblicazione: Estratto da Rivista ticinese di diritto I-2018 (III. Diritto di famiglia)


Convenzione sul mantenimento di un figlio maggiorenne Omologabilità di una convenzione sul contributo alimentare per un figlio maggiorenne (consid. 5). Potere cognitivo del giudice (consid. 6). I CCA 27.9.2017 N. 11.2016.39


 

5.  […] Una modifica delle conseguenze del divorzio stabilite con decisione passata in giudicato non richiede l’omologazione del giudice se verte unicamente sul contributo alimentare per un figlio maggiorenne (la riserva dell’art. 284 cpv. 2 seconda frase CPC si riferisce ai figli minorenni). Ma ciò non impedisce alle parti di postulare ugualmente l’omologazione dell’accordo, giacché un’intesa approvata dal giudice è equiparabile a una transazione giudiziale (cioè a una decisione passata in giudicato: art. 241 cpv. 2 CPC), la quale per le prestazioni pecuniarie costituisce un titolo di rigetto definitivo dell’opposizione (art. 80 cpv. 2 n. 1 LEF), mentre un accordo interno fra le parti costituisce un titolo di rigetto meramente provvisorio, alla stessa stregua di una transazione stragiudiziale (cfr. RtiD I-2015 pag. 969 n. 64c). Il Pretore non poteva dunque trascurare quanto le parti gli chiedevano nella convenzione. Al riguardo l’appel­lo si rivela provvisto di buon diritto.

6.  Nelle cause soggette alla libera disponibilità delle parti il giudice non è tenuto a prendere conoscenza di quanto l’attore e il convenuto hanno pattuito in un’eventuale transazione. Se le parti gli chiedono di omologare l’intesa raggiunta, nondimeno, il giudice verifica che la convenzione sia formalmente corretta, chiara e completa (Killias in: Berner Kommentar, ZPO, edizione 2012, n. 44 ad art. 241 con rinvii). Quanto al contenuto, egli si limita a esaminare che l’accordo non sia manifestamente inadeguato (DTF 124 II 12 consid. 3b; nel diritto di famiglia: art. 279 cpv. 1 CPC per analogia). Nella fattispecie la convenzione stipulata il 31 marzo 2016 è formalmente corretta, chiara e completa. Né il contributo alimentare previsto può dirsi manifestamente inadeguato per rapporto alla capacità economica dell’attore o al fabbisogno minimo del convenuto (art. 285 cpv. 1 CC). Ne discende che in proposito non v’è ragione di rifiutare l’omo­logazione chiesta dalle parti per «manifestare il [loro] disinteresse alla continuazione della lite». Il decreto del Pretore va così riformato in tal senso.

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