9 Art. 1 seg. DE RiSC

Pubblicazione: Estratto da Rivista ticinese di diritto I-2018 (III. Diritto di famiglia)


9      Art. 1 seg. DE RiSC Rimborso della spesa di collocamento della figlia – genitore disoccupato La Cassa ha rettamente rifiutato a un’assicurata il riconoscimento del rimborso della spesa di collocamento della figlia richiesto sulla base del DE RiSC, entrato in vigore il 1° gennaio 2017 a seguito dell’abroga­zione degli art. 55-59 Laf e valido fino al 31 dicembre 2017, in quanto soltanto l’assicurata esercitava un’attività lavorativa. In effetti per poter beneficiare di tale prestazione entrambi i genitori devono svolgere un’attività lucrativa oppure un’attività professionalmente equiparata (ad esempio provvedimenti inerenti al mercato del lavoro previsti dalla LADI). Quest’ultima viene negata nel caso in cui uno dei coniugi abbia lo statuto di disoccupato, in quanto pur essendo alla ricerca di un posto di lavoro può occuparsi direttamente e personalmente dei figli. È vero che per le persone in disoccupazione, in tale ipotesi, potrebbero sorgere delle difficoltà per quel che concerne il riconoscimento del presupposto dell’idoneità al collocamento. Questi assicurati devono, dunque, organizzarsi in modo tale da poter dimostrare, quando viene richiesto dall’URC (di regola non già al momento in cui l’assicurato presenta una domanda di indennità di disoccupazione), di poter affidare la custodia dei figli. Sta in ogni caso al legislatore trovare se lo riterrà necessario, una diversa soluzione per il futuro. Nel caso di specie comunque il problema non si pone, visto che il marito della ricorrente non poteva beneficiare del diritto all’indennità di disoccupazione, non avendo adempiuto il presupposto dell’art. 8 cpv. 1 lett. e LADI. TCA 20.9.2017 N. 39.2017.18


2.2.  Gli articoli da 55 a 59 Laf, che consentivano di poter rimborsare ai genitori la spesa legata al collocamento del figlio durante l’esenzione dell’attività lavorativa, sono stati abrogati dal 1° gennaio 2017 (cfr. Messaggio del Consiglio di Stato n. 7184 del 20 aprile 2016, denominato «Pacchetto di misure per il riequilibrio delle finanze cantonali», capitolo 5.1.5. pag. 27-29).

A proposito dell’art. 55 Laf e dell’art. 26 Reg. Laf, allora in vigore, in una sentenza 39.2012.12 del 5 giugno 2013, pubblicata in RtiD I-2014 pag. 21-22, il TCA ha stabilito che per determinare, per principio, il diritto al rimborso per le spese di collocamento del figlio, trattandosi di famiglie biparentali, non è sufficiente che uno solo dei genitori eserciti un’attività lucrativa.
[…]

2.3.  Nella presente fattispecie emerge dagli atti dell’incarto che X., nata nel 1974, nel periodo in questione (gennaio-marzo 2017), lavorava a tempo pieno presso l’amministrazione cantonale (doc. A5-A7), con uno stipendio lordo di fr. 7401.30 mensili, fr. 96 217.– annuali (cfr. ad esempio doc. 1c).

Il marito, cittadino …, nato nel 1982, domiciliato nel Canton Ticino dal novembre 2015, ha lavorato da ultimo in un albergo nel suo paese d’origine (cfr. doc. 5).
Egli si è iscritto in disoccupazione dal 26 gennaio 2017, ma la domanda è stata respinta non avendo adempiuto il periodo di contribuzione e non potendo esserne esonerato (cfr. doc. 4 e 4a).
Il marito dell’assicurata può beneficiare così soltanto dei provvedimenti inerenti al mercato del lavoro previsti dalla LADI (cfr. doc. 5c e art. 59d LADI).
Dal 24 gennaio 2017 la figlia, nata nel 2016, frequenta la C. di Bellinzona. La retta è stata fissata in fr. 250.– per gennaio (cfr. doc. 3a), fr. 1050 per febbraio (cfr. doc. 2a) e fr. 1050 per marzo (cfr. doc. 1a).

