63c Art. 85 cpv. 1 LDIP; 301a cpv. 5 CC; 5, 7 Conv. Aia prot. min.

Pubblicazione: Estratto da Rivista ticinese di diritto I-2018 (III. Diritto di famiglia)


Diritto di determinare la dimora del figlio – trasferimento all’estero – competenza delle autorità di protezione svizzere – principio dell’unità del giudizio Il trasferimento di un minore all’estero, in caso di autorità parentale congiunta, presuppone sempre il consenso di entrambi i genitori oppure di un’autorizzazione da parte dell’Autorità di protezione. La modifica della custodia del figlio è stata, in casu, ritenuta non proponibile in ragione dell’inidoneità del genitore che rimane in Svizzera. La decisione è stata tuttavia annullata – onde preservare la competenza delle autorità di protezione svizzere – in quanto non sono state vagliate le conseguenze del trasferimento, in particolare la nuova regolamentazione delle relazioni personali. La disciplina concreta di tali aspetti influisce sulla determinazione del luogo di vita che corrisponde meglio al benessere del minore; il giudizio su questi aspetti e sull’autorizzazione al trasferimento costituisce infatti un’unità («Grundsatz der Entscheideneinheit»). CDP 30.11.2017 N. 9.2017.166


 

3.2.  Nel caso in esame, il trasferimento di C. all’estero è stato eseguito nonostante l’autorizzazione rilasciata dall’Autorità di protezione non fosse esecutiva, non essendo decorsi i termini per impugnare la decisione mediante reclamo, munito ex lege dell’effetto sospensivo (cfr. art. 450c CC). In assenza di una valida autorizzazione in tal senso e stante l’opposizione del padre, pure titolare del­l’au­torità parentale, tale trasferimento è dunque da considerarsi illecito ai sensi della Convenzione. La competenza delle autorità di protezione dei minori svizzere e, per quanto qui interessa, di questa Camera, è quindi ancora data in applicazione dell’art. 7 della Convenzione (DTF 143 III 193, consid. 4; v. anche STF 5A_306/2016 del 7 luglio 2016, consid. 2.1 e sentenza CDP dell’11 agosto 2017, inc. 9.2017.66, consid. 2.3, confermata in STF del 17 ottobre 2017, inc. 5A_634/2017, consid. 1.1).
[…]

4.3.  Nella fattispecie, non vi sono motivi per rimettere in discussione l’autoriz­za­zione al trasferimento all’estero di C.

L’inidoneità di A. ad accudire personalmente i figli, in particolare in ragione della sua tossicodipendenza e dell’importante e regolare consumo di alcool, emerge chiaramente dalle risultanze istruttorie, in particolare dal Rapporto intermedio di verifica dell’UAP del 15 maggio 2017 (doc. 8) e dal certificato medico del dr. med. M. (doc. 20a), oltre che dalle svariate dichiarazioni della ex moglie in tal senso e da quanto affermato dai minori stessi durante la loro audizione del 6 giugno 2017 (doc. 16).

  1. medesimo, nel suo atto ricorsuale, afferma di essere pienamente consapevole di non potersi occupare in prima persona della cura dei figli (reclamo, pag. 4).

Di conseguenza, non essendo proponibile una modifica della custodia parentale, la partenza di C. unitamente alla madre – cui è attualmente affidato – non può che essere autorizzata e corrisponde alla soluzione che meglio tutela il suo benessere.

4.4.  Ai sensi dell’art. 301a cpv. 5 CC, se necessario, i genitori si accordano in merito a una modifica dell’autorità parentale, della custodia, delle relazioni personali e del contributo di mantenimento, conformemente al bene del figlio; se non raggiungono un accordo, decide il giudice o l’autorità di protezione dei minori.

Secondo la giurisprudenza dell’Alta Corte, l’esame di una modifica della partecipazione alla cura del figlio, delle relazioni personali e del mantenimento non deve essere dissociato dalla questione del trasferimento, data la loro stretta interdipendenza (142 III 502, consid. 2.6). La determinazione di tali aspetti costituisce una parte necessaria della decisione che autorizza la partenza, in quanto la disciplina concreta dei medesimi influisce sulla questione di stabilire quale luogo di vita corrisponda meglio al benessere del minore (DTF 142 III 481, consid. 2.8). Il giudizio sulla regolamentazione di tali aspetti e sull’autorizza­zione al trasferimento deve dunque essere considerato come un’unità («Grundsatz der Entscheideneinheit», v. DTF 142 III 502 consid. 2.6; v. anche DTF 142 III 481, consid. 2.8).

