2 Art. 6 LOC; 23 CC

Pubblicazione: Estratto da Rivista Ticinese di Diritto I-2020 (III. Diritto di famiglia)


Domicilio presso il focolare domestico Decisivo ai fini della determinazione del domicilio è il comune in cui è sita l’abitazione coniu-gale; irrilevante il fatto che, in casu, l’interessato si rechi con una certa frequenza in un altro comune per impegni di lavoro, vi eserciti un’attività politica e vi trascorra il fine settimana e il tempo libero con la famiglia. TF 18.6.2019 N. 2C_935/2018


3.2. Il ricorrente invoca l’art. 23 CC e gli art. 9, 24 e 29 Cost. Non fa tuttavia valere la viola-zione dei citati diritti costituzionali con una motivazione conforme alle esposte esigenze, giac-ché si limita ad accennarne brevemente soltanto nella penultima pagina del ricorso. Né egli censura esplicitamente la violazione dell’art. 6 della legge organica comunale, del 10 marzo 1987 (LOC; RL 181.100), che disciplina il domicilio comunale. Nell’argomentazione ricorsua-le, il ricorrente fa essenzialmente valere l’accertamento arbitrario dei fatti. Non si confronta però con specifici accertamenti contenuti nel giudizio impugnato, spiegando con una motiva-zione conforme alle esigenze dell’art. 106 cpv. 2 LTF per quali ragioni essi sarebbero in chiaro contrasto con gli atti, manifestamente insostenibili o fondati su una svista evidente (cfr., sull’accertamento arbitrario dei fatti, DTF 144 V 50 consid. 4.1 e 4.2; 143 IV 500 consid. 1.1 e rinvii).
Il ricorrente rimprovera alla Corte cantonale di avere determinato il suo domicilio a X., fon-dandosi esclusivamente sul domicilio della moglie e del figlio in quello stesso Comune, trascu-rando per contro altri elementi che attesterebbero l’esistenza di un legame duraturo e prevalen-te con Y. Non adduce tuttavia specifici fatti rilevanti che i giudici cantonali avrebbero omesso di accertare, ma critica in realtà la valutazione da essi eseguita, che li ha portati a concludere che il suo domicilio è a X. Si tratta al riguardo di una questione che non concerne le constata-zioni di fatto, ma l’applicazione degli art. 6 LOC e 23 CC, che disciplinano la nozione di do-micilio (cfr. DTF 136 II 405 consid. 4.3; 120 III 7 consid. 2a). La Corte cantonale non ha in-fatti trascurato gli elementi che indicavano l’esistenza di un legame con il Comune di Y. (atti-vità politica, strette relazioni sociali e familiari con i genitori e la sorella, abitazione in proprie-tà, mantenimento del medico, del dentista e del garagista in quella città). Non li ha però ritenu-ti decisivi rispetto a quelli che portavano a concludere che il centro dei suoi interessi personali è situato a X., dove vive con la famiglia ed esercita in prevalenza la sua attività professionale. In tali circostanze, i fatti accertati in sede cantonale sono vincolanti per il Tribunale federale (art. 105 cpv. 1 LTF). È per contro litigiosa la conclusione che i precedenti giudici ne hanno tratto quanto alla fissazione del domicilio.
4. 4.1. La tesi di fondo del ricorrente consiste nel ritenere decisiva la circostanza ch’egli torna regolarmente nella sua casa di Y. con la famiglia nel fine settimana e in generale nel tempo libero. Sostiene che le relazioni familiari più strette si svolgerebbero perciò a Y., e non a X. Reputa irrilevante il fatto che sua moglie sia domiciliata a X., giacché tale domicilio le sarebbe stato imposto dal Municipio e il trasferimento in questo Comune non sarebbe il frutto di una libera scelta, ma sarebbe riconducibile esclusivamente al nuovo lavoro del marito. Il ricorrente evidenzia i suoi impegni politici ed i suoi legami sociali e familiari, che sarebbero prevalenti a Y. Precisa di soggiornare a X. soltanto per ragioni professionali e di non avere alcuna intenzio-ne di stabilirvisi durevolmente. Rimprovera alla Corte cantonale di avere a torto dato peso anche al fatto che il figlio frequenta la scuola a X.
4.2. Richiamato l’art. 24 Cost., la precedente istanza ha rilevato che secondo l’art. 6 LOC è domiciliato in un Comune chi vi risiede con l’intenzione di stabilirvisi durevolmente. Ha preci-sato che la nozione di domicilio comunale ai sensi di questa disposizione si riallaccia a quella dell’art. 23 cpv. 1 CC. Questa norma prevede in particolare che il domicilio di una persona è nel luogo dove essa dimora con l’intenzione di stabilirvisi durevolmente. Essa fa dipendere la costituzione del domicilio da due condizioni: da una parte, la residenza, vale a dire la dimora di una certa durata in un luogo determinato e la creazione in questo luogo di rapporti abba-stanza stretti; dall’altra parte, l’intenzione di stabilirsi per un periodo durevole nel luogo di residenza. Questa intenzione deve essere riconoscibile per i terzi e deve quindi risultare da circostanze esterne ed oggettive. Il domicilio di una persona si trova conseguentemente nel luogo in cui ha le relazioni più strette tenuto conto dell’insieme delle circostanze (DTF 141 V 530 consid. 5.2; 137 III 593 consid. 5.1; 137 II 122 consid. 3.6; 136 II 405 consid. 4.3). In generale, esso corrisponde al luogo di residenza della famiglia, e non al luogo di lavoro (sen-tenza 1C_297/2008 del 4 novembre 2008 consid. 3.2, in: SJ 2009 I pag. 291 segg.). L’intenzione di lasciare in seguito il luogo di residenza, non esclude di per sé la presa di domi-cilio. Il domicilio stabilito continua infatti a sussistere fino a quando l’interessato non ne abbia acquistato uno nuovo (cfr. art. 24 cpv. 1 CC; sentenza 9C_600/2017 del 9 agosto 2018 consid. 2.2).