Chiamato ora a pronunciarsi, il TCA constata che effettivamente, come risultava peraltro già nel Messaggio relativo alla prima modifica della Laf citato al considerando precedente, per poter beneficiare del rimborso per la spesa di collocamento per il figlio, entrambi i genitori devono svolgere un’attività lucrativa (cfr. art. 2 cpv. 1 del DE RiSC) oppure un’attività professionalmente equiparata, come ad esempio la partecipazione a provvedimenti inerenti al mercato del lavoro previsti dalla LADI (cfr. art. 2 cpv. 2 lett. a DE RiSC).

Tale prestazione viene invece negata nel caso in cui uno dei coniugi abbia lo statuto di disoccupato, in quanto «pur essendo alla ricerca di un posto di lavoro possono occuparsi direttamente e personalmente dei figli» (cfr. Messaggio citato al considerando precedente; vedi pure il Messaggio n. 7184 pag. 28: «i genitori che lavorano», «che il collocamento è avvenuto sovrapponendosi agli orari di lavoro» e «per tutti i genitori che lavorano» oppure pag. 29: «un sostegno ai genitori che lavorano»).

Al riguardo va ricordato che secondo la giurisprudenza federale, trattandosi di prestazioni di carattere sociale introdotte a livello cantonale (diritto cantonale autonomo), i Cantoni sono liberi di adottare le normative che ritengono più opportune, a condizione di rispettare i diritti fondamentali (ad esempio quelli derivanti dagli art. 8 e 9 della Cost., cfr. DTF 141 I 1 consid. 5.2 pag. 5-7; vedi pure, in un altro contesto RtiD I-2016 N. 7 pag. 53 seg., consid. 5.2 pag. 55 e 8.2 pag. 57; STCA 39.2017.1 del 24 aprile 2017, sul concetto di prima formazione; STCA 39.2017.8 del 4 luglio 2017, per il reddito per gli indipendenti e le nuove soglie di intervento Laps).

È vero che, per le persone in disoccupazione, potrebbero sorgere in tale ipotesi delle difficoltà per quel che concerne il riconoscimento del presupposto del­l’ido­neità al collocamento.
Va però rilevato che salvo in caso di abuso, evidente, gli organi d’esecuzione del­l’assicurazione contro la disoccupazione non possono verificare, al momento in cui la persona assicurata presenta una domanda di indennità di disoccupazione, se essa dispone già di un posto per la custodia dei suoi bambini (cfr. DTF 143 V 168; STF 8C_714/2014 del 26 marzo 2015; STF 8C_367/2008 del 26 novembre 2008; STF C 29/07 del 10 marzo 2008; STF C 44/05 del 19 maggio 2006; DLA 2006 n. 3 pag. 62 seg.; DLA 1993/1994 n. 31 pag. 219 seg.; Prassi LADI ID B 225 – B 225b; Rubin, Commentaire de la loi sur l’assurance-chômage, Ed. Schulthess 2014, pag. 162).
Questi assicurati devono dunque organizzarsi in modo tale da poter dimostrare al momento in cui viene richiesto dall’URC di poter affidare la custodia, ciò che può essere fatto non solo collocando il figlio in un asilo nido (il C. dispone peraltro a … di un nido d’infanzia aziendale, «B.») ma anche ricorrendo ad esempio, almeno temporaneamente, alle Famiglie Diurne oppure a parenti o ad amici.

Sta in ogni caso al legislatore trovare se lo riterrà necessario, una diversa soluzione per il futuro (cfr. STCA 39.2017.8 del 4 luglio 2017).

Comunque nel caso concreto, va sottolineato che il problema non si pone, visto che il marito dell’assicurata non poteva beneficiare del diritto all’indennità di disoccupazione, non avendo adempiuto il presupposto dell’art. 8 cpv. 1 lett. e LADI.

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