La scissione delle due questioni è ad ogni modo difficilmente proponibile già a livello processuale, ritenuto che nel caso di partenze per l’estero la competenza decisionale delle autorità svizzere sulla base della Convenzione dell’Aia sulla protezione dei minori viene a cadere (cfr. 3.1-3.2 di cui sopra; v. anche, in materia di obbligazioni alimentari, l’art. 5 cifra 2 lett. a e c della Convenzione concernente la competenza giurisdizionale, il riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale [Convenzione di Lugano; RS 0.275.12]; DTF 142 III 481, consid. 2.8). Considerato come la perdita di giurisdizione delle autorità svizzere a seguito del trasferimento del minore all’estero è stato uno dei motivi che ha spinto il legislatore a prevedere l’obbligo di ottenere un’au­torizzazione in tal senso, ben si comprende che il conferimento di tale autorizzazione slegato da un esame delle conseguenze del medesimo (ad esempio, come in concreto, delle relazioni personali) svuoterebbe di senso tale norma. Il genitore che rimane in Svizzera si vedrebbe infatti costretto ad adire le autorità estere divenute competenti per ottenere una nuova regolamentazione dei suoi diritti di visita con il figlio (DTF 142 III 481, consid. 2.8).

In queste situazioni le autorità giudicanti sono dunque tenute a chinarsi sulle conseguenze del trasferimento; il nuovo assetto – che può anche scaturire da un accordo fra i genitori – deve essere vincolante, attuabile e adeguato alla nuova situazione del minore e alle distanze in gioco, nonché rispettoso dei dettami dell’art. 9 cpv. 3 della Convenzione sui diritti del fanciullo del 20 novembre 1989 (RS 0.170) quanto al diritto di quest’ultimo di intrattenere regolarmente rapporti personali e contatti diretti anche con il genitore da cui è separato (DTF 142 III 481, consid. 2.8).

4.5.  Nel fattispecie, i diritti di visita sinora vigenti (disciplinati dalla convenzione sulle conseguenze accessorie del divorzio sottoscritta dagli ex coniugi il 24 febbraio 2016 ed omologata dal Pretore competente con sentenza del 15 aprile 2016, doc. 7) non sono manifestamente più attuabili vista la distanza geografica che separa il domicilio del reclamante dalla nuova abitazione del figlio. La risoluzione impugnata si limita tuttavia ad autorizzare il trasferimento di C. all’estero, confermando dunque l’affidamento di quest’ultimo alla cura e la custodia della madre, ma rimanendo del tutto silente in merito alle future relazioni personali tra il minore e il padre. Tale modo di procedere non può essere condiviso e viola il principio dell’unità del giudizio che, come visto, la recente giurisprudenza del Tribunale federale ha dedotto dall’art. 301a cpv. 5 CC.

Le censure del reclamante meritano pertanto accoglimento: il dispositivo n. 1 della decisione impugnata deve essere annullato integralmente e – nel rispetto del principio del doppio grado di giurisdizione – l’incarto va rinviato all’autorità di prime cure affinché definisca ex novo, contestualmente all’autorizzazione al trasferimento, l’assetto delle relazioni personali fra C. e il padre.

Tale regolamentazione dovrà essere adeguata alle nuove circostanze ed attuabile rispetto alla situazione personale delle parti in causa; viste le difficoltà di comunicazione fra gli ex coniugi riscontrate dall’UAP nella sua valutazione del 26 giugno 2017 (doc. 20, pag. 3), il nuovo assetto dovrà prevedere anche le modalità concrete di accompagnamento del minore e gli eventuali contatti telefonici con il padre.

L’Autorità di protezione dovrà inoltre pronunciarsi – ciò che non ha fatto nella decisione impugnata – sull’opportunità o meno di procedere ad una segnalazione dell’arrivo del minore ai servizi competenti, come caldeggiato dall’UAP nella predetta valutazione (doc. 20, pag. 3) e come richiesto da A. nel suo gravame (pag. 7).

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