33c Art. 298 cpv. 1 CPC

Pubblicazione: Estratto da Rivista Ticinese di Diritto I-2020 (III. Diritto di famiglia)


Audizione dei figli – motivi gravi che possono giustificare una rinuncia all’ascolto L’esistenza di «motivi gravi» va esaminata di caso in caso, secondo equità. Può essere tale il rischio di esporre il figlio a rivalse da parte dell’uno o dell’altro genitore oppure a un eccessivo stress psicologico o a sofferenza. Inoltre il giudice può rinunciare, temporaneamente, dall’ascolto qualora il figlio risieda all’estero o qualora sia necessario adottare provvedimenti cautelari oppure nell’eventualità in cui il figlio sia già stato sentito di recente, per esempio da un perito, a meno che nel frattempo siano intervenuti mutamenti di rilievo. I CCA 25.10.2019 N. 11.2018.121


2. a) Nella sentenza impugnata il Pretore ha motivato la rinuncia all’audizione dei figli con l’argomento di avere «già dato [loro] voce», raccogliendo informazioni dalla Scuola dell’infanzia e disponendo l’esecuzione di una valutazione socio-ambientale. Vista l’età dei ragazzi, al limite inferiore di quanto stabilisce la giurisprudenza, e l’imperativo di preservare i minori «da ulteriori pressioni in un contesto molto teso da tempo», egli ha epilogato, «un ulteriore ascolto formale non pare al momento indicato».
b) Nelle procedure di diritto matrimoniale i figli sono personalmente e appropriatamente sentiti dal giudice o da un terzo incaricato, eccetto che la loro età o altri gravi motivi vi si oppongano (art. 298 cpv. 1 CPC). Il giudice deve disporre l’audizione del figlio di propria iniziativa, in virtù del principio inquisitorio illimitato che governa il diritto di filiazione (art. 296 cpv. 1 CPC). E l’audizione è un diritto altamente personale, non un mezzo di prova cui il giudice possa rinunciare ritenendo che esso non porterebbe verosimili elementi utili ai fini della decisione (sentenza del Tribunale federale 5A_52/2018 del 7 marzo 2018 consid. 5.3). Dall’ascolto del figlio si può prescindere solo per «età o altri motivi gravi» che vanno esaminati di caso in caso secondo equità (art. 4 CC), alla luce del bene del minorenne (DTF 131 III 555 consid. 1.3). Può costituire un motivo grave il rischio di esporre il figlio a rivalse da parte dell’uno o dell’altro genitore oppure a eccessivo stress psicologico o a sofferenza (DTF 133 III 554 consid. 4; più recentemente: sentenza del Tribunale federale 5A_721/2018 del 6 giugno 2019 consid. 2.4.1). Il giudice può fare astrazione altresì, temporaneamente, dall’ascolto qualora il figlio risieda all’estero o qualora sia necessario adottare provvedimenti cautelari oppure nell’eventualità in cui il figlio sia già stato sentito di recente, per esempio da un perito, a meno che nel frattempo siano intervenuti mutamenti di rilievo (sentenze del Tribunale federale 5A_215/2017 del 25 ottobre 2017 consid. 4.2, 5A_575/2017 del 17 agosto 2017 consid. 2.3, 5A_579/2016 del 6 febbraio 2017 consid. 3.1.2, 5A_869/2013 del 24 marzo 2014 consid. 2, in: RSPC 2014 pag. 342). Quanto all’età del figlio, l’audizione deve avvenire, di regola, dai sei anni in su (DTF 133 III 554 consid. 3, 131 III 555 consid. 1.2).
c) Nella fattispecie il primogenito aveva già, al momento in cui il Pretore ha invitato le parti il 3 agosto 2018 a esprimersi sull’imminente chiusura dell’istruttoria, sei anni compiuti. La madre eccepisce che il figlio non aveva ancora iniziato la scuola elementare, ma l’obiezione è inconsistente. I sei anni del figlio erano sufficienti – in linea di principio – per assicurare un’adeguata capacità di discernimento, tant’è che la dottrina non esclude l’ascolto di figli anche di età inferiore (SCHWEIGHAUSER in: Sutter-Somm/Hasenböhler/Leuenberger [curatori], Kommentar zur Schweizerischen ZPO, 3a edizione, n. 29 ad art. 298). Poco importa dunque che nella fattispecie il ragazzo avrebbe cominciato la scuola elementare solo nel settembre del 2019. Rimane la questione di sapere se al suo ascolto ostassero «motivi gravi» (nel senso dell’art. 298 cpv. 1 CPC).
d) La circostanza che il Pretore avesse assunto informazioni dalla scuola dell’infanzia o avesse commissionato una valutazione socio-ambientale non era, manifestamente, un «motivo grave» per prescindere dall’audizione. A maggior ragione ove si consideri che né il direttore della scuola dell’infanzia né i funzionari delegati alla valutazione socio-ambientare hanno sentito il ragazzo. Del resto l’osservazione di un figlio non può sostituire l’ascolto (DTF 131 III 556 consid. 1.2.2). Quanto alla necessità di tutelare il ragazzo «in un contesto molto teso da tempo», ove ciò bastasse per rinunciare all’audizione l’esigenza dell’art. 298 cpv. 1 CPC rimarrebbe lettera morta in gran parte delle procedure di diritto matrimoniale. Se mai «un contesto molto teso» fra genitori induce a far sentire i figli da uno specialista. E nulla indizia l’ipotesi che in concreto ciò non fosse possibile. Che poi il figlio fosse a rischio di grave stress psicologico non risulta. Dal resoconto della Scuola dell’infanzia si evince che al momento della separazione dei genitori i figli hanno sì incontrato momenti difficili, ma che poi li hanno lentamente superati. La madre reputa invero che il figlio sia tormentato da un conflitto di lealtà, ma anche a tale proposito non emergono dagli atti elementi in tal senso. La sua opposizione all’ascolto del figlio non si rivela dunque giustificata.
e) Si aggiunga che nella fattispecie l’audizione del figlio appariva tanto più debita e opportuna ove si consideri che litigiosi erano – e rimangono – l’affidamento dei figli, la regolamentazione di una possibile custodia alternata e la disciplina delle relazioni personali con l’eventuale genitore non affidatario. Nel suo piccolo, il figlio era quindi in diritto di esprimere il proprio punto di vista sulla situazione familiare, di descrivere le sue propensioni, i suoi desideri, i suoi timori, i suoi rapporti con i genitori, con i nonni e con il fratello. Naturalmente egli avrebbe potuto rifiutarsi di rispondere, ma nemmeno la madre pretende che ciò fosse – o sia – il caso. Ne discende che, emanata in chiara disattenzione dell’art. 298 cpv. 1 CPC, la sentenza impugnata dev’essere annullata.

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