4.3. Il ricorrente sostiene che la Corte cantonale avrebbe stabilito il suo domicilio a X. fon-dandosi esclusivamente sul fatto che lo stesso corrisponde a quello della moglie e del figlio. In realtà, la precedente istanza ha eseguito una valutazione accurata dell’insieme delle circostanze personali, familiari e professionali dell’interessato. Non si è quindi limitata a dedurre sempli-cemente il suo domicilio da quello della moglie. Come rilevato dai giudici cantonali, dopo l’entrata in vigore della revisione del diritto matrimoniale, il 1° gennaio 1988, non esiste più la nozione di dimora coniugale. In questo senso un coniuge può di per sé stabilire un domicilio volontario indipendente da quello dell’altro coniuge, di modo che il domicilio deve essere esaminato separatamente per ognuno di essi (DTF 121 I 14 consid. 5b; 115 II 120 consid. 4a). Poiché tuttavia il criterio principale per determinare il domicilio di una persona rimane quello del centro delle sue relazioni personali, segnatamente familiari, il domicilio dei coniugi sarà di principio comune, a meno ch’essi non abbiano chiaramente stabilito il centro delle loro rispetti-ve relazioni personali in luoghi diversi a seguito di una separazione o per altri motivi (sentenza 2C_413/2011 del 13 aprile 2012 consid. 3.4). Quando i coniugi hanno figli comuni, il domici-lio comune corrisponde di regola al luogo in cui questi ultimi frequentano la scuola o seguono un’altra formazione o sono presi in cura (cfr. art. 25 cpv. 1 CC; PETER BREITSCHMID, in: Handkommentar zum Schweizer Privatrecht, 3a ed. 2016, n. 4 all’art. 23 CC).
In concreto, il ricorrente vive da quasi sei anni durante la settimana lavorativa a X. in comu-nione domestica con la moglie e il figlio, che lì frequenta pure la scuola. Il ricorrente vi esercita inoltre la parte prevalente della sua attività professionale alle dipendenze dello Stato. Egli stes-so riconosce in questa sede di essersi trasferito da Y. a X. con tutta la famiglia per poterla ve-dere regolarmente e mantenere rapporti familiari più intensi, in particolare con il figlio, con il quale si intrattiene al mattino, alla sera e a volte anche sul mezzogiorno. Il ricorrente rientra quindi giornalmente presso l’abitazione di X. e vi pernotta durante la maggior parte della set-timana. Certo, egli ha un rapporto anche con Y., dove è in particolare proprietario di un appar-tamento nella casa in cui vivono anche i genitori e la sorella e dove torna regolarmente con la propria famiglia nel fine settimana. Vi lavora inoltre occasionalmente e vi esercita un’attività politica. Nelle esposte circostanze, risulta tuttavia che è a X. ch’egli intrattiene i rapporti fami-liari e professionali più stretti ed intensi. Vi risiede infatti da quasi sei anni con la moglie e il figlio durante la maggior parte della settimana e vi esercita in prevalenza la sua attività profes-sionale. In questo Comune ha quindi preso in locazione da tempo un appartamento adeguato ad ospitare tutti i membri della sua famiglia, dove rientra di regola quotidianamente, ricon-giungendosi con la moglie e con il figlio e trascorrendovi le notti. Si tratta pertanto di un’abitazione coniugale (art. 162 CC) in cui si trova il focolare domestico (cfr. sentenze 1C_297/2008, citata, consid. 3.3 e 2P.418/1996 del 15 aprile 1997 consid. 3a). In queste con-dizioni, la circostanza ch’egli si rechi con una certa frequenza a Y. per impegni di lavoro, vi eserciti un’attività politica e vi trascorra il fine settimana e il tempo libero con la famiglia non è tale da sovvertire la conclusione che il centro dei suoi interessi personali è situato a X., dove intrattiene i rapporti familiari e professionali più stretti. Il fatto ch’egli rientri regolarmente a Y. il fine settimana, aspetto su cui insiste particolarmente il ricorrente, potrebbe eventualmente essere di rilievo nel caso in cui egli abitasse in un luogo diverso da quello in cui lavora e tor-nasse regolarmente nel luogo dell’abitazione per trascorrere il tempo libero con la famiglia lì rimasta (cfr. DTF 132 I 29 consid. 4.2 e 4.3). Ciò non è però il caso in concreto, giacché il luo-go di lavoro e quello in cui abita con i propri congiunti coincidono e si trovano entrambi a X. La Corte cantonale ha di conseguenza rettamente determinato in questo Comune il suo domi-cilio.

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